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Il Dio nascosto PDF Stampa
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La “Ricerca di Dio” è intesa da Cusano, nell'intero arco della sua meditazione filosofica-religiosa, come uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra: una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano, previsto fin dai tempi della creazione. E, senza dubbio, l'aver supposto neoplatonicamente “nell'intellectus” l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura anche, in larga misura, l'esito finale. Le vie percorse nella ricerca di Dio, tuttavia – non è forse superfluo ricordarlo - , non sono quelle consuete e proprie dell'immagine razionale, che è circoscritta di necessità nell'ambito del finito e di ciò che è valutabile per mezzo dei sensi e dell'esperienza. Tale ricerca prescinde rigorosamente da tutto ciò e, nella consapevolezza dell'impossibilità di un sapere assoluto e certissimo, concernente Dio ma anche quello che non è delimitato e, dunque, per ciò stesso, misurabile (l'intima essenza di ciascuna cosa finita, per esempio), nell'aperta e sincera ammissione di “non sapere”, prelude alla pura intuizione intellettuale.
Intorno all'intelletto ruota così, per Cusano, la parte più significativa della vicenda umana. In quanto esso è immagine dell'intelletto divino, per prima cosa organizza e gestisce, tramite i sensi e la ragione, l'attività conoscitiva nel suo complesso: ad imitazione della infinita arte divina, che produsse ogni singolo ente creato attingendolo dalla sua immutabile e omnicomprensiva unità, a sua volta trae da sé l'insieme variegato e multiforme delle rappresentazioni mentali di tutto quanto il reale. Ed è su sua sollecitazione che la ragione discorsiva raccoglie e correla, misura e proporziona tra di loro i dati molteplici e provvisori della realtà creata che continuamente muta e si rinnova. Perciò “ un intelletto sano e libero conosce e abbracccia con amore quella verità che aspira insaziabilmente di raggiungere quando va indagando su ogni cosa con il procedimento discorsivo che gli è insito […]. Tutti coloro che ricercano, giudicano le cose incerte comparandole e proporzionandole con un presupposto che sia certo. Ogni ricerca ha carattere comparativo e impiega il mezzo della proporzione. […] Ma l'infinito, in quanto infinito, poiché si sottrae a ogni proporzione, ci è sconosciuto”

Nel corso dell'immagine razionale, l'intelletto si approssima sempre alla verità ultima delle cose senza riuscire tuttavia a coglierla mai pienamente, mai fino in fondo. L'essenza delle cose, la verità precisa di ciascuna di esse – Dio stesso, in definitiva, che è il fondamento ontologico del mondo reale - , sfuggendo a qualsiasi forma di correlazione adeguata, risultano inafferrrabili e irraggiungibili attraverso l'utilizzazione del metodo logico-deduttivo. “E' dunque evidente che, per quanto riguarda il vero, noi non sappiamo altro se non che esso è incomprensibile nella sua realtà in maniera precisa; che la verità è come la necessità più assoluta, che non può essere né di più ne di meno di ciò che è, e il nostro intelletto è come la possibilità. L'essenza delle cose, che è la verità degli enti, è inattingibile nella sua purezza, ricercata da tutti i filosofi, ma da nessuno scoperta nella sua realtà in sé. E quanto più a fondo saremo dotti in questa ignoranza, quanto più abbiamo accesso alla verità stessa”

Ciò che possediamo per intero, e che a ragione può essere definito la ceazione del nostro intelletto, è quello che noi stessi abbiamo costruito: il mondo di parole, nomi, numeri, figure, nozioni nel quale abbiamo di volta in volta individuato o imposto regole, norme, leggi e che è, a suo modo, un mondo di ordine e precisione (valga per tutti l'esempio del rigore delle scienze matematiche), anche se si tratta pur sempre di valori provvisori e ancora perfettibili, certamente non assoluti e perenni. Più semplicemente, è il mondo delle “congetture” varie e molteplici, poiché tante e diverse sono le menti che danno lor vita; e tale mondo vive in parallelo rispetto al mondo degli enti reali e in nessun caso, neppure nella formulazione concettuale più alta, è coincidente con esso.

Cusano si esprime al riguardo con grande chiarezza:

 

La mente umana è dunque forma del mondo concettuale, come la mente divina è forma del mondo reale. Come l'entità divina assoluta è tutta la realtà dell'essere in qualunque cosa esistente, così anche l'unità della mente umana costituisce l'entità delle varie congetture: Dio compie ogni operazione in vista di se medesimo, per essere a un tempo, principio intelligibile e fine di tutte le cose; parimenti, l'esplicazione del mondo razionale, che proviene dalla nostra mente che lo complica, si attua in vista della mente stessa che lo costruisce. Quanto più acutamente essa contempla nel mondo che ha esplicato di sé, con tanta maggiore fecondità essa si arricchisce in se stessa, perchè il proprio fine è la ragione infinita, nella quale soltanto avrà l'intuizione di se, del proprio essere, quella ragione infinita che sola è la misura di tutti gli enti ragionevoli.

 

Ben conscio dunque dei limiti delle proprie attività, ma anche certo che, tramite essa, porta a termine l'opera per la quale era stato di proposito creato, l'intelletto si appresta ora alla “visio”, all'intuizione di Dio e di se, come similitudine dello stesso infinito intelletto divino. L'uomo, perciò, afferra Dio in modo che va molto aldilà delle congetture terrene espresse in merito – tutte più o meno plausibili, nessuna verissima e numerose per forza di cose, giacchè frutto della molteplicità e della disuguaglianza che caratterizzano il mondo contratto delle creature. L'uomo afferra Dio 'ritrovandolo' nel fondo stesso della sua anima, nel chiuso ricettacolo del suo intelletto, al di fuori e al di sopra di qualsivoglia rappresentazione positiva. Dio è, senza dubbio, un “Dio nascosto” - quello stesso Dio ignoto venerato da alcune popolazioni pagane - , e le strade che conducono a lui sono altre da quelle maestre dell'indagine razionale.

 

 

Brano tratto dall'Introduzione di Lia Mannarino al testo Il Dio Nascosto di Niccolò Cusano

 
La nascita dell'universo PDF Stampa
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E’ ormai accettata da tutti gli scienziati la teoria del Big Bang che afferma : tutta la materia dell’universo , visibile o invisibile , proviene da un punto infinitesimo dello spazio e si è propagata come una grande esplosione avvenuta 13,8 miliardi di anni fa . La conferma dell’età dell’universo viene dalla misura della temperatura media della radiazione cosmica di fondo dello spazio libero (sonda Planck) : è stata accuratamente misurata e risulta essere 2,725 gradi Kelvin , quindi pari a -270,4 gradi Celsius , vicino al limite inferiore dello zero assoluto ( -273,15 C° ) . Si è inoltre verificata la legge di Hubble che dice : tutti i corpi dell’universo si allontanano l’uno dall’altro con una velocità proporzionale alla loro distanza . La velocità media di allontanamento misurata con il metodo Doppler ( red shift) è di circa 20,8 km/s per milione di anni luce ; tenendo conto che lo spazio-tempo può espandersi a velocità maggiore della luce ( 300 mila km/s ), il diametro dell’universo osservabile è di minimo 93 miliardi di anni luce , mentre il diametro di una galassia tipica è di 30.000 anni luce ; la nostra galassia (via lattea ) ha un diametro di 100.000 anni luce . In accordo con la teoria della relatività di Einstein : l’Energia è proporzionale alla Massa della materia per la Velocità della luce al quadrato ( E = m C”), anch’essa universalmente comprovata ed accettata , prima del Big Bang non c’era il NULLA , ma c’era ENERGIA pura in quantità proporzionale alla materia che da essa doveva scaturire . Per fare un paragone della teoria della relatività , comprensibile a tutti , possiamo immaginare una clessidra fulcrata al centro e con la parte inferiore piena di sabbia pitturata di nero . Ebbene qui la sabbia , invisibile , rappresenta l’Energia , mentre quella visibile rappresenta la Materia . Se ora capovolgiamo la clessidra notiamo che , con una certa Velocità , l’Energia (nella parte nera) si trasforma in Materia (nella parte trasparente). All’inizio del Big Bang l’espansione dello Spazio-tempo è avvenuto a velocità superiore a quella della luce ed il plasma generato aveva la temperatura di miliardi di miliardi di gradi e così pure la pressione . Dopo centinaia di milioni di anni la rapida espansione ha provocato un forte abbassamento di temperatura e pressione e così il plasma si è trasformato nei primi due Elementi dei circa cento che sono oggi presenti nell’universo : il 92 % di Idrogeno e l’8 % di Elio . Questi due elementi , aggregandosi in grande quantità , cominciarono a generare le stelle all’interno delle quali , a causa delle elevatissime temperature e pressioni , si scatenarono le reazioni nucleari . I due elementi cominciarono a fondere i loro nuclei formando quindi tutti gli altri elementi più pesanti ; poi con l’esplosione delle stelle Novae avvenne la dispersione nell’universo di questi elementi . L’aggregazione di questa polvere cosmica contenente tutti gli elementi permise la nascita degli asteroidi , di nuove stelle e di tutti i pianeti , inclusa la Terra . Questo fenomeno è avvenuto e continua ad avvenire in tutte le parti dell’universo , quindi non solo nel nostro sistema solare , ma nella quasi totalità delle stelle (centinaia di miliardi) che fanno parte della nostra galassia; altrettanto dovrebbe avvenire nelle stelle facenti parte dei miliardi di altre galassie che compongono l’universo . Gli antichi ritenevano che la Terra fosse il centro dell’universo ; oggi noi sappiamo che l’universo è infinito e non possiamo determinare quale ne sia il centro . La Terra fa parte del sistema solare ed è il terzo dei nove pianeti che ruotano intorno al sole . La vita vegetale ed animale si è potuta sviluppare sulla terra a causa di due fattori contemporanei : la presenza di acqua e la temperatura media del pianeta pari a venti gradi . Infatti , nella scala delle temperature dell’universo , che parte da -273,15 C° fino ad arrivare a milioni di gradi esiste una piccola finestra , di appena 100 gradi , che permette all’acqua di esistere allo stato liquido . Inoltre la temperatura media di 20 gradi permette la diffusione nella nostra atmosfera della giusta quantità di vapori e gas che fanno da filtro ai raggi ultravioletti sterilizzanti , mentre lasciano passare la luce ed i raggi infrarossi necessari allo sviluppo delle cellule viventi . Da quanto esposto , è possibile ipotizzare che possa esistere vita animale e vegetale anche su altri pianeti facenti parte dei miliardi di sistemi stellari della nostra galassia o addirittura nei miliardi delle altre galassie a patto che possano coesistere le stesse condizioni che hanno permesso lo sviluppo della vita sulla Terra . E l’ipotesi religiosa del Dio creatore ? Ebbene , per me Dio rappresenta l’Energia pura che si è trasformata in Materia con l’avvento del Big Bang .

Zeribi Cinzo 2010

 
Elevazione spirituale attraverso la meditazione PDF Stampa
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Ciò che si sviluppa negli stati ultimi della meditazione è il distacco dalle concezioni e dalle conoscenze egoiche, e una visione equanime, imparziale, quasi impersonale, di tutti i fenomeni, compresa la vita e la morte. - Il saggio non si affligge nè per i vivi nè per i morti- dice la Bhagavad-Gita. Egli considera gioie e dolori – effimeri e transitori come l'estate e l'inverno-; e soprattutto sa che -nulla può distruggere l'anima-.

Questo testo indù, profondamente teista, esalta sia la devozione sia la meditazione, dando parecchie indicazioni concrete. Ma la stessa pratica viene sviluppata dal Buddhismo, che pure rifiuta le nozioni di Dio e di anima. Questo significa che la meditazione è una vera e propria vita inter-religiosa, adatta sia a chi crede sia a chi non crede in un Dio. Tant'è vero che la si trova in tutte le principali religioni, dal Cristianesimo all'Islam. A Maometto viene per esempio attribuito il seguente detto: -Un'ora di meditazione vale più di sessanta anni di preghiere-.

La differenza fondamentale è che chi crede in un Dio trova più naturale la pratica della preghiera, perchè è convinto di rivolgersi ad una -Persona-, sia pure suprema. Invece chi non crede in Dio, o non crede in questo tipo di Dio, deve vedersela più con se stesso che con un -Altro-.

La meditazione, però, ci ha abituati a vedere nelle antinomie - come queste fra Dio-persona e Dio impersonale o fra Dio-altro e Dio interiore – i tipici prodotti della mente condizionata: un'operazione, questa , che la fede non è propensa a compiere. E, quindi, bisogna riconoscere alla contemplazione la capacità di predisporre lo spirito a una assimilazione dell'Assoluto in quanto coincidentia oppositorum. Come sosteneva Nicolò Cusano, Dio supera – ogni opposizione e ogni contraddizione, trascende infinitamente tutti gli opposti e non può essere compreso nè con la ragione, nè con l'immaginazione, nè con il senso. L'unità di tutte le cose è Dio, ed in ogni parte dell'universo si può trovare una via che porta a Lui- [da Opere religiose, UTET, Torino 1971]

Alla trascendenza dunque non possiamo avvicinarci che col superamento del dualismo mentale (essere-nonessere, interno-esterno, finito-infinito, aldilà-aldiqua, sè-non-sè, ecc.) e la disidentificazione dall'io empirico, attività che noi riusciamo a compiere proprio in meditazione. In questo caso, Dio – persona o non persona- diventa un'esperienza possibile, una nostra esperienza.

Per la meditazione orientale, il Dio – oggetto- di sentimento o di pensiero non può essere il vero assoluto, perchè quest'ultimo è lo stato non-condizionato della mente, la non-mente. Quando si riesce a trascendere la mente, quando si riesce a fare il vuoto mentale, il nostro spirito si assimila allo Spirito universale, a ciò che Derrida definisce – il divino non ancora corrotto da Dio-.

Mentre per la tradizione giudaioco-cristiana esiste una frattura tra Dio e l'uomo, causata dal peccato originale, per L'Oriente la frattura non è altro che la Creazione stessa, con la frammentazione: è lo Spirito universale che si materializza e si moltiplica, dando origine a ogni cosa. Ne segue che ogni essere vivente è una parte di Dio, una parte infinita dell'infinito.

Il problema non è dunque quello di riappacificarci o di ristabilire qualche accordo con un Dio -totalmente altro-, ma quello di ritrovarsi in noi stessi, nel nostro spirito. Anche il Buddhismo, che pure non è teista in senso tradizionale, segue questa logica. L'uomo deve – mettere tra parentesi- la propria comune attività mentale – costituita da sensazioni contrapposte dialetticamente (piacere-dispiacere), da pensieri, da giudizi, da fantasie, da atti di volizione o di evitazione, da paure, ecc- per ritrovare dentro di sè quel fondo incontaminato, quella quiete piena di vita, quell'anima nuda che, nel distacco, è già Essere universale.

Purezza, vuoto, calma, unità, assenza di intenzionalità, dimenticanza di sè, pura consapevolezza, superamento dell'io psicologico, fermezza, ma non rigidezza, non-azione....sono questi i mezzi con cui ci si assorbe in una condizione di trascendenza. - Se tu potessi annientarti per un solo attimo- dichiara per esempio Eckhart, potresti essere quel che Dio è in sè-. Lo spirito che si isola nella propria nuda interiorità trova in realtà lo Spirito universale.

Questa divinità, pur essendo trascendente, è in ogni essere vivente, è ogni essere vivente: Se noi sospendiamo l'abituale attività mentale, dispersiva e fuorviante, se facciamo il silenzio dentro di noi, se raggiungiamo lo stato di non-mente, ecco che riapriamo in noi la finestra sull'infinito. Se invece continuiamo a invocare Dio come Altro-da-noi, finiamo per mantenere – proprio con questa attività- la nostra distanza da -Lui-. Anzi con simili operazioni conserviamo il processo creativo di distinzione e di contrapposizione del Sè universale rispetto ai sè individuali.

Dentro di noi esiste un punto – l'apex mentis dei mistici- in cui la nostra essenza, pur essendo una parte dell'infinito, è infinita. Questa è la terza e ultima funzione della meditazione, la quale non richiede adesioni di fede, ma vuole che facciamo una esperienza diretta, qui ed ora, di una trascendenza che non può non essere, in fondo, una condizione dello spirito. Come diceva Epittedo, -se vuoi sei libero-.

La Maitry-upanisad spiega chiaramente perchè dobbiamo -purificare- la nostra mente che è parte del sansara:-Noi diventiamo ciò che pensiamo: ecco il supremo mistero. Con la calma del pensiero, andiamo al di la delle azioni cattive e delle azioni buone; risiediamo nell'atman sereno, godiamo di una gioia inalterabile- E la Chandoya-upanisad afferma che -la meditazione [dhyiana] è in realtà superiore alla ragione -; per questo motivo, - mentre gli uomini mediocri sono portati a chiacchierare e a litigare, gli uomini superiori sono inclini a meditare-.

 

Brano tratto dal testo Manuale di meditazione di Claudio LAMPARELLI

 
Dio dove sei? Chi sei mio Dio? PDF Stampa
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..Il mio cuore è vuoto. Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e

provo disgusto e paura….E’ così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi?

Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto?

Come possiamo credere in chi crede se non crediamo a noi stessi? Cosa sarà di quelli come noi che

vorrebbero credere ma non ci riescono?  E cosa sarà di quelli che non vogliono e non possono

credere? Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la

mano, che mi sveli il suo volto, mi parli.

 

Ingmar Bergman

 

 

 

Interrogavo la terra chiedendo se fosse Dio......

e chiesi anche al cielo e alle sue Creature..........

anche al mare domandai se fosse Dio.....

mi fu risposto: “ Il tuo Dio è colui che ci ha fatto”

“Tu chi sei?” mi domandai,

“Un uomo”

Un uomo, l'immagine speculare di sé

L'immagine deforme di me stesso mi rivelò un volto nuovo,

egli mi disse: “Torna in te stesso”

non fuori da me stesso, ma dentro me stesso

Ti trovai!

 

Agostino di Ippona

 
Il migliore dei mondi possibili PDF Stampa
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A  persone non più giovani, che  hanno avuto modo di vivere la propria vita in maniera intensa, questo mondo appare come qualcosa di incompiuto. Cioè per entrare nel merito esso viene visto come una barca  con un solo remo , come una casa senza un bagno, come un amore non corrisposto. Da bambini invece si guarda il mondo con attonita meraviglia e non si vede l’ora di entrare a far parte delle categoria dei 'grandi', che, si crede,  godano pienamente di tutti i piaceri che offre la vita. Quando anch’essi diventano adulti, dopo aver terminato gli studi e aver trovato spesso con fatica un posto di lavoro, cominciano a rendersi conto che le loro supposizioni  erano infondate. Vedono che invidie, gelosie, cattiverie sono parte integrante di tutti gli  ambienti, anche di quelli familiari, perché anche se la competizione e il confronto fanno parte della natura dell’essere umano, queste possono essere esercitate in maniera ‘maldestra’ come quasi sempre avviene. Ciò è dovuto al fatto che la gente, sul piano materiale, vuole più di quello che ha, senza che esista un livello ritenuto soddisfacente di 'benessere'. Mentre una delle massime fondamentali della saggezza di tutti i tempi e di tutte le culture è che per essere felici bisogna bastare a sé stessi, nel senso che desiderare intensamente e smodatamente ciò che non si ha, produce in genere frustrazione e soltanto un po’ di sollievo temporaneo nel caso si riesca ad ottenerla. L’uomo non conosce la vera gioia- scrive Bacchelide –perché desidera sempre ciò che non ha. Ed una volta che ha a disposizione tutto ciò che può desiderare, a prescindere dalle virtù e dal sapere, aspira al potere, a gestire la vita e la sorte anche di milioni di persone. Quindi i beni materiali non permetteranno all’uomo di avvicinarsi  alla serenità in maniera soddisfacente. La vita come mezzo di conoscenza: con questo principio nel cuore si può solo vivere valorosamente, ma anche vivere gioiosamente e gioiosamente ridere, afferma Nietzsche; non si può non essere d’accordo, perché solo chi   ha meditato, pensato e argomentato, come i mistici , è arrivato in genere a raggiungere uno stato di pienezza esistenziale e di soddisfazione personale dovuta al fatto che ha scoperto e conosciuto la ‘sua verità’ sulla vita, gli uomini e il mondo. In particolare la limitatezza della nostra vita e il decadimento psico-fisico con l’avanzare dell’età fanno  sorgere  interrogativi cui bisogna trovare valide risposte. Freud non pensava al corrompersi delle cose come un male da sconfiggere. Per lui è proprio la caducità a generare bellezza. Il trascorrere del tempo, il suo divenire inesorabile ci fa apprezzare i dettagli più insignificanti e arricchisce il senso della nostra esistenza. Tra i ‘dettagli’ possiamo annoverare la visione di albe, tramonti, ma anche di un fiore come una semplice margherita o una superba orchidea, di un passero che si avvina a reclamare una briciola del nostro dolcetto o di un panorama, di una montagna  piena di verde o di un bosco pieno di alberi e di cespugli. Per non parlare di bambini che giocano felici o di innamorati che si tengono per mano. Tutto ciò ci spinge a parlare della Natura dove tutto sembra talmente scontato che con l’aggettivo naturale si intende qualcosa di ‘comune, consueto’; ma è forse ‘ovvio’ che gli uccelli migratori volino per migliaia di chilometri per raggiungere luoghi più ospitali senza necessità di Assistenza alla Navigazione come gli aerei più moderni? Ma è forse normale che i salmoni attraversino gli oceani, come esperti nocchieri, per riportarsi nei luoghi dove sono nati per deporre le uova prima di morire?  Non credo, perché il tutto è molto complesso, straordinario ed inspiegabile. L’umanità trova in Natura tutto ciò di cui ha bisogno per sostentarsi e per soddisfare i propri gusti.  Inoltre con le sue creazioni come l’arte, la letteratura, la poesia, la musica può innalzarsi  fino a toccare i vertici più alti della spiritualità. Pertanto ci avviciniamo a poter affermare che tutto sommato questo mondo ci riserba numerose possibilità di vivere in maniera da appagare il nostro senso del buono, del bello, del vero e del giusto. Se poi consideriamo che da fanciulli eravamo completamente appagati nei confronti della vita, pur sognando un mondo irreale, da grandi possiamo affermare che questa ‘realtà’ è stata creata dall’Uomo. Siamo stati noi stessi a creare il Male, a invidiare ai nostri fratelli il loro benessere, a pensare soltanto a valori materiali, a fare del denaro il nostro unico Dio. Ciò vale a dire che l’affermazione di Leibnitz che il nostro è il migliore dei mondi possibili non ci  appare  come infondata. In Natura è soltanto l’animale Uomo ad essere infelice perché ha creato la Disonestà, che scaturisce essenzialmente dall’ignoranza la quale non gli permette di rendersi conto che il benessere del fratello equivale al nostro benessere perché appartiene alla nostra famiglia, alla nostra gente, al nostro mondo, all’Umanità. L’ignoranza genera solo invidia, risentimento, avidità e quindi la gente non è appagata da qualsiasi somma di danaro e da qualsiasi bene materiale a sua disposizione. Pertanto per ‘riempire’ il mondo attuale di persone  'felici' è necessario cambiare i valori in gioco nella vita: fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi, come  predicato  da varie religioni, ma con scarso seguito. Inoltre le considerazioni precedenti ci inducono a credere che non è stato il Caso a produrre questo Mondo e l’Umanità, perché il Caso genera solo caos, disordine, confusione ed inoltre non tiene in alcun conto un attributo fondamentale di tutte le cose come la Bellezza. Eppure la Natura offre uno spettacolo affascinante e in alcuni casi spettacolare fino a arrivare alla macchina umana, cioè qualcosa di unico come prestazioni ed eccezionale come Bellezza non soltanto dal punto di vista estetico. Qualcosa che non può essere stata concepita dal Caso, perché troppo vicina anche alla perfezione spirituale. Si potrà arrivare a tale compiutezza perché l’Evoluzione che riteniamo Intelligente (non Naturale) non ci risulta essersi fermata; anzi potrebbe e dovrebbe continuare finchè l’Umanità non avrà scoperto il vero Dio; perché questo significa che avrà imparato a comportarsi a Sua immagine e somiglianza, cioè facendo della Ragione e dell’Amore le vere ispiratrici di ogni azione e di ogni pensiero. Il migliore dei mondi possibili potrebbe diventare così soltanto il  mondo della serenità e della pace. Questo possiamo ragionevolmente supporre se accettiamo l'ipotesi dell'esistenza di un Dio creatore (vedi primo articolo della Sezione TEOLOGIA RAZIONALE) e la stessa creazione come un atto d'amore infinito.

 

Antonio ALBINO

 
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