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Perchè sono ateo PDF Stampa
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Diversi amici mi hanno chiesto perchè non credo in Dio, ecco le mie risposte:

 

A me non piacciono quelli che si comportano bene per non finire all'inferno, preferisco quelli che si comportano bene perchè amano comportarsi bene

 

A me non piacciono quelli che sono buoni per piacere a Dio, a me piacciono quelli che sono buoni perchè sono buoni

 

Non mi piace rispettare i miei simili perchè sono figli di Dio, mi piace rispettarli perchè sono esseri che sentono e che soffrono

 

Non mi piace chi si dedica al prossimo e coltiva la giustizia pensando di piacere a Dio, ma mi piace chi si dedica al prossimo perchè sente amore e compassione per la gente

 

A me non piace sentirmi in comunione con un gruppo di persone stando zitto dentro una chiesa ad ascoltare una funzione, a me piace sentirmi in comunione con un gruppo di persone guardando negli occhi, parlando con loro e guardando il loro sorriso

 

Non mi piace emozionarmi davanti alla natura perchè Dio l'ha creata così bella, mi piace emozionarmi perchè è così bella

 

A me non piace consolarmi della morte pensando che Dio mi accoglierà, mi piace guardare in faccia alla limitatezza della nostra vita e imparare a sorridere con affetto a Sorella Morte

 

Non mi piace chiudermi nel silenzio a pregare Dio, mi piace chiudermi nel silenzio e ascoltare le profondità infinite del silenzio

 

Non mi piace ringraziare Dio, mi piace svegliarmi al mattino guardare il mare e ringraziare il vento, le onde, il cielo il profumo delle piante, la vita tenuta viva e il sole che si alza

 

A me non piacciono quelli che mi spiegano che il mondo lo ha creato Dio perchè penso che non lo sappia nessuno di noi da dove viene il mondo; penso che chi dice di saperlo si illude, preferisco guardare in faccia il mistero, sentirne l'emozione tremenda piuttosto che cercare di esprimerla con delle favole

 

A me non piacciono coloro che credono in Dio e sanno dove sta la verità perchè penso che in realtà siano ignoranti quanto me. Penso che il mondo è per noi ancora uno sterminato mistero. A me non vanno quelli che hanno le risposte, a me piacciono quelli che le risposte le cercano e dicono non lo so

 

Mi piace parlare agli amici e provare a consolarli se soffrono, mi piace parlare alle piante e dare loro da bere se hanno sete, mi piace amare, mi piace guardare in cielo in silenzio, mi piacciono le stelle, mi piacciono infinitamente le stelle

 

Non mi piace chi si rifugia nelle braccia di una religione quando è sperso, quando soffre, preferisco chi accetta il vento della vita e sa che gli uccelli dell'aria hanno il loro nido, ma il figlio dell'uomo non sa dove posare il suo capo e siccome vorrei essere simile alle persone che mi piacciono non a quelle che non mi piacciono non credo in Dio

 

Carlo ROVELLI

 

NdR- A me sembra che Carlo ROVELLI, oltre che profondamente antireligioso, più che ateo, sia un agnostico, perchè nel momento culminante dell'esposizione si rifugia dietro la cortina costituita dal Mistero impenetrabile

 
Le Religioni dalla preistoria ai giorni nostri PDF Stampa
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Il fenomeno religioso si è manifestato sin dai tempi preistorici, principalmente come culto dei morti, che era la chiara espressione, da parte dell'homo sapiens, della fede nell'Aldilà. Le ragioni di ciò sono riconducibili al fatto che sognando anche le persone estinte, attribuiva loro un'essenza spirituale: l'anima. Questo fenomeno, chiamato appunto Animismo, è probabilmente la prima manifestazione di ciò che può essere chiamato religione. Questa credenza non era limitata al culto dei morti ma prevedeva anche la pratica di riti religiosi evidenziati da incisioni pittoriche scoperte nelle grotte, che rappresentavano immagini da considerare sacre per la loro posizione e ubicazione. Questo anche perché le grotte decorate erano per la maggior parte difficili da raggiungere per essere considerate come dimora dell'uomo.

È innegabile che la credenza religiosa sia ed è stata così diffusa in tutti i continenti da essere considerata un aspetto fondamentale dell'esperienza umana. L'homo sapiens è anche homo religiosus. Questo perché ha concepito l'anima e cioè un fattore spirituale distaccato dal corpo, e davanti al mistero della vita, ha dovuto trascendere la realtà. Naturalmente, l'Animismo ha subito una profonda evoluzione quando la credenza è stata umanizzata per dissipare la nebbia del mistero. Il soprannaturale ha solo  superpoteri per il resto è un essere umano: beve, mangia, fa sesso. Concepisce e fa figli, ma sfugge alla morte. Tuttavia, solo con i Sumeri si può parlare di religioni complesse, con rituali e credenze codificati, con templi riservati a funzioni e riti. Naturalmente il politeismo era una caratteristica fondamentale, e accanto agli dei con caratteristiche umane ne esistevano altri, creati come una deificazione dei fenomeni naturali e degli aspetti sentimentali della vita. Così sono nati il dio del cielo, il dio del sole, ma anche il dio dell'amore e quello della guerra e così via. Mentre con gli Egizi le divinità erano rappresentate in vari modi sia in forma umana che in forma animale; per esempio, il dio dei morti poteva essere uno sciacallo o un uomo con la testa di sciacallo. Nell'antica Grecia il processo di umanizzazione continuò così che tutte le divinità furono caratterizzate da sentimenti e passioni. I Romani assimilarono il pantheon greco, con l'allargamento alle divinità espresse dai paesi che, dopo la conquista, divennero parte dell'impero e con la divinizzazione dei vari imperatori che si succedettero l'un l'altro nella sua guida. Tuttavia, le religioni politeiste erano destinate a far posto a quelle monoteiste con il progresso del sentimento di sacralità e con l'affermazione di più alti livelli di religiosità anche nella gente comune.
Come afferma Freud, l'evoluzione del sentimento diventa necessaria con la necessità di rendere l'esperienza umana sopportabile, proiettando qualcosa che sia equivalente alla figura paterna nel trascendente, e quindi un punto di riferimento per la sua azione in un mondo pieno di incognite e problemi esistenziali. Il monoteismo, a parte una breve parentesi in Egitto, si manifestò con gli ebrei di Israele, che con il primo comandamento stabilirono che non c'erano altri dei al di là di JAHVE '. Con le sacre scritture costituite dalla Bibbia, nacque un'opera composita, tratta da varie fonti che attribuivano compiti specifici alla divinità e alle persone che erano state elette su tutte le altre per onorarlo. Il cristianesimo probabilmente nacque e si sviluppò in tutto l'Impero perché non accettava l'idea della sottomissione in quanto tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e questa era una caratteristica fondamentale in un mondo preda della schiavitù. L'idea di Dio, rivelata ad Abramo per la prima volta, fu arricchita con i vari profeti e l'umanizzazione di Dio fu completata con il Cristo che era vero dio e vero uomo. Finché nacque l'ultima religione monoteistica abramitica: l'Islam, dove il Cristo era solo uno dei profeti, mentre Maometto il più importante perché scelto da Dio per recepire le ultime rivelazioni  riportate nel Corano. Per quanto riguarda l'umanizzazione, il concetto è valido anche per le più importanti religioni orientali, dove nell'induismo esiste un termine, "avatar" che indica l'incarnazione degli innumerevoli esseri celesti presenti in questa religione. Nel buddismo, d'altra parte, assistiamo al processo inverso, cioè alla divinizzazione del Buddha, che genera la sacralità che lo rende anch'esso un fenomeno religioso.
Certamente, le tre religioni monoteiste non hanno dato origine a una singola dottrina perché non è nella natura dell'Uomo compromettere il campo spirituale. Tutti rivendicano i propri Profeti, la propria dottrina, i propri riti, le proprie convinzioni perché sono considerati fondamentali per la qualità della vita sia terrena che ultraterrena (se esiste, qualcosa che è considerato 'certo' dai fondamentalisti). Il fenomeno del fondamentalismo blocca ogni possibilità di evoluzione e riavvicinamento delle tre religioni, per motivi dovuti all'ignoranza di tutti i processi e della storia dei fenomeni religiosi. Le religioni sono state create dall'uomo con tutti i suoi limiti, che sono stati trasferiti nelle relative credenze. Se non si vuol diventare preda dell'irrazionale e della immaginazione si deve prendere in considerazione il mistico tedesco Gerhard Tersteegen che ha asserito: Un dio comprensibile non è più un dio. Ovvero come diceva Sant'Agostino: Se Lo comprendi non è Dio . Ma l'affermazione  che al riguardo ci sembra più valida è quella che Norberto Bobbio ha lasciato scritta nel suo testamento: Non mi considero  nè ateo, nè agnostico . Come uomo di ragione e non di fede so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare sino in fondo e che le varie religioni  interpretano in vari modi. 
L'unico attributo che si può associare alla divinità, ammesso che ne accettiamo l'esistenza, è di Creatore del mondo che ci circonda. Come ha affermato Leibniz : Questo è il migliore dei mondi possibili (data la sua complessità , la molteplicità di  funzioni e dal numero di creature e di specie che lo popolano ,unite alla bellezza e all'ordine che lo caratterizzano), perchè il male è opera dell'uomo, che non ha ancora raggiunto, nel processo evolutivo, quel grado di altruismo che farà diventare il pianeta Terra la sede della serenità, della pace e della vera religiosità.
La prima regola per onorare il Divino dovrebbe quindi consistere nel portare rispetto ed ammirazione alle sue Opere cioè alle altre Creature e all'intero Creato. Ovvero si tratta di applicare la prima regola dei saggi che consiste nel fare agli altri quello che vorresti essere fatto a te, e di non sprecare le risorse del mondo rispettando quindi l'Ambiente e tutto ciò che ne fa parte.

Quest'ultime sono le uniche conclusioni a cui si può arrivare analizzando razionalmente il concetto di divino e di religione.


Antonio ALBINO

 
Il sacro e la religiosità PDF Stampa
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La religione (dal latino religio con il significato di unire, legare insieme) è costituita dal complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro. Il teologo Natham Soderblom si esprime molto chiaramente in proposito affermando: Sacro è la parola fondamentale in campo religioso; è ancora più importante della nozione di Dio. Una religione può realmente esistere senza una cognizione precisa della divinità, ma non esiste alcuna religione reale senza distinzione tra sacro e profano.

Il fenomeno religioso nasce per l'esigenza di dare un senso alla vita e dal timore per gli sconvolgimenti determinati dalla natura: terremoti, alluvioni, nubifragi, trombe d'aria, etc, che venivano interpretati come manifestazioni dell'ira del cielo. La religione si manifesta principalmente nel culto dei morti, che è l'espressione della credenza, comune a tutte quelle più diffuse, dell'immortalità dell'anima che dà luogo ai riti funebri, nella costruzione di luoghi come i cimiteri, nella elaborazione di credenze sull'aldilà. Questi atteggiamenti sono propri dell'essere umano fin dai tempi più remoti. La specie Homo sapiens ha sempre inumato i morti e in molte sepolture preistoriche sono stati ritrovati resti di corpi dipinti con l'ocra, una sorta di argilla rossa, e decorati con conchiglie, corna di cervo e altri oggetti ornamentali. Questo fa pensare che già i nostri lontani antenati praticassero riti funebri e avessero elaborato credenze relative al destino dei morti e all'aldilà. Il più importanti monumento preistorico (neolitico) sito a Stonehenge, classificato come un 'osservatorio astronomico' per le fasi lunari (?) pensiamo possa soltanto rappresentare, vista l'imponenza e quindi le difficoltà di costruzione, un tentativo di onorare e/o di comunicare con il sacro. Soltanto così si possono spiegare le fatiche profuse nella sua erezione, ancora inspiegabile visto le dimensioni ed il peso dei massi impiegati, impresa che ricorda quella per la costruzione delle piramidi. E poi i templi, le chiese, le cattedrali e tutti i luoghi di culto disseminati sul pianeta non fanno altro che testimoniare la necessità della specie umana, in tutta la sua storia e in tutte le civiltà, di rivolgersi verso il sacro. L'uomo può essere definito quindi un animale religioso perchè, come già detto, fin dalla preistoria si è dedicato al culto dei morti e quindi ha riconosciuto l'esistenza del soprannaturale che si confonde con l'idea del sacro cioè del 'totalmente altro' come lo definisce il teologo Rudolph Otto. A cominciare dai primordi della storia umana non è mai esistito un popolo che non si rivolgesse al sacro, che non avesse i suoi sacerdoti e i suoi riti propiziatori. L'uomo ha sempre guardato verso l'alto, verso il cielo cercando una spiegazione al mistero che lo circondava il quale poteva essere interpretato e compreso soltanto riconoscendo l'esistenza di un'altra entità. In questa prospettiva Rudolph Otto analizza le componenti del sacro. Innanzi tutto individua come suo primo attributo il termine 'numinoso' (da numen) che sta ad esprimere la potenza divina che rischiara le tenebre dell'esistenza. Gli altri elementi del sacro sono rappresentati dalla fascinazione e dal terrore contemporaneamente (fascinans, tremendum). Il numinoso è talmente lontano dall'umano che quest'ultimo può provare per lui soltanto un sentimento di amore (mysterium fascinans) e nello stesso tempo di terrore (mysterium tremendum), perchè il divino oltre che lontanissimo, non è interpretabile nella sua immensità e quindi procura anche profonda angoscia che può determinare un raccoglimento profondo fino all'estasi, ma anche può far sprofondare in un orrore allucinatorio spaventoso (isteria).

Per l'homo religious la Natura è sempre ricca di un significato che la innalza verso il sacro, è temibile in determinati momenti, ma è meravigliosa normarmalmente e l'uomo a contatto con essa si rigenera e trova serenità e pace perchè si sente Creatura nel Creato. La Natura incontaminata rappresenta la manifestazione più evidente del sacro e l'uomo non può non genuflettersi davanti ad essa, non può esimersi dal diventare religious. Ciò rappresenta il primo stadio della sua religiosità ed è qualcosa che nasce dal profondo e che successivamente lo coinvolge completamente. Il Mondo è fatto in modo che contemplandolo l'uomo scopre le molteplici forme del sacro. Sarà poi in uno stadio successivo che sempre osservando la Natura si renderà conto che non esiste la Bellezza senza un suo Creatore e volgerà lo sguardo al cielo, che nella sua immensità gli ispira un sentimento di riverenza verso il Fattore del Tutto. Il divino si manifesta e si nasconde contemporaneamente anche perchè vuole essere cercato e scoperto attraverso la contemplazione e la meditazione. Il Dio creatore è lì che aspetta di essere individuato attraverso le sue opere, se si manifestasse completamente e facilmente non avrebbe 'rispetto' per le sue creature più grandi: la Natura e lo homo religious. La ricerca di Dio- dice il teologo Nicolò Cusano - è uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra, una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano. E, senza dubbio, l'aver supposto l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura il larga misura, l'esito finale.

La nascita quindi delle varie religioni è un fatto del tutto naturale che nasce da precise esigenze di venerare il 'numinoso', ed in molti casi dalla necessità di non essere preda delle nevrosi che scaturiscono dalle riflessioni sulla limitatezza della vita dal punto di vista temporale e sociale.
La sua natura mortale l'uomo non l'ha mai accettata completamente e ha cercato, in ogni modo, di darsi una spiegazione del fatto che venendo al mondo, intelligentissimo e fragilissimo, capace di pensare ad un tempo infinito, nel contempo era condannato alla vecchiaia e alla morte. Il sacerdote, il bramino, lo sciamano, il guru che gli tendevano la mano rassicurandolo, erano visti come una liberazione da questi pensieri e la vita eterna dell'anima e il raggiungimento del paradiso o del nirvana come uno stato di beatitudine che lo compensava di tutti i sacrifici terreni.



Antonio ALBINO

 
Un centro divino nel cervello PDF Stampa
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Le neuroscienze stanno attraversando una fase di rapida evoluzione. Per i neuroscienziati è in atto una “rivoluzione scientifica”  destinata a sconvolgere non soltanto i sistemi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma le nostre stesse concezioni millenarie, a partire dai sistemi filosofici.

Si tratta di una svolta finalizzata a comprendere la struttura e il funzionamento del cervello, e gli aspetti più intimi e privati dei nostri pensieri e desideri, come pensiamo, agiamo e cosa proviamo

Nell’ambito di questo meraviglioso progresso neuro scientifico, sono stati compiuti notevoli avanzamenti nell’esame del rapporto tra cervello e credenze in Dio, spiritualità, sacro, religione e dimensione del trascendente. Lo sviluppo di questo nuovo settore di ricerca ha dato origine a due discipline: Neuroteologia, termine coniato da A. Huxley, e Neuroscienza dello Spirito.

Il neuro scienziato Michael Persinger è stato il primo studioso a sostenere che le credenze in Dio, nell’anima e nelle esperienze religiose hanno basi in aree del cervello. “Tutti gli esseri umani, per Persinger, possiedono la capacità innata di credere in un Essere superiore insieme con il senso del mysterium  tremendum,ossia con la sensazione del terrore, della paura e di tutto  ciò che è mistero, nascosto, sconosciuto.

Ricerche condotte attraverso  i sofisticati metodi di brain imaging da A. Newberge e E. d’Aquili mostrano che l’idea di Dio non è prodotta da semplici opinioni personali o da speculazioni filosofiche o teologiche, oppure da stati patologici, come sosteneva Freud, ma si fonda sull’attività del cervello. Esperimenti effettuati prima con monaci giapponesi poi con suore francescane e carmelitane hanno dimostrato che la credenza in Dio, nella spiritualità e nel sacro nonché il fenomeno della meditazione e della preghiera modificano e attivano sistemi neurali e alcune aree del cervello.

L’insieme delle ricerche indica dunque che  strutture cerebrali sono coinvolte in queste credenze.

Il sistema delle credenze spirituali e religiose è una capacità innata, una inclinazione, un evento biologico, genetico, ereditario del nostro cervello.

E’ una scoperta di enormi proporzioni: le basi biologiche per cui gli esseri umani sono “predisposti” (Rudolph Otto) al pensiero religioso. La mente possiede un’attitudine, un istinto religioso che ha avuto origine da reazioni biologiche comuni a tutti gli esseri umani.  La persona umana è un “homo religiosus”.

Possiamo parlare di “una grammatica spirituale e morale universale”, di “una scintilla etica e spirituale impiantata nel cervello” (Green).

Ulteriori ricerche  hanno sottolineato l’importanza della spiritualità e delle esperienze religiose nell’evoluzione della specie umana (Persinger), nella  capacità innata di trascendere l’io, per riempire di “senso” la vita, rispondere alle grandi domande esistenziali, scongiurando la possibilità che gli esseri umani cadano in uno stato di ansia e di depressione per le piccole e grandi tragedie della vita,  e per ridurre l’angoscia determinata dalla sofferenza, dalle malattie e dalla consapevolezza della propria morte. Le credenze sono “indispensabili” per la “sopravvivenza umana” e per la “prosperità” della nostra specie. Esse sono poi il “collante” per impedire alla nostra specie, attraverso il predominio della pulsione di morte (thanatos), cioè del cervello rettiliano, di “distruggere” a lungo andare se stessa....

 

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Il Dio nascosto PDF Stampa
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La “Ricerca di Dio” è intesa da Cusano, nell'intero arco della sua meditazione filosofica-religiosa, come uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra: una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano, previsto fin dai tempi della creazione. E, senza dubbio, l'aver supposto neoplatonicamente “nell'intellectus” l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura anche, in larga misura, l'esito finale. Le vie percorse nella ricerca di Dio, tuttavia – non è forse superfluo ricordarlo - , non sono quelle consuete e proprie dell'immagine razionale, che è circoscritta di necessità nell'ambito del finito e di ciò che è valutabile per mezzo dei sensi e dell'esperienza. Tale ricerca prescinde rigorosamente da tutto ciò e, nella consapevolezza dell'impossibilità di un sapere assoluto e certissimo, concernente Dio ma anche quello che non è delimitato e, dunque, per ciò stesso, misurabile (l'intima essenza di ciascuna cosa finita, per esempio), nell'aperta e sincera ammissione di “non sapere”, prelude alla pura intuizione intellettuale.
Intorno all'intelletto ruota così, per Cusano, la parte più significativa della vicenda umana. In quanto esso è immagine dell'intelletto divino, per prima cosa organizza e gestisce, tramite i sensi e la ragione, l'attività conoscitiva nel suo complesso: ad imitazione della infinita arte divina, che produsse ogni singolo ente creato attingendolo dalla sua immutabile e omnicomprensiva unità, a sua volta trae da sé l'insieme variegato e multiforme delle rappresentazioni mentali di tutto quanto il reale. Ed è su sua sollecitazione che la ragione discorsiva raccoglie e correla, misura e proporziona tra di loro i dati molteplici e provvisori della realtà creata che continuamente muta e si rinnova. Perciò “ un intelletto sano e libero conosce e abbracccia con amore quella verità che aspira insaziabilmente di raggiungere quando va indagando su ogni cosa con il procedimento discorsivo che gli è insito […]. Tutti coloro che ricercano, giudicano le cose incerte comparandole e proporzionandole con un presupposto che sia certo. Ogni ricerca ha carattere comparativo e impiega il mezzo della proporzione. […] Ma l'infinito, in quanto infinito, poiché si sottrae a ogni proporzione, ci è sconosciuto”

Nel corso dell'immagine razionale, l'intelletto si approssima sempre alla verità ultima delle cose senza riuscire tuttavia a coglierla mai pienamente, mai fino in fondo. L'essenza delle cose, la verità precisa di ciascuna di esse – Dio stesso, in definitiva, che è il fondamento ontologico del mondo reale - , sfuggendo a qualsiasi forma di correlazione adeguata, risultano inafferrrabili e irraggiungibili attraverso l'utilizzazione del metodo logico-deduttivo. “E' dunque evidente che, per quanto riguarda il vero, noi non sappiamo altro se non che esso è incomprensibile nella sua realtà in maniera precisa; che la verità è come la necessità più assoluta, che non può essere né di più ne di meno di ciò che è, e il nostro intelletto è come la possibilità. L'essenza delle cose, che è la verità degli enti, è inattingibile nella sua purezza, ricercata da tutti i filosofi, ma da nessuno scoperta nella sua realtà in sé. E quanto più a fondo saremo dotti in questa ignoranza, quanto più abbiamo accesso alla verità stessa”

Ciò che possediamo per intero, e che a ragione può essere definito la ceazione del nostro intelletto, è quello che noi stessi abbiamo costruito: il mondo di parole, nomi, numeri, figure, nozioni nel quale abbiamo di volta in volta individuato o imposto regole, norme, leggi e che è, a suo modo, un mondo di ordine e precisione (valga per tutti l'esempio del rigore delle scienze matematiche), anche se si tratta pur sempre di valori provvisori e ancora perfettibili, certamente non assoluti e perenni. Più semplicemente, è il mondo delle “congetture” varie e molteplici, poiché tante e diverse sono le menti che danno lor vita; e tale mondo vive in parallelo rispetto al mondo degli enti reali e in nessun caso, neppure nella formulazione concettuale più alta, è coincidente con esso.

Cusano si esprime al riguardo con grande chiarezza:

 

La mente umana è dunque forma del mondo concettuale, come la mente divina è forma del mondo reale. Come l'entità divina assoluta è tutta la realtà dell'essere in qualunque cosa esistente, così anche l'unità della mente umana costituisce l'entità delle varie congetture: Dio compie ogni operazione in vista di se medesimo, per essere a un tempo, principio intelligibile e fine di tutte le cose; parimenti, l'esplicazione del mondo razionale, che proviene dalla nostra mente che lo complica, si attua in vista della mente stessa che lo costruisce. Quanto più acutamente essa contempla nel mondo che ha esplicato di sé, con tanta maggiore fecondità essa si arricchisce in se stessa, perchè il proprio fine è la ragione infinita, nella quale soltanto avrà l'intuizione di se, del proprio essere, quella ragione infinita che sola è la misura di tutti gli enti ragionevoli.

 

Ben conscio dunque dei limiti delle proprie attività, ma anche certo che, tramite essa, porta a termine l'opera per la quale era stato di proposito creato, l'intelletto si appresta ora alla “visio”, all'intuizione di Dio e di se, come similitudine dello stesso infinito intelletto divino. L'uomo, perciò, afferra Dio in modo che va molto aldilà delle congetture terrene espresse in merito – tutte più o meno plausibili, nessuna verissima e numerose per forza di cose, giacchè frutto della molteplicità e della disuguaglianza che caratterizzano il mondo contratto delle creature. L'uomo afferra Dio 'ritrovandolo' nel fondo stesso della sua anima, nel chiuso ricettacolo del suo intelletto, al di fuori e al di sopra di qualsivoglia rappresentazione positiva. Dio è, senza dubbio, un “Dio nascosto” - quello stesso Dio ignoto venerato da alcune popolazioni pagane - , e le strade che conducono a lui sono altre da quelle maestre dell'indagine razionale.

 

 

Brano tratto dall'Introduzione di Lia Mannarino al testo Il Dio Nascosto di Niccolò Cusano

 
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