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Considerazioni di Baruch Spinoza sui miracoli PDF Stampa
Religione - Articoli vari

In più di un luogo la Scrittura dice che la natura osserva un ordine fermo e immutabile. [……] Inoltre nell’Ecclesiaste (III,2) , il Filosofo afferma che Dio ebbe a stabilire esattamente ogni cosa nel suo tempo, e al versetto 14 dichiara di sapere che, qualunque cosa Dio faccia, essa permarrà in eterno e che nulla può esserle né aggiunta né sottratta.  Ciò fa capire in maniera inequivocabile che la natura mantiene un ordine stabile e non possibile di mutamenti, che Dio persistette identico in tutte le ere a noi note e ignote, che le leggi della natura sono tanto perfette e feconde, che nulla può essere loro aggiunto o da esse eliminato, e finalmente che i miracoli sembrano essere qualcosa di nuovo e di straordinario soltanto a causa dell’ignoranza degli uomini.
Tutto ciò si trova espressamente insegnato nella Scrittura, e in nessuna parte di essa è detto che in natura accade qualcosa di incompatibile con le sue leggi e che non possa venir ricondotto ad esse: sarebbe quindi illecito attribuirle simili affermazioni. A ciò si aggiunge che i miracoli richiedono (come già mostrammo) condizioni e circostanze di fatto, che essi traggano origine non da un presunto potere di monarca che il volgo malamente attribuisce alla divinità bensì dalla volontà e dal decreto divino in quanto questo è tutt’uno con il regolato ordinamento della natura (come del resto mostrammo anche alla luce della stessa Scrittura ) che infine artefici di miracoli sono stati anche dei profeti ingannatori, come si può sicuramente dimostrare in base a Deuteronomio, XII[,2 sgg] e a Matteo, XXIIII, 24 (NdR: Sorgeranno infatti altri falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti) . Ne segue con la massima evidenza che i miracoli raccontati dalla Scrittura furono fenomeni naturali e che perciò debbono essere spiegati in modo tale che essi non appaiano né ‘nuovi’ (per esprimermi come Salomone) né in contraddizione con la natura; occorre al contrario, se è possibile, mostrare che essi sono perfettamente attinenti al mondo naturale. E perché ciò possa essere fatto da chiunque più agevolmente, ho formulato ed esposto alcune regole tratte proprio dalla Scrittura.
Debbo peraltro precisare che, sostenendo che la Scrittura offre tali insegnamenti, non intendo dire che essa li impartisce come necessari alla salvezza, ma soltanto che i profeti hanno assunto un punto di vista vicino al nostro. Ciascuno ha dunque la libertà di professare intorno a queste questioni le opinioni che gli sono più congeniali e più idonee al fine di accogliere sinceramente nel proprio animo i sentimenti religiosi e il culto dovuto alla divinità. Flavio Giuseppe giudica anch’egli così, e infatti scrive a conclusione al libro II delle Antichità: «Nessuno respinga la parola miracolo, se risulta dalla tradizione che ad uomini di epoche remote, esenti da vizi, si aperse una via di salvezza attraverso il mare, sia per volontà divina, sia in modo spontaneo e naturale; poiché anche per coloro che tempo fa seguivano Alessandro re di Macedonia, il mare di Pamfilia che li separava dai nemici, si divise offrendo ad essi un transito, dato che mancava ogni altra strada. Voleva Dio infatti  in tal modo distruggere l’impero persiano. Questo fatto è riconosciuto concordemente come vero da tutti coloro che scrissero delle gesta di Alessandro; pertanto giudichi ciascuno, di ciò, secondo il proprio criterio». Tali sono le parole di Giuseppe e tale è la sua opinione circa la credenza dei miracoli.


B. Spinoza, Trattato Teologico-Politico, UTET, Novara, 1997, pagg. 505,506,507