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Considerazioni di Sigmund Freud sulle religioni PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La contrapposizione più evidente tra psicologia e teologia, si è verificato con la pubblicazione da parte di Freud del saggio "Avvenire di un'illusione", che rappresenta, da parte del padre della psicanalisi, una critica feroce alle istituzioni religiose. In ogni modo prima di analizzare i concetti espressi da Freud, dobbiamo tenere presente che egli era un ebreo ateo, che si definiva eretico e che non credeva nè nei dettami di qualsiasi religione nè nell'esistenza del Creatore.

Questi due aspetti sono distinti, perché esiste moltissima gente che crede nell'esistenza del Creatore, ma non professa alcuna religione. Bisogna inoltre considerare che il saggio di Freud è rivolto a Padre Pfister, sacerdote di religione protestante, che rappresenta un ammiratore del padre della psicanalisi dal punto di visto scientifico, ma che costituisce ovviamente un antagonista dal punto di vista spirituale.

Quest'ultimo replicherà allo scritto di Freud con un altro saggio: "Illusione di un avvenire".

Comunque quello che fondamentalmente manca all'eretico, come si autodefinisce Freud, è l'accenno alla possibilità dell'esistenza di una forza soprannaturale che possa aver determinato l'esistenza dell'Universo. Questo in un attacco molto violento ad ogni forma di religione ci sembra una gravissima mancanza sul piano della trattazione e dell'analisi degli aspetti fondamentali. Mancando la base da cui partire, manca al saggio di Freud l'attendibilità che si richiede alle opere dei Grandi.

Per cui più che L'avvenire di un'illusione, il titolo più corretto potrebbe essere: Opinioni nei confronti delle religioni.

Freud inizia il discorso partendo dalla costituzione delle prime società umane, come elementi necessari per la sopravvivenza. Questo poiché la società rappresenta un istituto necessario alla ‘coercizione ' al lavoro ed alla limitazione delle cosiddette rinunce pulsionali.

Oltre che per garantire un buon rendimento sull'attività produttiva le rinunce pulsionali sono ovviamente necessarie per evitare stupri, omicidi, furti, rapine etc. Comunque Freud fa giustamente rilevare che: "innumerevoli uomini appartenenti alla cosiddetta società civile , che indietreggiano inorriditi di fronte all'omicidio o all'incesto, se sono sicuri di restare impuniti non si precludono il soddisfacimento della loro avidità, delle loro smanie aggressive delle loro bramosie sessuali e non si astengono dal danneggiare gli altri con la menzogna, l'inganno e la calunnia; e così è certamente stato sempre, fin dagli albori della civiltà".

Pertanto, dopo essersi organizzati in società, gli uomini trovano che è necessario un altro elemento per migliorare la convivenza: un padre comune, cioè un dio o più divinità. Continua Freud :"gli dei hanno un triplice compito: esorcizzare i terrori della natura (fulmini, incendi, inondazioni, terremoti), riconciliarsi con la crudeltà del fato, specialmente quello che si manifesta nella morte, risarcirsi per le sofferenze e per le privazioni imposte dalla civile convivenza".

Con queste argomentazioni Freud forse considera l'uomo troppo razionale (strano per chi in genere lo considera fortemente condizionato dalle pulsioni ) o forse vuole spiegarci che il bisogno di credere è insito nell'uomo; ma qui siamo di fronte al dilemma se tale esigenza ci è stata conferita od è nella natura dell'uomo e la seconda risposta è molto vaga perché presuppone numerose altre domande, le cui risposte Freud non può fornirci con le sue argomentazioni. Comunque vale la pena di rilevare che mentre per la nascita del fenomeno religioso si afferma tutta la limitatezza dell'uomo, di fronte a certi fenomeni inspiegabili dal punto di vista scientifico si parla invece di autosuggestione ovvero di capacità dell'uomo di valicare tutte le barriere che lo circondano inclusa quella psicofisica. La realtà è costituita dal fatto che in tutte le argomentazioni bisogna distinguere i vari livelli di cultura; il fenomeno religioso non va affrontato in maniera generalizzata, bisogna distinguere la religiosità di una persona colta intendendo per cultura l'apertura mentale espressa, la capacità di spaziare sugli argomenti senza arenarsi su aspetti particolari; quindi qualcosa non riservata a pochi, ma alla portata di tutti, con l'unico obbligo di attivare i meccanismi della ragione. In questa ottica ci sembra che il fenomeno religioso possa essere scaturito invece, ai primordi della civiltà, dal riconoscimento da parte dell'uomo, di un Fattore per tutto ciò che era intorno a lui; che poi ci sia stata una involuzione fino a partorire le divinità dell'Olimpo, questa è storia.

Comunque certe affermazioni riguardo il fatto che la religione si può definire come una nevrosi collettiva e che quindi l'umanità deve rinunciare a certe illusioni, acquistando la capacità di organizzarsi in modo sopportabile sulla terra, lasciano esterrefatti. C'è da considerare che l'esperienza è già stata tentata attraverso i regimi comunisti e fascisti, ma i risultati hanno prodotto solo danni materiali e spirituali, che purtroppo Freud non ha avuto la possibilità di constatare , perché si è spento nel 1939 a Londra. Comunque c'è da rilevare che lo scritto di Freud risale al 1929 e quindi risente fortemente del clima politico che si stava instaurando in Germania e quindi in Austria (risiedeva a Vienna). Forse il motivo per cui si sia scagliato col suo scritto contro la Religione in una maniera così violenta è dovuta anche al fatto che la Religione Cattolica aveva assunto una posizione quasi benevola nei confronti dell'ideologia nazista. La mia opinione personale è che psicologia e teologia, in quanto si occupano di argomenti comuni cioè l'anima dell'uomo nei rapporti con l'ambiente e/o con Dio, possono insieme collaborare per raggiungere un equilibrio generalizzato e profondo. Ma questo è completamente da escludere fintanto che ci sarà una antitesi completa, dovuta essenzialmente nel nostro caso, alla posizione purtroppo troppo personale di Freud.

In merito Pfister fa osservare che : "Dal punto di vista storico occorre rilevare che, incontestabilmente, moltissimi tra gli spiriti più liberi e profondi che hanno enormemente arricchito la vita spirituale dell'umanità, hanno sentito il richiamo della religione non meno che della scienza".

Inoltre a proposito della funzione che la religione deve svolgere fa notare che:

"Deve liberare le migliori forze dello spirito e del sentimento, far scaturire la massima creatività artistica e scientifica, riempire l'esistenza di tutti ,anche dei più poveri, con i più alti beni della verità, della bellezza e dell'amore, aiutare ad affrontare con successo le reali necessità della vita, dare avvio a nuove forme di organizzazione sociale, autentiche e ricche di contenuto e favorire la nascita di una umanità superiore, interiormente piena , che corrisponde alle vere esigenze della natura umana e dell'etica, più della nostra glorificata inciviltà".

E quindi in conclusione afferma che :

"Noi uomini non siamo soltanto macchine per pensare , siamo creature che vivono , sentono e vogliono. Abbiamo bisogno di beni e di valori , dobbiamo avere qualcosa che soddisfi il nostro spirito, che dia impulso alla nostra volontà. Il pensiero deve offrirci valori logici, ma anche di tipo intuitivo. Che Freud, nella sua costruzione scientifica della vita, debba pur inserire da qualche parte quei valori spirituali, che la sua vita personale possiede con splendida abbondanza, è evidente: ma io nel suo concetto di scienza , non riesco ad individuare dove essi trovino posto".

La conclusione più logica della contrapposizione può essere quella di Piero Di Giovanni :

" La religione , se è solo illusione, deve essere superata ; non può che rappresentare un primo momento del processo di sviluppo della civiltà umana . Ma se viene intesa come fede nell'assoluto per l'affermazione dei supremi valori terreni e soprannaturali , allora essa stessa non si pone nemmeno in contrapposizione alla scienza e alla ragione . Anzi l'unione di fede e ragione può segnare l'espressione più alta della dignità umana ".

 

Antonio ALBINO