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Cultura e religione PDF Stampa
Religione - Articoli vari
Per comprendere la situazione presente bisogna seguire un iter temporale, rifarsi alla storia e allo svolgimento di gran parte della civiltà occidentale, per poter fare il punto sulle posizioni attuali e forse gettare le basi di qualcosa di positivo.
È un fatto storico che un tempo la religione era tutto nella vita e nella cultura dei popoli e della civiltà; la religione aveva l'ultima e anche la prima parola, e fino ad alcuni secoli fa essa rappresentava anche nelle civiltà occidentali una soluzione per tutto; tutto era in funzione del sacro, il profano era il "peccato" e l'uomo straniero o era considerato un dio cui si doveva ospitalità sacra, o un nemico che portava e doveva avere guerra e morte; non esistevano valori neutrali. Di fatto, il primato della religione, unico fine dell'uomo, era assoluto: la teologia aveva come strumento la filosofia, che a sua volta aveva come figlie le scienze, che dettavano le arti e in ultima analisi le tecniche; tutto era collegato in un sistema piramidale monolitico.
Era il regno dell'eteronomia: le leggi venivano dettate dall'alto e ovunque vigeva il criterio dell'autorità. Un esempio è dato dalla cultura: in Grecia tutto era collegato, religione, teologia, cultura, arti; le singole scienze non erano che parti della filosofia, la quale a sua volta era una teoria unitaria del sapere e della vita. Lo stesso accade per il Medioevo cristiano, in cui teocrazia, impero, monarchia sono considerati tutti valori positivi, il che vale anche per l'islam e le civiltà "primitive". Ci si trova davanti a un fenomeno universale per cui l'unità dell'uomo è da ricercare nell'unità di vita. Tutta la ricerca dell'unità era a priori eteronoma e non c'era posto per una cultura autonoma. Forse in questo senso si può dire che Socrate fu il primo uomo moderno (ma la sua vittoria ci è costata venticinque secoli), e fu appunto accusato di autonomia, cioè di empietà. Ci si domandava: a che serve una cultura che vuol fare il suo corso? Ancora per san Bonaventura tutto si riduceva a una sola asserzione: Dio ama gli uomini e ha dato loro nella Bibbia tutto ciò che serve per la conquista della salvezza, il che è tutto, l'unica cosa necessaria (dimenticando però che anche il tutto può comporsi di parti ugualmente importanti: la parte di Maria e quella di Marta): non serve nient'altro, il resto è inutile e quindi nocivo.

Brano di Raimon PANIKKAR tratto dal testo Concordia e Armonia