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Il Dio nascosto PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La “Ricerca di Dio” è intesa da Cusano, nell'intero arco della sua meditazione filosofica-religiosa, come uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra: una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano, previsto fin dai tempi della creazione. E, senza dubbio, l'aver supposto neoplatonicamente “nell'intellectus” l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura anche, in larga misura, l'esito finale. Le vie percorse nella ricerca di Dio, tuttavia – non è forse superfluo ricordarlo - , non sono quelle consuete e proprie dell'immagine razionale, che è circoscritta di necessità nell'ambito del finito e di ciò che è valutabile per mezzo dei sensi e dell'esperienza. Tale ricerca prescinde rigorosamente da tutto ciò e, nella consapevolezza dell'impossibilità di un sapere assoluto e certissimo, concernente Dio ma anche quello che non è delimitato e, dunque, per ciò stesso, misurabile (l'intima essenza di ciascuna cosa finita, per esempio), nell'aperta e sincera ammissione di “non sapere”, prelude alla pura intuizione intellettuale.
Intorno all'intelletto ruota così, per Cusano, la parte più significativa della vicenda umana. In quanto esso è immagine dell'intelletto divino, per prima cosa organizza e gestisce, tramite i sensi e la ragione, l'attività conoscitiva nel suo complesso: ad imitazione della infinita arte divina, che produsse ogni singolo ente creato attingendolo dalla sua immutabile e omnicomprensiva unità, a sua volta trae da sé l'insieme variegato e multiforme delle rappresentazioni mentali di tutto quanto il reale. Ed è su sua sollecitazione che la ragione discorsiva raccoglie e correla, misura e proporziona tra di loro i dati molteplici e provvisori della realtà creata che continuamente muta e si rinnova. Perciò “ un intelletto sano e libero conosce e abbracccia con amore quella verità che aspira insaziabilmente di raggiungere quando va indagando su ogni cosa con il procedimento discorsivo che gli è insito […]. Tutti coloro che ricercano, giudicano le cose incerte comparandole e proporzionandole con un presupposto che sia certo. Ogni ricerca ha carattere comparativo e impiega il mezzo della proporzione. […] Ma l'infinito, in quanto infinito, poiché si sottrae a ogni proporzione, ci è sconosciuto”

Nel corso dell'immagine razionale, l'intelletto si approssima sempre alla verità ultima delle cose senza riuscire tuttavia a coglierla mai pienamente, mai fino in fondo. L'essenza delle cose, la verità precisa di ciascuna di esse – Dio stesso, in definitiva, che è il fondamento ontologico del mondo reale - , sfuggendo a qualsiasi forma di correlazione adeguata, risultano inafferrrabili e irraggiungibili attraverso l'utilizzazione del metodo logico-deduttivo. “E' dunque evidente che, per quanto riguarda il vero, noi non sappiamo altro se non che esso è incomprensibile nella sua realtà in maniera precisa; che la verità è come la necessità più assoluta, che non può essere né di più ne di meno di ciò che è, e il nostro intelletto è come la possibilità. L'essenza delle cose, che è la verità degli enti, è inattingibile nella sua purezza, ricercata da tutti i filosofi, ma da nessuno scoperta nella sua realtà in sé. E quanto più a fondo saremo dotti in questa ignoranza, quanto più abbiamo accesso alla verità stessa”

Ciò che possediamo per intero, e che a ragione può essere definito la ceazione del nostro intelletto, è quello che noi stessi abbiamo costruito: il mondo di parole, nomi, numeri, figure, nozioni nel quale abbiamo di volta in volta individuato o imposto regole, norme, leggi e che è, a suo modo, un mondo di ordine e precisione (valga per tutti l'esempio del rigore delle scienze matematiche), anche se si tratta pur sempre di valori provvisori e ancora perfettibili, certamente non assoluti e perenni. Più semplicemente, è il mondo delle “congetture” varie e molteplici, poiché tante e diverse sono le menti che danno lor vita; e tale mondo vive in parallelo rispetto al mondo degli enti reali e in nessun caso, neppure nella formulazione concettuale più alta, è coincidente con esso.

Cusano si esprime al riguardo con grande chiarezza:

 

La mente umana è dunque forma del mondo concettuale, come la mente divina è forma del mondo reale. Come l'entità divina assoluta è tutta la realtà dell'essere in qualunque cosa esistente, così anche l'unità della mente umana costituisce l'entità delle varie congetture: Dio compie ogni operazione in vista di se medesimo, per essere a un tempo, principio intelligibile e fine di tutte le cose; parimenti, l'esplicazione del mondo razionale, che proviene dalla nostra mente che lo complica, si attua in vista della mente stessa che lo costruisce. Quanto più acutamente essa contempla nel mondo che ha esplicato di sé, con tanta maggiore fecondità essa si arricchisce in se stessa, perchè il proprio fine è la ragione infinita, nella quale soltanto avrà l'intuizione di se, del proprio essere, quella ragione infinita che sola è la misura di tutti gli enti ragionevoli.

 

Ben conscio dunque dei limiti delle proprie attività, ma anche certo che, tramite essa, porta a termine l'opera per la quale era stato di proposito creato, l'intelletto si appresta ora alla “visio”, all'intuizione di Dio e di se, come similitudine dello stesso infinito intelletto divino. L'uomo, perciò, afferra Dio in modo che va molto aldilà delle congetture terrene espresse in merito – tutte più o meno plausibili, nessuna verissima e numerose per forza di cose, giacchè frutto della molteplicità e della disuguaglianza che caratterizzano il mondo contratto delle creature. L'uomo afferra Dio 'ritrovandolo' nel fondo stesso della sua anima, nel chiuso ricettacolo del suo intelletto, al di fuori e al di sopra di qualsivoglia rappresentazione positiva. Dio è, senza dubbio, un “Dio nascosto” - quello stesso Dio ignoto venerato da alcune popolazioni pagane - , e le strade che conducono a lui sono altre da quelle maestre dell'indagine razionale.

 

 

Brano tratto dall'Introduzione di Lia Mannarino al testo Il Dio Nascosto di Niccolò Cusano