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La fede è mistero oltre la ragione PDF Stampa
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È possibile non condividere alcune o molte idee del suo autore, però è certo che L' anima e il suo destino (Raffaello Cortina editore) di Vito Mancuso, professore di Teologia moderna e contemporanea al San Raffaele di Milano, è uno dei libri più interessanti e coraggiosi dell' anno che ci ha appena lasciati. E non solo.

In un' epoca nella quale non di rado ci si imbatte in interventi di teologi improvvisati o dell' ultim' ora che, con invidiabile disinvoltura e senza aver letto una riga di Origene o Gregorio di Nissa, trattano argomenti di cui non sanno nulla, o riducono il discorso della fede e del mistero alle avvilenti prospettive della querelle politica regionale, il libro di Mancuso colpisce per la complessità e la grande ampiezza dello spazio concesso alla meditazione sulla rivelazione cristiana, oltre che per la vastità delle letture che questa meditazione accompagnano e sorreggono. Va anche detto, tuttavia, che per quanto si possa ammirare lo sforzo di Mancuso di offrire una razionalizzazione della fede, nonostante siano attraenti e convincenti parecchie delle sue proposte, L' anima e il suo destino lascia il lettore che vorrebbe credere in una sorta di lacerato sgomento. Qui, la questione - che peraltro, se si vuole, esiste - non è quella del Magistero della Chiesa: nel corso dei secoli la Chiesa ha più volte cancellato verità che parevano incrollabili. Il punto è un altro. Ed è questo: per chi crede, o aspira a credere, la costruzione teologica di Mancuso è sufficiente a garantire la pace del cuore? In fondo, da un punto di vista assolutamente laico, il problema lo ha suscitato, nella sua recensione di pochi giorni fa sul Corriere della Sera Edoardo Boncinelli. Ha scritto Boncinelli in una conclusione che mi permetto di sintetizzare: «Mancuso eleva una sua cattedrale di concetti, di considerazioni e di proposte, nitida, edificante e senza una scalfittura, da sembrare finta. È perfetta nel suo genere. Ovviamente per chi riesce a crederci. Ma se quello che afferma fosse tutto vero, possiamo ritenere che ciò sarebbe di per sé un bene?». La risposta, non laica, umile e imperfetta, che viene da chi con infiniti dubbi, infinite incertezze e moltissimi affanni, cerca di muoversi nel conforto e nella disperazione della fede, non è affermativa. Mancuso, quello che pensa lo dice con grande chiarezza nell' incipit del suo libro. Scrive: «Il principale obiettivo di questo libro consiste nell' argomentare a favore della bellezza, della giustizia e della sensatezza della vita, fino a ipotizzare che da essa stessa, senza bisogno di interventi dall' alto, sorga un futuro di vita personale oltre la morte». È una affermazione forte. E seducente, se vogliamo. L' universo in cui viviamo, creato da Dio, è, secondo Mancuso, la divinità. Dio non interviene dall' alto, non entra nella Storia, non si occupa delle esistenze individuali, e nemmeno decide se rispondere o no alle nostre preghiere (il tema della preghiera è assente o quasi nel libro), perché Lui è già in noi e noi siamo già in Lui. «Meno si comprende la ricchezza e la bellezza della vita per quello che è», scrive Mancuso, «più si pensa che il divino sia una cosa diversa, totalmente altra, rispetto alla vita. Viceversa, più si comprende la ricchezza e la bellezza della vita per quello che è, meno si pensa il divino come una cosa diversa e totalmente altra. Il centro speculativo del Cristianesimo, l' incarnazione di Dio in un uomo, è esattamente la massima espressione di questa equazione fondamentale: pienezza della vita = divino». Che vuol dire, Mancuso? Che tutto è spiegabile e immanente; anche il mistero. Che da quello che adesso vediamo, letteralmente, con i nostri occhi, potrà nascere un giorno, quando sarà definitivamente compiuto il Bene e l' ordine del mondo, quello che per intanto è invisibile. Ci basta? In altre parole: ci basta quello che sappiamo o sapremo, o ci sono delle cose che a ogni costo non vogliamo conoscere: per esempio, la resurrezione della carne, come sarà? Lì anche Mancuso si ferma, del resto. La sua ragione vacilla e tace: «Come le donne al sepolcro ha paura». C' è solo da prendere o lasciare. Lui prende. Si arrende. Al pari di tutti noi quando rinunciamo a capire - perché che cosa ne sappiamo, noi? - e ci affidiamo alla santa oscurità di Dio.

 

 

Articolo di Giorgio MONTEFOSCHI tratto dal Corriere della Sera