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La Natura è in Dio e Dio è in Natura PDF Stampa
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Vi sono scienziati contemporanei che hanno manifestato la loro perplessità sull’ortodossia neodarwiniana, senza per questo appartenere in alcun modo al creazionismo di stampo biblista che contesta il dato scientifico dell’evoluzione. Tra questi vi è il genetista Francis Collins, uno dei due protagonisti della decifrazione del genoma umano (l’altro è Craig Venter), che sostiene una visione da lui definita BioLogos secondo cui “le caratteristiche dell’universo sono state elaborate apposta per consentire la vita”. Altri noti scienziati sono il fisico Fritjof  Capra, il paleontologo Simon Conway Morris, il fisico Paul Davies, il biochimico Christian de Duve, il biologo Smart Kauffman, il biologo Bruce Lipton, il chimico e fisico Ilya Prigogine. Ha scritto Capra: “La forza che dirige l’evoluzione  va ricercata non negli eventi fortuiti delle mutazioni casuali, bensì nella tendenza intrinseca della vita a creare novità, nella manifestazione spontanea della vita di un ordine e di una complessità crescenti”.

Secondo questa prospettiva, all’origine della vita non c’è un caso fortuito, ma piuttosto un orientamento insito nella materia alla crescita della complessità e della organizzazione, il cui esito più maturo è la mente. Ricostruendo il processo che la ha portata all’esistenza, la mente costituisce il luogo nel quale l’universo in un certo senso prende coscienza di sé.
Il che non significa ovviamente negare l’esistenza del caso e della selezione naturale, come vorrebbero i creazionisti; significa piuttosto che il caso va integrato con l’originaria tendenza intrinseca della natura verso l’organizzazione detta classicamente logos, e che la selezione naturale va integrata con l’originaria aggregazione naturale. Non si tratta di sostituire ma di integrare. Che all’interno della natura vi sia una effettiva selezione è una evidenza più volte dimostrata di cui possiamo avere anche diretta attestazione, ma è altrettanto evidente che si può dare selezione solo di ciò che esiste già, e che quindi la selezione è il momento negativo di un più ampio processo positivo teso all’aggregazione mediante relazione.
Vorrei inoltre fosse chiaro che non sto facendo questo discorso per introdurre l’invisibile mano di Dio che sfiorando gli elementi primordiali precedentemente posti li anima con il suo soffio. Non ho questa intenzione per il semplice motivo che non credo in un intervento divino da un’altra dimensione che immetta la vita nella materia inanimata del nostro pianeta.  Io non penso che la vita sia nata da un intervento divino dall’alto, perché se ammettessi tale possibilità, non mi spiegherei poi come mai questo intervento divino dall’alto, avvenuto una volta, sia ora manifestamente assente in tantissime altre occasioni nelle quali la sua presenza sarebbe così necessaria. Ribadisco piuttosto il mio pensiero secondo cui la vita è nata, vorrei dire sgorgata, dal basso, grazie a una logica sorgiva da sempre insita nella materia, la quale dai nostri padri latini venne chiamata significativamente con tale termine che deriva da mater perché ne avevano intuito la strutturale capacità generativa. Al contrario di quanto si ritiene comunemente, la materia infatti non è inerte (perché nulla è inerte, nulla è senza lavoro, tutto lavora essendo ogni cosa energia), ma è mater, e va considerata al modo del biochimico Christian de Duve, Nobel per la medicina, che ne ha parlato come di una ‘polvere vitale’. Per questo, senza ricorrere né al caso (spiegazione che non spiega nulla) né a un diretto intervento divino (spiegazione che non è coerente con ciò che avviene dopo), io concepisco l’origine della vita come dovuta alla tensione operativa che da sempre pervade la materia e che fa sì che il nostro universo sia fertile, bio-amichevole. In questa prospettiva la vita e l’intelligenza non sono una fortuita combinazione scaturita chissà perché in un ambiente ostile alla vita, ma il risultato di una tendenza intrinseca verso l’organizzazione che pervade la natura e che talora si manifesta in alcune oasi cosmiche, tra cui il nostro pianeta.
Tale antica prospettiva è ripresa oggi da quegli scienziati che parlano di fitness of the cosmos for life, di ‘idoneità del cosmo per la vita’ , secondo il titolo di un simposio del 2003 tenuto all’università di Harvard. Esso costituisce a mio avviso il punto di vista più adeguato per dare conto degli snodi fondamentali della vita sulla Terra, in particolare: 1) la sua comparsa; 2) il passaggio decisivo dalle cellule procariotiche a quelle eucariotiche; 3) lo sviluppo dell’intelligenza e della coscienza.

 

Brano tratto dal testo Il bisogno di pensare di Vito MANCUSO