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L'anima e l'origine della vita PDF Stampa
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Dal punto di vista teoretico, mi chiedo se il pensiero dell'immortalità dell'anima sia degno di un intelletto consapevole del mondo e delle leggi che in esso regolano la vita. Dal punto di vista morale, mi chiedo se il pensiero dell'immortalità dell'anima sia degno di un uomo maturo o non sia solo un trucco dell'immaginazione per superare in qualche modo la paura del nulla e della morte.

Dal punto di vista spirituale, infine, mi chiedo se il pensiero dell'immortalità dell'anima sia degno di una coscienza che abbia un'adeguata percezione della sua pochezza di fronte all'immensità divina. E' evidente, comunque, che la questione si risolve in gran parte sul piano teoretico, nel riuscire a mostrare che sia ipotizzabile un ulteriore livello dell'essere nel quale l'anima continui a vivere.

Il punto di vista a favore dell'immortalità dell'anima che ora esporrò si potrebbe definire un argomento cosmologico, nel senso che sostengo la plausibilità dell'immortalità dell'anima in quanto vedo in essa e nel suo ordine spirituale la più alta organizzazione prodotta dal lavoro dell'universo, il suo fiore più bello. Penso che si possa capire qualcosa sul destino che ci attende solo se riflettiamo attentamente sull'origine che ci ha generati. La questione dell'origine (da dove viene la vita? ) ma anche per quella dello scopo (dove va la vita? a che cosa è destinata? ). E' solo sapendo da dove vengo, che posso intuire qualcosa di dove vado.

Io penso che la legittimità di affermare una vita oltre la morte sia data dalle quattro discontinuità che definiscono il cammino compiuto dall'essere-energia a partire dal momento dell'inizio della sua espansione. Esse sono:

 

  • il passaggio dal minuscolo puntino cosmico all'origine del Big Bang alla vastità dell'essere;
  • il passaggio dalla materia inerte alla vita;
  • il passaggio della vita dalla vita naturale all'intelligenza;
  • il passaggio dalla intelligenza autoreferenziale alla morale e alla spiritualità.

 

Tra uno stadio e l'altro c'è una differenza ontologica, senza che vi sia una necessità intrinseca che spieghi i passaggi. I quali tuttavia sono avvenuti, e sono avvenuti sempre verso una maggiore complessità, sempre conto il disordine dell'entropia e a favore dell'ordine come informazione.

 

L'origine della vita

 

Tra le quattro discontinuità che emergono dal cammino dell'essere lungo il processo cosmico mi soffermo dapprima sul secondo passaggio, la comparsa della vita. Da dove viene la vita nessuno lo sa. La teoria oggi dominante, cioè il caso, il colpo di fortuna chimico, non spiega nulla, è una semplice ammissione di ignoranza, significa dire ‘Non lo so '. Poniamoci con la mente a quattro miliardi di anni fa, a quando ebbe origine la vita sulla Terra. Il britannico Paul Davies, fisico di fama mondiale e agnostico quanto a fede religiosa, scrive che ‘ le probabilità contrarie alla sintesi puramente casuale delle sole proteine sono circa 10E40000; Ciò significa 1 seguito da 40000 zeri, un numero che, scritto per esteso, occuperebbe un intero capitolo di questo libro '. Le proteine, com'è noto, sono la base della vita. Davies prosegue riportando l'osservazione di Fred Hoyle, il matematico e astrofisico britannico sostenitore del modello stazionario dell'universo ed ancora più agnostico di Davies quanto a fede religiosa, secondo cui ‘ le probabilità che un processo spontaneo metta insieme un essere vivente sono analoghe a quelle che una tromba d'aria, spazzando un deposito di robivecchi, produca un Boing 747 perfettamente funzionante. Per l'origine della vita ognuno è libero di parlare di caso, così come si è liberi di credere che la casa della Madonna sia stata trasportata dagli angeli da Nazaret a Loreto; ma per favore, per nessuna delle due spiegazioni si parli di scienza. La realtà è quella che onestamente riconosce Daniel Altschuler, che pone ancora il caso alla base dell'evoluzione: ‘Con ogni probabilità c'è qualcosa che ancora ci sfugge e che quando lo scopriremo, ci mostrerà che la vita non è il prodotto di eventi casuali, ma il risultato di leggi naturali '.

La teoria della vita venuta dallo spazio non risolve il problema, lo sposta semplicemente più in là. Fosse anche venuta da Marte, o dal di fuori del sistema solare, da una dei miliardi di galassie ognuna delle quali contiene miliardi di stelle, tutto comunque è sempre partito dal puntino cosmico che all'inizio misurava, dicono, 10E- 33 centimetri , con una piccolezza assolutamente impensabile, paragonata alla quale una briciola di pane ha le dimensioni di una montagna. Questo 'cosino' esplode e dall'impasto dei gas primordiali dell'elio e dell'idrogeno viene fuori una processione di stelle, dinosauri, virus, batteri, fiori, ulivi, topi, gatti, uomini, donne, bambini, ecc. La vita.

Soffermiamoci sul terzo passaggio, la comparsa della vita intelligente. Risaliamo a 160.000 anni fa, a quando comparve la specie Homo Sapiens. Hanno calcolato che le probabilità contrarie alla formazione del genoma umano a partire dai gas primordiali scaturiti dal Big Bang danno questa cifra: 10 elevato a 10 milioni. Per scriverla non occorre più un capitolo di questo libro, ma all'incirca trenta libri di 300 pagine piene di zeri. Eppure è esattamente quello che è avvenuto. C'era una sola pallina rossa di contro a un numero impensabile di palline bianche, eppure, dall'immenso contenitore cosmico è uscita la pallina rossa.

Occorre spiegare perché è uscita l'unica pallina rossa. Per la scienza la domanda è importante, per la filosofia è addirittura vitale, è ben per questo che esiste, La differenza tra scienza e filosofia consiste nella domanda che le muove, che per la scienza è il come , per la filosofia il perché. Perché c'è l'essere, e non il nulla? Perché c'è l'essere ordinato come vita, e non l'essere disordinato come non-vita, visto che sarebbe infinitamente più probabile la non-vita della vita? Questa domanda non può essere evitata da chiunque voglia pensare.

Io vedo solo tre possibili risposte:

 

-il caso;

-il miracolo;

-la necessità intrinseca.

 

La mia risposta è la terza. Escludo il caso, la lotteria cosmica, la combinazione vincente di tipo chimico: il caso può capitare una volta, ma quando si ripete sempre nella stessa direzione verso l'ordine e la crescita dell'informazione non è più un caso.

Escludo il miracolo, come intervento divino dal di fuori del mondo: se il Dio personale nel quale io credo intervenisse davvero nel mondo, allora avrei qualche domanda da fargli sul perché non interviene nelle innumerevoli circostanze in cui ci sarebbe tanto bisogno di lui. Forse, la prima sarebbe questa: perché sei intervenuto a causare quella fluttuazione quantistica all'origine della prima cellula vivente, e non ti sei scomodato per dire una parolina ad Adolf Hitler o a Josif Dzugasvili, più noto tra gli uomini come Stalin, che hanno massacrato milioni di tuoi figli innocenti?

Io abbraccio la terza soluzione: se è uscita l'unica pallina rossa della vita, è perché doveva uscire proprio lei. Dagli informi gas primordiali doveva scaturire la vita. Io sostengo che vi è una finalità intrinseca nella natura, esattamente quella medesima teleologia di cui parlava Aristotele, che so bene essere un supremo tabù per molti biologi contemporanei. E' questo telos intrinseco all'essere al mondo che rende la natura orientata ad un ordine e a una informazione sempre maggiori. ‘Il variegato mondo che ci circonda è la manifestazione concreta della capacità di calcolo dell'universo', scrive Seth Lloyd, quantum computer scientist come lui stesso si definisce, uno dei più noti scienziati impegnati nella costruzione del computer quantistico, direttore del Research Laboratori of Electronics del MIT di Boston. Ma che cosa significa affermare la capacità di calcolo dell'universo, se non ripresentare in altri termini la teleologia intrinseca al cosmo sostituta da Aristotele?

In una conferenza di qualche anno fa Paul Davies affermava che ormai ‘ un crescente numero di scienziati sospetta che la vita sia iscritta nelle leggi fondamentali dell'universo, cosicché questa sarebbe quasi obbligata ad emergere ovunque prevalgano condizioni ambientali simili a quelle terrestri.' Tra gli studiosi che condividono la prospettiva di Davies occorre citare innanzitutto colui che ne è stato per molti aspetti il pioniere, il chimico belga di origine russa Ilya Prigogine, Nobel per la chimica nel 1977, secondo cui l'origine della vita deriva non da un caso ma da proprietà intrinseche della materia, in base alle quali l'universo tende all'aumento progressivo dell'ordine e della complessità: è interessante notare che per l'edizione americana del suo libro più famoso, che nell'originale francese si intitola Le Nouvelle Alliance, Prigogine scelse significativamente il titolo Order out of caos. Il concetto di ordine è decisivo: A ritenere che la vita non sia un caso ma sia iscritta nelle leggi dell'universo vi sono poi tra gli altri Fritjof Capra, Lynn Margulis, Stuart Kauffman, Christian de Duve. Quest'ultimo scrive: ‘ Alla famosa frase di Monods:- L'Universo non era gravido di vita, né la biosfera era gravida dell'uomo-, io rispondo: Lei sbaglia; erano gravidi.' La vita non nasce contro la logica dell'universo, ma come conseguenza della logica dell'universo.

 

 

Brani tratti dal libro L'anima e il suo destino di Vito MANCUSO.