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L'oppio dei popoli PDF Stampa
Religione - Articoli vari

Christopher Hitchens, giornalista inglese liberal (autore di un volume cult sulle bugie dell'amministrazione Clinton negli States, No One Left to Lie to), ha lanciato un atto d'accusa durissimo contro le religioni in tutte le loro manifestazioni: «La fede – ecco la sua tesi di partenza – è inestirpabile, perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e degli altri». Diciannove agguerriti capitoli (specie contro Bibbia e Corano) per invocare, alla fine, il bisogno di un nuovo illuminismo: «La religione non ha ormai più scusanti. Grazie al telescopio e al microscopio, non fornisce più alcuna spiegazione di qualche importanza. Mentre un tempo, grazie all'assoluto controllo che esercitava su una visione del mondo, era in grado di prevenire il sorgere di rivali, oggi può solo impedire e ritardare – o cercare di far regredire – i cospicui progressi che abbiamo fatto». Alle stesse conclusioni – pur se argomentate più pacatamente, e venate di un terribile pessimismo esistenziale («La vita è un breve percorso che si svolge sotto l'incubo della morte») – giunge Eugenio Scalfari: «Dio muore nel momento in cui scopriamo di averlo inventato per sfuggire la paura».

Anche Daniel Dennett, filosofo della scienza, americano, è entrato prepotentemente nel dibatti­to: «Le grandi idee della religione – tuona – hanno tenuto gli esseri umani sotto una sorta di incantesimo per migliaia di anni, più a lungo di quanto si estenda la nostra storia documentaria». Nel suo saggio, discusso e articolato, che assume come prospettiva anche la biologia evoluzionista, non ha dubbi: chi crede non vuole capire e lo dimostra la stizza con cui i religiosi, le gerarchie e gran parte dei credenti non accettano critiche. A Milano nel 2007 per il "Darwin Day" ha dichiarato: «Molti pensano che esaminare la religione alla luce delle teorie scientifiche significhi romperne l'incantesimo e provocare una catastrofe. È la posizione di chi non è vero credente ed è convinto del fatto che la morale, la sicurezza pubblica o altre cose importanti non starebbero in piedi senza lo "show" della religione, cioè le credenze, i rituali, gli ornamenti e le gerarchie delle religioni organizzate. La maggior parte dei religiosi sono "fedeli alla fede", più che a Dio. Noi scettici vogliamo sottoporre le loro convinzioni alla lente di un microscopio. Se ci sbagliamo lo ammetteremo, altrimenti servirà a svegliarli dal loro torpore».

 

Brano di Vittorino ANDREOLI tratto dal testo L’oppio dei popoli