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San Tommaso d'Aquino e la Scolastica PDF Stampa
Religione - Articoli vari

In generale con il termine scolastica si indicano i diversi sistemi teologici che si prefiggono l’accordo tra la rivelazione e la ragione, tra la fede e la comprensione intellettuale. Anselmo di Canterbury (1033-1109) aveva ripreso la formula di Agostino: «Credo di poter comprendere». In altre parole , la ragione inizia a svolgere il suo compito a partire dagli articoli della fede. La struttura specifica delle teologia scolastica viene però elaborata da Pietro Lombardo (c. 1100-1160) nella sua opera Libri quattuor sententiarum,in cui sotto forma di domande, analisi e risposte, il teologo presenta e discute i problemi di Dio, della creazione, dell’Incarnazione, della redenzione e dei sacramenti.
Nel XII secolo diventano parzialmente accessibili in traduzione latina le opere di Aristotele e dei grandi filosofi arabi ed ebrei (soprattutto Averroè, Avicenna e Maimonide) che contribuiscono a mettere in una prospettiva nuova i rapporti tra ragione e fede. Secondo Aristotele, l’ambito della ragione è completamente indipendente. Alberto Magno, uno degli spiriti più universali del Medioevo, accettò con entusiasmo la riconquista, «per la ragione, dei diritti che essa stessa aveva lasciato cadere in disuso», ma una dottrina di questo genere non poteva che indignare profondamente i teologi tradizionalisti, i quali accusavano gli scolastici di aver sacrificato la religione alla filosofia, Cristo ad Aristotele.
Il pensiero di Alberto Magno venne approfondito e sistematizzato dal suo discepolo, Tommaso d’Aquino (1224-1274), il quale fu insieme teologo e filosofo, ma sempre mantenendo immutato il problema centrale della sua speculazione: l’essere, cioè Dio: Tommaso attua una distinzione radicale tra la Natura e la Grazia, tra l’ambito della ragione e quello della fede, anche se tale distinzione implica il loro accordo.  L’esistenza di Dio diviene per lui evidente non appena l’uomo provi a riflettere sul mondo a lui noto; ad esempio: in un modo o nell’altro, questo mondo è in movimento e qualsiasi movimento deve avere una causa, la quale a sua volta è il risultato di un’altra e nondimeno la serie di tali cause non può essere infinita, per cui occorre ammettere l’intervento di un Motore Primo, che non è altri se non Dio. Questa argomentazione è la prima di un gruppo di cinque , designate da Tommaso come le «cinque vie». Il ragionamento è sempre lo stesso: partendo da una realtà evidente, si giunge a Dio ( qualsiasi causa efficiente ne presuppone un’altra, e risalendo indietro per tutta la serie si giunge alla prima di esse, cioè a Dio. E così via.
Essendo infinito e semplice, il Dio così scoperto dalla ragione si colloca al di là del linguaggio umano: Dio è l’atto puro dell’esistere (ipsum esse) per cui è infinito, immutabile ed eterno. Dimostrandone l’esistenza grazie al principio di casualità si giunge al tempo stesso alla conclusione che Dio è il creatore del mondo, da Lui creato liberamente, senza necessità alcuna. Ma per Tommaso la ragione umana non è in grado di dimostrare se il mondo sia sempre esistito o se invece la creazione abbia avuto luogo nel tempo: la fede, fondata sulle rivelazioni divine, ci chiede di credere che il mondo è cominciato nel tempo. Si tratta di una verità rivelata, come gli altri articoli della fede (il peccato originale, la Trinità, l’Incarnazione di Dio in Gesù Cristo e così via) e dunque oggetto dell’indagine teologica e non più della filosofia.
Ogni conoscenza implica il concetto centrale dell’essere , che altro non è se non il possesso o la presenza della realtà che si vuol conoscere. L’uomo è stato creato perché goda della piena conoscenza di Dio, ma in seguito al peccato originale non è più capace di raggiungerlo senza l’aiuto della Grazia. La fede permette al fedele, soccorso dalla Grazia, di accettare la conoscenza di Dio quale Egli l’ha rivelata nel corso della storia sacra.
«Nonostante le resistenze da essa incontrate, la dottrina di san Tommaso gli valse subito parecchi discepoli, non solo all’interno dell’Ordine dominicano, ma anche in altri ambienti culturali e religiosi. La riforma tomista toccava l’intero campo della filosofia e della teologia. Non v’è perciò una sola questione di rilievo propria di questi due ambiti i cui la storia non possa riscontrarne l’esistenza e seguirne le tracce , ma essa sembra sempre aver agito in particolare sui problemi fondamentali dell’ontologia, la cui soluzione presiedeva a quella di tutti gli altri». Per Gilson il grande merito di san Tommaso è quello di aver evitato sia il «teologismo» - che ammetteva l’insufficienza della fede – che il «razionalismo». E sempre secondo Gilson, il declino della scolastica iniziò con la condanna di alcune tesi di Aristotele (soprattutto dei suoi commentatori arabi) da parte del vescovo di Parigi, Etienne Tempier, nel 1270 e nel 1277. D’allora in poi la solidarietà strutturale esistente tra teologia e filosofia fu gravemente compromessa. Le critiche di Duns Scoto (c. 1265-1308) e di Gugliemo di Occam (c. 1285_1347) contribuiscono a sgretolare la sintesi tomista. Tutto sommato la distanza sempre più grande tra le teologia e la filosofia anticipa la separazione, evidente nelle società moderne, tra il sacro e il profano.
Va detto che l’interpretazione di Gilson non viene più accettata nel suo complesso. Tommaso d’Aquino non fu l’unico scolastico medievale di genio: durante i secoli XIII e XIV altri pensatori – anzitutto Scoto e Occam – goderono di un prestigio identico, se non superiore al suo , ma l’importanza del tomismo è dovuta al fatto che esso venne proclamato, nel XIX secolo, teologia ufficiale della Chiesa romana.

 

Brano tratto dal testo Storia delle idee e delle credenze religiose di Mircea Eliade