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Scienza e fede PDF Stampa
Religione - Articoli vari

Cos'è la Scienza se non la conoscenza esatta (?) e ragionata , grazie allo studio, all'esperienza (anche di vita spirituale) ,all'osservazione (anche interiore) e poi che cosa si ripromette di raggiungere ?

Se l'ambizione ultima della Scienza , consiste nel chiarire la relazione tra Uomo e Universo (secondo Jacques Monod, cui si farà riferimento in seguito per il successo che hanno avuto in certi settori scientifici le sue idee e le sue teorie), non si può non sperare che essa dia il dovuto risalto alla fede negli ideali e nei valori spirituali.

Perché con la sola ragione non si può spiegare tutto ciò che attiene all'uomo, alla sua sete di conoscenza anche della parte più profonda del proprio essere, oltre che di ciò che lo circonda. Se la Scienza non può bastare a spiegare tutto ciò che attiene ai nostri campi di interesse , perché la nostra spiritualità non può essere soggetta ad una sola analisi razionale, dobbiamo accettare come fonte di conoscenza oltre alla Ragione anche il Sentire nel Profondo. I capolavori artistici appagano l'animo umano, come le espressioni più alte della Poesia e quindi queste caratteristiche non possono essere trascurate in una visione globale dell'esistenza.

Per citare la più grande e recente scoperta in campo scientifico espressa dal concetto della Relatività', non si può' trascurare il fatto, che oltre che con una analisi razionale prodigiosa , Einstein ha stravolto le fondamenta della Fisica, anche con un salto impetuoso delle sue capacità di immaginazione.

Per spingere il nostro ragionamento all'estremo ( cioè che non tutte le nostre conoscenze derivano dal razionale della nostra natura), basta pensare che nella civiltà greca (la fonte della civiltà occidentale) si riteneva la Poesia di ispirazione Divina e quindi il Poeta era visto come un Profeta ; addirittura Socrate e quindi Platone avevano in pratica affermato che Genio e Follia si toccavano da vicino ed anche un famoso proverbio latino ribadiva che non vi è grande ingegno senza un grano di follia. Sino ad arrivare alla psichiatria moderna , dove l'alternanza maniaco-depressiva , contenuta entro certi livelli ovviamente, secondo Brenot (psichiatra docente all'Università di Bordeaux), dicevamo l'alternanza maniaco-depressiva non è più definibile come psicosi; essa costituisce invece una turba particolare, che sembra particolarmente ricorrente nei geni creativi e nei personaggi d'eccezione. Ad esempio Goethe (affetto senz'altro da questo squilibrio) affermava: " Le nature geniali conoscono una pubertà sempre rinnovata, mentre gli altri non sono giovani che una sola volta". L'alternanza maniaco-depressiva, è stata chiamata in causa per un bel numero di personaggi fuori del comune, tra i quali si possono citare Balzac, Comte, Byron , Schuman, Hemingway, ...

Ed inoltre Kafka era un nevrotico ossessivo, Rousseau un masochista esemplare, Rilke uno schizofrenico, Baudelaire un depresso cronico, Rimbaud soffriva di allucinazioni, Schopenhaur di mania di persecuzione, Beethoven di nevrosi depressiva, Masaccio era chiamato l'idiota, Van Gogh collezionava manie, Michelangelo era uno psicopatico da manuale..........

Tutto questo con le dovute 'riflessioni' ovviamente, non ci può' sorprendere, perché limitare tutto lo scibile umano alla cosiddetta Ragione e considerare il Sentire come un aggregato, rappresenterebbe appunto una limitazione notevole della natura dell'uomo.

Inoltre, continuando ad esulare dalla Ragione, bisogna fare i conti con la Morale, senza la quale potrebbe essere sovvertita l'esistenza umana. Con la Bioingegneria, ad esempio , che ha fornito la possibilità di clonazione anche dell'uomo, si potrebbe introdurre una 'riproduzione scientifica' e quindi arrivare ad equilibri sostanziali ed avanzatissimi della macchina umana. Ma credo che la Storia tramite i i sistemi dittatoriali instauratisi in Europa nel secolo scorso abbia dimostrato che l'acquisizione di nuovi equilibri per le esigenze spirituali deve essere effettuata senza dimenticare che l'uomo non può essere visto come un "pacco senza valore spedito dall'ostetrico al becchino", ma come un 'oggetto prezioso', con caratteristiche estremamente sofisticate, che è molto, troppo semplicistico affermare proveniente dal Nulla e dal Caso.

Ragione e pulsioni interiori, psiche e sentimento, scienza ed arte possono e debbono coesistere senza contrapposizioni, proprio perché Mente e Spirito fanno parte integrante dell'uomo, non sono scindibili e l'uno deve quindi trovare appagamento nelle considerazioni dell'altra , per dare un senso compiuto alla nostra esistenza. Nel momento in cui ciò non si realizzi non verrà mai raggiunto quell'equilibrio interiore, che può arginare le ansie , le angosce , le nevrosi che il consumismo attraverso l'unico valore che riconosce (IL DIO DENARO) dispensa a piene mani; e quindi Monod , senza considerare l'uomo in tutta la sua interezza definisce genericamente lo spirito:" come qualcosa di estrema ricchezza (!), di enorme complessità(!), con una insondabile (!) profondità' del retaggio genetico e culturale, al pari dell'esperienza personale, cosciente o no , che costituiscono nell'insieme il nostro essere unico ed innegabile testimone di sé stesso".

Comunque rifacendosi al progressismo scientifico di Teilhard de Chardin (paleontologo di rango internazionale, definito dalla Chiesa come il Gesuita proibito), penso che Monod non ne possa contestare l'affermazione che"la Fede ha bisogno di tutte le verità di cui può disporre" . E questa considerazione è da ritenere come fondamentale, perché la vera Fede e la vera Scienza si possono e si debbono considerare alleate per arrivare alla Verità. Non è Fede quella dei cosiddetti bigotti ma solo una forma sottile di superstizione , che deve essere combattuta e respinta, perché preclude le porte della Verità a tanta gente desiderosa di raggiungerla, ma che rifiuta certi atteggiamenti e comportamenti

La vera Fede deve essere arricchita dalla Razionalità del Credo, altrimenti rappresenta qualcosa di estremamente povero dal punto di di vista dei contenuti ed è destinata ad essere inconsciamente rimossa.

Ed ora forse è il caso di fare delle considerazioni statistiche perché più dello 80% degli Italiani , riconosce razionalmente l'esistenza del Creatore, mentre questo è vero solo per il 50% degli uomini di scienza. Ma non si faccia confusione su questi dati , perché i cosiddetti uomini di scienza risultano a volte talmente presi dalla loro occupazione , che rifiutano di occuparsi di altre realtà , che hanno un impatto più diretto con l'esistenza; essi non si pongono il problema dell'assoluto, "ma lasciano che sia" , per occuparsi di problemi che si rivelano dettagli nell'ambito esistenziale.

Questo anche perché sono stati commessi dei grossi errori di valutazione da parte della religione ufficiale nei confronti della Scienza ( Galilei per tutti ) e quindi questi errori, commessi prima dell'esplosione della Scienza come Cultura fondamentale per l'Uomo, vengono ampiamente ricambiati. Attualmente la Scienza e la Fede sono ritenute contrapposte, ma questo è un atteggiamento che si può spiegare soltanto per le ragioni storiche di cui si è citato un esempio. Non si può ritenere il riconoscimento dell'esistenza del Creatore, come la negazione delle conquiste della scienza , perché sono soltanto due gli eventi, che fanno ritenere indispensabile la presenza di una Forza Trascendente affinchè si siano determinati, cioè il Big Bang dell'energia 'materiale' , ovvero il "fatto" che ha determinato la creazione dell'Universo ed il Big Bang dell'energia 'spirituale' , cioè il momento della creazione dell'Uomo, come Essere in grado di intendere compiutamente; momento dicevo che si è determinato forse soltanto quando Egli ha riconosciuto l'esistenza di un Fattore , per tutto ciò che lo circondava ed inconsciamente anche per sé stesso.

Scienza e Fede devono 'interfacciarsi' ' perché non possono esistere contrapposizioni frontali, nel momento in cui si accetta la tesi che la Scienza deve guardare fondamentalmente alla collocazione dell'Uomo nell'Universo; e quindi in particolare a crisi esistenziali molto diffuse, che si manifestano se viene a mancare un preciso , valido e certo punto di riferimento.


Antonio ALBINO