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Un centro divino nel cervello PDF Stampa
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Le neuroscienze stanno attraversando una fase di rapida evoluzione. Per i neuroscienziati è in atto una “rivoluzione scientifica”  destinata a sconvolgere non soltanto i sistemi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma le nostre stesse concezioni millenarie, a partire dai sistemi filosofici.

Si tratta di una svolta finalizzata a comprendere la struttura e il funzionamento del cervello, e gli aspetti più intimi e privati dei nostri pensieri e desideri, come pensiamo, agiamo e cosa proviamo

Nell’ambito di questo meraviglioso progresso neuro scientifico, sono stati compiuti notevoli avanzamenti nell’esame del rapporto tra cervello e credenze in Dio, spiritualità, sacro, religione e dimensione del trascendente. Lo sviluppo di questo nuovo settore di ricerca ha dato origine a due discipline: Neuroteologia, termine coniato da A. Huxley, e Neuroscienza dello Spirito.

Il neuro scienziato Michael Persinger è stato il primo studioso a sostenere che le credenze in Dio, nell’anima e nelle esperienze religiose hanno basi in aree del cervello. “Tutti gli esseri umani, per Persinger, possiedono la capacità innata di credere in un Essere superiore insieme con il senso del mysterium  tremendum,ossia con la sensazione del terrore, della paura e di tutto  ciò che è mistero, nascosto, sconosciuto.

Ricerche condotte attraverso  i sofisticati metodi di brain imaging da A. Newberge e E. d’Aquili mostrano che l’idea di Dio non è prodotta da semplici opinioni personali o da speculazioni filosofiche o teologiche, oppure da stati patologici, come sosteneva Freud, ma si fonda sull’attività del cervello. Esperimenti effettuati prima con monaci giapponesi poi con suore francescane e carmelitane hanno dimostrato che la credenza in Dio, nella spiritualità e nel sacro nonché il fenomeno della meditazione e della preghiera modificano e attivano sistemi neurali e alcune aree del cervello.

L’insieme delle ricerche indica dunque che  strutture cerebrali sono coinvolte in queste credenze.

Il sistema delle credenze spirituali e religiose è una capacità innata, una inclinazione, un evento biologico, genetico, ereditario del nostro cervello.

E’ una scoperta di enormi proporzioni: le basi biologiche per cui gli esseri umani sono “predisposti” (Rudolph Otto) al pensiero religioso. La mente possiede un’attitudine, un istinto religioso che ha avuto origine da reazioni biologiche comuni a tutti gli esseri umani.  La persona umana è un “homo religiosus”.

Possiamo parlare di “una grammatica spirituale e morale universale”, di “una scintilla etica e spirituale impiantata nel cervello” (Green).

Ulteriori ricerche  hanno sottolineato l’importanza della spiritualità e delle esperienze religiose nell’evoluzione della specie umana (Persinger), nella  capacità innata di trascendere l’io, per riempire di “senso” la vita, rispondere alle grandi domande esistenziali, scongiurando la possibilità che gli esseri umani cadano in uno stato di ansia e di depressione per le piccole e grandi tragedie della vita,  e per ridurre l’angoscia determinata dalla sofferenza, dalle malattie e dalla consapevolezza della propria morte. Le credenze sono “indispensabili” per la “sopravvivenza umana” e per la “prosperità” della nostra specie. Esse sono poi il “collante” per impedire alla nostra specie, attraverso il predominio della pulsione di morte (thanatos), cioè del cervello rettiliano, di “distruggere” a lungo andare se stessa....

 

 

 

Il cervello “costruisce” quindi credenze, le quali sono “proprietà biologiche” e sono “misurabili” sia attraverso le metodiche di “neuroimaging” che sui pazienti con il cervello diviso (split brain). Dean Hamer ha scoperto un gene, che ha chiamato “Il gene di Dio”

In base all’insieme di queste ricerche,  autorevoli neuro scienziati credono di indicare nel cervello la presenza di “un’area del divino”, di “un centro divino”, di “un centro di Dio”,  come già aveva intuito il più grande filosofo latino, Seneca, per il quale  “C’è un Dio in ogni uomo”. Alla fine, anche Nietzsche risolve la sua teoria della “morte di Dio” e del “superuomo” con una invocazione liberatoria: “Cerco Dio, cerco Dio”

La presenza di “un centro di Dio” nel cervello è stata sostenuta anche da altri scienziati tra i quali Shacter. A sua volta, il grande matematico tedesco, Kronecher, ha scritto: “Dio ha creato i numeri interi. Sono gli unici numeri la cui esistenza è certa. Ci vengono dall’Onnipotente. Tutto il resto è opera dell’uomo”.

Le ricerche infine hanno mostrato che queste credenze sono il “prodotto” dell’evoluzione del cervello, il quale è a sua volta il frutto di una lunga storia evolutiva che dura da più di 600 milioni di anni.

L’idea di queste credenze è sempre esistita e sono comuni, come abbiamo detto a tutti gli esseri umani. Essa “perdura”, secondo il neuroscienziato Gazzaniga, dall’antichità, da quando l’uomo abita la terra. Nasce con l’uomo e nel cervello dell’uomo. E’ un fenomeno universale, esiste in ogni luogo e in ogni tempo. Non c’è un popolo -afferma Cicerone- che non creda  in Dio e non abbia un “legame”- precisa Lattanzio- che “unisce l’uomo al suo creatore, a Dio”. “Dio esiste perché- spiega Seneca- in tutti gli uomini è innata l’idea di Dio”. Dio è in ogni persona.

Credere nell’esistenza di Dio, significa dunque credere nell’esistenza di un’anima immortale. Per conoscere noi stessi, dobbiamo guardare – afferma Platone – al divino che è in noi”.

In molte lingue, l’anima (dal greco anemos, vento) è indicata con parole che si riferiscono al respiro, al soffio o al leggero battito delle ali, al pneuma (greco) e allo

Spiritus (latino). L’anima quindi ha una natura divina (daimon).Una delle prime rappresentazioni dell’anima è quella di un uccello che si appresta a intraprendere il viaggio nell’aldilà.

L’idea di un’anima  immortale ospitata nel corpo umano o in altri animali è stata sviluppata per la prima volta in India. Gli Inca, gli Egizi, i Greci e “tutte le maggiori civiltà passate e presenti, sostiene Gazzaniga, possiedono un forte sistema di credenze che spesso include una o più divinità”.

Alcune ricerche mostrano che le credenze  possono produrre effetti benefici e terapeutici. Le modificazioni neurobiologiche riguardano in particolare:

  1. Un cambiamento dello stato di coscienza nella percezione di sé, degli altri e del mondo.

  2. Un senso di estraneità dalla realtà.

  3. Sensazione di una presenza di Dio.

  4. Sensazione di uno stato di unione con Dio.

  5. Una migliore capacità cognitiva di apprendimento, di attenzione e memoria.

  6. Uno stato di benessere fisico e mentale, un senso di quiete, tranquillità dell’animo, pace, gioia, euforia, armonia, forti emozioni.

  7. Percezione di appartenenza alla comunità, auto-stima, migliori relazioni sociali, visione positiva della vita, migliore qualità dell’esistenza, altruismo, distacco dalle passioni e dagli egoismi.

  8. Alleviamento dello stato di ansia, depressione, angoscia e stress.

  9. Contrazione dei sintomi e del decorso delle malattie.

  10. Azione sul battito cardiaco, respirazione, pressione del sangue, sistema immunologico, dolore, paura.

  11. Azione sui processi di invecchiamento.

  12. Minore incidenza di malattie nella popolazione religiosa.

  13. Produzione di sostanze cosiddette del piacere, del benessere e della felicità.

La pratica clinica infine ha mostrato una “correlazione” tra esperienza religiosa e disturbi psichiatrici. La psichiatria clinica ha descritto la presenza di molti elementi religiosi nei disturbi mentali, evidenziando relazioni tra senso di colpa, ansia e rituali ossessivi a contenuto magico-religioso. Spesso nella pratica clinica si rivelano sintomatologie di tipo isterico, fobico, maniacale, ossessivo,schizofrenico, le quali hanno per contenuto la dimensione del sacro. Altri sintomi presentati dai pazienti sono il desiderio di espiazione, ansia e angoscia.

Alcune forme di misticismo si riscontrano nell’isteria, in alcuni minorati psichici e in talune allucinazioni. Le allucinazioni visive e uditive, come udire la voce di Dio o vedere la Madonna, rientrano nell’esperienza religiosa e possono generare sintomi neurologici e psichiatrici. Queste si presentano nelle psicosi, nei casi di mania e depressione, nella demenza e nella schizofrenia.

I pazienti affetti da epilessia possono provare “impressionanti esperienze estatiche e forte religiosità” (Swaab). La cecità temporanea successiva ad un attacco epilettico, le allucinazioni visive descritte dall’evangelista Luca e la conversione dell’apostolo Paolo al cristianesimo sono descritte come “esperienze estatiche legate alla sua epilessia. Giovanna d’Arco aveva attacchi epilettici, così come Van Gogh, il quale aveva anche allucinazioni visive e uditive nonché “bizzarre fantasie religiose e paranoiche”. Dostoevskij infine ha avuto molteplici crisi epilettiche e nei libri “L’idiota” e “Demoni” ha descritto le sue esperienze religiose vissute nei momenti anteriori agli attacchi. Durante queste crisi, “avvertivo – scrive –  veramente la presenza di Dio”. “Sì, Dio esiste, gemevo”.

In realtà, il cervello ha un fascino ambiguo per il fatto – come rileva Vizioli – che questa massa gelatinosa può produrre la cappella Sistina e il Requiem di Mozart, ma anche Auschwitz e Hiroscima, e le piccole e grandi tragedie della vita quotidiana. Il cervello infatti è una combinazione di eros e thanatos, vita e morte, bene e male, odio e amore, miseria e nobiltà, egoismo e altruismo.

Paul Mac Lean, uno dei più grandi neuro scienziati, ha concepito il nostro cervello come una struttura trinitaria, nel senso che consta di tre formazioni sovrapposte: il cervello rettiliano, che avrebbe fatto la sua comparsa circa 500 milioni di anni fa; il cervello limbico o mammaliano, 300 milioni di anni fa, e il neocervello, 200 milioni di anni fa.

Analogamente alla Santissima Trinità, le tre strutture costituiscono un cervello unitario, un cervello “uno e trino”. Già Platone aveva descritto il cervello come una coppia di destrieri guidati da un auriga. Anche Freud propone un modello trinitario: Es, Io e Super-Io. L’Es corrisponde al cervello rettiliano, agli istinti primordiali; l’Io al cervello limbico e il Super-Ego, come il luogo della coscienza morale, del giudizio e della critica.

In tal modo, Mac Lean verifica scientificamente una realtà che Platone e Freud avevano intuito.

Come concludere? “L’uomo- ha scritto Pascal- è un essere tra l’angelo e l’animale”.

 

 

Guido Brunetti, l'autore del testo, vive e lavora a Roma. Ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno. Ha esercitato attività sanitaria nella cura delle malattie mentali come libero professionista e presso istituzioni pubbliche e private. Ha svolto altresì attività nel Ministero di Grazia e Giustizia, Tribunale di Roma e Presidenza del Consiglio dei Ministri. E' autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche che spaziano nei più diversi campi delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi. Il professor Raffaello Vizioli, neuroscienziato di fama mondiale, ha definito Brunetti un "umanista- scienziato" e uno "scrittore completo". Un altro scienziato, Edoardo Boncinelli, ha dichiarato che Brunetti "è uno dei pochi autori capaci di scrivere un libro sul cervello, la mente e la coscienza". Collabora alla "Rivista di psichiatria" e a "Formazione psichiatrica".