Home Religioni Articoli vari Un confronto antropologico tra uomo greco e uomo cristiano: identità, analogie e differenze.
Un confronto antropologico tra uomo greco e uomo cristiano: identità, analogie e differenze. PDF Stampa
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La civiltà greca, profondamente diversa dalla nostra (quella occidentale) ma allo stesso tempo  fondamentale per averne determinato la nascita, differisce da quest’ultima non solo per istituzioni, strutture economiche, sociali, politiche e per contesto storico ma, più intimamente, per la natura stessa dell’uomo, per la sua morale, per il suo modo di pensare e per il suo approccio con la realtà. Il mondo classico diede della filosofia la definizione di "ricerca delle cause prime" cioè di rendere ragione del perché le cose ‘stiano così’.
Le scuole filosofiche precedenti a Socrate avevano la natura come loro oggetto privilegiato, mentre con Socrate sarà l’uomo con tutto il suo mondo spirituale a diventare riferimento costante della ricerca. L’assenza del pensare filosofico significa affidarsi esclusivamente all’esperienza soggettiva, particolare, individuale, all’emotività e all’irrazionale. L’uomo invece cerca di capire il senso della propria esistenza, con Socrate si realizza quella svolta che imprimerà alla filosofia il compito di indagare sulle esigenze esistenziali. In particolare con Platone e Aristotele si arriva a indicare le vie che portano alla concezione di un Ente ordinatore del caos primordiale. L’ansia della conoscenza, lo stupirsi e il meravigliarsi hanno portato la cultura greca alle concezioni più elevate: l’uomo non è più solo, esiste un Nume che è soltanto un demiurgo ma che rappresenta un preciso punto di riferimento spirituale.

La scoperta dello spirito è un grandioso contributo alla nascita della filosofia antropologica, dove per anthropos si intende colui che pensa a ciò che vede. Si arriva a definire il concetto platonico del corpo come prigione dello spirito, cosa che rappresenta una pietra miliare nella storia del pensiero umano. Si rimuove il concetto del fato, tanto caro a Eschilo, Sofocle, Euripide per lasciar posto a una definizione personale delle vicende del corso della vita. Ma l’uomo greco non è soltanto un pensatore, eccellerà anche nel campo delle arti, della letteratura, della medicina, della politica e quindi definirà la nascita della intera civiltà occidentale. Quest’ultimo aspetto mette in luce l’ansia di conoscenza e di progresso che anima il mondo greco che condizionerà lo sviluppo dell’intera società occidentale. La consapevolezza del livello di civiltà raggiunto farà sì da creare una profonda ‘insofferenza’ nei confronti degli altri popoli per i quali viene coniato il termine barbaro che sta ad identificare chi non appartiene al mondo greco, chi non parla la loro lingua, anzi addirittura chi non sa parlare ma balbetta. E forse possiamo quindi cogliere una sostanziale differenza con il mondo cristiano, vale a dire l’atteggiamento nei confronti del prossimo, che deve essere costituito anche dal ‘diverso’ e dallo straniero. E’ il cristiano a ritenersi un diverso e non taccia gli altri di diversità, come si evince dalla ‘Lettera a Diogneto’. Un’analogia invece può essere intravista nell’ansia di sapere che permea il mondo greco che può essere messa a confronto con l’ansia di avvicinarsi a Dio fino a ‘impossessarsene’ nel sacramento dell’eucarestia. Nel mondo greco c’è l’ansia di elevarsi culturalmente, in quello cristiano anche quella di elevarsi spiritualmente per tendere verso il creatore. Agostino riprende inoltre l’idea greca per cui la sapienza procura anche la felicità e questo concetto è espresso nel Vangelo di Giovanni con "la verità vi farà liberi". In conclusione il mondo greco tendeva verso l’assoluto che era espresso dall’effige al quel Dio ignoto che San Paolo tendeva a far conoscere agli ateniesi. Quell’assoluto che solo i cristiani hanno recepito, riconoscendo nell’umile Galileo il Figlio di Dio.