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Yoga e Cristianesimo PDF Stampa
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In fondo inginocchiarsi a mani giunte è una specie di asana, una posizione yoga. «I cristiani da sempre pregano col corpo, mi stupisco di chi si stupisce». Da 42 anni Eros Selvanizza insegna yoga anche a suore e monaci. «Alcuni hanno maturato un' esperienza notevole, ma preferiscono non farlo sapere. Non è che se ne vergognino: non hanno capito se per la Chiesa è bene o male».

Per il presidente della Federazione Italiana Yoga è giunta l' ora della chiarezza: «Scopriamo le carte. Teologi e yogi, parliamoci e rendiamo trasparente un rapporto che esiste da decenni, ufficialmente sospettato, ufficiosamente tollerato». è un contropiede.
Nella Chiesa di Ratzinger sembra maturare l' atteggiamento opposto: basta col sincretismo fra spiritualità cristiana e meditazione orientale che affascina i credenti e perfino i religiosi. Yogi in tonaca che nel segreto dei conventi incrociano le gambe nel padmasana.

«Non chiedo che fede hanno i miei allievi», racconta la docente Silvia Del Col, «ma so cosa insegnare a chi prega otto ore in ginocchio». Si pratica l' autodisciplina del corpo in luoghi sacri e illustri, alla Verna, all' eremo di Camaldoli (una tre-giorni su Lectio divina e Yoga) tra i missionari del Pime come nel quartier generale gesuita di Milano, il Centro San Fedele, che ha appena varato anche un corso di Tai-Chi. E qualche antenna si drizza.

Ieri Avvenire, quotidiano dei vescovi, ha dedicato una pagina al dilemma dello «yoga cristiano». Voci pro e contro, toni equilibrati, ma conclusioni severe affidate all' antropologo Massimo Introvigne: «Non confondiamo lo yoga con gli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola». Non è un anatema, ma il problema viene fatto uscire dal silenzio dove era finito dopo «ruvide» polemiche. «Ho sollevato io il polverone», rivendica sorridendo padre Davide Magni del San Fedele, sostenitore delle tecniche di meditazione. Qualche mese fa il suo articolo su Popoli, rivista gesuita, aveva un titolo volutamente provocatorio: Esiste uno yoga cristiano?
«Ovviamente no, sarebbe come dire che esiste un "football cristiano" solo perché in ogni oratorio c' è un campo di calcio. Ma certo esiste uno "yoga per i cristiani"». Una disciplina del corpo che predispone all' incontro con Dio. «Il rosario, con le sue ripetizioni che somigliano ai mantra indu, è una hesychia, una tecnica per armonizzare alla preghiera il respiro, il battito del cuore. Non c' è preghiera cristiana che non abbia la misura dei ritmi del corpo». «Allora lo chiamino training autogeno», protesta il professor Giuseppe Ferrari, segretario del Gris, organismo ecclesiale che tiene d' occhio le nuove religioni e le sette.

«Lo yoga è intrecciato alla religione induista, non può essere inculturato senza rischi nel cristianesimo». Per il Gris (NdR-Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa), la diffusione dello "yoga cristiano" è solo una variante delle sirene new-age. «In questi anni», rivela, «è stato necessario richiamare all' ordine alcune comunità che si erano spinte troppo avanti: cercando di 'avvicinarsi ai lontani' si allontanavano dai vicini». Eppure un' eresia yoga non è ancora stata messa all' indice. Il problema sta forse qui: nell' indecisione dottrinale.

Il testo fondatore del sincretismo, Yoga per i cristiani del monaco francese Jean-Marie Déchanet, ottenne l' imprimatur nel 1956, in era preconciliare. Ma l' unico documento vaticano sulla questione è tuttora l' Orationis formas del 1989, firmata dall' allora cardinale Ratzinger: un esercizio di grande equilibrio tra il «desiderio di imparare a pregare» e il pericolo di «autosufficienza» delle tecniche orientali, creatrici di «sensazioni di quiete» che potrebbero far dimenticare che la preghiera è pur sempre dialogo con un Altro.
Un passaggio però incoraggia gli yogi di Cristo: «pratiche di meditazione provenienti dall' Oriente <...& possono costituire un mezzo adatto per aiutare l' orante a stare davanti a Dio interiormente disteso». Ma le pressioni contrarie crescono, forti della diffida di Civiltà cattolica (1990): «Non c' è nel Cristianesimo nessuna tecnica capace di causare necessariamente l' unione mistica con Dio». «Yoga, oppio per il cristiano», «incompatibile con la Grazia»: giornali e siti Internet tradizionalisti spingono perché i tappetini sloggino da parrocchie e conventi. Come finirà? «Non ci saranno guerre, siamo tutti contro la banalizzazione», tranquillizza don Magni. Ma qualcosa si muove. «I corsi che lo swami Veda Bharati teneva a San Miniato al Monte sono stati interrotti», si duole Cristina Nobili dell' Himalayan Yoga Institute: «è paura, ma non teologica. Se tutti riuscissero a trovare la via per l' unione con l' Assoluto, ai mediatori terreni resterebbe poco da fare».

 

Articolo di MICHELE SMARGIASSI tratto da ‘Repubblica’