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Shavasana: la vigile resa dell'Io PDF Stampa
Yoga - Asana

Panta rei, impara a lasciarti  andare

 

Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ): “ tutto scorre come un fiume”  è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito. Si tratta del classico concetto del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'Essere di Parmenide . Ma lasciamo stare le speculazioni più o meno filosofiche, che saziano le menti inquiete sempre affamate di sapere e conoscenza e proviamo a guardare più da vicino la realtà, per renderci conto della profonda verità del noto aforisma. Non è infatti necessario essere filosofi per accorgerci delle incessanti fluttuazioni del cosmo, così come della mente dell’uomo. Quest’ultimo può anche ignorare tale qualità della natura, ma ciò non impedirà alla materia dentro e fuori di lui, di scorrere. Lo yoga, più di ogni altra forma di indagine conoscitiva, attraverso le sue tecniche favorisce il delicato e più solitario  passaggio dal piano intellettuale a quello della sperimentazione . Il salto cioè dall’oggettivo della conoscenza,  al soggettivo dell’ esperienza e che nello Yoga si chiama sadhana( disciplina spirituale ). Infatti con la pratica della concentrazione mentale o della meditazione, conosciamo in modo diretto la mente e la sua tendenza all’instabilità e al movimento caotico dei pensieri. Ma nel contempo impariamo  anche a disciplinarla e a controllarla, incrementando il livello di consapevolezza. Per favorire stati di coscienza superiori dobbiamo acquisire la capacità di  rilassare profondamente  il nostro corpo e superare ostacoli dolorosi quali dipendenza e attaccamento. Nel capitolo 1, 12 degli Yoga Sutra di Patanjali si legge infatti “ la pratica e il distacco sono i mezzi per calmare i movimenti della coscienza Un valido aiuto per raggiungere tale scopo  viene da una delle posizioni classiche dello yoga: Shavasana(dal sanscrito "shava"  significa cadavere e "asana" : posizione).  Si tratta della suprema posizione di rilassamento, in grado di distendere il corpo e ridurre lo stress.

Per questo motivo viene spesso usata per iniziare e concludere alcune serie di posizioni yoga. Il nome dell’asana fa riferimento oltre all’immobilità del corpo, alla fermezza della coscienza, mentre tutto scorre. Apparentemente potrebbe essere vista come un asana semplice, confrontata con torsioni o piegamenti articolati, in realtà è una delle più difficili, poiché  il rilassamento è un evento psichico complesso. La condizione preliminare per effettuare shavasana è la consapevolezza, che si raggiunge attraverso una lenta e guidata percezione di ogni parte del corpo. In questa esplorazione interiore, i pensieri parassiti, o invasori, le preoccupazioni, e tutto ciò che ostacola la nostra evoluzione muore, per far nascere le elevate qualità della coscienza. Nel riposo cosciente si percepisce l’eternità, in cui gli oggetti dell’incessante preoccupazione umana si dileguano, lasciando entrare l’ insospettabile oceano di pace che abita il qui e ora.

PRATICA

Scegli un luogo tranquillo, evitando possibili fattori di disturbo (telefono, presenza di altre persone, animali domestici etc..) fai in modo di avere a disposizione tutto il tempo necessario per la pratica (si parte con circa 5 minuti per dilatare gradualmente i tempi fino a circa 20-30 minuti). Distenditi supino a terra, su un tappeto isolato con una coperta di lana. Chiudi gli occhi, separa le gambe dell’ampiezza del bacino e lascia ricadere i piedi verso l’esterno. Distendi le braccia lungo i fianchi. Volgi le palme delle mani verso l’alto. Separa leggermente le braccia dal corpo. Lascia che la punta della lingua appoggi sul palato. Abbandona il tuo corpo alla durezza del pavimento, soggetto solo alla forza di gravità.

Comincia ad osservare con gli occhi della mente il tuo corpo disteso sul pavimento: senti l’appoggio dei talloni a terra, percepisci lo sfiorare dei polpacci a terra. Senti lo sfiorare delle cosce, l’appoggio più marcato dei glutei e del bacino a terra .Percepisci l’arco lombare e lo spazio che esiste fra questo ed il pavimento, prendi consapevolezza del contatto dell’area dorsale  e  in modo analitico estendi tale  attenzione a tutto il corpo:  scapole, spalle, braccia, gomiti, avambracci, dorso e dita delle mani .Percepisci di nuovo l’appoggio delle spalle a terra. Osserva l’arco cervicale e lo spazio che esiste fra questo e il pavimento. Senti l’appoggio della testa a terra. Osserva la fronte, le guance e le labbra. Tutto il tuo corpo è abbandonato sul pavimento, soggetto solo alla forza di gravità, al proprio peso. Porta ora la tua attenzione ad aspetti più sottili del tuo essere. Osserva l’ingresso delle narici .Inspirando l’aria  entra e procura una sensazione di  freschezza. Espirando la mente si libera dalla tensione,  rilasciando  l’aria   leggermente più tiepida . Lascia che il tuo respiro possa fluire in maniera spontanea e naturale, senza alcuno sforzo. Limitati semplicemente a testimoniare il fluire del tuo respiro all’ingresso di entrambe le narici .Tutte le volte che un pensiero, un rumore qualsiasi fattore esterno o interno ti distoglie da questa osservazione con gentilezza riporta la tua mente all’ingresso delle narici e di nuovo osserva, senza spingere, né forzare, il fluire del tuo respiro.

Resta in shavasana per circa cinque minuti, osservando il fluire del tuo respiro poi gradualmente, riporta l’attenzione al corpo, percepisci di nuovo la durezza del pavimento,  fai oscillare lentamente la testa, ruota le mani intorno ai polsi, i piedi intorno alle caviglie senza fretta di alzarti, esegui tutti i movimenti che ritieni opportuni per “risvegliare” il corpo.