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Lo Yoga: ginnastica o filosofia? PDF Stampa
Yoga - Basi
Martedì 08 Luglio 2008 17:45

E' benefico per i muscoli, ma anche per lo spirito. Insegna a mantenere le corrette posture corporee, ma anche ad esplorare il proprio animo. Più che una ginnastica o una filosofia, è un modo di vivere.
Alcuni lo praticano per sport, perché rinforza e tonifica i muscoli; altri come terapia, perché aiuta a far passare il mal di schiena è utile per rilassarsi, perché aiuta ad abbattere lo stress. Si usa per perdere peso, smettere di fumare, dormire meglio… c'è uno yoga per tutti e va bene a tutti. Perfino il Ministero della Pubblica Istruzione ha firmato un protocollo d'intesa per l'introduzione nelle scuole italiane di una pratica per il benessere dei giovani: da circa tre anni tra le attività collaterali di circa 80 istituti, 1500 alunni e 200 insegnanti possono, se vogliono, frequentare corsi di yoga condotti da maestri della materia, che prestano la loro opera su base volontaria. Quel che conta per loro è cercare di trasmettere ai giovani i principi di una disciplina antica di 5000 anni, le cui radici sono in Oriente, ma della quale l'Occidente si è impossessato, a modo suo, trasformandola in moda per élite culturali, ginnastica per casalinghe, forma mistica, ricerca di energia interiore.

Lo Yoga, filosofia complessa, iniziatica (si apprende solo da un maestro), non è niente di tutto questo e contemporaneamente è tutto questo insieme: yoga deriva dalla radice sanscrita "yug", che significa unire, legare insieme; il corpo e l'anima, i muscoli e lo spirito. Significa anche riuscire, attraverso la respirazione, a controllare le emozioni e la volontà. Quelli che lo praticano assicurano che lo yoga permette di migliorare la qualità della vita.

 

I praticanti sono tanti ed in continuo aumento; in America vi si dedicano in massa circa quindici milioni di persone. Fino al 1968 lo yoga era pressoché sconosciuto: in quel periodo fu il fascino dell'India a far conoscere all'Occidente una nuova spiritualità e con essa lo yoga. Da allora il numero di praticanti cresce continuamente; in Italia si è diffuso anche tra gli uomini, all'inizio restii a praticare una disciplina all'apparenza poco razionale. Oggi le proporzioni tra i praticanti maschi e femmine sono praticamente alla pari ed è cambiata la visione che si ha dello yoga. Anche se ancora tanti si avvicinano a questa attività fisica con idee distorte e distanti dalla sua essenza.

Nella pratica ognuno è in grado di scoprirla: se si fa correttamente, già dalla prima volta si "sente" che il movimento non si svolge solo a livello fisico; la consapevolezza del proprio respiro, che si raggiunge attraverso le tecniche che vengono insegnate, permette di passare dai movimenti meccanici alla naturalezza del gesto, che procura una miglior stabilità nervosa, indice di equilibrio psico- fisico, e permette di distaccarsi dalla routine quotidiana.

Con la respirazione, dicono gli insegnanti, si acquista consapevolezza del proprio corpo; yoga dunque ginnastica del corpo e dello spirito insieme, per raggiungere benessere, equilibrio.

Si discute anche sull'effetto terapeutico di questa pratica, ma pochi sono gli studi controllati, anche se i primi risultati vengono definiti incoraggianti, anche se chi sostiene la validità dello yoga si scontra con la visione occidentale (agli antipodi di quella orientale) della medicina, della malattia e della sua cura.

fonte: http://www.sportmedicina.com

 
Le basi dello Yoga PDF Stampa
Yoga - Basi
Martedì 08 Luglio 2008 17:40

Lo Yoga è stato definito come un sistema di tecniche psico-fisico-spirituali per realizzare la conoscenza-identificazione con l'Ultima Realtà-Verità (L'Assoluto).

Il termine yoga, già definito nell'articolo precedente, come tutti quelli non in lingua italiana riportati nel testo, sono in sanscrito, l'antico idioma che è stato usato oltre che per scrivere lo YOGA/SUTRA di Patanjali, anche per comporre testi sacri della religione induista come i VEDA-UPANISAD e la BHAGAVADGITA .

Lo Yoga, definito di origene divina nella BHAGAVADGITA, comprende una serie di tecniche fisiche, mentali e spirituali praticate, naturalmente con modalità diverse, in tutto l'Estremo Oriente : dall'India ( in cui è nato e di cui costituisce una dimensione specifica della spiritualità ) al Giappone passando per la Cina , dalla Mongolia al Tibet, etc.

Numerosi reperti archeologici dimostrano che si parla di pratiche Yoga almeno dal secondo millennio prima di Cristo. Lo Yoga diede luogo a diverse correnti filosofiche-spirituali, da cui si originarono ( citando quelli più importanti) i vari:

-Raja-Yoga relativo soprattutto alla padronanza di sé ed al controllo della mente (essenzialmente disciplina mentale).

-Hata-Yoga: relativo soprattutto all'armonia e al benessere fisico (essenzialmente disciplina fisica).

-Karma-Yoga: relativo soprattutto  alla retta azione.

-Bhakti-Yoga: relativo soprattutto all'amore cosmico.

-Jnana-Yoga relativo soprattutto al ragionamento ed alla filosofia.

-Kundalini Yoga che si differenzia dagli altri per la sua completezza: si tratta di una disciplina che si basa su una sintesi equilibrata di tecniche prettamente fisiche, tecniche di controllo del respiro, uso di mantra ( ripetizione di particolari fonemi in lingua sanscrita), meditazioni e rilassamenti.

 

Gli aforismi ( Sutra ) del mistico Patanjali, che dovrebbero essere stati redatti tra il V ed il II secolo a.C. esprimono lo Yoga classico e costituiscono la prima opera organica relativa a questa disciplina che è stata definita anche una scienza.

Patanjali non è il creatore di questa scienza-disciplina. Egli non ha fatto altro che pubblicare le informazioni inerenti le tradizioni dottrinarie e le tecniche dello Yoga, già praticate dagli asceti fin da secoli prima. Il suo documento si compone di quattro capitoli rispettivamente suddivisi in 51, 55, 56, 34 aforismi.

-Il primo capitolo definisce lo Yoga, prende in esame gli ostacoli dovuti alle fluttuazioni della mente e indica come superarli.

-Il secondo capitolo definisce le affezioni che disturbano l'equilibrio spirituale e indica come dissolvere le impurità attraverso l'autodisciplina.

-Il terzo capitolo tratta della capacità che si possono acquisire attraverso la pratica dello Yoga, considerando che la posta in gioco non è il potere, ma, esattamente l'opposto, la conquista dell'indifferenza nei suoi confronti.

L'ultimo capitolo descrive la natura della liberazione e l'accesso agli stati più elevati dell'esistenza e si conclude con:

-La completa liberazione avviene quando lo yogi ha superato il bisogno di definire gli obbiettivi e ha trasceso le qualità della natura. Allora, la consapevolezza si esprime in tutta la sua purezza.-

L'aforisma fa capire che per seguire le regole Yoga bisogna accedere alla conoscenza della cultura orientale, in particolare alla spiritualità indiana attraverso lo studio dei diversi fenomeni religiosi, in particolare l'induismo e il buddismo ( anche se con modalità diverse ) con gli aspetti inerenti reincarnazione, nirvana, etc. Questo permetterà la ‘comprensione' dei sutra e l'adeguamento caratteriale oltre che comportamentale. Questo consentirà il distacco dai ‘valori' costituiti dai cosiddetti ‘status symbol' e l'acquisizione di atteggiamenti più adeguati a raggiungere la conoscenza di noi stessi e ad avvicinarsi all'Assoluto. Quindi lo Yoga-Sutra può costituire una vera e propria guida spirituale nel momento in cui non si ci riconosce nei valori della società consumistica, nella quale si tende a guardare solo agli altri ( dal punto di vista materiale ) anziché alla propria elevazione spirituale.

Uno dei più grandi studiosi di Yoga e dei più validi docenti e scrittori di Storia delle Religioni, Mircea Eliade afferma che: secondo Patanjali la tecnica yoga implica parecchie categorie di pratiche fisiologiche e di esercizi spirituali (chiamati anga ‘membra') che bisogna imparare se si vuole ottenere l'ekagrata (la concentrazione su un solo punto -NdR) e, al limite, la concentrazione suprema, samadhi. Queste ‘membra' dello Yoga possono essere considerate sia come un gruppo di tecniche, sia come tappe dell'itinerario ascetico spirituale il cui termine ultimo è la liberazione definitiva. Esse sono:

1° i raffrenamenti (yama) ovvero:

-Non causare dolore ad alcuna creatura, mai, con alcun mezzo.
-Non mentire.
-Non rubare.
-Contieniti sessualmente.
-Non essere avaro.

2° le discipline (niyama) ovvero:

-Nettezza fisica interna ed esterna e dello spirito.
-Atteggiamento sereno e quindi assenza del desiderio di aumentare le necessità dell'esistenza.
-Ascesi, che consiste nel sopportare i contrari come, ad esempio il desiderio di mangiare e del bere, il caldo e il freddo;il desiderio di stare in piedi e quello di stare seduti, etc.
-Ricerca del sé e della liberazione.
-Abbandono a Dio.

3° gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (asana)

4° il ritmo della respirazione (pranayama)

5° l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

6° la concentrazione (dharana)

7° la meditazione yoga (dhyana)

8° la concentrazione suprema (samadhi)

Lo Yoga, per alcuni aspetti, è stato avvicinato alla psicanalisi del mondo occidentale e non a caso perché è nel nostro intimo è all'interno di noi stessi che bisogna fare opera di esplorazione e di ricerca della nostra anima. Forse lo Yoga, ci si consenta, è più completo perchè fa proprio il principio di: -Mens sana in corpore sano-. Le cosiddette ‘asana' e gli esercizi respiratori (pranayama) rappresentano un beneficio notevole per la mente e per il corpo e preparano la fase successiva quella della concentrazione, della meditazione che potrebbe consentirci di toccare il nostro Io e di avvicinarci all'Assoluto.

Si cita Mircea Elide: - A differenza della psicanalisi, lo Yoga ritiene che il subcosciente possa essere dominato dall'ascesi e addirittura conquistato, mediante la tecnica di unificazione degli stati di coscienza di cui parleremo in seguito (nel paragrafo meditazione - NdR). L'esperienza psicologica e parapsicologica dell'Oriente in generale e dello Yoga in particolare è incontestabilmente più vasta e più organizzata dell'esperienza in base alla quale sono state costruite le teorie occidentali sulla struttura della psiche; è dunque probabile che anche su questo punto lo Yoga abbia ragione e che il subcosciente, per quanto paradossale possa sembrare, possa essere conosciuto, padroneggiato e conquistato-.

Si tenga presente che personalmente ho combattuto crisi d'ansia leggere, ma ricorrenti senza ricorrere a guru o yogi effettuando soltanto alcune asana (posture), che verranno richiamate e ricorrendo al pranayama ( tecniche respiratorie). Fra l'altro queste semplici tecniche, effettuate in tarda serata, procurano un rilassamento psico-fisico che permette di combattere anche l'insonnia, perché quest'ultima è in genere associata all'ansia.

Ovviamente per diventare un vero yogi è necessario un maestro (guru), ma questo è qualcosa che può essere fatta in una fase successiva dopo essersi confrontati con sé stessi, e dopo aver recepito le prime sensazioni di benessere psico-fisico tramite le asana ed il pranayama.

Il fatto che lo Yoga attribuisca una importanza notevolissima alla conoscenza ed alla cultura inducono Mircea Eliade a riportare che :

-La miseria della vita umana non e' dovuta a una punizione divina ne' ad un peccato originale, ma esclusivamente all'ignoranza- .

Ed infatti Patanjali nel capitolo 2° , aforisma 5° ( II,5) del suo Yoga-Sutra sentenzia:

L'ignoranza consiste nel confondere ciò che è permanente con ciò che è transitorio; ciò che è puro con ciò che è impuro; la gioia con il dolore e il sé con l'altro da sé.

Per cui non ci rimane che passare alla lettura degli articoli successivi e, nel caso si vogliano approfondire le tecniche richiamate, dedicarci allo studio dei testi citati nella bibliografia.

Antonio ALBINO

 
Gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (asana) PDF Stampa
Yoga - Basi
Martedì 04 Agosto 2009 20:19

 

L'asana, definita da Patanjali nello Yoga Sutra (II, 46) come fermezza del corpo, saldezza intellettiva e buona disposizione di spirito, consiste in una posizione fisica statica accompagnata dal minimo sforzo fisico necessario per assumerla e mantenerla. L'asana è da definire perfetta quando lo sforzo scompare completamente per permettere la concentrazione assoluta; questo in maniera che la coscienza non sia più ' turbata' dalla presenza del corpo, perchè si realizza in questo modo la liberazione dall'attività sensoriale. Ciò  rifiutando di lasciarsi ' trasportare' dal flusso degli stati di coscienza.
La liberazione  dalle influenze esterne può essere prodotta soltanto se si evita di respirare  in maniera scoordinata perchè questo ' disturberebbe ' la concentrazione. Durante la postura si pratica quindi il Pranayama, cioè la corretta tecnica del respirare.
In effetti  le asana sono rappresentate dalle decine di posizioni  che si assumono anche  per stimolare la tonicità dei muscoli e delle articolazioni. Consistono in pratica  in una ginnastica passiva che permette di assumere posizioni ‘stabili e gradevoli' senza sollecitare  eccessivamente' la  struttura fisica. Sarà soltanto la ripetizione assidua (almeno una volta al giorno) magari di posizioni inizialmente non perfette a permettere di assumerle successivamente con la dovuta correttezza.

Si tenga presente che per iniziare bastano anche una decina di minuti per assumere e mantenere, per tempi che non procurino eccessiva stanchezza, le asana che verranno richiamate nel capitolo dedicato. La filosofia indiana afferma che solo prendendoci cura del nostro corpo possiamo elevarci anche spiritualmente perché il nostro corpo rappresenta il mezzo attraverso il quale il nostro spirito può manifestarsi e quindi agire. I nostri grandi progenitori hanno affermato lo stesso concetto nel detto: mens sana in corpore sano . Quando il fisico è debole e malato la mente non è troppo lucida. E le asana ci danno la possibilità di acquisire e mantenere una buona forma psico-fisica in un tempo limitato ( superata la fase di iniziazione, qualche decina di minuti al giorno) in un piccolo spazio e senza attrezzi di alcun genere. Come afferma Mircea ELIADE è poi da considerare notevole il fatto - che l'asana mentre dà al corpo una rigida stabilità, nello stesso tempo riduce lo sforzo fisico al minimo. Si evita in tal guisa la sensazione irritante della fatica, il senso di stanchezza di certe parti del corpo, i processi fisiologici si regolano e l'attenzione può applicarsi soltanto alla parte fluida della coscienza-.
D'altro canto Patanjali nello Yoga Sutra ( II, 47 ) afferma:
- La positura è perfetta quando cessa lo sforzo per realizzarla e si raggiunge l'essere infinito che è in noi -.

Si tenga presente che le asana vanno assunte con le seguenti modalità:

- Posizionati su una coperta e/o un lenzuolo disposti sul pavimento.

- All'inizio o dopo un periodo di inattività vanno fatti pochi ‘esercizi' ed in tempi piuttosto limitati.

- Il tutto deve essere caratterizzato dalla calma, dalla lentezza, e poi dall' immobilità.

- E' necessario concentrarsi particolarmente sulla respirazione (vedi articolo relativo).

-E' bene ricordare che lo Yoga bandisce non solo tutte le forme di violenza al proprio fisico ma anche lo sforzo prolungato.

 

Antonio ALBINO

 
Le tecniche respiratorie (Pranayama) PDF Stampa
Yoga - Basi
Martedì 08 Luglio 2008 17:29

Il termine sanscrito Pranayama significa: –pausa nel movimento ( ayama ) del respiro ( prana )-. Patanjali (Sutra II, 49) afferma che: - esso è costituito dalla regolazione del flusso dell'espirazione e dell'inspirazione unito a pratiche di ritenzione - .

La respirazione come tutti sappiamo accelera autonomamente il ritmo in presenza di stati fortemente emotivi ( ansia, eccitazione nervosa, ira, etc ) pertanto il controllo del ritmo respiratorio, se fatto con metodi opportuni, aiuta a prevenire e/o a rimuovere tali stati, stabilizzando il sistema cardio-circolatorio. Questo legame che unisce il ritmo della respirazione agli stati di coscienza, fu notato dagli yogi fin da tempi lontanissimi e permise loro ad esempio di simulare lo stato relativo al sonno ( con sogni e senza) e quindi di avvicinarsi in maniera lucida al subcosciente.
Prana oltre che respiro significa anche energia vitale e, secondo la cultura induista, l'aria è il deposito naturale di questa energia; pertanto a parte le altre buone regole per vivere in salute come essenzialmente alimentarsi correttamente e moderatamente e fare esercizio fisico ( magari attraverso le asana che conosciamo ) occorre anche che si impari a respirare in maniera appropriata; questo senza poter arrivare, in assenza di allenamento e di assistenza da parte di un guru, al controllo degli stati di coscienza. In maniera appropriata dicevo perché, probabilmente a causa del ritmo di vita, nel mondo occidentale generalmente si trattiene troppo poco l'aria nei polmoni e quindi non si permette una perfetta ossigenazione dei tessuti e degli organi a cominciare dal cervello.
Mircea Elide afferma che il pranayama è: - un'attenzione volta alla vita organica, una conoscenza mediante l'atto, un entrare calmo e lucido nell'essenza stessa della vita -; questo fa sì da predisporre lo yogi alla concentrazione e quindi alla meditazione. Esso consiste nella temporizzazione ciclica delle fasi di espirazione, ritenzione ed inspirazione, che devono durare un tempo uguale e via via sempre maggiore. Naturalmente il pranayama, anche effettuato da yogi alle prime armi, deve produrre un senso di benessere ed essere accompagnato da lucidità mentale, e quindi i tempi di esecuzione vanno aumentati gradatamente e molto lentamente. E' consigliabile nelle fasi iniziali di assumere la posizione della meditazione e nell'inspirazione di curare il completo svuotamento dei polmoni. Esiste naturalmente un limite psico-fisico al tempo impiegato che è bene accertare dopo una fase transitoria che può durare anche settimane. Vanno inoltre evitate respirazioni incontrollate e troppo violente. E' bene ricordare che lo Yoga bandisce tutte le forme non solo di violenza al proprio fisico ma anche di sforzo prolungato.

Antonio ALBINO
 
Concentrazione e Meditazione PDF Stampa
Yoga - Basi
Martedì 08 Luglio 2008 17:21

Lo Yoga viene definito da Patanjali come la sospensione delle attività della mente ( Sutra I,2) , che viene ottenuta attraverso gli stati già richiamati che sono:

- l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

- la concentrazione (dharana)

- la meditazione yoga (dhyana)

- la concentrazione suprema (samadhi)

Su queste cosiddette membra dello Yoga si afferma nei Sutra ( II, 54 ):

Pratyahara consiste nel ritirare i sensi, la mente e l'attenzione dagli oggetti esterni e rivolgerli all'interno di noi stessi .
Consiste cioè in una ritrazione sensoriale , per mezzo della quale l'intelletto possiede le sensazioni come se il contatto fosse reale. I sensi pur non volgendosi più verso oggetti esterni permettono all'intelletto di avere la rappresentazione degli stessi. In questo modo l'acquisizione è ottenuta direttamente senza ‘interfacce e sensori' e risulta completa in ogni aspetto, senza che lo yogi sia distratto dall'attività sensoriale.

Per i passi successivi (Sutra III, 1) :
- Si ottiene la concentrazione (dharana) quando l'attenzione viene portata indivisa su un solo punto -
Afferma Mircea Elide: - dharana ( etimologicamente ‘tener stretto' ) è di fatto una ekagrata cioè una fissazione in un solo punto, il cui contenuto è però strettamente nozionale. In altri termini la dharana si distingue dalla ekagrata per il fatto che questa mira unicamente ad arrestare il flusso psico-mentale e a fissarlo in un solo punto, quella invece opera la fissazione allo scopo di comprendere.

( Sutra III,2)- La meditazione (dhyana) è un flusso ininterrotto di attenzione rivolta verso un punto-.
Cioè essa rappresenta un intenso e continuo sforzo mentale per comprendere l'oggetto di interesse con una coerenza ed una lucidità assoluta.
Afferma Mircea Elide: - Ecco a titolo di esempio,la meditazione logica sul tema ‘fuoco' ( per cominciare si trae spunto da qualche carbone ardente posto dinanzi allo yogi);la meditazione rivela allo yogi non solo il fenomeno della combustione ed il suo senso profondo, ma in più gli permette:

1) di identificare il processo fisio-chimico che avviene nella brace, al processo di combustione che avviene nel corpo umano;

2) di identificare questo fuoco al fuoco del sole, etc;

3) di unificare i contenuti di tutti questi fuochi, onde ottenere una visione dell'esistenza in quanto ‘fuoco';

4) di penetrare entro tale processo cosmico, talvolta sul piano astrale ( il sole ), talvolta sul piano fisiologico (il corpo umano), talaltra sul piano infinitesimale (‘la particella di fuoco' );

5) di condurre i vari piani a una modalità comune, e cioè la prakrti (materia originaria-NdR) in quanto ‘fuoco';

6) di ‘dominare', grazie al pranayama, la sospensione della respirazione ( respirazione=fuoco vitale), il fuoco interno;

7) infine, grazie a una nuova ‘penetrazione' , di estendere quel ‘dominio' alla brace che egli ha, in quel momento, davanti a sé (essendo, infatti, il processo della combustione identico da un estremo all'altro dell'universo, ogni parziale dominio di tale processo conduce infallibilmente al suo ‘dominio' totale).

Vale a dire che: - in ogni istante la meditazione resta uno ‘strumento' di penetrazione nell'essenza delle cose e finalmente uno strumento di presa di possesso, di assimilazione del reale-.

Nell'aforisma seguente( Sutra III,3 )si afferma che; - Quando l'oggetto di questo flusso continuo si fonde con il meditatore, la coscienza di quest'ultimo si dissolve. Questo è il samadhi-.

Afferma Mircea Elide : - Il passaggio dalla concentrazione alla meditazione non richiede una tecnica nuova: come pure non v'è bisogno di nessun esercizio yogico supplementare per realizzare il samadhi, a partire dal momento in cui lo yogi è riuscito a concentrarsi e a meditare. Il samadhi, la en-stasi logica, è il risultato finale e il coronamento di tutti gli sforzi ed esercizi spirituali dell'asceta-.

Naturalmente la concentrazione e la meditazione vanno eseguite in un ambiente sereno areato e molto tranquillo con una delle asana descritte per questo scopo, dopo aver effettuato le asana a noi più congeniali allo scopo di favorire il rilassamento e la concentrazione. Come già detto ma in particolare in questa fase la posizione assunta deve indurre, assieme ad una respirazione molto lenta, uno stato di completo benessere in cui la mente è perfettamente trasparente.
Ovviamente lo stabilirsi corretto delle due fasi richiede l'assistenza di un guru ,delle predisposizioni naturali ed una applicazione profonda.

 

In conclusione si fornisce un brano interessante sull'argomento di Claudio Lamparelli:

- La meditazione può essere definita una coltivazione della mente, una tecnica della coscienza, un affinamento della sensibilità, una disciplina psichica che ci permetteranno di confrontarsi con noi stessi.- Questo non ha luogo attraverso un riesame delle passate esperienze negative, come nella psicanalisi, ma attraverso un risanamento delle modalità di apprendimento. E' chiaro che in questo modo le pulsioni inconsce non vengono neppure toccate: Ma se si dovessero manifestare, sarebbero trattate come tutto il resto del materiale mentale: con attenzione distaccata. La meditazione produce una dilatazione e una sospensione temporanea dell'Io, perché pone una continua distanza fra sé e sé. La meditazione diventa allora un importante punto di riferimento, un vero e proprio perno,un'amica che non ti abbandona mai, un rifugio per i momenti di crisi un luogo di ritiro per ritemprarsi, per ritrovare l'equilibrio, per recuperare l'orientamento. La legge fondamentale dello Yoga è la stessa della moderna medicina psico-somatica: come ogni attività del corpo influenza la mente, così ogni attività della mente influenza il corpo-.

 

Antonio ALBINO

 
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