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Le basi dello Yoga PDF Stampa
Yoga - Basi

Lo Yoga è stato definito come un sistema di tecniche psico-fisico-spirituali per realizzare la conoscenza-identificazione con l'Ultima Realtà-Verità (L'Assoluto, il Tutto).

Il termine yoga deriva dal sanscrito 'yug' che significa legare insieme, unire (corpo e anima). L'antico idioma che è stato usato oltre che per scrivere il più antico testo sull'argomento, lo YOGA/SUTRA di Patanjali, anche per comporre i testi sacri della religione induista cioè i VEDA, le UPANISHAD e il MAHABHARATA che include il canto più famoso la BHAGAVADGITA .

Lo Yoga, nelle Scritture citate, ritenuto di origine divina, comprende una serie di tecniche fisiche, mentali e spirituali praticate, naturalmente con modalità diverse, in tutto l'Estremo Oriente : dall'India ( in cui è nato e di cui costituisce una dimensione specifica della spiritualità ) al Giappone passando per la Cina , dalla Mongolia al Tibet, etc.

Numerosi reperti archeologici dimostrano che si parla di pratiche Yoga almeno dal secondo millennio prima di Cristo. Lo Yoga diede luogo a diverse correnti filosofiche-spirituali, da cui si originarono ( citando quelli più importanti) i vari:

-Raja-Yoga relativo soprattutto alla padronanza di sé ed al controllo della mente (essenzialmente disciplina mentale).

-Hata-Yoga: relativo soprattutto all'armonia e al benessere fisico (essenzialmente disciplina fisica).

-Karma-Yoga: relativo soprattutto  alla retta azione.

-Bhakti-Yoga: relativo soprattutto all'amore cosmico.

-Jnana-Yoga relativo soprattutto al ragionamento ed alla filosofia.

-Kundalini Yoga che si differenzia dagli altri per la sua completezza: si tratta di una disciplina che si basa su una sintesi equilibrata di tecniche prettamente fisiche, tecniche di controllo del respiro, uso di mantra ( ripetizione di particolari fonemi in lingua sanscrita), meditazioni e rilassamenti.

 

Gli aforismi ( Sutra ) del mistico Patanjali, che dovrebbero essere stati redatti tra il V ed il II secolo a.C. esprimono lo Yoga classico e costituiscono la prima opera organica relativa a questa disciplina.

Patanjali non è il creatore dello Yoga. Egli non ha fatto altro che pubblicare le informazioni inerenti le tradizioni dottrinarie e le tecniche dello Yoga, già praticate dagli asceti molti secoli prima. Il suo documento si compone di quattro capitoli rispettivamente suddivisi in 51, 55, 56, 34 aforismi.

-Il primo capitolo definisce lo Yoga, prende in esame gli ostacoli dovuti alle fluttuazioni della mente e indica come superarli.

-Il secondo capitolo definisce le affezioni che disturbano l'equilibrio spirituale e indica come dissolvere le impurità attraverso l'autodisciplina.

-Il terzo capitolo tratta della capacità che si possono acquisire attraverso la pratica dello Yoga, considerando che la posta in gioco non è il potere, ma, esattamente l'opposto, la conquista dell'indifferenza nei suoi confronti.

L'ultimo capitolo descrive la natura della liberazione e l'accesso agli stati più elevati dell'esistenza e si conclude con:

-La completa liberazione avviene quando lo yogi ha superato il bisogno di definire gli obbiettivi e ha trasceso le qualità della natura. Allora, la consapevolezza si esprime in tutta la sua purezza.-

L'aforisma fa capire che per seguire le regole Yoga bisogna accedere alla conoscenza della cultura orientale, in particolare alla spiritualità indiana attraverso lo studio dei diversi fenomeni religiosi, in particolare l'induismo con gli aspetti inerenti reincarnazione, karma, sansara, etc. Questo permetterà la ‘comprensione' dei sutra e l'adeguamento ad una cultura completamente diversa dalla nostra. Questo consentirà il distacco dai ‘valori' costituiti dai cosiddetti ‘status symbol' e l'acquisizione di atteggiamenti più adeguati a raggiungere la conoscenza di noi stessi e ad avvicinarsi all'Assoluto. Quindi lo Yoga-Sutra può costituire una vera e propria guida spirituale nel momento in cui non si ci riconosce nei valori della società consumistica, nella quale si tende a guardare solo agli altri ( dal punto di vista materiale ) anziché alla propria elevazione spirituale.

Uno dei più grandi studiosi di Yoga e dei più validi docenti e scrittori di Storia delle Religioni, Mircea Eliade afferma che: secondo Patanjali la tecnica yoga implica parecchie categorie di pratiche fisiologiche e di esercizi spirituali (chiamati anga ‘membra') che bisogna imparare se si vuole ottenere l'ekagrata (la concentrazione su un solo punto -NdR) e, al limite, l'estasi, samadhi. Queste ‘membra' dello Yoga possono essere considerate sia come un gruppo di tecniche, sia come tappe dell'itinerario ascetico spirituale il cui termine ultimo è l'abbandono totale al divino. Esse sono:

1° le restrizioni (yama) ovvero:

-Non causare dolore ad alcuna creatura, mai, con alcun mezzo.
-Non mentire.
-Non rubare.
-Contieniti sessualmente.
-Non essere avaro.

2° le discipline (niyama) ovvero:

-Nettezza fisica interna ed esterna e dello spirito.
-Atteggiamento sereno e quindi assenza del desiderio di aumentare le necessità dell'esistenza.
-Ascesi, che consiste nel sopportare i contrari come, ad esempio il desiderio di mangiare e del bere, il caldo e il freddo;il desiderio di stare in piedi e quello di stare seduti, etc.
-Ricerca del sé e della liberazione.
-Tutte le nostre azioni devono tendere ad avvicinarci all'Assoluto (al Tutto).

3° gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (asana)

4° il  controllo ritmico della respirazione (pranayama)

5° l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

6° la concentrazione (dharana)

7° la meditazione yoga (dhyana)

8° l'estasi (samadhi)

Lo Yoga, per alcuni aspetti, è stato avvicinato alla psicanalisi del mondo occidentale e non a caso perché è nel nostro intimo è all'interno di noi stessi che bisogna fare opera di esplorazione e di ricerca della nostra anima. Forse lo Yoga, ci si consenta, è più completo perchè fa proprio il principio di: -Mens sana in corpore sano-. Le cosiddette ‘asana' e gli esercizi respiratori (pranayama) rappresentano un beneficio notevole per la mente e per il corpo e preparano la fase successiva quella della concentrazione, della meditazione che potrebbe consentirci di toccare il nostro Io e di avvicinarci all'Assoluto.

Si cita Mircea Elide: - A differenza della psicanalisi, lo Yoga ritiene che il subcosciente possa essere dominato dall'ascesi e addirittura conquistato, mediante la tecnica di unificazione degli stati di coscienza. L'esperienza psicologica e parapsicologica dell'Oriente in generale e dello Yoga in particolare è incontestabilmente più vasta e più organizzata dell'esperienza in base alla quale sono state costruite le teorie occidentali sulla struttura della psiche; è dunque probabile che anche su questo punto lo Yoga abbia ragione e che il subcosciente, per quanto paradossale possa sembrare, possa essere conosciuto, padroneggiato e conquistato-.

Si tenga presente che personalmente ho combattuto crisi d'ansia leggere, ma ricorrenti senza ricorrere a guru o yogi assumendo soltanto alcune asana (posture) e ricorrendo al pranayama ( tecniche respiratorie). Fra l'altro queste semplici tecniche, effettuate in tarda serata, procurano un rilassamento psico-fisico che permette di combattere anche l'insonnia, perché quest'ultima è in genere associata all'ansia.

Ovviamente per diventare un vero yogi è necessario un maestro (guru), ma questo è qualcosa che può essere fatta in una fase successiva dopo essersi confrontati con sé stessi, e dopo aver recepito le prime sensazioni di benessere psico-fisico tramite le asana ed il pranayama.

Il fatto che lo Yoga attribuisca una importanza notevolissima alla conoscenza ed alla cultura inducono Mircea Eliade a riportare che :

-La miseria della vita umana non e' dovuta a una punizione divina ne' ad un peccato originale, ma esclusivamente all'ignoranza- .

Ed infatti Patanjali nel capitolo 2° , aforisma 5° ( II,5) del suo Yoga-Sutra sentenzia:

L'ignoranza consiste nel confondere ciò che è permanente con ciò che è transitorio; ciò che è puro con ciò che è impuro; la gioia con il dolore e il sé con l'altro da sé.

Per cui non ci rimane che passare alla lettura degli articoli successivi e, nel caso si vogliano approfondire le tecniche richiamate, dedicarci allo studio dei testi citati nella bibliografia.

Antonio ALBINO

 
Gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (le asana) PDF Stampa
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L'asana, definita da Patanjali nello Yoga Sutra (II, 46) come fermezza del corpo, saldezza intellettiva e buona disposizione di spirito, consiste in una posizione fisica statica accompagnata dal minimo sforzo necessario per assumerla e mantenerla. L'asana è da definire perfetta quando lo sforzo scompare completamente per permettere la concentrazione assoluta; questo in maniera che la coscienza non sia più ' turbata' dalla presenza del corpo, perchè si realizza in questo modo la liberazione dall'attività sensoriale. Ciò  rifiutando di lasciarsi ' trasportare' dal flusso degli stati di coscienza.
La liberazione  dalle influenze esterne può essere prodotta soltanto se si evita di respirare  in maniera scoordinata perchè questo ' disturberebbe ' la concentrazione. Durante la postura si pratica quindi il Pranayama, cioè la corretta tecnica del respirare.
In effetti  le asana sono rappresentate dalle posizioni ( più di 900 secondo l'Istituto di Cultura Yoga dell'India) che si assumono anche  per stimolare la tonicità dei muscoli e delle articolazioni. Consistono in pratica  in una ginnastica passiva che permette di assumere posizioni ‘stabili e gradevoli' senza sollecitare  eccessivamente' la  struttura fisica. Sarà soltanto la ripetizione assidua (almeno una volta al giorno) magari di posizioni inizialmente non perfette a permettere di assumerle successivamente con la dovuta correttezza.

Si tenga presente che per iniziare bastano anche una decina di minuti per assumere e mantenere, per tempi che non procurino eccessiva stanchezza, le asana che verranno richiamate nel capitolo dedicato. La filosofia indiana afferma che solo prendendoci cura del nostro corpo possiamo elevarci anche spiritualmente perché il nostro corpo rappresenta il mezzo attraverso il quale il nostro spirito può manifestarsi e quindi agire. I nostri grandi progenitori hanno affermato lo stesso concetto nel detto: mens sana in corpore sano . Quando il fisico è debole e malato la mente non è 'troppo' lucida. E le asana ci danno la possibilità di acquisire e mantenere una buona forma psico-fisica in un tempo limitato ( superata la fase di iniziazione, qualche decina di minuti al giorno) in un piccolo spazio e senza attrezzi di alcun genere. Come afferma Mircea ELIADE è poi da considerare notevole il fatto - che l'asana mentre dà al corpo una rigida stabilità, nello stesso tempo riduce lo sforzo fisico al minimo. Si evita in tal guisa la sensazione irritante della fatica, il senso di stanchezza di certe parti del corpo, i processi fisiologici si regolano e l'attenzione può applicarsi soltanto alla parte fluida della coscienza-.
D'altro canto Patanjali nello Yoga Sutra ( II, 47 ) afferma:
- La positura è perfetta quando cessa lo sforzo per realizzarla e si raggiunge l'essere infinito che è in noi -.

Si tenga presente che le asana vanno assunte con le seguenti modalità:

- Posizionati su una coperta e/o un lenzuolo disposti sul pavimento.

- All'inizio o dopo un periodo di inattività vanno fatti pochi ‘esercizi' ed in tempi piuttosto limitati.

- Il tutto deve essere caratterizzato dalla calma, dalla lentezza, e poi dall' immobilità.

- E' necessario concentrarsi particolarmente sulla respirazione (vedi articolo relativo).

-E' bene ricordare che lo Yoga bandisce non solo tutte le forme di violenza al proprio fisico ma anche lo sforzo prolungato.


Antonio ALBINO

 
Le tecniche respiratorie (Pranayama) PDF Stampa
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Il termine sanscrito Pranayama significa: – controllo (ayama ) del respiro (prana )-. Patanjali (Sutra II, 49) afferma che: - esso è costituito dalla regolazione del flusso dell'espirazione e dell'inspirazione unito a pratiche di ritenzione - .

La respirazione come tutti sappiamo accelera autonomamente il ritmo in presenza di stati fortemente emotivi ( ansia, eccitazione nervosa, ira, etc ) pertanto il controllo del ritmo respiratorio, se fatto con metodi opportuni, aiuta a prevenire e/o a rimuovere tali stati, stabilizzando il sistema cardio-circolatorio. Questo legame che unisce il ritmo della respirazione agli stati di coscienza, fu notato dagli yogi fin da tempi lontanissimi e permise loro ad esempio di simulare lo stato relativo al sonno ( con sogni e senza) e quindi di avvicinarsi in maniera lucida al subcosciente.
Prana oltre che respiro significa anche energia vitale e, secondo la cultura induista, l'aria è il deposito naturale di questa energia; pertanto a parte le altre buone regole per vivere in salute come essenzialmente alimentarsi correttamente e moderatamente e fare esercizio fisico ( magari attraverso le asana che conosciamo ) occorre anche che si impari a respirare in maniera appropriata; questo senza poter arrivare, in assenza di allenamento e di assistenza da parte di un guru, al controllo degli stati di coscienza. In maniera appropriata dicevo perché, probabilmente a causa del ritmo di vita, nel mondo occidentale generalmente si trattiene troppo poco l'aria nei polmoni e quindi non si permette una perfetta ossigenazione dei tessuti e degli organi a cominciare dal cervello.
Mircea Elide afferma che il pranayama è: - un'attenzione volta alla vita organica, una conoscenza mediante l'atto, un entrare calmo e lucido nell'essenza stessa della vita -; questo fa sì da predisporre lo yogi alla concentrazione e quindi alla meditazione. Esso consiste nella temporizzazione ciclica delle fasi di espirazione, ritenzione ed inspirazione, che devono durare un tempo uguale e via via sempre maggiore. Naturalmente il pranayama, anche effettuato da yogi alle prime armi, deve produrre un senso di benessere ed essere accompagnato da lucidità mentale, e quindi i tempi di esecuzione vanno aumentati gradatamente e molto lentamente. E' consigliabile nelle fasi iniziali di assumere la posizione della meditazione e nell'inspirazione di curare il completo svuotamento dei polmoni. Esiste naturalmente un limite psico-fisico al tempo impiegato che è bene accertare dopo una fase transitoria che può durare anche settimane. Vanno inoltre evitate respirazioni incontrollate e troppo violente. E' bene ricordare che lo Yoga bandisce tutte le forme non solo di violenza al proprio fisico ma anche di sforzo prolungato.
Antonio ALBINO
 
Concentrazione e Meditazione PDF Stampa
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Lo Yoga viene definito da Patanjali come la sospensione delle attività della mente ( Sutra I,2) , che viene ottenuta attraverso gli stati già richiamati che sono:

- l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

- la concentrazione (dharana)

- la meditazione  (dhyana)

- la concentrazione suprema (samadhi)

Su queste cosiddette membra dello Yoga si afferma nei Sutra ( II, 54 ):

Pratyahara consiste nel ritirare i sensi, la mente e l'attenzione dagli oggetti esterni e rivolgerli all'interno di noi stessi .
Consiste cioè in una ritrazione sensoriale , per mezzo della quale l'intelletto possiede le sensazioni come se il contatto fosse reale. I sensi pur non volgendosi più verso oggetti esterni permettono all'intelletto di avere la rappresentazione degli stessi. In questo modo l'acquisizione è ottenuta direttamente senza ‘interfacce e sensori' e risulta completa in ogni aspetto, senza che lo yogi sia distratto dall'attività sensoriale.

Per i passi successivi (Sutra III, 1) :
- Si ottiene la concentrazione (dharana) quando l'attenzione viene portata indivisa su un solo punto -
Afferma Mircea Elide: - dharana ( etimologicamente ‘tener stretto' ) è di fatto una ekagrata cioè una fissazione in un solo punto, il cui contenuto è però strettamente nozionale. In altri termini la dharana si distingue dalla ekagrata per il fatto che questa mira unicamente ad arrestare il flusso psico-mentale e a fissarlo in un solo punto, quella invece opera la fissazione allo scopo di comprendere.

( Sutra III,2)- La meditazione (dhyana) è un flusso ininterrotto di attenzione rivolta verso un punto-.
Cioè essa rappresenta un intenso e continuo sforzo mentale per comprendere l'oggetto di interesse con una coerenza ed una lucidità assoluta.
Afferma Mircea Elide: - Ecco a titolo di esempio,la meditazione logica sul tema ‘fuoco' ( per cominciare si trae spunto da qualche carbone ardente posto dinanzi allo yogi);la meditazione rivela allo yogi non solo il fenomeno della combustione ed il suo senso profondo, ma in più gli permette:

1) di identificare il processo fisio-chimico che avviene nella brace, al processo di combustione che avviene nel corpo umano;

2) di identificare questo fuoco al fuoco del sole, etc;

3) di unificare i contenuti di tutti questi fuochi, onde ottenere una visione dell'esistenza in quanto ‘fuoco';

4) di penetrare entro tale processo cosmico, talvolta sul piano astrale ( il sole ), talvolta sul piano fisiologico (il corpo umano), talaltra sul piano infinitesimale (‘la particella di fuoco' );

5) di condurre i vari piani a una modalità comune, e cioè la prakrti (materia originaria-NdR) in quanto ‘fuoco';

6) di ‘dominare', grazie al pranayama, la sospensione della respirazione ( respirazione=fuoco vitale), il fuoco interno;

7) infine, grazie a una nuova ‘penetrazione' , di estendere quel ‘dominio' alla brace che egli ha, in quel momento, davanti a sé (essendo, infatti, il processo della combustione identico da un estremo all'altro dell'universo, ogni parziale dominio di tale processo conduce infallibilmente al suo ‘dominio' totale).

Vale a dire che: - in ogni istante la meditazione resta uno ‘strumento' di penetrazione nell'essenza delle cose e finalmente uno strumento di presa di possesso, di assimilazione del reale-.

Nell'aforisma seguente( Sutra III,3 )si afferma che; - Quando l'oggetto di questo flusso continuo si fonde con il meditatore, la coscienza di quest'ultimo si dissolve. Questo è il samadhi-.

Afferma Mircea Elide : - Il passaggio dalla concentrazione alla meditazione non richiede una tecnica nuova: come pure non v'è bisogno di nessun esercizio yogico supplementare per realizzare il samadhi, a partire dal momento in cui lo yogi è riuscito a concentrarsi e a meditare. Il samadhi, la en-stasi logica, è il risultato finale e il coronamento di tutti gli sforzi ed esercizi spirituali dell'asceta-.

Naturalmente la concentrazione e la meditazione vanno eseguite in un ambiente sereno areato e molto tranquillo con una delle asana descritte per questo scopo, dopo aver effettuato le asana a noi più congeniali allo scopo di favorire il rilassamento e la concentrazione. Come già detto ma in particolare in questa fase la posizione assunta deve indurre, assieme ad una respirazione molto lenta, uno stato di completo benessere in cui la mente è perfettamente trasparente.
Ovviamente lo stabilirsi corretto delle due fasi richiede l'assistenza di un guru ,delle predisposizioni naturali ed una applicazione profonda.

 

In conclusione si fornisce un brano interessante sull'argomento di Claudio Lamparelli tratto dal Suo testo: Tecniche della meditazione orientale.

- La meditazione può essere definita una coltivazione della mente, una tecnica della coscienza, un affinamento della sensibilità, una disciplina psichica che ci permetteranno di confrontarsi con noi stessi.- Questo non ha luogo attraverso un riesame delle passate esperienze negative, come nella psicanalisi, ma attraverso un risanamento delle modalità di apprendimento. E' chiaro che in questo modo le pulsioni inconsce non vengono neppure toccate: Ma se si dovessero manifestare, sarebbero trattate come tutto il resto del materiale mentale: con attenzione distaccata. La meditazione produce una dilatazione e una sospensione temporanea dell'Io, perché pone una continua distanza fra sé e sé. La meditazione diventa allora un importante punto di riferimento, un vero e proprio perno,un'amica che non ti abbandona mai, un rifugio per i momenti di crisi un luogo di ritiro per ritemprarsi, per ritrovare l'equilibrio, per recuperare l'orientamento. La legge fondamentale dello Yoga è la stessa della moderna medicina psico-somatica: come ogni attività del corpo influenza la mente, così ogni attività della mente influenza il corpo-.

 

Antonio ALBINO

 
I pricipali problemi psico-fisici che si possono combattere con lo yoga PDF Stampa
Yoga - Basi
Dal mal di schiena all'ansia, dall'insonnia all’artrite, la cura senza farmaci ha sempre lo stesso nome: yoga.
E ora anche molti medici italiani ne sono convinti. Negli ultimi 30 anni, del resto, quasi mille studi sono stati concordi nell'affermare che le tipiche posizioni della disciplina indù (asana) e la meditazione aumentano l'efficienza del sistema cardiovascolare, rallentano e rendono più profonda la respirazione, abbassano la pressione, riducono ansia e depressione, migliorano la digestione e rafforzano le articolazioni.
«Non si tratta di magia», avverte il docente di medicina interna dell'Università di Pavia Luciano Bernardi. «La pratica dev'essere costante e consapevole. Al di là degli aspetti spirituali, nei quali ognuno può "trovare o meno la propria realizzazione, lo yoga va fatto con convinzione, altrimenti si perde soltanto tempo».
Oggi gli adepti sono qualcosa come 100 milioni in tutto il mondo e annoverano persone di ogni sesso, età e classe sociale: dai divi di Hollywood come Naomi Watts, Nicolas Cage e Gwyneth Paltrow, agli uomini d'affari stressati, dalle casalinghe alle prese con la gestione familiare agli sportivi che cercano di migliorare le prestazioni.
Ecco, in ordine alfabetico, i principali problemi che si possono combattere con lo yoga.
ANSIA E ATTACCHI DI PANICO
Quando si è ansiosi, stressati, e a maggior ragione se si è preda di un attacco di panico (un disturbo che si manifesta con sintomi come terrore quasi paralizzante, aumento del battito cardiaco, tremore e soffocamento), il respiro si fa rapido e sconnesso e in certi casi arriva addirittura a interrompersi.
«La pratica dello yoga e in special modo la meditazione unita a inspirazioni ed espirazioni lente e consapevoli, va a rallentare l'eccitabilità della sostanza reticolare, la parte del cervello che regola la circolazione sanguigna, la respirazione, il ritmo di sonno-veglia», dice il neurochirurgo funzionale Sergio Canavero, direttore del Gruppo avanzato di neuromodulazione di Torino. «Questo rallentamento (che si apprezza notando l'aumento di onde cerebrali di tipo Alfa e Theta con l'elettroencefalogramma), per una reazione a catena, fa inserire le marce basse a tutto il sistema nervoso aiutando a ritrovare la calma».
Prove scientifiche: Ricerche portate avanti dalle università americane di Penn State e di Duke e uno studio pubblicato nel dicembre 2004 sul Journal of alternative and complementary medicine, dimostrano come ansia e attacchi di panico diminuiscano nelle persone che praticano yoga con continuità.

ARTRITE
L'artrite è un'infiammazione articolare di cui esistono oltre cento tipologie. La pratica delle asana può aiutare a ridurre i sintomi, favorendo una giusta postura, e nel caso sia già conclamata, mantiene attive articolazioni che altrimenti tenderebbero all'immobilità.
Prove scientifiche: Nel 1994 uno studio apparso sulla rivista Rheumatology, pubblicato dall'Associazione britannica per la reumatologia, ha dimostrato come la pratica dello yoga aiuti a risolvere problemi di rigidità articolare e possa dunque rallentare nel lungo periodo l'insorgere di artriti.

INSONNIA
Dato che l'insonnia è spesso parente stretta dell'ansia, grazie alla pratica dello yoga è possibile seguire dei percorsi di selezione dei pensieri per giungere a una fase di rilassamento che aiuti l'organismo a mettersi in stand-by e, di conseguenza, a raggiungere più facilmente il sonno. «Inoltre, tramite tecniche yogiche di allungamento e stiramento, è possibile regolarizzare il tono muscolare e favorire, anche in questo modo, il senso di rilassamento», spiega Fulvio Palombini ,docente di fisioterapia all'Università La Sapienza di Roma.
Prove Scientifiche: Uno studio condotto presso la facoltà di medicina dell'ateneo di Harvard (Usa) ha dimostrato come, tramite esercizi yoga, 40 persone che soffrivano di insonnia abbiano aumentato il riposo notturno in media di trenta minuti per notte e diminuito in media di 15 minuti il tempo necessario ad addormentarsi.
A corroborare la tesi che lo yoga possa favorire il sonno anche nei casi di dolori cronici, infine, una ricerca realizzata dall'MD Andersen Cancer Center di Houston (Usa) ha dimostrato che, tramite lo yoga, possono avere un sollievo anche i pazienti che soffrono d'insonnia legata a patologie tumorali.

IPERTENSIONE
Asana quando si soffre di ipertensione. «Il respiro yogico ha effetti importanti sul sistema neurovegetativo, per la precisione abbassa il tono simpatico e aumenta quello parasimpatico o vagale», spiega Bernardi. «Dato che il primo tende a far aumentare la frequenza del respiro e il battito cardiaco, mentre il secondo ha effetti opposti, il risultato è un riequilibrio favorevole all'abbassamento della pressione».
Prove scientifiche:  Che lo yoga sia efficace contro l'ipertensione è noto almeno dal 1975, anno in cui lo dimostrò una ricerca (sia pure su un piccolo numero di pazienti) pubblicata dalla prestigiosa rivista The Lancet. Lo studio appurò come in 20 pazienti sottoposti a tre mesi di pratiche yogiche la pressione sistolica fosse diminuita in media di 29 punti e quella diastolica di 15.

MALATTIE CARDIACHE
«Chi soffre di scompenso cardiaco presenta, a volte, anche alterazioni del sistema neurovegetativo caratterizzate da un aumento del tono simpatico a scapito di quello parasimpatico», spiega Bernardi. In questi casi (da valutare insieme al proprio medico) lo yoga può aiutare.
Oltre all'effetto biologico, ce n'è anche uno psicologico. «Alcuni ormoni che il nostro corpo produce quando siamo stressati favoriscono l'accumulo di colesterolo nel sangue e di conseguenza il rischio di infarto», continua Bernardi. «Per questo motivo si può dire che lo yoga, smorzando rabbia e preoccupazione attraverso il rilassamento consapevole, aiuta a prevenire i malanni del cuore».
Prove Scientifiche: Nel 1998, uno studio pubblicato da The Lancet dimostrava come un gruppo di pazienti affetti da insufficienza cardiaca in soli sei mesi avesse aumentato, praticando le tecniche yoga, la capacità respiratoria e con essa quella di compiere sforzi. Nel 2004, la rivista Perfusion, specializzata in patologie cardiache, ha pubblicato un'indagine che provava come lo yoga avesse fatto regredire lo stato di rischio in pazienti con malattie cardiovascolari già conclamate.

MAL DI SCHIENA
«Le asana alleviano il mal di schiena andando a migliorare la postura di base e la mobilità articolare», dice Palombini. «Mentre le fasi di meditazione, con la loro azione distensiva, eliminano contrazioni muscolari che possono essere fonti di infiammazione alla colonna».
La respirazione, poi, permette di ossigenare bene i muscoli, rendendoli meno soggetti ad acciacchi che spesso si riverberano sulla postura e di conseguenza sulla schiena.
«Infine, la corretta circolazione stimolata dalle asana e dalla respirazione yoga riduce la presenza di molecole infiammatorie nel sangue che possono dare origine a dolori localizzati», conclude Palombini.
Prove scientifiche: I ricercatori della West Virginia University School of Medicine hanno appurato come una terapia a base di 16 lezioni settimanali di yoga su 42 pazienti affetti da lombalgia cronica abbia determinato una diminuzione del dolore nel 64% dei casi, una riduzione dell'incapacità funzionale nel 77% e un aumento della capacità di tenere il dolore sotto controllo nel 25%. Tra i pazienti che prima della terapia a base di yoga assumevano antidolorifici, l'88% ha smesso di usarli.

Brani dell’articolo di Massimo Valtz Gris pubblicato sulla Rivista OK Salute