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Concentrazione e Meditazione PDF Stampa
Yoga - Basi

Lo Yoga viene definito da Patanjali come la sospensione delle attività della mente ( Sutra I,2) , che viene ottenuta attraverso gli stati già richiamati che sono:

- l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

- la concentrazione (dharana)

- la meditazione  (dhyana)

- la concentrazione suprema (samadhi)

Su queste cosiddette membra dello Yoga si afferma nei Sutra ( II, 54 ):

Pratyahara consiste nel ritirare i sensi, la mente e l'attenzione dagli oggetti esterni e rivolgerli all'interno di noi stessi .
Consiste cioè in una ritrazione sensoriale , per mezzo della quale l'intelletto possiede le sensazioni come se il contatto fosse reale. I sensi pur non volgendosi più verso oggetti esterni permettono all'intelletto di avere la rappresentazione degli stessi. In questo modo l'acquisizione è ottenuta direttamente senza ‘interfacce e sensori' e risulta completa in ogni aspetto, senza che lo yogi sia distratto dall'attività sensoriale.

Per i passi successivi (Sutra III, 1) :
- Si ottiene la concentrazione (dharana) quando l'attenzione viene portata indivisa su un solo punto -
Afferma Mircea Elide: - dharana ( etimologicamente ‘tener stretto' ) è di fatto una ekagrata cioè una fissazione in un solo punto, il cui contenuto è però strettamente nozionale. In altri termini la dharana si distingue dalla ekagrata per il fatto che questa mira unicamente ad arrestare il flusso psico-mentale e a fissarlo in un solo punto, quella invece opera la fissazione allo scopo di comprendere.

( Sutra III,2)- La meditazione (dhyana) è un flusso ininterrotto di attenzione rivolta verso un punto-.
Cioè essa rappresenta un intenso e continuo sforzo mentale per comprendere l'oggetto di interesse con una coerenza ed una lucidità assoluta.
Afferma Mircea Elide: - Ecco a titolo di esempio,la meditazione logica sul tema ‘fuoco' ( per cominciare si trae spunto da qualche carbone ardente posto dinanzi allo yogi);la meditazione rivela allo yogi non solo il fenomeno della combustione ed il suo senso profondo, ma in più gli permette:

1) di identificare il processo fisio-chimico che avviene nella brace, al processo di combustione che avviene nel corpo umano;

2) di identificare questo fuoco al fuoco del sole, etc;

3) di unificare i contenuti di tutti questi fuochi, onde ottenere una visione dell'esistenza in quanto ‘fuoco';

4) di penetrare entro tale processo cosmico, talvolta sul piano astrale ( il sole ), talvolta sul piano fisiologico (il corpo umano), talaltra sul piano infinitesimale (‘la particella di fuoco' );

5) di condurre i vari piani a una modalità comune, e cioè la prakrti (materia originaria-NdR) in quanto ‘fuoco';

6) di ‘dominare', grazie al pranayama, la sospensione della respirazione ( respirazione=fuoco vitale), il fuoco interno;

7) infine, grazie a una nuova ‘penetrazione' , di estendere quel ‘dominio' alla brace che egli ha, in quel momento, davanti a sé (essendo, infatti, il processo della combustione identico da un estremo all'altro dell'universo, ogni parziale dominio di tale processo conduce infallibilmente al suo ‘dominio' totale).

Vale a dire che: - in ogni istante la meditazione resta uno ‘strumento' di penetrazione nell'essenza delle cose e finalmente uno strumento di presa di possesso, di assimilazione del reale-.

Nell'aforisma seguente( Sutra III,3 )si afferma che; - Quando l'oggetto di questo flusso continuo si fonde con il meditatore, la coscienza di quest'ultimo si dissolve. Questo è il samadhi-.

Afferma Mircea Elide : - Il passaggio dalla concentrazione alla meditazione non richiede una tecnica nuova: come pure non v'è bisogno di nessun esercizio yogico supplementare per realizzare il samadhi, a partire dal momento in cui lo yogi è riuscito a concentrarsi e a meditare. Il samadhi, la en-stasi logica, è il risultato finale e il coronamento di tutti gli sforzi ed esercizi spirituali dell'asceta-.

Naturalmente la concentrazione e la meditazione vanno eseguite in un ambiente sereno areato e molto tranquillo con una delle asana descritte per questo scopo, dopo aver effettuato le asana a noi più congeniali allo scopo di favorire il rilassamento e la concentrazione. Come già detto ma in particolare in questa fase la posizione assunta deve indurre, assieme ad una respirazione molto lenta, uno stato di completo benessere in cui la mente è perfettamente trasparente.
Ovviamente lo stabilirsi corretto delle due fasi richiede l'assistenza di un guru ,delle predisposizioni naturali ed una applicazione profonda.

 

In conclusione si fornisce un brano interessante sull'argomento di Claudio Lamparelli tratto dal Suo testo: Tecniche della meditazione orientale.

- La meditazione può essere definita una coltivazione della mente, una tecnica della coscienza, un affinamento della sensibilità, una disciplina psichica che ci permetteranno di confrontarsi con noi stessi.- Questo non ha luogo attraverso un riesame delle passate esperienze negative, come nella psicanalisi, ma attraverso un risanamento delle modalità di apprendimento. E' chiaro che in questo modo le pulsioni inconsce non vengono neppure toccate: Ma se si dovessero manifestare, sarebbero trattate come tutto il resto del materiale mentale: con attenzione distaccata. La meditazione produce una dilatazione e una sospensione temporanea dell'Io, perché pone una continua distanza fra sé e sé. La meditazione diventa allora un importante punto di riferimento, un vero e proprio perno,un'amica che non ti abbandona mai, un rifugio per i momenti di crisi un luogo di ritiro per ritemprarsi, per ritrovare l'equilibrio, per recuperare l'orientamento. La legge fondamentale dello Yoga è la stessa della moderna medicina psico-somatica: come ogni attività del corpo influenza la mente, così ogni attività della mente influenza il corpo-.

 

Antonio ALBINO