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Fine di una 'love story' PDF Stampa
Benessere - Buonumore
Giovedì 12 Novembre 2009 21:36

Una cosa mi ha sempre sconvolto in fatto di amori e innamoramenti: come sia facile perdere l'incanto. Cioè quel sortilegio, quella strana magia che ti fa battere il cuore per uno e non per un altro. E siccome si tratta di una malia fatta di alchimie strane, basta un particolare, un nonnulla perché un sentimento che ardeva come un barbecue si spenga di colpo. A me è capitato spesso.
Una volta sono uscita a cena con un tipo che mi piaceva parecchio. Seduti al tavolo, io ho ordinato prosciutto crudo. Lui una costata poco cotta, molto al sangue. Lo guardavo mangiare e mi pareva di assistere a un intervento chirurgico a cuore aperto su una mucca viva. Non pago, a un certo punto abbranca l'osso e comincia a scarnificarlo coi denti. Sembrava Il silenzio degli innocenti, quando Hannibal the Cannibal mangia il naso della guardia giurata. Io finisco il mio prosciutto e lascio da parte il grasso. Lui lo vede e con occhio lubrico mi fa: «E questo? Non lo mangi? Ma è il più buono!». E alè. Razziato anche quello. E a mani nude, che fa anche più schifo. Quella sera l'ho salutato e non ci siamo visti mai più.
Anche la Molly ha smesso di spasimare per uno quando l'ha visto mettere un dito nel latte per sentire se era caldo. Elvira invece ha perso l'incanto dopo aver scoperto che il suo amato era appassionato di pitoni e li allevava in casa.
Comunque questa del disincanto non è una prerogativa solo femminile. Anche agli uomini succede di disamorarsi per una sciocchezza. Le spalline di gommapiuma, per esempio, fanno agli uomini lo stesso effetto che fa l'aglio ai vampiri.        Anche il rossetto sugli incisivi è un discreto deterrente. Il mio amico Ettore racconta di aver lasciato una dopo averla vista mentre, con un sapiente movimento del mignolino si disincastrava la mutanda dal didietro. Anche Walter smise di colpo di corteggiare una tipa fichissima. A una festa si avvicinò, le sussurrò piano all'orecchio un complimento e lei con un fil di fia­to: «Grazie». Da allora non la vide mai più. Ci aveva un alito che sembrava avesse mangiato una Clark's.
 
 
Articolo di Luciana LITTIZZETTO tratto dal testo ‘Sola come un gambo di sedano’