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Lunch Atop a Skyscraper of Charles Ebbets (1932) PDF Stampa
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Giovedì 28 Aprile 2011 07:34

Charles Clyde Ebbets è nato a Gadsden , Alabama il 14 luglio 1905 . Fece molti lavori avventurosi per poi dedicarsi dal 1927 alla sola fotografia . Nel 1932 , già famoso tra i più importanti quotidiani , incluso il New York Times ebbe l’incarico della fotografia per il Rockefeller Center , allora in costruzione a New York . Il 19 settembre 1932  Ebbets  scattò questa foto,intitolata “ Lunch atop a skyscraper ”  ed essa apparve  sull’ Herald Tribune di New York sul suo foto supplemento domenicale del 2 ottobre . Fu scattata a mezzogiorno al 69 esimo  piano del grattacielo GE Building durante gli ultimi mesi di costruzione . La fotografia raffigura 11 operai seduti su una trave, che mangiano il loro pranzo con i  piedi penzolanti a centinaia di metri sopra le strade della città di New York. L’altra fotografia  “ Uomini che dormono  su una Trave “ mostra gli stessi operai che fanno un sonnellino sulla trave .Queste due foto divennero subito famose in tutto il mondo. Nel 1933 Ebbets si trasferì a Miami , Florida, dove divenne il primo fotografo ufficiale di Associated Press dello Stato . Nel 1938 , in virtù della singolare amicizia con molti membri della tribù indiana dei Seminole , fu il primo uomo bianco a cui venne permesso di fotografare l’intero evento sacro della Green Corn Dance . Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio civile presso la Army Air Corps e l’Aeronautical  Institute dove documentò la formazione dei piloti americani e britannici . In seguito si occupò di pubblicità e fu uno dei fondatori del Bureau Miami . Le sue nuove fotografie vennero pubblicate su tutti i più importanti giornali e riviste americane . Il 14 luglio 1978, all’età di 72 anni, Ebbets morì di cancro. Fino allora aveva più di 300 immagini pubblicate a livello nazionale .

Buona Visione da Zeribi Cinzo

 
Una notte per sognare PDF Stampa
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Martedì 11 Agosto 2009 19:13

    Forse, per una volta, è arrivato il momento di tornare a fare un vecchio gioco. Un vecchio dolcissimo gioco.
Guardare le stelle cadenti, nel cielo d’estate, ed esprimere un desiderio. La notte tra il 10 e l’11 agosto è la notte di San Lorenzo, notte di pioggia meteorica, notte perfetta per alzare gli occhi e poi pensare a una cosa, a una persona, a un evento e poi dire: speriamo che accada.
L’ultima volta che giocai fu nell’estate del 1993. C’era un cielo bassissimo nell’isola di Vulcano. Le stelle venivano giù che sembrava di poterle toccare e io ne scelsi una particolarmente bella,con una scia pazzesca, per formulare il mio pensierino. La cosa divertente è che poi aspetti per anni che il tuo desiderio si avveri. Ma naturalmente l’idea di averlo chiesto ad una stella rende la cosa piuttosto speciale e credibile. Così quest’anno ho deciso di ripensarci. Solo che stavolta sono piuttosto indeciso. In testa mi ronzano un po’ di desideri.

Tipo: mi piacerebbe che tutti gli sfollati abruzzesi avessero davvero una casa per l’inverno; che Villa Certosa (in seguito a donazione) diventasse un centro estivo per bambini disabili; che all’Ultima Spiaggia, lo stabilimento balneare di Capalbio, per molte signore fosse obbligatorio l’uso del pareo; che Massimo D’Alema dicesse, una volta per tutte, quello che pensa realmente di Walter Veltroni (s’intuisce, però sentirglielo dire sarebbe un’altra cosa); poi mi piacerebbe che affondassero tutte le baleniere, che i pomodori tornassero ad avere il sapore dei pomodori, che fossero vietati gli infradito per gli uomini sopra i diciottanni, che Toni Servillo facesse subito un altro film, che i leghisti la finissero di insultare il tricolore, che Emore Leonard pubblicasse un nuovo libro, che i centri storici delle città fossero vietati ai Suv, che la Guardia di Finanza sui moli di Porto Cerco, Cala Galera e Portofino accertasse se i possessori dei panfili pagano regolarmente le tasse; quindi mi piacerebbe che qualche campionessa medagliata d’oro restituisse il trofeo dicendo: scusate, ma ero dopata, e che il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, riuscisse a vincere la Champion’s  League e Francesco Totti il pallone d’oro (sperar non nuoce). Infine prenderei una stella e le chiederei se per quella notte di San Lorenzo del 1993, per quel desiderio, è ancora il caso di aspettare, oppure no.
 
Articolo di Fabrizio Roncone tratto dalla rivista Magazine    
 
Weekend e calendario 2011 PDF Stampa
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Venerdì 04 Marzo 2011 16:46

Come si sa per weekend si intende il periodo degli ultimi tre giorni della settimana. Precisamente il venerdì, il sabato e la domenica. Ogni mese ha quattro weekend completi, ma è possibile avere cinque weekend completi nello stesso mese ? Ebbene, si! Però questo capita mediamente una sola volta all’anno. Tale mese dovrà obbligatoriamente iniziare di venerdì ed avere 31 giorni. Sono perciò scartati i mesi di: Febbraio, Aprile, Giugno, Settembre e Novembre. Quest’anno  (2011)  avremo i cinque weekend nel mese di Luglio. Nel 2012 non ci sarà alcun mese con 5 weekend, mentre nel 2016 ciò avverrà  due volte : a Gennaio e a Luglio. Ogni anno questa coincidenza avviene in un mese diverso rispetto al precedente. Entro lo stesso secolo il tutto si ripete esattamente con un ciclo di  28 anni. La spiegazione è la seguente: ogni anno inizia con un giorno della settimana in più rispetto all’anno passato (52 settimane più un giorno), perciò ci vorrebbero 7 anni per tornare allo stesso giorno. Però non dimentichiamo che c’è anche l’anno bisestile che dura ancora un giorno in più e che si ripete ogni 4 anni. Ciò porta a quadruplicare il periodo precedente ottenendo quindi un ciclo di 28 anni . Per questo motivo l’agenda di quest’anno potrà essere riutilizzata nel 2039 perché perfettamente identica. Il mese di Luglio di quest’anno (2011) ha inoltre un’altra particolarità: durante il mese, nel primo e nel quinto weekend c’è la luna nuova! Perché questo stesso fenomeno possa ripetersi ( 5 weekend e 2 lune nuove ) debbono passare ben altri 592  anni.

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Tra il rumore e la fretta raccontati PDF Stampa
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Venerdì 09 Ottobre 2009 07:49

di Roberta PATI

“Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta , e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio; finché è possibile senza doversi abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone, dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti anche loro hanno una storia da raccontare…….”. “Sii te stesso”.(epitaffio della chiesa di San Paolo Baltimora datata 1692)
Ho cercato di prendere alcuni dei numerosi punti salienti di questa lettera, molto profonda. Saper ascoltare gli altri credo che sia alla base dei rapporti umani, affettivi, lavorativi. Oggi, nella nostra società manca proprio la capacità nelle relazioni umane di ascoltarsi reciprocamente, non solo tra gli amici, tra i colleghi, ma anche e soprattutto manca un dialogo uno scambio di idee e una condivisione di pensieri tra i familiari,tra genitori e figli, tra moglie e marito. Corriamo, corriamo, siamo impegnati ad inseguire i nostri obiettivi, a seguire le nostre personali idee. Ascoltare qualcuno è uno sforzo d’interessi, di concentrazione, d’attenzione. Ascoltare qualcuno non vorrà dire giudicarlo o sovrapporre le nostre idee, le nostre a volte inutili parole. Cammino e capisco pensando com’è il mondo, com’è fatta la nostra società, come siamo fatti noi esseri umani. Se solo ci fermassimo un istante ad ascoltare, a rivolgere la parola al nostro amico o parente più prossimo, l’ignoranza non né formerebbe automaticamente dell’altra, la disattenzione che prestiamo nell’altro non genererebbe un impoverimento affettivo, relazionale. L’ascolto è la prima espressione dell’amore. L’inizio del voler bene a qualcuno sta nell’imparare ad ascoltarlo; l’ascolto può guarire una persona, l’ascolto può toglierci dall’indifferenza, dal silenzio “che scruta”.

Roberta Pati
 
'A livella PDF Stampa
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Giovedì 29 Ottobre 2009 22:51

di Antonio DE CURTIS (Totò)
 

 

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno l'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
 
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava l'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"
"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
 
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