«Alla base di ogni fantasia sessuale femminile c'è l'essere l'oggetto del desiderio del maschio. Tutto il nostro immaginario erotico si muove intorno alla necessità di piacere all'uomo» spiega Chiara Simonelli, sessuologa e docente di Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo nell'arco della vita alla Sapienza di Roma.
Lei ha condotto molte ricerche sulla sessualità femminile. Quali sono le fantasie più ricorrenti?
«Si privilegiano i contenuti esibizionistici, dove l'esposizione del proprio corpo suscita un forte desiderio e si immagina un uomo che si eccita guardandoti. Oppure si rievocano momenti appaganti vissuti con il partner. Ancora, si va con la memoria a una scena di un film erotico. Erotico, badi bene, non pornografico. Le donne hanno bisogno di una storia, di un'ambientazione in cui collocare l'atto sessuale. Non hanno una sessualità puramente genitale: tutto il corpo e la mente sono coinvolti».
E la fantasia di avere un rapporto con uno sconosciuto? La «scopata senza cerniera», di cui parlava Erica Jong in Paura di volare negli anni Settanta, resiste al tempo?
«Sì. Talora si fantastica su un "terzo" uomo, che non è il proprio compagno: può essere un attore, un personaggio famoso, qualcuno che si conosce davvero, ma anche un uomo senza volto. È un modo per sfuggire alla routine e alla noia, visto che spesso le donne immaginano, ma non hanno il coraggio di mettere in atto la trasgressione».
Parliamo di fantasie masochistiche, dove si immagina di subire una violenza. Nella sua esperienza ha riscontrato questo tipo di immaginario?
«Non molto spesso. La fantasia dello stupro è un po' datata. Infatti fantasticare che un uomo abusi di te, e quindi compia un atto erotico senza il tuo consenso, è un modo di deresponsabilizzarsi rispetto alle proprie pulsioni: "Io non voglio, quindi non sono colpevole". Oggi le donne vivono la loro sessualità con meno sensi di colpa. Ma anche in questo genere di fantasie non c'è mai vera violenza: l'abuso si compie, direi quasi, con dolcezza. Perché, come dicevo prima, il meccanismo profondo che sottende l'eccitazione femminile è il narcisismo. Suscitare un desiderio incontrollabile nel maschio è molto gratificante».
Come se nel desiderio dell'altro ci si specchiasse in cerca di identità e di conferme?
«Sì, è proprio così. La donna si eccita grazie alla reazione che produce sul corpo maschile. È la conferma del suo potere, della sua capacità di piacere. Ed è per questo che ha fatto molta fatica ad accettare l'avvento del Viagra. L'erezione è indotta dalla pillola e sottrae o diminuisce il ruolo della femmina».
Ma in questo modo la donna sembra del tutto passiva rispetto alla sessualità: ci eccitiamo se piacciamo.
«Non è così. Perché quello che appaga di più è proprio la sensazione di potere che si ha sul maschio, dominato dal proprio desiderio. Per farsi desiderare si mettono in atto molti comportamenti, si elaborano strategie. Il narcisismo femminile, al contrario di quello maschile centrato solo sul corpo, si estende a tutta la personalità. Per le donne l'uomo più sognato è quello follemente innamorato, che le desidera intensamente, pronto a fare qualsiasi cosa per averle. Tanto è vero che alle donne non piace la pornografia, ma si eccitano con le storie d'amore».
Una forma di potere diversa da quella che spinge l'uomo al sesso a pagamento?
«La sessualità maschile è molto centrata sulla sopraffazione. Quindi statisticamente le fantasie più frequenti sono di rapporti orali e anali. Poi abbiamo le fantasie voyeuristiche e poligamiche popolate di donne in reggicalze e guêpière. Il dato sconcertante è che poi, nella realtà, a sentire le loro compagne, a letto hanno poca fantasia. Tendono a ripetere gli stessi rituali feticistici. E le donne, se la prima volta assecondano il gioco, alla ventesima si sentono svalutate perché vedono nella ricerca della lingerie particolare, di un certo travestimento, una strumentalizzazione del proprio corpo: non conto io ma quello che rappresento. La donna privilegia sempre la relazione. Anche nell'incontro di una notte. Anche nel gioco erotico. L'uomo no. Oggettivizza. È centrato su se stesso e sul suo pene. È rarissimo incontrare uomini che provano piacere nel dare piacere. Anche quando si preoccupano dell'orgasmo della compagna, spesso lo fanno solo per sentirsi dire: ma quanto sei bravo».
Perché è insolito che l'uomo scopra doppia vita e perversioni nella donna che gli dorme accanto, mentre è molto frequente il contrario?
«Negli uomini, un desiderio perverso viene agito con una condotta sessuale perversa: cioè si passa dalla fantasia all'atto. Nelle donne la sessualità è estesa a tutto il corpo e non solo alla zona genitale. Così, spesso, disturbi della sfera sessuale si esprimono attraverso perversioni che riguardano altre zone del corpo con condotte autolesionistiche o ad esempio con l'anoressia».
È raro anche che le donne siano pedofile.
«Rarissimo. E, quando accade, di solito sono complici del proprio compagno pedofilo e non responsabili in prima persona. In realtà, le donne abusano dei bambini in altro modo. Attraverso comportamenti ossessivi nella cura del figlio, per esempio. Il possesso portato all'estremo del corpo e della mente è un vero e proprio abuso. La distorsione genitoriale della cura è purtroppo causa del disagio psichico di tante persone anche nella sfera sessuale».
Guardando le trentenni di oggi, si ha l'impressione che siano più libere e anche più trasgressive rispetto alle generazioni precedenti. È così?
«Sono diversi i comportamenti: oggi le donne ammettono di avere delle fantasie sessuali. Come ammettono di praticare l'autoerotismo. E sono caduti molti tabù. Primo fra tutti quello della verginità. Ma non penso siano cambiate nel profondo».
E come sono le adolescenti rispetto al sesso?
«Si lamentano del fatto che i loro coetanei preferiscono passare le loro serate a giocare con la play station o a guardare una partita di calcio piuttosto che giocare al gioco del corteggiamento».
Insomma, i maschi scappano?
«Sì. E non solo gli adolescenti. Non sa quante trentacinquenni single si chiedono dove sono finiti i maschi. In realtà, spesso preferiscono stare fra di loro, stanchi della difficoltà della relazione con le donne. Noi sottovalutiamo questa "fatica", che invece è la causa dell'aumento della prostituzione di ogni tipo».
Articolo di Federica Lamberti Zanardi tratto da ‘Repubblica’ |