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In a zoo in California , a mother tiger gave birth to a rare set of triplet tiger cubs.
Unfortunately, due to complications in the pregnancy, the cubs were born prematurely and due to their tiny size, died shortly after birth.
The mother tiger, after recovering from the delivery, suddenly started to decline in health, although physically, she was fine. The veterinarians felt that the loss of her litter had caused the tigress to fall into a depression. The doctors decided that if the tigress could surrogate another mother's cubs, perhaps she would improve.

After checking with many other zoos across the country, the depressing news was that there were no tiger cubs of the right age to introduce to the mourning mother. The
veterinarians decided to try something that had never been tried in a zoo environment. Sometimes a mother of one specie s will take on the care of a different species. The only 'orphans' that could be found quickly, were a litter of weanling pigs.
The zoo keepers and vets wrapped the piglets in tiger skin and placed the babies around the mother tiger. Would they become cubs or pork chops?

Photos and article have been provided from Kathleen McKee

 
Fame e miseria morale nel mondo PDF Stampa
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Le ultime statistiche della FAO (Food and Agriculture Organization) indicano in circa un miliardo le persone che soffrono la fame nel mondo. Credo che valga la pena di entrare profondamente nel merito del problema; perché, come ha detto Josuè de Castro:‹‹ fame - oltre che sofferenza fisica - significa esclusione, esclusione dalla terra, dal lavoro, dalla paga, dal reddito, dalla vita, dalla cittadinanza. Se una persona arriva al punto di non avere nulla da mangiare, è perché tutto il resto gli è stato negato››.
Sono parole dure, crude ma che evidenziano bene la realtà di un miliardo di fantasmi che vagano senza trovare pace in un mondo che si è dato soltanto un alibi morale con la creazione da parte delle Nazioni Unite di una organizzazione come la FAO, cioè di un organismo che dovrebbe essere dedicato alla soluzione di questa calamità. Ma questo ente non  riesce neanche ad evitare  che  in caso di sovrapproduzione,  derrate alimentari come frutta e verdura, vengano distrutte.
E’ la durissima legge della domanda e dell’offerta.
Che mondo è mai questo dove valgono solo le leggi del mercato e le decisioni conseguenti di  persone  che  'dimostrandosi anche moralmente poco qualificate'  hanno determinato la crisi economica che ha rischiato di travolgerci? Crisi che che fra l’altro ha fatto aumentare di cento milioni le persone affamate.

Il mondo è in mano al Dio denaro e non esiste un limite alla diffusione  di questo Dio, perché nessuno ne propone autorevolmente Altri. Quando si legge dei compensi ai calciatori si rimane allibiti e pensare che numerosi di questi provengono dai cosiddetti paesi sottosviluppati dove le parole - morto per fame - ricorrono spesso. E pensare che i nazisti consideravano questa la fine più atroce da imporre ai nemici del Terzo Reich.
La logica e il raziocinio ci inducono a credere che il fine dell’uomo e’ raggiungere la felicità o almeno l'appagamento spirituale. E quindi  è necessario guardare dove l’equilibrio interiore, se non la felicità, si manifesta con maggiore frequenza, cioè al mondo orientale dove la gente riesce anche a meditare(yoga, confucianesimo, buddismo etc).
A questo punto emerge prepotentemente la visione della società consumistica occidentale: un qualcosa lontano dalle esigenze spirituali dell’uomo, cioè soltanto materialismo che produce arrivismo, carrierismo ed eccessivo individualismo e quindi conseguentemente nevrosi, psicosi, ansie e depressioni. Se un miliardo di persone soffrono la fame nel mondo sottosviluppato, ce ne sono la metà circa, di quelle presenti nel mondo economicamente avanzato, che mangiano in eccesso e quindi sono sovrappeso. Molte di queste sono anche obese, cioè in preda all'avidità alimentare, cioè a qualcosa di patologico ovvero assolutamente da evitare per la buona salute psicofisica. Il mondo  ha bisogno di trovare una compensazione e quindi un giusto equilibrio di fronte a certe tragedie immani come la fame ma anche “calamità” come la mancanza quasi assoluta di valori spirituali. Le varie religioni possono e devono costituire un ausilio notevole al superamento del disfacimento morale che per l’ultima crisi economica è stato determinante (ad esempio con la concessione di prestiti e mutui a centinaia di migliaia di  persone che non erano assolutamente in grado di pagare le rate relative). Ma certamente alcune religioni non possono predicare l’astinenza sessuale, senza ricorrere  all’uso del preservativo per il controllo delle nascite, termini quest’ultimi che per gli integralisti forse sono anche difficili da accettare, ma fondamentali per evitare certe tragedie in certi ambienti. Non è necessario essere teologi, ma basta soltanto un pò di buon senso per comprendere che il Dio vero  "vorrebbe" che non venissero messi al mondo creature destinate a soffrire se non a morire di fame.
Finché non prevarrà la ragione in tutti i campi dello scibile umano, in particolare in quello religioso, finché non si diffonderanno, come valori, la vera cultura e l’informazione corretta , finché non si intenderà la cosiddetta globalizzazione come un mezzo per acquisire esperienze diverse ed eventualmente farne tesoro, questo mondo sarà in gran parte un luogo  di sofferenza e di insoddisfazione.

 

Antonio ALBINO
 
Parliamo di Vincent Van Gogh PDF Stampa
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di Roberta PATI

 

“Mio caro Theo , non posso farci niente se i miei quadri non si vendono . Ma verrà il giorno in cui si vedrà che valgono più del prezzo del colore che ci metto, e della mia stessa vita”.
Quando si parla di Van Gogh, non si può non parlare anche della dicotomia genio-follia; indicando in quest'ultima il motore della pittura originale ed unica del grande artista olandese. Altri ritengono che Van Gogh dipingesse nei momenti di sanità e lucidità , e che la sua genialità non fosse connessa alla follia, dimenticata invece nei rapporti con alcuni membri della sua famiglia.
La sua personalità sembra plasmarsi quasi per contrasto in seno alla rispettabile e conformista famiglia borghese in cui ha in sorte di nascere e nell'ambiente di provincia chiuso e bigotto dove si trova a vivere , “La mia giovinezza è stata (....) tetra , fredda e sterile , scrive Vincent al fratello Theo in una delle centinaia di lettere a lui indirizzate. Particolarmente significative , tra le altre , le pagine scritte al fratello da Etten , piccolo centro olandese dove Vincent torna a vivere in famiglia per qualche tempo , nel 1881 , dopo una serie di esperienze fallimentari.
A Etten , il contrasto coi genitori esplode con violenza anche perchè favorito da un evento catalizzatore: Vincent che, come altre volte in passato e in futuro, si innamora della persona sbagliata.
Ed è del periodo olandese il dipinto che io personalmente trovo tra i più belli , tra i più espressivi:”I mangiatori di patate”, aprile 1885 , olio su tela.
Questa tela è il primo quadro  cui Vincent si riferisce definendolo dipinto , anzi in diverse occasioni è citato come “il dipinto”. Qualche tempo dopo, da Parigi , scriverà alla sorella Willemine: “penso che il dipinto dei contadini mangiatori di patate....rimane après tout il migliore di tutta la mia produzione”.
Questo dipinto non a caso è tra i miei preferiti , questi contadini sono “estremamente brutti , vecchi , rugosi , sgradevoli e perciò tanto più veritieri”.
Sui loro volti solcati dalla povertà e dalla fatica , c'è la disperazione della vita . Anche la scelta dei colori non è casuale , toni forti, scuri. Il colore esprime qualcosa di per se stesso , il colore viene usato in senso espressivo e non naturalistico.
I mangiatori di patate , sono personaggi talmente pieni di espressione da assurgere al rango di icone sociali , simboli di un elevatezza etica benedetta da Dio , metafora che viene dalla fatica del quotidiano . La tavola è illuminata da una luce fioca , una piccola lampadina , che rende l 'ambiente anch 'esso cupo , ma anche essa sembra metafora di un qualcosa che va al di là , infatti scrive così Van Gogh a tal proposito : (.....) “al momento dipingo ....anche di sera alla luce della lampadina ...sino a quando riesco anche a malapena a distinguere i colori sulla tavolozza , e questo per capire il più possibile i particolari effetti prodotti dall'illuminazione notturna.....”
Il pittore dice anche :” ci ho voluto lavorare su in modo tale che chi lo guarda abbia l'idea che quella gente ....si stia servendo dal piatto con quelle stesse mani con cui ha zappato la terra”.
Di questo genio non ci sono eredi , almeno così credo personalmente , anche perchè dal canto suo Van Gogh non ha avuto allievi , non ha dato origine ad una scuola.
La bellezza e la potenza della sua arte era apprezzata da pochi amici: Emile Bernard , Camille Pissarro , Paul Gauguin , Henri de Touluose-Lautrec. Van Gogh è stato definito dalla critica un solitario che dialoga con la propria opera privilegiando decisamente l'espressione di sé piuttosto che l'impressione: il suo scopo è far emergere qualcosa che sta dentro l'artista più che nell'oggetto della rappresentazione.
Questo pittore così apparentemente complesso e folle , ma solo e sensibile o lo si ama da subito o lo si odia , ha proposto una visione dell'arte tutta personale , come “segno” indelebile della propria anima tormentata. Un talento in costante equilibrio tra genio e follia , ma capace di dare vita ad opere come dei veri e propri capolavori donati all'umanità , e soprattutto capace di averci regalato grandi emozioni attraverso le sue opere.
ROBERTA PATI
 
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