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La sopravvivenza del più amorevole PDF Stampa
Utilità - Curiosità
Giovedì 01 Ottobre 2009 22:12

Per quanti documentari di National Geographic abbiate visto, nell'uomo non c'è l'imperativo "mangiamoci a vicenda". Noi siamo in cima alla catena alimentare predatore/preda. La nostra sopravvivenza dipende dalla necessità di cibarci di organismi più in basso nella gerarchia, ma noi non siamo soggetti a essere man­giati da organismi che si trovano più in alto. Non avendo pre­datori naturali, all'uomo è stato risparmiato il ruolo di preda e tutta la violenza che questa condizione implica.
Naturalmente ciò non significa che l'uomo sia al di sopra delle leggi della Natura, perché alla fine anche noi saremo man­giati. Siamo mortali e, dopo la nostra morte (speriamo al ter­mine di una vita lunga e pacifica), i nostri resti corporei verranno decomposti e riciclati nell'ambiente. Come un serpente che si attorciglia su se stesso, l'uomo, in cima alla catena alimentare, sarà alla fine mangiato dagli organismi che si trovano più in basso nella catena, i batteri.
Ma, prima che questo serpente si avvolga su se stesso, non riusciamo ancora a vivere una vita priva di violenza. Nonostante la nostra posizione elevata nella catena alimentare, siamo il peggior nemico di noi stessi. Ci combattiamo tra di noi più di qualunque altra specie animale. A volte si comportano così anche gli animali inferiori, ma gli scontri tra individui della stessa specie si limitano ad atteggiamenti, versi e odori di minaccia, senza mai arrivare a uccidere. E nelle comunità sociali diverse da quelle umane, la cau­sa principale di violenza interspecifica è l'acquisizione di aria, ac­qua e cibo necessari alla sopravvivenza o la selezione dei partner a scopi riproduttivi.
Al contrario, la violenza tra gli esseri umani direttamente collegata alla necessità di procurarsi il cibo o alla selezione dei partner è decisamente minima. La violenza umana è associata molto più spesso all'acquisizione di beni materiali al di là di quanto è necessario per il sostentamento, oppure alla distribuzione e acquisto di droghe che servono a fuggire dal mondo da incubo che abbiamo creato; oppure all'abuso dei figli o del coniuge trasmesso di generazione in generazione. Forse la forma di violenza umana più diffusa e pericolosa è il control­lo ideologico. In tutta la storia, i movimenti religiosi e i governi hanno ripetutamente istigato i loro membri all'aggres­sione e alla violenza contro i dissidenti e i non credenti.
La maggior parte della violenza umana non è necessaria, e non è un'abilità di sopravvivenza innata genetica, "animale". Abbiamo la capacità, e secondo me anche l'imperativo evolu­zionistico, di fermare la violenza. Il modo migliore per fer­marla è capire che siamo esseri spirituali che hanno bisogno di amore come del cibo. Ma non saliremo al gradino evolutivo succes­sivo soltanto pensandolo, così come non possiamo cambiare la nostra vita e quella di nostri figli semplicemente leggendo dei libri. Dobbiamo aggregarci in comunità di persone con lo stesso orientamento di pensiero, che lavorano per una civiltà migliore attraverso la comprensione che la Sopravvivenza del Più Amorevole: è l'unica etica che ci assicurerà non soltanto una vita individuale sana, ma anche un pianeta sano.
Usare l'intelligenza del­le cellule per spingere l'umanità sul prossimo gradino della sca­la evolutiva, dove i più amorevoli fanno qualcosa di più che semplicemente sopravvivere: vivono pienamente.
 
 
Il brano è stato tratto dal testo ‘La biologia delle credenze’ di Bruce LIPTON