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Necessità e libertà PDF Stampa
Utilità - Curiosità

La classica opposizione di necessità e libertà, antica quanto il pensiero, è riassumibile in questa alternativa:

-il mondo è un processo necessario e logico, e di conseguenza anche privo di libertà

-il mondo è un processo libero e creativo, e di conseguenza anche privo di un disegno logico e sensato.

I filosofi si dividono tra chi assegna il primato alla necessità e al senso, e chi invece alla libertà e al non-senso. Tra le molte possibilità scelgo di presentare il pensiero di Cartesio e di Spinoza, i due sommi filosofi dell’inizio della modernità, entrambi esponenti di un filosofare così attento ai risultati della scienza da modellarsi sul metodo scientifico, in particolare  sul rigore delle dimostrazioni geometriche.
Cartesio sosteneva come principio di palese evidenza  il fatto che «noi abbiamo un libero arbitrio»fondandolo sulla possibilità di «frenare l’assenso delle cose dubbie e così evitare l’errore»; anzi, per lui «il fatto che vi sia libertà nella nostra volontà, e che ad arbitrio possiamo assentire o non assentire a molte cose, è manifesto è manifesto al punto che è da annoverarsi fra le nozioni prime e del tutto comuni che ci sono innate». E a chi affermava di essere vittima di istinti e di passioni più forti, ricordava: « Quando un cane vede una pernice è naturalmente portato a correre verso di essa; e quando ode un fucile sparare, il rumore lo incita naturalmente a fuggire; ma nondimeno si addestrano generalmente i cani da caccia in maniera che la vista di una pernice fa sì che si arrestino e il rumore che odono dopo, quando si spara su di essa, fa che accorrano. Ora, è utile sapere queste cose per dare a chiunque il coraggio di applicarsi a dominare le proprie passioni».
Di contro Spinoza qualche anno dopo scriveva: « Gli uomini si ingannano a ritenersi liberi, e questa opinione consiste solo in questo, che essi sono consapevoli delle loro azioni ma sono ignari delle cause da cui sono determinate [….]. Infatti, essi dicono che le azioni umane dipendono dalla volontà, ma sono soltanto parole di cui non hanno alcuna idea. Tutti ignorano infatti che cosa sia la volontà e in che modo faccia muovere il corpo».  E più avanti: « L’esperienza insegna più che a sufficienza che nulla gli uomini hanno meno in potere della propria lingua, e niente sono meno capaci di fare che moderare i propri desideri […] così il delirante, la chiacchierona, il bambino e moltissimi altri uomini del genere credono di parlare per libero decreto della Mente, mentre invece non sono capaci di contenere l’impulso che hanno di parlare» Insomma ««decreti della Mente non sono altro che gli appetiti stessi e perciò variano a seconda della varia disposizione del Corpo» perché deve essere chiaro che « ognuno regola tutto secondo il proprio affetto».
Io penso che ci troviamo al cospetto di ragionamenti persuasivi su entrambi i fronti. Le cose peraltro si complicano ulteriormente  se prendiamo in considerazione la fisica contemporanea. Qui i grandi fisici, che per natura devono essere anche un po’ filosofi, come i grandi filosofi devono essere anche un po’ fisici, si dividono:  al campo della necessità appartiene Einstein con la teoria della relatività, al campo della libertà appartiene Bohr con la meccanica quantistica.
La teoria della relatività riguarda lo spazio-tempo, l’energia e la gravitazione, le stelle e le galassie; la meccanica quantistica riguarda il comportamento degli atomi e delle particelle subatomiche. La prima regna nell’immensamente grande, la seconda nell’infinitamente piccolo. Ognuna nel suo ambito funziona alla perfezione, ma i fisici non sono in grado di conciliarle. Così scrive Brian Greene, fisico teorico della Columbia University: «Nel modo in cui sono formulate, la relatività generale e la meccanica quantistica non possono essere giuste entrambe. Le due teorie responsabili del progresso straordinario della fisica dell’ultimo secolo, le teorie che spiegano l’espansione dei cieli e la struttura della materia, sono incompatibili tra di loro». Così il fisico italiano Carlo Rovelli: « Eppure le due teorie non possono essere entrambe giuste, almeno nella loro forma attuale, perché si contraddicono l’un l’altra. Uno studente universitario che assista alle lezioni di relatività generale il mattino e a quelle di meccanica quantistica nel pomeriggio non può che concludere che i professori sono citrulli, o hanno dimenticato di parlarsi da un secolo: gli stanno insegnando due immagini del mondo in completa contraddizione».
La prima concezione interpreta l’universo all’insegna dell’ordine, ritenendo che esso si muova seguendo precise e ordinate leggi fisiche che sono il prodotto di forze tra loro finemente sincronizzate, di modo che non vi è nulla di casuale ma tutto procede secondo una precisa necessità fisica. La necessitas alla guida del tutto, che per Einstein corrisponde ai principi matematici delle leggi della fisica, venne teorizzata fin dall’antichità e fu denominata anànchè dai greci, fatum dai latini, Karman dagli hindu e dai buddisti, mentre per i monoteismi corrisponde al Dio unico e personale che vede, prevede, provvede ed il cui disegno inevitabilmente si compie.
La seconda concezione, oggi maggioritaria in Occidente, considera all’opposto il mondo come generato dal caso e governato dalla contingenza: in esso non c’è nessun principio, nessun senso, tanto meno uno scopo, se non un’enorme quantità di energia che genera e fa degenerare ogni ente, la quale era caos, è ancora caos e sempre caos rimarrà.
Scrivendo al fisico Max Born, Einstein riassumeva così lo stato dell’arte: « Le nostre prospettive scientifiche sono ormai agli antipodi tra di loro. Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo; io credo invece che tutto ubbidisca a una legge, in un mondo di realtà obiettive che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa. Lo credo fermamente […]. Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano questo atteggiamento come un effetto di sclerosi. Un giorno si saprà quale di questi due atteggiamenti  istintivi sarà quello giusto».
Quel momento auspicato da Einstein finora non è ancora arrivato e al momento non rimane che fare i conti con l’inconciliabilità teorica tra teoria della relatività e meccanica quantistica.

Brano tratto da Il coraggio di essere liberi di Vito MANCUSO