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Popolo di ignoranti PDF Stampa
Utilità - Curiosità

Nel nostro Paese il fattore ignoranza si rivela in maniera esplicita andando per il centro di una città di interesse turistico come Roma. La maggior parte dei passanti ,non più giovanissimi, interpellati dai turisti in una lingua (naturalmente l’inglese), ormai diventata il mezzo di comunicazione più usato in ogni parte del mondo, si rifugiano in una formale richiesta di scuse per non riuscire a comprendere le domande. Ciò è molto grave in un periodo di globalizzazione del commercio e delle attività finanziarie e forse anche di molti aspetti culturali. Ma la cosa che più ci dà fastidio come contribuenti è costituita dal fatto che la scuola pubblica non riesce a fornire una preparazione adeguata agli studenti, che, ad esempio, sono costretti a ricorrere ai centri privati per fare esperienza con insegnanti di madrelingua inglese. Ciò non basta: nei canali televisivi i film stranieri vengono trasmessi non in lingua originale con sottotitoli, come nei paesi gestiti in maniera razionale (vedi quelli scandinavi), ma doppiati. Questo evita solo l’acquisizione on the spot, da parte delle persone più ricettive, della fonetica e della struttura delle varie lingue a partire da quella più diffusa nel mondo (escluso il cinese). Questa cattiva maniera di fare informazione da parte del mass media più importante fa sì che anche coloro che conoscono in maniera approfondita una lingua straniera, in molti casi, tendono a dimenticarla perché non possono esercitarla. Questo è il primo grosso limite del sistema Italia in campo culturale: mancanza assoluta della possibilità di erudirsi gratuitamente ed efficacemente nel campo delle lingue straniere, ripeto,  nell'epoca della cosiddetta globalizzazione ed 'anche' del Web.

Abbiamo iniziato da un aspetto culturale 'impegnato', ma si può scendere nel ‘banale’: molte persone ignorano come ‘si chiamino loro stesse’ in maniera corretta. Tanta gente ignora che il first name è costituito dal nome non dal cognome. Nei ‘timbri’ e nei biglietti da visita di molte persone, anche ‘importanti', compare per primo il cognome. Un orrore che misura oggettivamente il livello culturale veramente basso del sistema Italia. Cosa che è dimostrata dalle statistiche a livello internazionale nel campo dell’istruzione. La quota di laureati in Italia nel 2012 raggiungeva appena il 12% dell’ammontare della popolazione, ovvero la metà degli altri paesi OCSE.  Altri dati poco confortanti sono costituiti dal fatto che circa la metà della popolazione ha conseguito soltanto la licenza della scuola media. Ed infine nella classifica OCSE dei trenta paesi più istruiti l’Italia si piazza al terz’ultimo posto seguita da Portogallo e Messico. Per concludere perché abbiamo toccato veramente il fondo di un baratro: nessuna delle nostre Università risulta essere tra le 150 più quotate al mondo!!! Questo ci porta alle amare conclusioni che forse più che spendere poco nel campo dell’istruzione abbiamo investito male ed in maniera scoordinata, evitando ad esempio di legare gli studi universitari alla ricerca scientifica e quindi al progresso tecnologico con l’acquisizione di brevetti e di know-how. Ciò è profondamente ingiusto perché valide risorse umane si vedono costrette ad emigrare in quanto il loro Paese non è in grado diciamo di remunerarle adeguatamente, o più propriamente di trovare loro un valido posto di lavoro nel campo della ricerca.
Le conclusioni delle considerazioni che abbiamo svolte e dei dati che abbiamo fornito sono che sembriamo proiettati verso un processo di ‘imbarbarimento’ culturale, cosa che ci fa inorridire dato che sono stati i nostri gloriosi Avi a coniare questo termine.
Antonio ALBINO