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Religione -
I Pensieri di Margherita
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Lunedì 21 Novembre 2011 14:58 |
Qualche giorno fa, in palestra, una ragazza mi ha fatto rivivere dei momenti, delle sensazioni che avevo dimenticato, l'inizio del cammino di fede, l'emozione di credere.
Roberta non la conoscevo, era lì silenziosa, tutta presa a sistemare lo spogliatoio, io, ero ormai pronta per la doccia. Una frase detta a voce alta fu l'inizio del dialogo. E fu così che, al termine di una giornata pesante, dice a voce alta fu l'inizio del dialogo. E fu così che, al termine di una giornata pesante, dire a voce alta "Signore dammi tu la forza", portò Roberta ad intervenire a sfavore, dichiarandosi apertamente atea. Si rivelò di lì a poco un contrasto apparente, c'era il desiderio comunque di creare un'intesa. Si creò, inaspettata ma importante per entrambe. Vedevo nei suoi occhi una luce speciale, continuava a chiedermi notizie riguardanti il Cristo e la fede, mi trasmetteva un'emozione intensa che metteva euforia, quella di credere e lo strano per me era avvertire che quel grande entusiasmo me lo stava trasmettendo una donna che continuava a definirsi non credente. La storia andò avanti diversi giorni. Mi raccontava che sentiva nel cuore una voce che le parlava, che le dava sicurezza e pace. Io l'ascoltavo solamente, lei tirava fuori tutte le sue emozioni. Chi crede, a volte, dà tutto per scontato, si sente immune da dubbi, dimenticando quanto sia bello e sensazionale cercare, scoprire, studiare, approfondire, testimoniare, vivere la fede.
La invitai, a dire la verità per scherzo preventivando un immediato rifiuto, il capitolo 15 del Vangelo di Giovanni, uno dei miei preferiti, e ad andare in Chiesa rimanendo pochi minuti davanti al crocifisso in silenzio e in attesa. Fece questo e anche di più.
Il Signore è seducente e Roberta ora lo sa, il suo desiderio è conoscerlo, il suo cammino di fede è iniziato.
Pochi giorni fa, con mia grande meraviglia, la vedo arrivare col Vangelo in mano, lo apre e comincia a leggere,… "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv. 15, 5-8).
Che cosa sta accadendo alla mia nuova amica? sta vivendo l'emozione di credere. Nella sua vita, dice lei stessa, ogni cosa ha una luce differente, ci sono sfumature colorate, non c'è più rancore, invidia, insicurezza, non c'è inquietudine, tutto sembra risolversi, anche il dolore, la sofferenza, ha tutto più chiaro. Il senso che dà alla sua vita è grande, immenso, usando le sue parole, è prezioso, pieno di valore. Non si sente più giudicata da Dio né lo sente più distante, lontano, irraggiungibile. Si sente protetta, amata, consolata proprio da colui al quale non credeva, pensando ora al contrario di potersi con lui confidare, sfogare, di essere ascoltata, che non pretende nulla da lei, più di quanto non possa dare. Sente prepotente il desiderio di conoscere la verità e di non lasciarla più. Lei, che non credeva, vuole essere testimonianza.
è giusto e costitutivo dell'essere umano interrogare e interrogarsi, è fondamentale mettere in discussione e mettersi in discussione, è ragionevole avere dubbi, è naturale cercare di chiarirli al di là di ogni problematicità. Ma alla fine di questo "gioco" razionale ci rendiamo conto che quello che cerchiamo, la verità, è la voce che continuamente parla dentro di noi ed è sempre presente. è una voce soave, non è invadente, è paziente, non mente, è fedele e disponibile al dialogo. Non annulla la nostra libertà, la esalta, è energia che circola per il corpo insieme al sangue, è vita presente, futura, eterna.
Credere porta a vivere sensazioni indescrivibili che superano qualsiasi proposizione, non servono tanti concetti, è sufficiente un solo termine per dire che quella voce è Amore.
Se è vero che nella logica del ragionamento da alcune premesse si arriva alla conclusione, Roberta è arrivata a capire, anche all'inizio non credendo, che quell'emozione grande era la voce di Dio che la invitava ad ascoltarlo, a conoscerlo, a seguirlo e nelle parole scritte sul vangelo ne aveva avuto la conferma.
Sono felice che la mia nuova amica stia dando un senso altissimo alla sua vita, sono orgogliosa di lei che giorno dopo giorno sta scoprendo l'emozione ineffabile di sentirsi un promettente discepolo del Signore.
Margherita Merone |
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I Pensieri di Margherita
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Mercoledì 19 Ottobre 2011 15:28 |
Arriva un momento nella vita in cui si è convinti di avere capito tutto, di essere sempre nel giusto, di non avere più bisogno di spiegazioni. A me è successo di recente e la presunzione è arrivata al massimo quando ho fatto di me stessa un modello di virtù, di preghiera, di bontà, di generosità, di altruismo, della buona samaritana che aiuta chi soffre e non fa del male a nessuno. In apparenza un bel quadro, paradigma di buon esempio e saggezza, ma le cose non andavano come le avevo pianificate, ciò che desideravo non si realizzava e quando pensavo di essere circondata di amore mi ritrovavo accanto aridità e indifferenza e a volte la sensazione di essere abbandonata.
Tutto ciò mi sembrava in contrasto con l'idea di perfezione che avevo di me stessa, ero sicura della grazia di Dio sopra di me, di seguire la sua volontà e non avevo nulla da rimproverarmi verso gli altri.
La presunzione mi spingeva in un oceano di domande che ricevevano troppe poche risposte.
Mi chiudevo in casa e piangevo, non reagivo, sentivo il mio pianto, le guance bagnate dalle lacrime e il silenzio assoluto.
Qualcuno dentro di me, un calore d'amore immenso che chiamavo "il Signore", mi diceva di lottare, di agire, di costruire, di puntare tutto sulle mie forze e senza cedere, perché non ero sola, mai.
Allora dicevo sì, mi rialzavo pronta a combattere ma durava poco, la nuvola grigia del silenzio tornava a coprirmi, restavo immobile, spaventata, inoperosa, cosciente che stavo deludendo "il Signore".
Fu un sabato pomeriggio, a Messa, ascoltando la lettura del Vangelo di Matteo, la parabola dei due figli e in seguito l'omelia, che la nuvola grigia fu spazzata via dalle parole di Gesù.
Gesù racconta di un uomo che aveva due figli.
"Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "il primo". E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto, i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli (Mt. 21, 28-32).
Finita la lettura del Vangelo mi sono sentita come il figlio che promette al padre di andare a lavorare e poi se ne sta a casa.
Gesù parlava rivolto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, coloro per intenderci che si vantavano di saper tutto e di essere al di sopra degli altri. Infatti avevano dato la risposta giusta ma tutto restava circoscritto alle parole, per quel che riguardava i fatti erano stati superati dai pubblicani, considerati peccatori, e dalle prostitute.
Le parole di Gesù non sono certo delicate ma rendono appieno l'idea, che per fare la volontà del Padre bisogna credere, confidare, agire e se capita che non si ha voglia di farlo, bisogna trovare, dentro di noi, la forza di reagire e collaborare con la grazia di Dio. Spesso non ci rendiamo conto che quell'energia ritrovata è il pentimento che scatta di fronte alla varietà smisurata di cose che ci aspettano all'esterno e che uscire dalla paura di noi stessi di non farcela è aiutare la grazia di Dio che si muove continuamente per il nostro bene. Potrebbe sembrare assurdo o paradossale ma sono convinta che è bene, in alcuni momenti, pregare di meno e agire di più.
Gesù non diceva ai suoi discepoli, "andate"? Dobbiamo credergli e fare quanto ci dice perché solo così invece di versare lacrime inutili, chiusi nella stanza, buttati sul letto a contare le ombre grigie, usciamo e guardiamo tutti i meravigliosi colori intorno a noi.
Il resto viene da solo, frutto del nostro impegno, di un agire che diventa forza stando mano nella mano con la grazia inesauribile che proviene da Dio.
Non dimentichiamoci del grande dono che Dio ci ha dato, la libertà e sta a noi gestirlo al meglio.
Non siamo costretti a fare nulla, siamo noi che dobbiamo decidere se mettere la nostra libertà al servizio della verità, se far lavorare insieme la grazia di Dio e il nostro impegno.
Il grande gesuita Ignazio di Loyola diceva: "Prega come se tutto dipendesse da Dio ma agisci come se tutto dipendesse da te".
Margherita Merone |

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I Pensieri di Margherita
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Sabato 25 Giugno 2011 13:56 |
Non potrei pensare una vita senza amore, non sarebbe vita, ma solitudine, tristezza, inquietudine. Chi ama vive intensamente e si lascia amare. E che dire dell'amore di Dio? possiamo farne a meno? Quanto più amiamo tanto più i nostri sogni e desideri potrebbero sconvolgere il mondo. Lasciarsi amare da Dio è sentire nel cuore un'energia sconfinata che porta frutto, che costruisce, che progetta cose buone per noi stessi e per gli altri. La certezza di tutto questo ci viene quando rimaniamo attaccati all'unica vita vera, Gesù Cristo, che è amore. Come potrebbero le piante far sbocciare i loro frutti se non fossero toccati dai raggi del sole? come potremmo concretizzare una vita vera, piena di progetti se non ci lasciamo toccare e poi avvolgere dall'incommensurabile amore di Dio?
Rimanendo in questo amore non corriamo il rischio di perderci, vediamo la luce e tanti colori anche al buio, ci sentiamo nutriti senza mangiare, diamo senso alla vita, costruiamo sui valori veramente importanti. è l'amore di Cristo, vita vera, che ci fa sentire la pienezza di vita, ci trasforma, ci migliora, ci arricchisce, ci rende consapevoli della nostra capacità, ci segue come un padre e quando c'è bisogno interviene.
"Io sono la vita vera e il Padre mio è l'agricoltore.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo porta perché porti più frutto […]. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete dare nulla" (Gv. 15, 1-5).
Si possono costruire grandi cose, di qualsiasi genere, senza rimanere in Cristo? è probabile, anzi molti direbbero sicuramente. Quello che sperimento ogni giorno è che rimanere nell'amore di Cristo è vivere appassionatamente, è gustarsi la vita ogni secondo, è pace, nitidezza, bontà, speranza, è sorridere anche nei momenti difficili, è pregare raccolti nel silenzio mettendo ogni cosa nelle mani di Dio.
Chi sceglie nella piena libertà di essere tralcio, potato da Dio quando serve, per portare più frutto e costruire una vita piena fondata sull'amore, non può che essere felice e sentirsi protetto e coccolato dal suo amore infinito. è difficile rimanere attaccati alla vita vera? perché non provarci? Per tanti potrà sembrare tutto tempo perso ma è anche vero che qualcuno potrà accorgersi che, piano piano, qualcosa di grande e nuovo cresce in lui, che ha un gusto speciale, dà emozioni, porta a cose nuove. A volte abbiamo la presunzione di credere che non abbiamo bisogno di nessuno, tantomeno di Dio, che possiamo vivere senza amare né essere amati, poi però ci rendiamo conto dello sbaglio che la vita, così vissuta, è insignificante, arida come il deserto, angosciante, povera, non vale la pena di essere vissuta.
Un anno e mezzo fa mi sono staccata per un po’ dalla vita vera, tutto era nero, a volte grigio, poca luce intorno, dentro di me la smania di costruire tanto, di più, ci provavo ma non ci riuscivo, ogni cosa sembrava irraggiungibile, fui presa dalla paura, vedevo alcuni dei miei sogni e desideri allontanarsi da me, altri erano già svaniti. Un lungo discernimento poi ho capito che senza l'amore di Cristo non potevo fare nulla.
"Se rimanete in me e le mie parole rimangono, chiedete quel che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv 15, 7-8).
Ora, abbraccio così forte la vita vera che usando le parole di San Paolo potrei dire: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me!" (Lettera ai Galati 2, 20).
Margherita Merone |

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Lunedì 20 Giugno 2011 07:31 |
"Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: "è un fantasma!" e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!". Pietro allora gli rispose: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". Ed egli disse: "Vieni!". Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!" E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Mt. 14, 25-31).
Quando qualcosa mi preoccupa e sento la paura, la debolezza, il bisogno di aiuto, sopraffatta da tanti problemi che, spesso, mi sembrano impossibili da risolvere, rileggo questa pericope di Matteo e capisco dove sbaglio, non ho fiducia in Dio. Mi rendo conto di essere forte e di affrontare qualsiasi situazione a testa alta solo quando tengo fisso lo sguardo su Cristo, quando confido in Lui, quando è forte la fede. Solo così evito di affondare, permettendo alla fede di superare qualsiasi paura, affidandomi a quell'amore infinito che è Gesù Cristo che mi dice "vieni", senza temere niente e nessuno. Cadiamo? basterà gridare aiuto, ora, sempre, come ha fatto Pietro per sentirsi prendere per mano e salvati. Le difficoltà nella vita ci saranno sempre ma confidare in Dio è la nostra forza, è liberarci dalla tentazione di far tutto da soli, di chiuderci in noi stessi, di cadere nella disperazione, di soffrire. A volte è difficile salvarsi da soli, basta solo sollevare lo sguardo e tutto cambia. Anche nelle situazioni più normali della giornata, in qualsiasi momento possiamo innalzare lo sguardo a Cristo e rivolgerci a Lui con fiducia, con il cuore che parla nel silenzio, con le parole che diventano preghiera e volano in alto.
Confidare in Dio significa gioia di vivere, pace interiore, forza, serenità, fiducia in se stessi, è energia inesauribile che arriva dagli occhi di Cristo per essere custodita, protetta, donata. Se siamo consapevoli di questo dono non dobbiamo dimenticarci di ringraziare il Signore perché siamo in grado di affrontare qualsiasi momento di prova con grande coraggio.
Io penso che quando l'uomo spera in Dio e non smette di sperare, vince costantemente la paura, confida in Lui, nel significato della prova, la sopporta, la rimette nel suo cuore e la supera. E la speranza diventa preghiera, fermando lo sguardo su Cristo così tanto che viene meno la nostra debolezza e ci sentiamo figli amati e protetti.
Tutto diventa chiaro se guardiamo l'esempio di Cristo. "Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo" (Lettera agli Ebrei 12, 1-3).
Chi crede sa che la tristezza e la gioia sono determinate dall'assenza o dalla presenza di Cristo, Chi crede sa che, per tutta la vita, deve tenere fisso lo sguardo su Cristo che insistentemente ed incessantemente dice" Confida in me!"
Margherita Merone |

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I Pensieri di Margherita
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Sabato 28 Maggio 2011 21:41 |
"Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita [….]. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità.
Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta [….]. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! (1 Cor. 13, 1-13).
La carità, come ci dice San Paolo, non è l'amore passionale né quello egoistico ma è da intendersi nel senso vero e concreto del termine, come amore rivolto agli altri. Questo amore, che vuole il bene altrui, ha la sua fonte in Dio che, con libera iniziativa, ci ha amato per primo e ci ha donato suo Figlio, Gesù Cristo, per riconciliarci con Lui dopo il peccato originale.
Quanto conta nella nostra vita questo tipo di amore? Realizziamo in concreto il suo significato?
La carità non prova invidia, né orgoglio, non è attratta dalle cose materiali ma la sua base è la sincerità, l'oblatività, l'umiltà, è donare se stessi agli altri.
Basta volare in alto col pensiero e capire che se la Trinità, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, è relazione d'amore, anche l'uomo, a sua immagine e somiglianza, è relazione d'amore. Solo amando realizziamo noi stessi e possiamo raggiungere la pienezza, rispondendo alla chiamata di Dio che ci ha amato per primo.
La carità non finirà mai se l'uomo evita di pensare solo a se stesso, ricordandosi che è nel suo essere costitutivo, vivere in relazione con gli altri, sapendo che è questo che ci contraddistingue, ci dà piena dignità e grande valore.
Non è complicato il discorso, né troppo filosofico, è semplice se ci mettiamo nella condizione di credere che possiamo migliorarci attraverso un'altra persona.
Diceva il beato Giovanni Paolo II che siamo "condannati" ad un tipo di amore che è comunione di persone, ad una solidarietà che va da una persona ad un'altra persona, ad un agire ed essere insieme con gli altri.
Penso che sia bellissima l'idea di poter "perfezionare" la persona che amiamo attraverso noi stessi, sentendosi poi arricchiti proprio grazie all'altro. Gesù è stato chiaro quando ci ha lasciato il comandamento dell'amore, di amarci gli uni gli altri, non di amare solo noi stessi. L'intimismo, il chiudersi in sé, non ci rende felici, non ci realizza come persona, anzi corriamo il rischio di perdere noi stessi. La vita è bella in compagnia, nella comunione con gli altri e con Dio che ha creato ogni cosa per amore. L'amore, per poter essere carità, deve essere rivolto verso un'altra persona. Se ragioniamo sul fatto che Dio, è entrato nella storia e ha mandato suo Figlio a morire sulla croce per la nostra salvezza, dobbiamo fare una profonda riflessione che ci spinge a credere all'amore come dono, relazione, comunione, portandoci a spostare il baricentro di noi stessi verso l'altro.
Il dono di Cristo è per noi lo specchio nel quale, chi ha fede, può riconoscere l'amore, quello vero, autentico, infinito che è in tutti noi.
Il nostro impegno è far sì che la carità vera operi in noi sempre. Se viviamo sotto l'influsso della carità che viene da Dio diventa facile stare in comunione con il prossimo.
Oggi sicuramente il concetto di persona ha un grande valore ma si è perso il valore ontologico, come essere che ha una consistenza propria ma è anche relazione, essere rivolto all'altro. è vero che siamo soggetti di autocoscienza e di libertà ma tutti abbiamo bisogno di amare e di essere amati.
L'amore, come dono di sé, come relazioni con l'altro, è una necessità per gli esseri umani, è così che possiamo realizzare pienamente noi stessi e avvicinarci sempre di più a Dio, ricordandoci quanto ci scrive San Paolo: "La carità non avrà mai fine!" (1 Cor. 13, 8).
Margherita Merone |
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