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I Pensieri di Margherita


La madre di Dio PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Sabato 14 Maggio 2011 14:28

Immaginarsi Maria presa dalle faccende domestiche non è difficile considerando il contesto storico ma quello che sorprende è pensare che tra tante giovani fanciulle è stata prescelta per essere la madre di Dio. C'era un'assoluta e reale volontà di Dio che diventasse la madre del Salvatore. Fu così che avvenne il mistero dell'Annunciazione. Maria, nonostante la sua perplessità, dopo aver ascoltato le parole dell'angelo Gabriele ha dato l'assenso, ha detto sì alla volontà di Dio, affinché si compisse il mistero dell'incarnazione e redenzione.

Lo Spirito Santo scese su di lei e fu madre. L'angelo Gabriele disse: "Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo" (Lc. 1, 31-32).

La docilità della Madonna, il suo abbandonarsi totale nella piena libertà, il non indugiare senza preoccuparsi delle conseguenze e delle responsabilità che si assumeva entrando in un progetto così grande, deve essere per noi un esempio di fierezza, coraggio, amore, dedizione, di una fede grande che non chiede prove né segni ma è corrispondenza d'amore. è Lei, colmata di ogni grazia, preservata dal peccato originale, benedetta fra le donne, simbolo di carità generosa, ad illuminare ogni cosa sulla quale si posano i suoi occhi, cioè tutta la creazione e il nostro cuore che a lui si rivolge non può non amarla e adorarla.

Sul Calvario Maria ai piedi della croce condivide lo spasimo atroce del Figlio che preoccupato per la sua sorte l'affida al discepolo che le sta accanto, affinché si prenda cura di lei. Non ci deve meravigliare che Gesù, prima di morire, lasci al discepolo, figura di tutti gli uomini, la madre per essere sua madre.

Si legge nel Vangelo secondo Giovanni: "Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé (Gv. 19, 26-27).

Dopo questo, Gesù sapendo che tutto era compiuto, chinato il capo, morì.

Questa è stata la volontà del Figlio prima di salire al Padre, consegnare la madre al mondo intero, un dono prezioso, gesto supremo del suo amore infinito. Maria non è solo la madre di Gesù ma di tutti i credenti.

Non penso si possa concepire un amore più grande, né posso esprimere a parole qualcosa che non ha nulla a che vedere con una conclusione razionale.

Pregare con fede la Madonna è avere la certezza di essere ascoltati, è il dialogo di un figlio che si rivolge ad una mamma speciale, unica, che ha tenuto nel grembo il Signore, è sapere di ricevere aiuto e conforto quando serve, la forza per reagire agli eventi che ci turbano, è un abbraccio affettuoso, un bacio sulla guancia, una carezza lieve che dà speranza, uno sguardo pieno di dolcezza che incanta, ci prende per mano e ci conduce, asciuga le lacrime, condivide i momenti di felicità, ci protegge e prega per noi.

Ci ripete insistentemente di pregare con più fede, di vivere nell'amore e nella comunione fraterna, di custodire e difendere le parole del Figlio, fonte inesauribile di amore e di vita che non ci fa mancare nulla e non ci delude, di metterci alla sua sequela.

La nostra saggezza è rivolgerci alla madonna come ad una mamma, com'era nel desiderio di Gesù e cercarla continuamente con la preghiera, così da rendere migliore e fruttuoso il nostro cammino di vita. Quante grazie riceviamo da lei, quante preghiere esaudite, tante per quello che sappiamo ma ci sono anche quelli che non lo dicono ed allora sono molte di più.

I miei occhi sono affascinati dalla bellezza del volto della madonna che guarda con tenerezza il bambino che ha fra le braccia, è così che è immediata la percezione della carità, l'amore nel senso più vero e totale, che non è rivolto verso se stessi ma verso un altro.

Non potremmo conoscere la carità autentica, quella operosa ed infinita se non avessimo l'amore di Cristo e della madre, la perfezione dell'amore, quella a cui deve tendere ogni cristiano, radicata nella fede e nell'amore per l'altro, che ci fa essere figli di Dio.

Se sono triste o felice è lei che cerco e nella preghiera che le rivolgo dico…"Ave, o Maria, piena di grazia,…. piena d'amore, di speranza, senza la tua presenza materna, c'è la solitudine".

 

Margherita Merone

 
Gesù è risorto PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Venerdì 22 Aprile 2011 21:30

La risurrezione era stata preannunciata da Gesù stesso in momenti particolari della sua predicazione. Tra i tanti, significativo è quando Gesù arrivato a Gerusalemme e giunto nel tempio, trovò un gran numero di persone che vendeva animali di ogni genere e per di più, i cambiamonete. Lo spettacolo era disgustoso, di sapore pagano, uno scempio ai suoi occhi e non tollerò che si continuasse, così, divorato dallo zelo per la casa del Padre, si preparò una frusta, rovesciò i banchi e scacciò tutti fuori dal tempio, che non poteva essere ridotto ad un mercato. Alla domanda dei Giudei chi fosse per potersi permettere questo atteggiamento – Gesù con la sicurezza di sempre, rispose: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". […]. Ma egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2, 19-21). Il tempio nuovo dei cristiani è il corpo di Cristo crocifisso, morto, risorto e glorificato.

La risurrezione è avvenuta il "primo giorno della settimana", la domenica, quando scoperto che il sepolcro era vuoto è apparso vivo, proprio col suo vero corpo.

"La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" – Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore" (Gv 20, 19-20).

Per i cristiani la Pasqua è un giorno bellissimo e importante, non è solo una celebrazione liturgica ma un evento straordinario che ha un significato pregnante, è salvezza, vita, gioia, è amore che investe ogni giorno la nostra vita, è rinascita nella fede, nella testimonianza, nella comunione fraterna. Gesù ha salvato tutti, col suo sacrificio ci ha liberato dall'oscurità nella quale ci aveva lasciato il peccato, ci ha dato la capacità di trascendere il male e di tendere verso il bene, ha fatto sì che la morte non possa più farci paura, l'ha annientata, l'ha vinta. Dio, per mezzo del Figlio, ha realizzato il suo piano di salvezza, siamo diventati suoi figli, partecipi della vita divina e risorgeremo alla fine dei tempi.

La risurrezione, evento metastorico con valenza storica, in quanto è il soprannaturale che entra nella storia, ci testimonia che Gesù non è più morto ma è risorto, è salito al cielo, è tornato dal Padre e siede alla sua destra. Incessantemente il Cristo sulla croce ci chiede di amarlo, di accogliere la sua chiamata, di seguirlo, di vivere la fede e testimoniarla, di credere in Lui sempre, di affidarsi a Lui, di non avere perplessità, paura, incertezze, di dare l'assenso che deve valere per tutta la vita, perché è vivo, è risorto, è una luce accesa nel cuore che non si spegne mai. è il Figlio di Dio, il Signore della vita che ha ridato luce ad ogni cosa.

Durante la Veglia Pasquale rappresentiamo questa immagine con un cero acceso che è simbolo di Cristo che illumina l'oscurità prodotta dal peccato e dalla morte.

è Lui ad illuminare i nostri momenti felici, anche quelli tristi, e ci rinnova, ci arricchisce, ci fortifica così come ha fatto con Lui il Padre, dandogli la forza di donarsi fino a morire, con una generosità incondizionata. è la sofferenza e al contempo la tenerezza che promana dal volto di Cristo che deve spingerci al discernimento, per poter capire quanto può essere grande l'amore, per poter contemplare che non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici, questo disse ai suoi discepoli e lo stesso dice a noi, ed inoltre a capire di avere fede in Lui è non morire mai perché il suo corpo non è stato portato via dal sepolcro ma è realmente risorto.

Dio Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, non morirà in eterno" (Gv 11, 25-26).

è Pasqua, evento fondante di tutta la fede cristiana, giorno di festa, di pace, di luce; Cristo è apparso ai discepoli, noi siamo chiamati a credere in Lui senza aver visto.

La celebrazione della messa è finita ma non riesco ad andare via. Non stacco lo sguardo dalla croce, l'amore che trabocca dal suo volto mi avvolge interamente, devo arrendermi, mi seduce, è irresistibile, è voce potente che parla al cuore, è pienezza che dissolve tutte le mie ansie, mi sento rinata. Vorrei mettermi a cantare dalla gioia senza fermarmi finché non mi si secca la gola ma desisto e resto in adorazione, silenziosa, chiudo gli occhi. è il mistero pasquale, è la croce a rivelarci il volto trinitario di Dio. Dio, il Padre, ha risuscitato il Figlio nello Spirito.

"So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. è risorto!" (Mt 28, 6).

 

Margherita Merone

 
Fate questo in memoria di me PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Sabato 16 Aprile 2011 16:08

Si legge nel Vangelo che Gesù, prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta l'ora di ritornare dal Padre, cenò con i suoi amati discepoli, prima di immolarsi per i nostri peccati. Non fu una cena come tutte le altre, compì gesti e disse parole che sono diventate un memoriale che è presente nell'oggi e lo sarà nel futuro. è proprio in quell'Ultima Cena che Gesù ha lasciato alla Chiesa un sacramento per la salvezza e la santificazione di tutti gli uomini.

"Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e dissi loro: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione… E, ricevuto un calice, rese grazia e disse: "Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio". Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo; "Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me". E dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi" (Lc 22, 14-20).

Nell'ultima Cena Gesù ha anticipato il suo gesto di amore totale, supremo, la morte sulla croce, nel dono del pane e del vino, simbolo, sacramento di salvezza. Il pane è il segno dell'offerta della sua vita e il vino, identificato col sangue, è la comunione tra Dio e gli uomini.

In tante religioni il sacrificio è un modo per entrare in comunione con Dio, per chiedere perdono dei peccati commessi, per ringraziarlo di un voto ricevuto, così come per riconoscere che è santo e trascendente, ciò può essere fatto con doni presi dalla campagna o più spesso con animali. Gesù ha abolito qualsiasi tipo di sacrificio, ha offerto se stesso, vittima innocente, inchiodato mani e piedi sulla croce per redimerci dal peccato, per riconciliarci con Dio. Prima di risalire al cielo si è preoccupato, amandoci a dismisura, di lasciarci il segno della sua presenza, la certezza che è con noi sempre.

Rispetto alle altre religioni dove è l'uomo che fa qualcosa per far piacere al proprio Dio, quella cristiana celebra ciò che Dio ha fatto e fa per noi e non finisce ma continua nel tempo e nello spazio, fino alla fine dei tempi.

Gesù ci ha lasciato il sacramento dell'Eucaristia non come semplice ricordo di un avvenimento passato ma segno della grazia di Dio, salvezza realizzata nel passato, realtà presente che anticipa quella futura.

Forse non tutti sanno che il sacerdote che celebra è icona di Cristo, cosicché al momento della comunione riceviamo l'ostia da Cristo stesso. Per volontà di Cristo il sacerdote ripete la cena per perpetuare la Pasqua e tutti siamo chiamati a partecipare al sacrificio della sua vita, tutti siamo chiamati a vivere "in Cristo". L'adorazione, nell'attesa del momento di ricevere la comunione, raggiunge l'apice quando il sacerdote inizia la consacrazione del pane, il corpo di Cristo e del vino, il suo sangue. Diamo immenso valore a quel momento se lo viviamo pienamente pensando alla realtà del Calvario, alla passione di Cristo. L'Eucaristia così diventa un incontro d'amore, dolce, appassionato, vivo, reale, e riceve la vitalità della sua Resurrezione e assimilarla totalmente perché è preziosa.

Penso che è ineffabile un amore così grande, quello di Cristo che ha donato la sua vita per la salvezza dell'umanità, per liberarla in modo definitivo dalla schiavitù del peccato.

Si celebra la Pasqua ogni anno ma anche ogni domenica e ogni giorno nel rito eucaristico.

Ogni giorno possiamo nutrirci di Cristo, sentire il suo cuore, contemplare il sacrificio della Croce, lasciarci irradiare dal suo amore, ringraziarlo per il pane che ha spezzato, percepire la presenza di Dio fra noi che è il corpo di Cristo crocifisso, vivere la Resurrezione, realizzare l'invito di Gesù nell'Ultima Cena: "Fate questo in memoria di me".

Ricordiamoci sempre quanto Cristo Risorto ci dice: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).

Margherita Merone

 
Tempo di conversione PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Domenica 03 Aprile 2011 12:56

"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).

Siamo nel tempo di quaresima, un periodo particolare dell'anno liturgico che arriva al culmine con la Pasqua, giorno in cui i cristiani festeggiano la resurrezione di Cristo. è questo il momento giusto per capire qual è la meta superiore che vogliamo raggiungere, per aprire il cuore, per chiedere perdono al Signore, per migliorarci. Se ancora non viviamo in "spirito e verità", come atteggiamento interiore che è una continua preghiera e nell'intimo di noi stessi non c'è la pienezza di vivere in Cristo, questo è il tempo favorevole per lasciarci inondare  dalla soavità del suo amore.

Cadere in tentazione fa parte della natura umana ma possiamo cercare di evitarlo dato che siamo tutti in grado di capire ciò che è bene e ciò che è male. Per capire la profondità di questa verità, sarebbero sufficienti anche solo cinque minuti meditando sulla grandezza dell'amore di Dio, che ha mandato il Figlio per redimerci dal peccato, e l'ha fatto col sangue, non per un gruppo in particolare ma per gli uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione.

Il plus valore che possiamo dare alla nostra vita è quello di capire che Dio non si offende tanto per il nostro peccato quanto e soprattutto perché agiamo contro il nostro bene. Cristo, eterno presente, ci invita continuamente alla conversione che non sminuisce l'uomo, non lo priva d'importanza, non gli annulla la libertà ma lo eleva, lo rende più forte e consapevole di se stesso. Orientare la vita verso Cristo non è un grande sacrificio, al contrario è riscoprire in noi un mondo che esiste, che è presente, che si fa percepire, nel quale la verità, che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, ci parla, ci protegge, ci guida, si dona: tutti ne abbiamo bisogno. Allora perché alzare un muro di pigrizia o d'indifferenza verso l'ascolto di Dio che nel silenzio ci chiede un incontro per seminare nel nostro cuore, incessantemente, grazia, saggezza, valori e sentimenti profondi? Non è iscritta dentro di noi l'idea di infinito, di eternità, in sostanza di Dio? Siamo forse diventati tutti sordi?

Tutti siamo liberamente chiamati alla conversione, a seguire l'esempio di Cristo che non ci chiede sacrifici ma di comportarci come lui si è comportato e di ascoltare la sua parola. E la soddisfazione è grande quando ci rendiamo conto che testimoniare una vita di conversione vuol dire manifestare che l'amore vince qualsiasi forma di male, di angoscia, di apparenza, di barriera sociale, di cultura, è dare un valore superlativo alla nostra esistenza. La conversione è un cammino lungo che dura tutta la vita, non è privo di ostacoli ma questi si possono superare con la fede e la volontà, è seguire la voce di Dio, sussurro di una brezza leggera, che è amico sicuro e fedele, che dialoga, che promette, che desidera che camminiamo con lui, che si impegna nel presente e nel futuro per la nostra felicità, che sarà piena dopo la morte quando lo vedremo così come Egli è.

Se la nostra vita è fondata sulla verità ci rendiamo conto che l'inquietudine dentro di noi non è che il desiderio di arrivare al Padre, percepito nell'adorazione del sacrificio di Cristo sulla croce, grazie al quale siamo tornati nella comunione con Dio e siamo suoi figli. Imitare Cristo allora diventa naturale, non solo non ci lasciamo irretire dalle provocazioni del male ma diventiamo testimonianza di amore fraterno, e se non commettiamo sbagli non rimaniamo imbrigliati nella paura del giudizio ma confidiamo nella misericordia di Dio.

A volte, pensando per assurdo, mi immagino Dio seduto sul trono che guarda la terra e sconvolto per quello che accade prega per la nostra conversione.

è iniziata ormai da qualche giorno la quaresima, tra poco sarà Pasqua, la vita di Gesù mi tocca l'anima, ci penso spesso, torno con la mente indietro nel tempo, immagino ogni scena, cado in ginocchio sotto la croce, mi si spezza il cuore, le lacrime scendono a dirotto, chiedo perdono, ringrazio in silenzio, vedo la gloria del Padre. Gesù disse: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14, 6). Se la nostra meta è il Padre, Gesù è la sola via per raggiungerlo!

Margherita Merone

 
Abbandonarsi a Dio PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Lunedì 21 Marzo 2011 08:20

Non di rado ci si presentano situazioni delle quali non comprendiamo il motivo, ci sconcertano, ci rendono ansiosi e preoccupati, ci fanno riflettere e soffrire perché, in qualche modo ci fanno capire che la nostra vita può cambiare, che il sentiero da percorrere è un altro, che il futuro è completamente diverso dal presente. Dobbiamo prendere una decisione che non è facile, ci arrovella, ci sconvolge, a volte ci porta alla disperazione. Mille i dubbi specialmente quando tutto accade all'improvviso, grande l'inquietudine soprattutto per colui che crede, perché sente che Dio lo sta invitando ad abbandonarsi completamente a lui. Ho sempre pensato che chi ha fede non ha paura di niente e di nessuno, sa che Dio è la sicurezza della sua vita, è roccia sulla quale ha deciso di costruire la propria casa, non ha paura di seguire la sua volontà accettando qualsiasi cambiamento, un progetto diverso ma che gli è proprio.

Perché ci preoccupiamo tanto del domani e ci tormentiamo se abbiamo vera fede? Chi ha fede in Dio ha accolto la sua chiamata, ha ordinato tutta la sua vita nel seguire quella vocazione, allora perché non ci abbandoniamo tra le braccia del Padre sapendo che non è cadere nel vuoto? Dio è sempre presente nella nostra vita, ha scritto il nostro nome sul palmo delle sue mani, si prende cura di noi come una madre col proprio figlio, ci dona cose buone, ci prende per mano e ci conduce là dove è la nostra felicità. è l'amore che promana dal suo essere che deve toglierci ogni indugio nell'abbandonarci a lui. Sembra facile ma qualcosa ci blocca.

La mente mette un freno, è rigida, calcola, valuta a fondo, alza la guardia, invece il cuore è pronto ad accogliere con fede quello che arriverà e la lotta continua fin quando non decidiamo di abbassare le difese, di essere docili, lasciando che Dio intervenga col suo amore, operi debitamente dentro di noi e sparga tesori di grazia infinita.

Conosco bene questa sensazione perché la sto vivendo.

Il mio amico frate Jack sa come aiutarmi. Stamattina mi ha preso per mano, mi ha trascinato in cappella, continuava a ripetermi che abbiamo un padre grande, mi ha fatto sedere accanto a lui, ha preso la Bibbia, mi ha chiesto di leggere ad alta voce il passo del Vangelo di Matteo 6, 25-34. Poi, il silenzio.

"Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? [ … ] Non preoccupatevi dunque dicendo "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno".  …Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena". Dio, mistero ineffabile, è un Padre provvidente, paziente, dolce, pieno di amore, desidera solo vederci felici. è nella preghiera, nel silenzio assoluto che va adorato e ascoltato, diventiamo interlocutori dell'Assoluto.

Devo lasciarmi il passato alle spalle, non è più tempo di voltarmi indietro, devo seguire la luce che ho davanti. Basta ragionamenti, tanto è inutile, la fede è più grande della paura di cosa mi aspetterà, non permetterò al mio cuore di affannarsi ancora, Dio mi dà forza, asciuga le lacrime dai miei occhi perché le cose di prima stanno passando e sta facendo nuove tutte le cose, devo solo chiudere gli occhi e con totale fiducia e abbandono dire: "Padre, pensaci tu".

Margherita Merone

 
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