| Fate questo in memoria di me |
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| Religione - I Pensieri di Margherita | |||
| Sabato 16 Aprile 2011 16:08 | |||
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"Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e dissi loro: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione… E, ricevuto un calice, rese grazia e disse: "Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio". Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo; "Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me". E dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi" (Lc 22, 14-20). Nell'ultima Cena Gesù ha anticipato il suo gesto di amore totale, supremo, la morte sulla croce, nel dono del pane e del vino, simbolo, sacramento di salvezza. Il pane è il segno dell'offerta della sua vita e il vino, identificato col sangue, è la comunione tra Dio e gli uomini. In tante religioni il sacrificio è un modo per entrare in comunione con Dio, per chiedere perdono dei peccati commessi, per ringraziarlo di un voto ricevuto, così come per riconoscere che è santo e trascendente, ciò può essere fatto con doni presi dalla campagna o più spesso con animali. Gesù ha abolito qualsiasi tipo di sacrificio, ha offerto se stesso, vittima innocente, inchiodato mani e piedi sulla croce per redimerci dal peccato, per riconciliarci con Dio. Prima di risalire al cielo si è preoccupato, amandoci a dismisura, di lasciarci il segno della sua presenza, la certezza che è con noi sempre. Rispetto alle altre religioni dove è l'uomo che fa qualcosa per far piacere al proprio Dio, quella cristiana celebra ciò che Dio ha fatto e fa per noi e non finisce ma continua nel tempo e nello spazio, fino alla fine dei tempi. Gesù ci ha lasciato il sacramento dell'Eucaristia non come semplice ricordo di un avvenimento passato ma segno della grazia di Dio, salvezza realizzata nel passato, realtà presente che anticipa quella futura. Forse non tutti sanno che il sacerdote che celebra è icona di Cristo, cosicché al momento della comunione riceviamo l'ostia da Cristo stesso. Per volontà di Cristo il sacerdote ripete la cena per perpetuare la Pasqua e tutti siamo chiamati a partecipare al sacrificio della sua vita, tutti siamo chiamati a vivere "in Cristo". L'adorazione, nell'attesa del momento di ricevere la comunione, raggiunge l'apice quando il sacerdote inizia la consacrazione del pane, il corpo di Cristo e del vino, il suo sangue. Diamo immenso valore a quel momento se lo viviamo pienamente pensando alla realtà del Calvario, alla passione di Cristo. L'Eucaristia così diventa un incontro d'amore, dolce, appassionato, vivo, reale, e riceve la vitalità della sua Resurrezione e assimilarla totalmente perché è preziosa. Penso che è ineffabile un amore così grande, quello di Cristo che ha donato la sua vita per la salvezza dell'umanità, per liberarla in modo definitivo dalla schiavitù del peccato. Si celebra la Pasqua ogni anno ma anche ogni domenica e ogni giorno nel rito eucaristico. Ogni giorno possiamo nutrirci di Cristo, sentire il suo cuore, contemplare il sacrificio della Croce, lasciarci irradiare dal suo amore, ringraziarlo per il pane che ha spezzato, percepire la presenza di Dio fra noi che è il corpo di Cristo crocifisso, vivere la Resurrezione, realizzare l'invito di Gesù nell'Ultima Cena: "Fate questo in memoria di me". Ricordiamoci sempre quanto Cristo Risorto ci dice: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20). Margherita Merone
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Si legge nel Vangelo che Gesù, prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta l'ora di ritornare dal Padre, cenò con i suoi amati discepoli, prima di immolarsi per i nostri peccati. Non fu una cena come tutte le altre, compì gesti e disse parole che sono diventate un memoriale che è presente nell'oggi e lo sarà nel futuro. è proprio in quell'Ultima Cena che Gesù ha lasciato alla Chiesa un sacramento per la salvezza e la santificazione di tutti gli uomini.