| La carità |
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| Religione - I Pensieri di Margherita | |||
| Sabato 28 Maggio 2011 21:41 | |||
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Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta [….]. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! (1 Cor. 13, 1-13). La carità, come ci dice San Paolo, non è l'amore passionale né quello egoistico ma è da intendersi nel senso vero e concreto del termine, come amore rivolto agli altri. Questo amore, che vuole il bene altrui, ha la sua fonte in Dio che, con libera iniziativa, ci ha amato per primo e ci ha donato suo Figlio, Gesù Cristo, per riconciliarci con Lui dopo il peccato originale. Quanto conta nella nostra vita questo tipo di amore? Realizziamo in concreto il suo significato? La carità non prova invidia, né orgoglio, non è attratta dalle cose materiali ma la sua base è la sincerità, l'oblatività, l'umiltà, è donare se stessi agli altri. Basta volare in alto col pensiero e capire che se la Trinità, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, è relazione d'amore, anche l'uomo, a sua immagine e somiglianza, è relazione d'amore. Solo amando realizziamo noi stessi e possiamo raggiungere la pienezza, rispondendo alla chiamata di Dio che ci ha amato per primo. La carità non finirà mai se l'uomo evita di pensare solo a se stesso, ricordandosi che è nel suo essere costitutivo, vivere in relazione con gli altri, sapendo che è questo che ci contraddistingue, ci dà piena dignità e grande valore. Non è complicato il discorso, né troppo filosofico, è semplice se ci mettiamo nella condizione di credere che possiamo migliorarci attraverso un'altra persona. Diceva il beato Giovanni Paolo II che siamo "condannati" ad un tipo di amore che è comunione di persone, ad una solidarietà che va da una persona ad un'altra persona, ad un agire ed essere insieme con gli altri. Penso che sia bellissima l'idea di poter "perfezionare" la persona che amiamo attraverso noi stessi, sentendosi poi arricchiti proprio grazie all'altro. Gesù è stato chiaro quando ci ha lasciato il comandamento dell'amore, di amarci gli uni gli altri, non di amare solo noi stessi. L'intimismo, il chiudersi in sé, non ci rende felici, non ci realizza come persona, anzi corriamo il rischio di perdere noi stessi. La vita è bella in compagnia, nella comunione con gli altri e con Dio che ha creato ogni cosa per amore. L'amore, per poter essere carità, deve essere rivolto verso un'altra persona. Se ragioniamo sul fatto che Dio, è entrato nella storia e ha mandato suo Figlio a morire sulla croce per la nostra salvezza, dobbiamo fare una profonda riflessione che ci spinge a credere all'amore come dono, relazione, comunione, portandoci a spostare il baricentro di noi stessi verso l'altro. Il dono di Cristo è per noi lo specchio nel quale, chi ha fede, può riconoscere l'amore, quello vero, autentico, infinito che è in tutti noi. Il nostro impegno è far sì che la carità vera operi in noi sempre. Se viviamo sotto l'influsso della carità che viene da Dio diventa facile stare in comunione con il prossimo. Oggi sicuramente il concetto di persona ha un grande valore ma si è perso il valore ontologico, come essere che ha una consistenza propria ma è anche relazione, essere rivolto all'altro. è vero che siamo soggetti di autocoscienza e di libertà ma tutti abbiamo bisogno di amare e di essere amati. L'amore, come dono di sé, come relazioni con l'altro, è una necessità per gli esseri umani, è così che possiamo realizzare pienamente noi stessi e avvicinarci sempre di più a Dio, ricordandoci quanto ci scrive San Paolo: "La carità non avrà mai fine!" (1 Cor. 13, 8). Margherita Merone
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"Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita [….]. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità.