| «Asana» in ospedale per la riabilitazione integrata |
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| Yoga - Live | |||
| Sabato 07 Marzo 2009 12:47 | |||
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«Naturalmente—prosegue Criscione— siamo consapevoli che non è intercorso alcun cambiamento nella progressione della malattia e che i risultati ottenuti non hanno nessun valore scientifico. Perciò da quest'anno ci muoveremo con più rigore e valuteremo l'impatto dello yoga su parametri neuromotori misurabili, come la rotazione del capo, il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta, il grado di flessione degli arti». Sembrano proprio le associazioni, infatti, i soggetti più attenti al tema. L'Associazione nazionale Polio e Sindrome Post-Polio, per esempio, ha ottenuto l'inserimento dello yoga nei programmi di riabilitazione di " Villa Beretta", una struttura dedicata alla Medicina riabilitativa a Costa Masnaga nei pressi di Lecco. «È noto che le persone con esiti di polio tendono a sovracompensare con la muscolatura residua il deficit dovuto alla patologia, con il risultato che l'intera struttura muscolare va incontro a ipertrofie, crampi, spasmi e contratture — spiega Aurelio Sugliani, presidente e coordinatore scientifico dell'associazione —. L'allungamento muscolare realizzato con lo yoga produce una decontrazione delle fibre che contrasta queste complicazioni. Contribuisce inoltre, attraverso il controllo della respirazione e del suo ritmo, ad alleviare alcuni problemi polmonari che possono accompagnare la patologia. E ciò consente di ottenere una maggiore ossigenazione dei tessuti e una migliore regolazione del metabolismo basale».
Su tutt'altro fronte si muove la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) che gestisce corsi di yoga all'Istituto dei tumori di Milano. I pazienti così possono ottenere «una terapia di supporto utile al miglioramento della qualità di vita generale» commenta Augusto Caraceni, direttore della Struttura complessa Cure palliative, che sottolinea un’altra potenzialità dello yoga: «È utile a umanizzare il rapporto tra la struttura e i pazienti», ma avverte: «Questi corsi non hanno alcuna valenza terapeutica specifica». Più articolato il progetto del Centro di riabilitazione oncologica Villa delle rose di Firenze, che fa capo all' Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica e in cui la Lilt contribuisce a fornire i servizi di yoga e psiconcologia: «Qui si cerca di lavorare sull' integrazione dei diversi aspetti della riabilitazione, somatici e psicologici — spiega Giovanna Franchi, psiconcologa nella struttura toscana —. Lo yoga sembra il ponte perfetto tra questi due aspetti, perché, attraverso l'uso del respiro, consente una migliore percezione del corpo e il ripristino di un'armonia con il corpo ferito dalla malattia oncologica». «Le persone con cui lavoriamo — aggiunge Franchi — costituiscono gruppi omogenei che hanno vissuto l'esperienza del tumore e perciò focalizzati sulla malattia e sulla riabilitazione. Ma le dieci sedute di gruppo, di un'ora e mezza ciascuna, sono uno dei passaggi che ci permette di cominciare un processo riabilitativo che prevede l'utilizzo di molti altri strumenti ». All'azienda ospedaliera "G.Rummo" di Benevento sono offerti da tempo corsi della disciplina. «Sono prestazioni a carico del cittadino,—precisa Luigi Coppola, dirigente responsabile della struttura dipartimentale di Medicina complementare — ma dal costo esiguo. Dal momento che conferisce una maggiore padronanza del respiro, della postura e dell'emozionalità, impieghiamo lo yoga, in associazione con altre tecniche, nella preparazione al parto e in condizioni o patologie associate allo stress psicofisico, in fibromialgie e patologie osteoarticolari. E consente di ottenere buoni risultati. Purché venga integrato in un programma che comprenda altre tipologie di intervento». Articolo di Antonino Michienzi tratto dal Corriere della Sera
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