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Yoga e Ayurveda, scopri le asana per ogni costituzione PDF Stampa
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Chi pratica yoga o si cura con le cosiddette medicine non convenzionali, si sarà forse imbattuto nel sistema olistico di cura, tradizionale indiano, chiamato Ayurveda. È una forma di sapere antichissima (5000 anni!);  la mitologia fa risalire la sua nascita a Brahma, creatore dell'universo.  Il suo nome è un termine sanscrito, formato da ayus “ vita” e veda “conoscenza”. Proprio come ayus, la vita è fatta di corpo, organi, sensi, mente e anima, così la scienza della vita si occupa  di tutti gli aspetti del benessere fisico, psichico e spirituale. Nell’Ayurveda l’intero viaggio della vita è considerato sacro e va  preservato da ogni squilibrio e disarmonia Secondo il modello ayurvedico la salute non è semplicemente assenza di malattia, ma uno stato di continuo benessere fisico, mentale e spirituale. Dunque viene perseguito non solo il sano funzionamento dell’organismo, ma anche la costruzione di un rapporto felice con tutte le creature e con Dio. Ciò che la scienza della vita si propone è la conservazione nell’uomo sano, dello stato di salute e il sostegno nel raggiungimento dei quattro principali obiettivi della vita: Dharma(rispetto delle leggi cosmiche e corretto agire), l’Artha(la prosperità ), il Kama (appagamento dei desideri terreni), la Mokha(la liberazione dal ciclo di rinascite). È attualmente annoverata dall'Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine non convenzionali la cui erogazione è consentita da parte di medici qualificati. È un sistema che si basa sul trattamento del soggetto nella sua totalità, con una concezione psicosomatica della malattia. Si occupa primariamente della dieta, sostiene infatti che chi segue un alimentazione corretta non ha bisogno di medicine. Inoltre essa si caratterizza per un atteggiamento di grande apertura nei confronti delle altre medicine e ha a cuore il benessere dell’umanità.

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Yoga e Gruppo. L’energia collettiva che crea la salute. PDF Stampa
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“Il gruppo è qualcosa di più della somma delle parti” K. Lewin .

La nota frase dello psicologo tedesco illustra eloquentemente una misteriosa energia, una forza magnetica che si sprigiona nel gruppo. In ambito clinico, infatti si conoscono da tempo, gli effetti terapeutici dei gruppi: risonanza, rispecchiamento, identificazione. Il gruppo è percepito a livello simbolico quale dilatato grembo sociale, che ascolta sostiene e con la sua presenza energetica cura l’anima dei partecipanti. I gruppi di auto aiuto o self help si basano esattamente su tali meccanismi, spingono verso la costruzioni di reti sociali, che aiutano le persone a non sprofondare nel vuoto baratro dell’isolamento e dell’esclusione. Il gruppo è ovunque riconosciuto quale fattore di cambiamento. Ecco perché anche lo yoga si serve del setting  gruppale, affinché si possa realizzare  l’esperienza dell’unione e del progresso. Le classi di yoga sono costituite da persone, talvolta molto diverse tra loro,ma accomunate da un profondo e spesso inconsapevole desiderio, quello di evolvere, liberare l’anima da dolorose identificazioni e attaccamenti. Ciò che rende vicine tante diversità è la comune identità di anime in ascesa.
La magica intuizione emerge all’improvviso, mentre si è seduti nel grande cerchio, archetipo del cosmo. Qui  ogni meditante sente di essere al contempo una parte e il tutto, l’onda e il mare. L’integrazione massima si  compie nella produzione collettiva della sillaba mantrica Om. In questa particolare condizione si genera uno stato di coscienza più elevato, la vibrazione più mistica e potente del mondo si sparge ovunque dal centro del cuore ( anahata chakra) e in ogni punto dello spazio. Il suono che racchiude tutti i suoni, trascende ciascuna individualità,  scoprendo la verità di un'unica Forma, che dà vita alle molteplici manifestazioni del reale. L’esperienza profonda del canto dell’Om, favorisce un preziosissimo e raro apprendimento esistenziale: l’interdipendenza tra gli esseri viventi. Nasce così il seme dell’amore cosmico, la capacità di espandere la nostra coscienza per diventare l’universo, lasciando cadere i nostri bisogni egoici. 
Tutto ciò è possibile se con l’aiuto di un insegnante preparato e attento si predispone un clima sociale di ascolto interiore, di non giudizio e soprattutto di non antagonismo. Infatti lo yoga rispetto alle attività ginniche sposta il focus dall’esterno, all’interno della persona. Questo è un fondamentale passaggio che rende l’altro, un viaggiatore come noi, con cui imparare insieme il senso esistenziale della nostra presenza nel cosmo. Ormai tali concetti sono risaputi , così come si conoscono gli effetti  dei gruppi di meditazione sul tasso di criminalità e persino sul fenomeno del bullismo, nelle scuole in cui è stata adottata la meditazione. Peccato  se ne parla ancora troppo poco!


“Limitless undyng love wich shines around me like a million suns, It calls me on and on across the universe. Jai guru deva Om.” Beatles

 

Barbara AMELIO

 
Yoga : istruzioni per rendersi felici. Inconsapevolezza bye bye! PDF Stampa
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Dopo le intossicanti abbuffate di oroscopi e previsioni per il nuovo anno, eccoci ancora qua a ripetere le stesse cose e a commettere continuamente i medesimi errori. Ma se invece siete faustamente sfuggiti a questa psicosi delirante e avete voglia di prendere in mano la vostra vita, per disegnare da soli il vostro futuro, forse troverete utile qualche riflessione, per rendere l’esistenza più leggiadra e forse meno ansiogena.

Negli Yoga Sutra di Patanjali (400 a.C), testo antico in cui viene affrontato in modo sistematico la filosofia yoga, si legge “ lo yoga è la cessazione del turbinio della mente”. Evidentemente per quei gloriosi tempi e per certe tipologie di esseri umani o yogi , il turbinio mentale doveva essere un problema o perlomeno una condizione poco desiderabile, considerato che lo scopo dell’incarnazione è la ricerca del Sé.
Ma oggi è ancora così? Ha senso parlare di ricerca del Sé o si tratta di  un anacronismo? Forse non è proprio roba da dinosauri, ma  il dubbio è quasi legittimo, anche perché l’ottundimento della mente sembrerebbe uno stato di normalità, che ci rende integrati in un mondo, sempre più nevrotico. C’è da interrogarsi su tali temi, anche perché, per farci un’ idea delle profonde trasformazioni in atto, è recente la notizia, che la psichiatria ha eliminato il narcisismo patologico, dal manuale diagnostico dei disturbi mentali.

A questo punto credo sia lecito chiedersi cosa sta succedendo, visto che  non mi pare che queste decisioni, riguardino solo gli addetti ai lavori, ma rappresentano la cartina di tornasole della nostra moderna civiltà . Uno specchio speciale  per dirci chi siamo e chi stiamo diventando, mentre ignari inseguiamo i nuovi culti dell’Io, oggi ritualizzati nell’ultimo celebrato codice sociale, Facebook,  dove ci si presenta agli occhi degli altri per ottenere conferme, in un intreccio infinito che non fa che esaltare la propria individualità.

Sarebbe bello pensare che la nostra società sia divenuta tanta evoluta, da aver estinto l’egocentrismo patologico, ma le cose non stanno esattamente così. Il narcisismo è divenuto coloritura fondamentale della nostra vita quotidiana, facendo così sfumare il confine tra normalità e patologia. Un’altra misura del falso adattamento positivo della società è ravvisabile inoltre, nell’aumentato consumo di farmaci. Secondo i dati del “Rapporto Osservasalute 2009” in Italia è scoppiato il  boom di psicofarmaci. L’ormai imperante cultura della pillola cerca di boicottare e di nascondere una forte domanda di equilibrio e di stabilità della mente, quello stato di controllo mentale di cui parla Patanjali.
Sembrerebbe molto più easy mandar giù un rassicurante farmaco, magari consigliato da un amico, piuttosto che fermarsi, guardarsi dentro e avviare un processo di analisi e di consapevolezza interiore. Lo yoga opera senza pillola né bisturi, una vera rivoluzione dentro la persona, gradualmente infatti si smette di essere burattini, magistralmente diretti dalla regia dell’inconscio. Con la pratica della meditazione, lo studio dei testi yoga, la lettura del pensiero dei grandi maestri si sviluppa un senso di responsabilità del proprio comportamento, si controlla il pensiero, la parola, l’azione e si genera una potente energia spirituale volta all’evoluzione. Psicologia e yoga si incontrano su questo spazio virtuale, che è il campo della liberazione (Kaivalya) dell’uomo dalla sofferenza e dal disagio.
Iniziare un percorso spirituale, senza demandare la nostra felicità alle stelle, aiuta l’uomo a non ammalarsi mentalmente e a vivere meglio. Si tratta di un primo grandissimo passo, necessario per prendere consapevolezza, che l’uomo non è corpo, né mente, ma che essi sono solo strumenti che possiamo imparare ad usare per rendere la nostra anima libera di vivere la sua natura spirituale di gioia.

“L’Amore è la guida e il cammino” (Paulo Coelho)

 
Yoga nidra: il sonno degli Yogi, ecco come la mente vi aiuta a guarire PDF Stampa
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Oggi conosciamo molto dell’ universo yoga, le asana sono  entrate ormai nel nostro immaginario collettivo, illustrate e spiegate in giornali, libri , riviste, e anche il  cinema si è finalmente accorto della millenaria arte dello yoga. Testimone di questo grande successo è l’ultimo film di Julia Robers “ Mangia, Prega, Ama”, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert. Ma ad essere letteralmente conquistata dalla passione yogica è soprattutto, la pubblicità: dalla cosmesi, alle tisane, alle compagnie telefoniche, tutto è ispirato dalla  magia esotica e seduttiva,  dell’Oriente, che ci auguriamo diventi qualcosa di più dell’ultimo ritrovato della stressata società dei consumi e degli eccessi. Lontano dagli spot degli sfogliatissimi rotocalchi, al riparo da flash e riflettori, lo yoga avviene nel silenzio e nell’interiorità di una pratica quotidiana e paziente, che sfida le mode e gli spasmodici bisogni di evasione della nostra cultura sorniona ed esterofila.Tanti sono i segreti che la disciplina indiana custodisce e che solo una relazione di conoscenza, mediata da un maestro esperto può svelare all’orecchio puro dell’anima. Forse una delle tecniche meno note al grande pubblico è quella dello Yoga nidra.

 

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La meditazione consiste in un continuo fluire di percezioni e di pensieri PDF Stampa
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Tutti noi, più o meno consapevolmente, cerchiamo quella pace della mente che la meditazione ci può dare. Ognuno di noi ha un modo tutto suo di tendere a questa pace, un modo personale di meditare, dall'anziana signora che lavora a maglia davanti al camino, al barcaiolo che guarda un tramonto sul fiume, incurante del passare del tempo. Quando focalizziamo l'attenzione, la mente diviene silenziosa: quando ci riesce di concentrare i pensieri su di un solo oggetto, il continuo brusio interiore si calma. In effetti quel senso di appagamento che viviamo quando la mente è concentrata, deriva spesso non tanto da ciò che facciamo, ma dal fatto che, intenti in qualcosa, ci lasciamo alle spalle preoccupazioni e problemi.
Purtroppo, questo tipo di attività è un breve intervallo di pace. Quando la mente viene di nuovo distratta, ritorna alla normale routine di vagabondaggio senza meta, dissipando l' energia tra i ricordi e i progetti per il futuro e trascurando ciò che è a portata di mano. Per ottenere un appagamento più duraturo è necessario educare la mente con la meditazione.
La meditazione è la pratica in cui la mente osserva costantemente se stessa. Ciò significa focalizzare la nostra attenzione su di un punto, calmare la mente per poter percepire il Sé. Interrompendo le onde dei pensieri arriverete alla comprensione della vostra vera natura e scoprirete la saggezza e la tranquillità interiore.
Concentrandovi sulla fiamma di una candela o su un mantra riportate continuamente l'attenzione sull'oggetto scelto, riducendo il movimento della mente a un piccolo cerchio. Dapprima i pensieri continueranno a presentarsi, ma, con la pratica, riuscirete ad aumentare il tempo in cui la mente è concentrata. All'inizio, quando l'attenzione è ancora discontinua, la meditazione si chiama più propriamente concentrazione. La differenza è solo questione di grado, non di tecnica. Swami Vishnu la esprime in questo modo: "Nella concentrazione le redini della mente sono solidamente trattenute; nella meditazione le redini non servono più perché la mente si sofferma spontaneamente su una sola onda di pensiero».
Nelle otto Membra di Patanjali la concentrazione e la meditazione costituiscono il sesto e il settimo stadio del Raja yoga. L' ottavo stadio (samadhi) è uno stato di consapevolezza superiore oltre il tempo, lo spazio e la causalità, in cui il corpo e la mente vengono trascesi e si realizza una totale unità. Nel samadhi colui che medita e l' oggetto di concentrazione diventano una cosa sola perché è l' ego che crea un senso di separazione e di dualismo. Secondo gli antichi Veda la concentrazione (dharana) impegna la mente su un pensiero per la durata di dodici secondi, la meditazione (dhyana) corrisponde a dodici dharana, circa due minuti e mezzo, mentre il samadhi corrisponde a dodici dhyana, circa mezz'ora.
Così come i raggi del sole attraverso una lente diventano incandescenti, il focalizzare in un punto i raggi del pensiero rende la mente penetrante e più incisiva. Praticando regolarmente la meditazione scoprirete di possedere più determinazione e più forza di volontà, e il vostro modo di pensare diverrà più chiaro ed efficace influendo positivamente su tutte le vostre azioni.
Come ha scritto Swami Vishnu "La meditazione non è semplice: una bella pianta cresce lentamente, è necessario aspettare per la fioritura, per la maturazione dei frutti e perché questi abbiano un buon sapore. La 'fioritura' della meditazione è un senso di pace difficilmente esprimibile che invade l'intero essere. Il frutto ... è indescrivibile.
Il controllo della mente
La mente è come un lago la cui superficie è increspata dai pensieri. Per vedere il sottostante bisogna prima imparare a eliminare queste increspature, a diventare padroni e non schiavi della mente. Per gran parte della veglia la mente si agita tra un pensiero e l'altro spinta da desideri e da avversioni, da emozioni e ricordi sia piacevoli che spiacevoli. Tra tutte le forze in grado di agitare la mente, ciò che più spesso disturba la concentrazione sono i sensi, che provocano fantasie e desideri. Una nota conosciuta ascoltata alla radio spedisce la mente alla ricerca della situazione in cui è stata udita per la prima volta, mentre un profumo piacevole o un'improvvisa corrente d'aria sono in grado di distruggere il filo dei pensieri. Tra tutti i sensi, la vista e l'udito sono i più potenti e stimolano in continuazione la mente verso I'esterno con grande spreco di energie mentali.
Per questo motivo in meditazione si usano anche suoni (mantra) o immagini.
Per sua natura la mente cerca costantemente la felicità nella vana speranza di trovare soddisfazione tutte le volte che riesce a ottenere ciò che desidera. Una volta acquisito l'oggetto del desiderio, la mente si calma temporaneamente, ma, dopo un po', l'intero meccanismo si rimette in moto perché la mente stessa non è cambiata e il vero desiderio rimane insoddisfatto. Immaginate, per esempio, di comprare una nuova auto. Per un po' di tempo ne siete orgoglioso e soddisfatto e la mente se ne sta tranquilla. Ma presto cominciate a desiderare un nuovo modello o un colore diverso o a preoccuparvi che vi venga rubata o ammaccata. Ciò che all'inizio era un piacere diventa ora una nuova sorgente di insoddisfazione perché quando si soddisfa un desiderio se ne creano molti altri.
Lo yoga ci insegna che dentro di noi abbiamo già la sorgente della gioia e della saggezza, una riserva di tranquillità che siamo in grado di percepire e da cui possiamo trarre nutrimento quando il movimento della mente si calma. Se siamo in grado di incanalare questo desiderio di appagamento dentro di noi anziché proiettarlo su oggetti esterni, che per loro natura sono effimeri, scopriremo il modo di vivere in pace.
Come diventare testimoni del gioco dei pensieri
In meditazione la mente viene vissuta come uno strumento. Basta concentrarsi appena un po' tutti i giorni per accorgersi del movimento incessante della mente e di quanto poco si viva nel presente. Basta un breve incontro con un diverso modo di percepire le cose per imparare a osservare e quindi a cambiare il proprio modo di pensare. Uno dei modi più utili per arrivare a controllare la mente e di smettere di identificarsi con le emozioni, i pensieri e le azioni è quello di assumere un ruolo di testimoni, come se si stesse guardando un altro. Con questa osservazione spassionata, senza giudizi né apprezzamenti, i pensieri e le emozioni perdono il potere che hanno su di voi e comincerete a percepire il corpo e la mente come strumenti in vostro potere. Distaccandosi dai giochi dell'Io, si impara ad assumersi piena responsabilità di se stessi.
La meditazione nella vita di tutti i giorni
E' poco probabile che si riesca a controllare la mente in una breve seduta di meditazione se per il resto del tempo la lasciate vagare a briglia sciolta. Più tempo dedicherete a tenere controllata la mente, più presto sarete in grado di concentrarvi quando meditate. A parte le tecniche contenute nelle prossime pagine, ci sono altre cose che potete fare per mantenere la mente concentrata: mentre camminate, per esempio, provate a sincronizzare il passo con il respiro, inspirando per tre passi ed espirando per altri tre passi. Respirando lentamente e in modo controllato, la mente si calma. Quando leggete un libro fermatevi alla fine di una pagina e, come esercizio di concentrazione, verificate quante cose vi ricordate. Non confinate la ripetizione del mantra alla vostra seduta di meditazione: ripetete il vostro mantra mentre state andando al lavoro o mentre vi preparate per le asana o anche mentre state cucinando. Mantenete il vostro pensiero il più positivo possibile. Quando la pace della mente rischia di essere compromessa dalla collera o dall'insoddisfazione, si può recuperare la calma focalizzandosi sull'emozione opposta, contrapponendo, per esempio, l'amore all'odio e la fede o la speranza al dubbio. Usando queste semplici tecniche, abituerete lentamente la mente alla concentrazione. Comincerete a notare che l'influenza esterna è meno forte di prima.
Sia che abbiate una settimana pesante sul lavoro sia che passiate un giorno piacevole in campagna, il vostro umore rimarrà costante. Raggiungerete la certezza che pur in mezzo ai cambiamenti, che sono l'essenza della vita, vi sentirete sicuri e imperturbabili.
I tipi di meditazione
Nello yoga vi sono due tipi principali di meditazione: la meditazione concreta (saguna: 'che possiede qualità') e la meditazione astratta (nirguna: 'senza qualità'). Nella meditazione saguna ci si concentra su un oggetto concreto su cui la mente possa facilmente fissarsi, come un'immagine, un simbolo visivo o anche un mantra.
Nella meditazione nirguna ci si concentra su un'idea astratta, come l'Assoluto, che non può essere descritta a parole. La meditazione concreta è dualistica, chi medita si considera infatti separato dall'oggetto di meditazione, mentre nella meditazione astratta egli percepisce se stesso e l'oggetto come una cosa sola. Le tecniche di meditazione descritte  sono prevalentemente concrete dal momento che è più difficile ancorare la mente a un concetto astratto. Ma per coloro che sono in grado di farlo abbiamo incluso due mantra astratti : Om e Soham. Qualunque sia il tipo di meditazione che praticate, il fine ultimo è lo stesso, la trascendenza del guna. Come ha detto Swami Vishnu nei suoi insegnamenti «Lo scopo della vita è di fissare la mente all'Assoluto».
I principi della meditazione
La meditazione, come il sonno, non si può insegnare, viene da sé, con i suoi tempi. Ma se seguite i giusti passi iniziali, potrete accelerare considerevolmente i vostri progressi. La cosa più importante è di fare della meditazione un'abitudine, utilizzando ogni giorno lo stesso luogo e la stessa ora. Questo abituerà la mente a reagire prontamente non appena vi sedete a meditare, un pò come lo stomaco è condizionato ad aspettarsi il cibo alle ore dei pasti. Dopo pochi mesi di pratica regolare la mente comincerà da sola a esprimere I'esigenza di questo momento. Le ore migliori per meditare sono l'alba e il crepuscolo, quando l'atmosfera è carica di energia spirituale. Se questo non è possibile, scegliete semplicemente un'ora in cui siete soli e indisturbati. Cominciate a meditare per venti minuti, per poi aumentare gradatamente sino a un'ora. Sedetevi rivolti a est o a nord per beneficiare dei sottili effetti del campo magnetico terrestre. Prima di iniziare potrete avvolgervi una coperta attorno alle spalle per tenervi caldi. La cosa più importante è che siate seduti in modo comodo e rilassato perché se siete scomodi la concentrazione ne risentirà. Prima di iniziare, convincete la vostra mente ad abbandonare tutti i pensieri del passato, del presente e del futuro; poi regolate la respirazione, il che servirà a controllare la circolazione del prana che, a sua volta, calmerà la mente. E' meglio che non tentiate di contrastare l'inquietudine della mente perché questo non farebbe che aumentare il flusso dei pensieri. Cercate semplicemente di staccarvi dalla vostra mente e osservarla dall' esterno.
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Brani tratti da IL LIBRO DELLO YOGA scritto sotto la guida di Swami Vishnu Devananda
 
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