Le vibrazioni spirituali più conosciute in Occidente
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Un grande amico spirituale e illustre studioso Iacopo Nuti (docente di lingua e letteratura Sanscrita ,collaboratore di Istituti ed Atenei per la ricerca delle relazioni storico-filosofiche tra India e Occidente), sarà la nostra guida speciale e ci aiuterà ad istradarci sul mistico sentiero del Mantra più diffuso. Ci immergeremo domanda dopo domanda dentro una pratica meditativa, che purifica la mente e genera vibrazioni elevatissime d’amore e di gioia. Un interessante dialogo per scoprire un altro modo per connettersi con quella Divina Fonte di Felicità e di infinita Consapevolezza,che è dentro di noi Non è un articolo a quattro mani, ma il semplice resoconto sintetico di un intervista arricchente, sorgente di energia creativa e devozionale, che propone una chiave per entrare in contatto con la dimensione immateriale , per sedersi silenziosamente ai piedi di loto del nostro Guru e vivere l’esperienza dell’unione, dello yoga dell’estasi mistica. Preparatevi a ricevere un flusso d’amore, preparatevi ad una delle più belle lezioni di Yoga, che la Misericordia divina ha voluto accordarvi…perché il vostro cuore è pronto ..
COS’E’ UN MANTRA: Ci sono due approcci al termine: etimologico e tradizionale. Il primo si riferisce al suffisso “ tra” che significa strumento e al termine “manas” mente: dunque “ strumento di meditazione della mente”. Il secondo fa riferimento al verbo “tray” salvare, dunque si intende una “vibrazione sonora che purifica la mente” . Esistono diversi tipi di mantra. I “ bija mantra” o mantra seme, sono sillabe usate a scopo terapeutico, come “sham” da cui deriva la parola shanti, utilizzata nella medicina ayurvedica per pacificare o la sillaba universale famosissima Om. I “Deva mantra,” dedicati a particolari forme energetiche come Surya (sole), Candra ( luna), Agni ( fuoco) Tali forme devono essere sapientemente utilizzate dal medico ayurvedico, in base alla patologia o dall’insegnante yoga in relazione al rafforzamento di particolari aspetti interiori. E poi vi sono i mantra Universali, che racchiudono i nomi di Dio, e permettono di entrare in un contatto diretto con la Divinità. Nel mondo relativo c’è sempre una differenza qualitativa tra rupa( forma) e nama (nome), essi sono separati. Infatti se dico acqua,finché non prendo l’elemento acqua non mi disseto. Nel mondo assoluto, invece poiché tutto partecipa della forma assoluta, del Brahman, non c’è differenza tra rupa e nama . Per cui pronunciare il nome di Dio è essere a diretto contatto con Dio. I mantra che contengono il nome di Hari, cioè del Signore, di colui che disperde l’ignoranza e l’illusione sono considerati universali. Fa parte di questo gruppo il mantra Hare Krishna, detto Maha mantra “ il più grande dei mantra”, perché si riferisce a Krisha stesso, nome di Dio infinitamente affascinante. SIGNIFICATO DEL MAHA MANTRA: questo mantra, introdotto in Occidente negli anni 60, da Bhaktivedanta Swami Praphupada(1896-1977) è costituito da tre parole ripetute per 16 volte, sono parole declinate nel caso vocativo, dunque sono delle invocazioni Oltre a Krisna, infatti troviamo il riferimento ad Hara, che indica l’energia spirituale e d’amore del signore, e a Rama, che esprime invece la forza e la gioia spirituale del Signore. Secondo la tradizione è un modo di rivolgersi a Dio per poterlo servire, viene tradotto con l’immagine del pianto, di un bambino che chiama i genitori. Per ogni era( Yuga), o fase della storia dell’umanità vi sono dei metodi di realizzazione spirituale o dharma. Le scritture informano che il metodo più idoneo per il nostro tempo Kali Yuga, ( era del conflitto) è quello di invocare il nome del Signore. In particolare nella forma del Sankirtana, più persone che si uniscono per cantare il nome del Signore, modalità comune a tutte le trazioni religiose. EFFETTI PSICOLOGICI E SPIRITUALI: è antidepressivo, dà una stabilità psicofisica e forza interiore, fiducia in se stessi. Nel tempo favorisce un senso di comunione verso la Natura, verso gli altri, verso Dio, creando un carattere nobile. Si dice anche che tale pratica porta alla comparsa dei sintomi di estasi, per cui anche per pochi attimi è come se la persona bevesse le gocce del nettare divino(amrita), basta anche solo il ricordo di questo gusto per far capire l’essenza del vivere e orientarsi nei momenti bui. Tale forma di gioia non è continua, ma ad intermittenza, “BHAVA”,estasi non continua, sintomi. Quando il canto diventa più puro e il devoto non è più mosso dalla ricerca del beneficio interiore o di uno scopo pratico, si perviene allo stato di Ananda( beatitudine cosmica). Il mantra libera dagli ostacoli(anartha), e agisce anche a livelli mentali più profondi, liberando dai samskara( impressioni delle vite precedenti) . UN MANTRA PER TUTTI: non è solo il mantra prediletto dai devoti di Krishna, ma è un mantra universale benefico, che tutti possono imparare. Non c’è bisogno di un Guru o di un insegnante per apprenderlo, non è necessario conoscerne il suo significato letterale, poiché c’è il nome di Dio. Si tratta di un mantra benefico e terapeutico. Nel Japa(sussurrare) forma meditativa, che si avvale del Mala, una sorta di rosario con 108 grani, è importante ascoltare quanto viene sussurrato,sintonizzando l’udito con la parola per avere l’effetto benessere. Nel Kirtan, il canto è a voce alta, con strumenti musicali. Esso ha l’effetto di purificare non solo le persone che praticano tale forma di meditazione, ma anche l’ambiente. Anche oltre i confini della cultura induista, il canto del maha mantra può essere considerato uno strumento di evoluzione e di ricerca spirituale, trascendendo la propria confessione religiosa. Dio è infatti Unico, e tale pratica non implica un cambiamento vocazionale, non si tratta di diventar indù. Il padre celeste ha infiniti nomi, chi segue una tradizione religiosa impara ad identificarlo con un certo nome efa uso di determinate preghiere. È un qualcosa di universale. Il Santo Nome è il metodo più efficace, presente anche nel Cristianesimo. Si chiama Esicasmo, la preghiera del cuore o di Gesù è praticata dei monaci ortodossi in Russia, essa è sintonizzata con il respiro. Non ci sono regole definite per recitare questo mantra, che può essere recitato sempre. Come tutti i metodi di meditazioni il periodo migliore sarebbe al mattino nelle ore antilucane. Viene chiamato Brahma Muhurta il lasso di tempo spirituale, dalle 4 alle 8 del mattino, destinato alla meditazione, come a tutte le grandi tradizioni. Ma la preghiera è comunque efficace purché la mente sia libero dai pensieri e il cuore sia aperto alla Luce...
Gli intrecci delle mani, dei piedi, delle gambe, la postura del tronco sono cruciali. Ma anche il ritmo del respiro. E l'inquadratura. Che deve racchiudere, nel breve spazio di un video, l'unicità di una specifica «asana», una delle posizioni tradizionali dello yoga. Al di là di ogni possibile contraffazione. Gli uffici della Traditional Knowledge Digital Library di Nuova Delhi da qualche tempo sembrano trasformati in uno studio di produzione televisivo. L'ente creato cinque anni fa dal governo indiano è impegnato in un'impresa colossale: quella di documentare - immagine per immagine, posizione per posizione - il patrimonio culturale dell'India più noto nel mondo. Lo yoga, appunto. Un tesoro millenario formato da decine di scuole, diramazioni filosofiche, variazioni religiose - e da un numero sterminato di posizioni. Alla Libreria del Sapere Tradizionale sono arrivati a filmare 900 asanas. Per ora. Vinod Kumar Gupta, che dirige l'organismo, li ha battezzati videogrammi: «All'inizio, abbiamo pensato a convertire antichi testi illustrati in formato digitale. Poi ci siamo resi conto che non bastava. C'è gente all'estero che sostiene di aver inventato lo yoga, quando invece esso è nato in India, migliaia di anni fa. I video escludono ogni dubbio e qualunque tentativo di appropriazione»,spiega con una pacatezza leggermente indignata. Insomma, la posizione del loto ha bisogno di un marchio di tutela, come il formaggio d'alpeggio e i grandi cru del vino.
Chi sta tentando di rubare lo yoga? Secondo il governo indiano, gli istruttori che, nell'emisfero occidentale, hanno presentato la domanda di brevetto su nuovi stili, derivati dallo yoga tradizionale. Alcuni sono guru e yogin indiani espatriati, soprattutto negli Stati Uniti. «Il fatto è che, in realtà, si tratta di etichette reinventate per stili di yoga meno conosciuti, ma ampiamente praticati e insegnati nel passato in India. Come siamo in grado di dimostrare»,ha dichiarato Gupta al Guardian di Londra. Così, il corpus filmato della libreria digitale di Delhi dovrebbe funzionare da copyright preventivo.
Niente di nuovo, dunque, in una disciplina che dal subcontinente si è diffusa per il globo nel secolo passato. Per una maliziosa coincidenza, è uscito di recente un libro che racconta gli inizi difficili dello yoga in America, «The Great Oom»(Il grande Oom, di Robert Love, Viking), e le peripezie di Pierre Bernard, che ne fu il pioniere, alla fine dell'Ottocento. Oggi, gli individui che praticano lo yoga nel mondo superano i cento milioni, e le scuole, i seminari, i video-esercizi, le riviste alimentano un prospero giro d'affari.
Il «protezionismo» sullo yoga fa parte di una strategia più ampia delle autorità indiane per la difesa dell'identità culturale, mentre l'immenso Paese si apre alla globalizzazione. Governo centrale e amministrazioni locali spendono ogni anno centinaia di milioni di rupie per festival religiosi, manutenzioni di templi e corsi braminici. Ma la tutela dello yoga potrebbe presentare difficoltà oggettive. Secondo alcuni esperti, le asanas sarebbero milioni. La posizione più antica sarebbe stata identificata in una statuetta ritrovata nella valle dell'Indo, datata più di cinquemila anni fa. Giuseppe Tucci, il grande orientalista italiano, include lo yoga tra le scuole filosofiche ortodosse dell'India. I suoi precetti mirano a liberare l'anima attraverso la disciplina del corpo. Solo che, nella stessa India, non tutti sono d'accordo sul tipo di disciplina. I guru più giovani chiedono un aggiornamento delle disposizioni dei testi tradizionali. Praticare yoga nella giungla non è la stessa cosa che farlo durante una pausa di lavoro in un call center, sostengono gli innovatori. Dayan Singh, che insegna Kundalini yoga a Roma, non sente invece il bisogno di cambiamenti. «Lo yoga ha migliaia di anni di esistenza, portati bene. Il suo segreto è la flessibilità. È grazie a questa che è riuscito ad arrivare dall'India antica all'uomo contemporaneo».
L’uomo è a se stesso, ancora sconosciuto. In questo tempo di identità virtuali, identità frammentarie, negate, alterate, ibride e attraversate, la realtà ontologica è ancora una riserva privata per preti e filosofi? E l’uomo ordinario cosa sa di se stesso? Di fronte allo specchio invisibile dell’anima, che cosa troviamo riflesso?Paure, incertezze,fallimenti,oppure gigantografie dei nostri successi o ancora potremo scorgere solo gli altri significativi, nei quali ci identifichiamo. Tutto questo è l’uomo? Lo yoga ci guida verso una coscienza più complessa e dilatata “la coscienza cosmica”. Così liberandoci da identificazioni parziali e illusorie, possiamo risvegliare la nostra vera identità “l’uomo divino che vive nella coscienza cosmica di Dio”( Paramhansa Yogananda)e rispecchiarci nella luce chiara, del cielo terso di primavera. Forse non siamo tutti Epicurei, agnostici, o gaudenti, forse siamo solo poco informati, poco connessi con la natura spirituale dell’uomo. Il saggio Patanjali, notissimo autore degli” Yoga Sutra”, riteneva avydia, ossia l’ignoranza, la causa del dolore e della sofferenza, che affligge la condizione umana. Avvicinandoci alla disciplina dello yoga, sarà più chiaro questo legame e inoltre possiamo scoprire di essere molto di più di un complesso groviglio di pensieri, desideri, credenze, che chiamiamo “Io”, e con cui spesso identifichiamo il nostro corpo, le nostre relazioni, il nostro lavoro, i nostri possedimenti. Attenzione non è un male possedere qualcosa, è un male esserne posseduti!!
Proviamo a invertire la freccia della nostra esplorazione, dal fuori(mondo fisico) al dentro( mondo interiore), dalla periferia dei sensi al centro del cuore. Si dice infatti che quando uno vuole vedere davvero, dovrebbe chiudere gli occhi.. Questo viaggio in “direzione ostinata e contraria”direbbe Fabrizio De Andrè, ci conduce verso lo sviluppo della coscienza. Ci potrebbe essere utile in questa affascinante esperienza, pensare a come apparirebbe una persona umana, agli occhi di un sensitivo. Essa non apparirebbe solo come un corpo fisico, ma come una serie di flussi energetici di varie forme e colori, Infatti ogni essere vivente non è esclusivamente un essere fisico, ma il corpo materiale è solo la risultante di tutta una serie di strutture energetiche, che sono il suo vero essere; strutture energetiche senza le quali il nostro corpo non potrebbe esistere. Questo sistema energetico è costituito da diverse componenti fondamentali, che si differenziano per via delle vibrazioni generate . A livello più grossolano, troviamo il corpo materiale(Annamayakosha), poi il corpo energetico(Pranomayakosha), il corpo mentale inferiore, istintuale(Manomayakosha), il corpo mentale superiore o dell’intelletto(Vijnanamayakosha) e ad un livello più sottile c’è il corpo di beatitudine(Anandamayakosha). Essi sono considerati strumenti dell’ anima,(Atman) “L’anima individuale è un riflesso dell’anima suprema. Proprio come il sole si riflette in diversi punti dell’acqua,così l’ anima suprema si riflette nelle varie persone(Swami Sivananda)”
Per raggiungere la liberazione dalla sofferenza e l’unione con l’anima suprema dobbiamo penetrare tutti i corpi, attraverso la meditazione . Il percorso non è semplice.. Oggi siamo abituati a venerare il corpo,come gli antichi saggi veneravano l’anima. Ricordiamo però che ogni strato o corpo va amato, rispettato, nutrito. In molte dottrine religiose, il corpo è tempio . Ciò che conta è tenere presente il legame esistente tra i diversi involucri, senza mai assolutizzare una dimensione e viverli come un tutto integrato. Migliorare la conoscenza interiore è una via per arrivare all’Atman, più ci avviciniamo al centro e meno ci identifichiamo nella periferia( corpo, mente)così il nostro corpo di felicità crescerà e nulla potrà allontanarci da questo stato beatitudine, il sat-chit-ananda degli yogi!
“Il mondo è un’illusione, guardatelo come tale. Siate al servizio degli altri, praticate la rinuncia, la compassione e la meditazione. Otterrete la perfetta conoscenza nel Divino.” OM TAT SAT (Swami Sivananda)
"Viene dallo Yoga la pratica spirituale che ci fa mettere le ali!!"
Furono proprio i mitici Beatles ad utilizzare, per primi, ritmi e sonorità tipiche della musica indiana, nel rock e far scoprire al mondo, la musicalità della terra, più santa del pianeta . Nel 65’ il sitar( strumento a corde dal timbro vibrante e molto suggestivo), viene introdotto in alcune canzoni nell'album Rubber Soul ; ma il suono delle sue magiche corde ha affascinato anche altri gruppi storici, come i Rolling Stones nella famosa canzone Paint It Black o gli Yes . Lo scrittore Lapham Lewis nel noto libro“I Beatles in India. Altri dieci giorni che cambiarono il mondo”, racconta del viaggio del gruppo e del primo incontro tra la cultura pop occidentale e il misticismo orientale. L’avvicinamento del rock allo spirito è celebrato in modo epocale a Woodstock, nel 69,’ dove lo swami Satchidananda dà l'avvio ai 3 giorni di pace e musica .
Due culture e due mondi che ancora oggi si attraggono, perché perfettamente complementari. La cultura esteriorizzata dell’occidente, oggi giunta fino alle sue estreme derive, con l’invenzione del nuovo reattivo psicologico del reality , ricerca ancora quella perduta capacità di esplorare l’Atman e di prendere dimora nel Sé. Come negli anni 60’ il bisogno di spiritualità riecheggia fino ai nostri giorni e ci fa tornare in India, per ritrovare l’esperienza e l’insegnamento di yogi , santi asceti, che vivono nelle lontane caverne dell’Himalaya.
La potenzialità dei suoni dell’Oriente favorisce il contatto interiore, facendo prendere coscienza della vera natura dell’uomo, di cui l’esistenza materiale è solo un pallido riflesso di uno stato più sottile “ satchitananda”(la dimensione più sublime: fatta di esistenza illimitata, conoscenza universale e gioia completa). Ciò viene simbolicamente espresso nell’immagine del loto, che ha le radici nell’acqua melmosa, o in quella del diamante, coperto dal fango.
Il concetto di musica in India si fa più soggettivo e spirituale,finalizzato al raggiungimento dell’ armonia con l’Assoluto, con l’Atman universale. Lo stesso termine“ musicista” in sanscrito bhagavathar, significa: “colui che canta le lodi di Dio.
Proviamo a capire meglio questo speciale legame, che unisce l’uomo al suono, attraverso le parole delgrande maestro Paramahansa Yogananda: “L’uomo stesso è espressione della Parola creativa e il suono ha su di lui un effetto immediato e potente. Esso causa un temporaneo risveglio vibratorio di uno degli occulti centri spinali dell’uomo. In quel beato istante gli ritorna una vaga memoria della sua origine divina”. Questo prezioso insegnamento getta un po’ di luce sul misterioso rapporto tra l’uomo e la musica . Ci aiuta forsea comprendere come il canto sia nella spiritualità indiana una delle pratiche devozionalipiù amate e diffuse, che coinvolge con la sua atmosfera mistica sempre più persone, anche in Italia. In moltissime scuole di yoga infatti si pratica il kirtan , esso fa parte delsistema mantra yoga, letteralmente significa “ripetizione continua di un mantra”. Si tratta di un sentiero in cui l’aspirante utilizza vibrazioni sonore per poter espandere la propria coscienza spirituale sopitaIn fondo in tutte le più grandi tradizioni spirituali del mondo, esiste da sempre la pratica del cantare inni sacri . Ma la particolarità del Kirtan è legata all’uso dei mantra, potenti vibrazioni sonore che favoriscono il risveglio di differenti livelli di coscienza.Ciò che davvero è importante , avvertono i maestri, quando si esegue il Kirtan è che il canto provenga dal cuore, “gustate la dolcezza che dalle labbra raggiunge il cuore” (Sai Baba).
Come il corpo ha bisogno del cibo e la mente ha bisogno di pensieri positivi, anche l’anima ha bisogno del suo nutrimento che è devozione , lode e amore per Dio. Quando questa esperienza è autentica eleva l’anima, allontana la mente dagli attaccamenti temporali e lascia nel cuore un senso inspiegabile di profonda gioia e armonia con l’universo.
BARBARA AMELIO
Lokah SAMASTAH Sukhino Bhavantu
(Katha Upanishad)
"Che tutti gli esseri in tutti i mondi essere felici"
"Possano tutti gli esseri dell'universo Essere Felici"
' CONSAPEVOLEZZA SIKH': Dio risiede nel cuore di ognuno e può essere compreso da tutti
Roma 18 aprile 2010 È domenica mattina nella più orientale delle piazze della capitale, piazza Vittorio, nel cuore dell’Esquilino, musiche e canti lontani si disperdono tra le strade del quartiere, come polline nella tiepida aria di aprile. Inevitabilmente il mio spirito meticcio come in balia di una potente forza attrattiva, che viene da altre vite e altri universi mi conduce, misteriosamente nel mezzo di una cerimonia Sikh . I miei passi si fanno sempre più veloci, diventano danza e subito mi immergo in un altro continente. Come nello stato di “ pizzicata”, morsa dall’ invisibile e sempre vigile ricerca di Dio, inseguo il ritmo dei tabla verso una nuova manifestazione del divino nell’uomo, verso il tempio d’oro del Sikhismo. Davanti a me turbanti e sari di ogni colore per un’ atmosfera surreale, rubata ai racconti inglesi dell’epoca coloniale oppure ai romanzi di Salgari. Sono 8000 i fedeli sikh giunti qui, da tutta Italia per festeggiare il "Baisakhi", una delle ricorrenze più importanti. Nonostante il folto numero di pellegrini, la manifestazione è ordinata, come a dare testimonianza della profonda indole pacifica di tale comunità. Baisakhi, nata come festa del raccolto, da tre secoli ricorda anche la rifondazione del movimento religioso da parte del decimo guru Gobin Singh, che decretò che tutti i suoi seguaci erano uguali e creò i Khalza (la comunità dei puri). Oggi è una festa di pace che celebra l’unità, dell’umanità. Ogni anno festeggiamenti si tengono anche a Novellara (R.E), dove si trova il tempio sikh più grande,in Italia.
Forse tutto questo può sfuggirci, perché un certo tipo di sacro non sempre fa notizia, ma in Italia esistono moltissime realtà religiose che testimoniano il loro credo, non solo con simboli e abiti tradizionali, ma soprattutto con iniziative come questa, in cui gli occidentali curiosi e quelli che lo sono meno, vengono invitati a conoscere orizzonti di fede, diversi da quelli nazionali. Una grande strada , un ottima strategia per dialogare con la diversità, per contrastare il pregiudizio e per favorire l’integrazione e il rispetto di tutte le culture. Il sikhismo è una religione nata in India settentrionale nel XV secolo, basata sull'insegnamento di dieci Guru che vissero in India tra il XVI ed il XVII secolo.Guru Nanak ji e i nove Guru che gli sono succeduti hanno rappresentato un magnifico esempio di vita spirituale pur prendendo parte attiva e secolare nel mondo. La parola ‘Sikh’ significa ‘Discepolo’. Un Sikh è una persona che crede in un solo Dio e negli insegnamenti dei dieci Guru, custoditi nel Shri Guru Granth Sahib ji, il libro sacro dei Sikh. In questa religione, la quinta più diffusa nel mondo, sintesi di Induismo eIslam, Dio si riverbera nel Libro “Adi Granth”, la divinità infatti non è mai rappresentata iconograficamente. Questa religione si traduce nella pratica concreta della vita, nel rendere servizio agli esseri umani(Seva) e nello sforzarsi a favore della tolleranza e dell’ amore fraterno nei confronti di ciascuno. I Guru Sikh non hanno sostenuto la necessità della vita ascetica e dell’ isolamento dal mondo per guadagnare la salvezza. Questa ultima può essere raggiunta da chiunque si mantenga onestamente e conduca una vita normale. Il simbolo più conosciuto dei Sikh è sicuramente il turbante, esso è sacro e non è considerato un copricapo. Indossare il turbante esprime il rispetto per Dio e dignità e rispetto per sé. Ma come mi ha detto uno dei fedeli, durante la festa “Un’uniforme regale deve essere accompagnata da azioni regali, essere un buon sikh non significa portare il turbante, ma avere Dio nel cuore”
E’ degno di essere menzionato anche il grande rispetto, con cui viene considerata la donna. Una donna possiede la stessa anima di un uomo ed essa ha lo stesso diritto di crescere spiritualmente e di assistere a congregazioni religiose e di recitare inni divini nel ‘Gurdwara’, il Tempio Sikh. Inoltre tutte le intossicanti quali alcool, tabacco e tutte le loro derivazioni, il taglio di barba e capelli, magiare carne sono vietati. L’adulterio è considerato un peccato. Un Sikh dovrebbe considerare la donna di un altro uomo come sua sorella o sua madre, e la figlia di un altro uomo come sua propria figlia. Lo stesso vale per la donna. Il Sikhismo non crede nel celibato. Essere sposati e condurre una vita famigliare è considerata cosa onorevole, naturale e ideale. Ecco le parole, tratte dal libro sa,che traducono tale concetto: “ Essi non sono moglie e marito che semplicemente siedono insieme, essi sono piuttosto moglie e marito che hanno un solo spirito dentro di loro”(shiri guru granth sahib, p.788). Dopo un viaggio urbano, che dalla capitale del Cattolicesimo, ci ha condotti nella terra del Panjab, non ci resta che continuare la nostra ricerca interiore, assaporando la lezione d’amore che ci viene donata dai Sikh. L’umanità è una sola, le divisioni sono create dall’uomo: “Io credo che ogni singolo essere umano rappresenti Dio e se non sei capace di vedere Dio in ogni persona, allora non puoi vederlo affatto”(SS Harbhajan Singh Khalsa).