Home Yoga Live FRANCESCO: lo Yogi di Assisi. 'Mio Dio, Mio Tutto'
FRANCESCO: lo Yogi di Assisi. 'Mio Dio, Mio Tutto' PDF Stampa
Yoga - Live
Giovedì 01 Ottobre 2009 22:31

di Barbara AMELIO

In questi primi giorni di autunno c’è nell’universo un energia molto speciale, l’energia di un santo, un atman che ha scelto di ritornare al Padre ed essere una cosa sola con Lui, camminando sulla via dell’amore cosmico( Bhakti Yoga). Il 4 ottobre  la Chiesa celebra la sua morte o meglio la nascita in cielo di Francesco di Assisi, patrono d’Italia.
Ci sono anime che lasciano sulla terra un impronta d’Amore, non cancellata dai secoli e dalla memoria, così è per il serafico padre Francesco, che irradia benevolenza e simpatia all’umanità intera. Come una calamita celeste attira a sé il cuore di molti giovani, rapiti dal suo mistico contemplare le meraviglie della terra e del cielo.
 Ancora una volta il poverello di Assisi, si fa raggio del sole divino, avvicinando gli uomini all’ Altissimo. La grande luce francescana si irradia in tutto il mondo, giunge perfino in India. Dove è amato come uno di loro. Questa dedizione è superiore a quella che gli indiani riservano a San Tommaso, l’apostolo che evangelizzò l’India e fu martirizzato a Madras. Non solo, Assisi è una tappa spirituale di molti maestri indiani, come ad esempio Paramhansa Yogananda, ed è anche sede di una delle scuole di Yoga più importanti  “Ananda”.  Ma cosa rende Francesco così vicino allo spirito indiano?
Il suo modo di vivere non sembra essere diverso dai Sannyasin (secondo la  tradizione induista coloro che rinunciano ai beni materiali per dedicarsi interamente al proprio cammino spirituale) che come lui, vestono di stracci, hanno come tetto il cielo azzurro e come letto la madre terra, vivono nella fratellanza universale con tutte le creature. Inoltre  Francesco come molti yogi è libero da ogni forma di attaccamento e mette la sua vita completamente nelle mani di Dio( Ishvara Pranidhana  “abbando al  divino”). L’ amore per la Natura e la ricerca di Dio in ogni creatura rendono Francesco non solo uno Yogi della Bhakti, ma un incarnazione della bontà divina. La figura del santo di Assisi diventa anello di congiunzione tra due mondi, nelle parole di padre A. Elenjimittam: un sacro ponte  tra Occidente e Oriente.
Quanto manca un uomo come Francesco nella nostra società? Un uomo libero che sfidò suo padre, si spogliò delle sue ricchezze abbracciando per sempre Madonna Povertà. Questo santo rinunciò agli affetti più intimi per amore del Sommo Bene, nel cui nome ogni uomo, ogni elemento della natura si fa fratello e perfino la morte diventa dolce. Il suo cammino tanto anticonvenzionale e assoluto agli occhi del mondo diventò delirio, la sua santità scambiata per follia. Conobbe  la solitudine e il disprezzo che lui convertì in purificazione e amore.
 Quanto la nostra cultura si è evoluta sul  sottile sentiero dell’Amore?
Proviamo a rispondere ripercorrendo mentalmente i passi d’amore, compiuti dal santo:
Francesco, che si converte nelle carceri di Perugia e cambia la sua vita( come dicono i grandi maestri :se vuoi cambiare il mondo, comincia a cambiare te stesso), regala le pregiate stoffe alla gente e sceglie di indossare i panni semplici del povero, Francesco che abbraccia teneramente un lebbroso, che accoglie sorride e offre pace allo straniero... Mentre il serafico padre sceglie di camminare sulle orme di Cristo, noi vogliamo il nostro vestito griffato, passiamo indifferenti davanti a un fratello che per vivere chiede la nostra carità, coprendo la sua dignità con un cartello. Facciamo le ronde per paura degli stranieri e crediamo di amare  un Dio facile che si accontenta delle nostre sublimi  parole. Forse proprio NOI: oggi più che mai abbiamo bisogno di ricordare questo Santo. Il suo luminoso esempio può  trasformare  le nostre più oscure paure, invece di bandirle da dentro un illusione di onnipotenza, che nega l’ insopprimibile, fisiologico bisogno di Dio e la comune appartenenza ad un'unica grande famiglia divina . Anche la paura può diventare in questo disegno di amore il punto di incontro di un altro, l’inizio di un’amicizia che libera dall’angoscia di un diverso persecutore (come  nella bellissima immagine di Francesco e il lupo). Mentre Francesco lascia la sua casa per seguire il Vangelo, noi ancora siamo imbrigliati nel complesso dell’ostrica, che  non ci fa staccare  dal nostro scoglio di fragili sicurezze.  Ma per aiutare a superare i nostri ostacoli terrestri  Lui, compassionevole energia d’amore ci insegna la libertà interiore, dalla cui vetta  non  è più neanche schiavo del tempo e come uno yogi vive nell’eterno presente. Tutto ciò lo rende simile a tanti santi d’ oriente, ma anche a  tanti invisibili martiri metropolitani.
 Il seme più generoso che Francesco pone nel campo verde della nostra coscienza è l’amore. Infatti è solo per amore che il poverello di Assisi decide di condividere la gioia dono della divina grazia con i fratelli. Come se la gioia, che per il santo Frate si eleva fino alla perfetta letizia,  per essere piena debba  essere vissuta con gli altri. In occidente così come in oriente  Dio è unità, non è contemplazione narcisistica, sono mani che si levano in alto per poi abbracciare l’uomo, in cui si specchia il volto di Dio.
 
Pace et bene
 
 
Barbara Amelio