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I sette centri della consapevolezza PDF Stampa
Yoga - Live
Martedì 08 Luglio 2008 18:22

I chakra: la sala giochi interiore

La scienza dello yoga è molto profonda. Essa comprende una scienza del corpo, una comprensione del livello di energia che regola le funzioni corporee, uno studio della mente e dei più alti stati di coscienza, nonché una completa filosofia della struttura e della natura dell'universo. Abbastanza, dunque, per impegnare un'intera facoltà di professori universitari e medici specialisti. Abbiamo anche detto che il merito principale dello yoga è la sua capacità di integrare queste varie discipline in un tutto avente un senso preciso. La sua bellezza sta proprio nella sua semplicità e precisione.
Ma come è possibile operare l'integrazione di campi tanto diversi della scienza e della filosofia? Come si possono ricondurre tutti questi elementi di comprensione in un tutto armonico? Sembrerebbe che lo yoga, come la scienza moderna e la psicologia si debba scomporre in una miriade di branche diverse che non riescono a comunicare tra di loro e non trovano un terreno comune. Il motivo per cui ciò non avviene è che la sua filosofia e la sua comprensione di tutti i vari aspetti dell'essere umano sono costruite intorno all'esperienza interiore di ciascuno di noi. I molti aspetti del Se e del suo mondo vengono coordinati portandoli tutti insieme nell'ambito della vita interiore. Lì essi trovano il proprio centro e la propria unità.

Se si vuole esplorare il mondo delle proprie esperienze interiori, dei propri pensieri ed emozioni ed imparare sul proprio conto, si deve disporre di una qualche struttura al cui interno operare. In altre parole, l'individuo deve avere una ‘ sala giochi ‘ una specie di officina, o laboratorio, nel quale poter fare esperimenti, provando ed esprimendo i diversi aspetti del proprio essere e le diverse reazioni all'ambiente. La struttura fornita dall'acquisita comprensione dei centri della coscienza gli dà modo di farlo. Essa offre all'allievo uno spazio interiore attrezzato in cui giocare.

Più egli studia questi centri, la loro natura e i mutui rapporti che li legano, più riesce a capire le differenze tra le diverse psicologie ed i diversi punti di vista terapeutici. E diviene inoltre più esperto nel comprendere, collocandoli nella giusta prospettiva, i diversi aspetti della personalità e nell'afferrare di prima mano quanto accade durante lo sviluppo della coscienza. Comprendendo i diversi centri della coscienza ed il loro funzionamento, si possono semplificare e capire molte cose in modo coerente ed ordinato.

Il concetto logico di chi e cosa siamo è molto esteso. Esso va al di là dell'idea che noi possediamo soltanto un corpo fisico posto sotto il controllo di un oggetto vago e indefinibile detto mente. Ma oltre al corpo fisico, vi sono altri ‘corpi' che, pur operando a livelli diversi, sono con esso coordinati.

Il primo di essi è il corpo energetico ed al di là di esso si trova quello chiamato ‘ corpo mentale '. In altre parole, una parte di noi è fisica, ed interessa vari sistemi: muscolare, osseo, circolatorio, respiratorio e così via.

Ma una parte di noi, in termini dei nostri sé funzionali, è anche energia. Quando noi assumiamo il cibo e lo digeriamo, ne estraiamo l'energia che ci permette di muoverci e di agire. E' energia anche quella che ci consente di pensare e di compiere azioni. Sebbene si possa distinguere l'energia in chimica, elettrica o in qualcosa di ancora più sottile, essa è, in ogni caso, sempre implicata negli aspetti materiali della nostra attività. Un terzo componente del sistema è il pensiero. Materia ed energia da sole non forniscono un quadro completo. C'è sempre implicita una qualche attività mentale. Si potrebbe perciò affermare che nella nostra esperienza siano presenti almeno questi tre componenti.

Ma, sottostante ad essi c'è un principio più elementare: quello che chiamiamo coscienza. Questo, certamente, è l'aspetto fondamentale della psicologia yoga. La coscienza è a volte paragonata ad una luce ed i diversi corpi ai paralumi che le fanno schermo. Questi paralumi circondano la luce, uno dentro l'altro, ciascuno di colore e materiale diversi. Ogni paralume assorbe la luce fino ad un certo segno e ne è rischiarato. Ognuno trasforma la luce e la modifica in base alle proprie caratteristiche. I paralumi più esterni sono i più opachi e lasciano filtrare una minima quantità di luce. Se li togliamo uno alla volta, la luce si farà sempre più chiara e risulterà via via meno schermata. Ciascun corpo si inserisce nel successivo ed è appunto come un altro paralume illuminato dalla luce della coscienza. Ciascuno è più opaco di quello in esso contenuto. Ovvero, in termini di filosofia yoga, è legato in maggior misura al principio della materia (prakriti). A causa del modo in cui coprono e nascondono la coscienza sottostante (purusha), questi corpi negli antichi scritti filosoficivengono spesso chiamati ‘ involucri ‘.

Questi corpi, o involucri, non funzionano indipendentemente l'uno dall'altro. Fra essi c'è un collegamento tale da renderli più o meno coordinati. Abbiamo visto ad esempio, come interagiscono il corpo mentale, il corpo energetico e il corpo fisico: se il soggetto concentra i propri ‘ pensieri ‘ sul plesso solare, ciò aumenta la concentrazione dell'energia in quel livello. Questa concentrazione di energia accelera l'azione degli organi digerenti e ne migliora la capacità di secernere enzimi e di elaborare il cibo ingerito. Il plesso solare serve, in questo caso, da punto focale dell'interazione fra i tre corpi o involucri. Il plesso solare è un punto del corpo fisico, ma corrisponde anche ad un punto del ‘ corpo energetico ‘ e del ‘corpo mentale ‘. Questo punto costituisce così un centro di attività in ciascuno di questi corpi. Esso è, quindi, una sorta di punto nodale, un punto di collegamento attraverso il quale i tre corpi possono interagire. E' uno dei centri della coscienza che forniscono i legami tra diversi involucri. La corrispondenza tra i tre corpi diviene perfettamente comprensibile con lo studio sperimentale di questi ‘ centri di coscienza ‘ che servono da punti di interconnessione tra di essi.

Questi centri, che descriveremo, sono in numero di sette. Sono detti chakra. Le loro posizioni corrispondono, nel corpo fisico, a punti disposti lungo il midollo spinale. Il primo è situato alla base della spina dorsale vicino al minuscolo ossicino situato all'estremo più basso di essa ( coccige ). Il secondo centro è appena pochi centimetri più in alto all'altezza dei genitali ( nella regione sacrale ). Il terzo è situato all'altezza dell'ombelico ed è associato al plesso solare. Il quarto centro è vicino alla zona del cuore. Esso è situato nel punto di intersezione di due linee tracciate una attraverso le braccia e le spalle e l'altra attraverso il busto. Questi centri sono tutti disposti su una linea verticale quando si sta seduti in posizione eretta. Ecco perché bisogna star seduti con la schiena ben diritta durante la meditazione: i centri risulteranno così allineati. Il quinto centro è alla base della gola. Il sesto centro si trova fra le due sopracciglia, mentre il settimo e ultimo è ubicato nel punto più alto del cranio, sulla cima della testa. Il chakra più alto o ‘corona' interessa lo stato più alto della coscienza, mentre quelli inferiori sono più strettamente connessi alle componenti animali o istintuali della natura umana. Lo sviluppo della capacità di concentrare più energia, attenzione e consapevolezza nei centri più alti è uno degli aspetti di ciò che avviene allorché la crescita personale progredisce e la coscienza si evolve.

 

 

I chakra: centri d'integrazione

In sanscrito, la parola chakra significa ‘ ruota ‘. Sulla circonferenza esterna di una ruota c'è più spazio, più materiale, più diversificazione, più movimento. Quando si fissa lo sguardo sul bordo della ruota, lo si vede scorrere rapidamente e confusamente, come il variegato mondo dei fenomeni materiali. Questo, che è l'elemento più esterno del chakra, è associato all'involucro più grossolano: il corpo fisico ed il mondo materiale. Man mano che si sposta l'attenzione verso l'interno, i raggi della ruota convergono e il movimento vertiginoso rallenta. Le componenti più interiori del chakra corrispondono ad involucri più raffinati, energetico, mentale, ecc. Al centro giace il centro della coscienza, purusha, ovvero il Sé.

All'interno di ciascuno di questi centri dinamici si osserva, in forma condensata, la relazione tra certi aspetti del mondo fisico, del sistema energetico, della mente e la superiore coscienza. Nel plesso solare, ad esempio, aggressività, dominio, fuoco, calore, digestione, assimilazione e metabolismo attivo si mescolano tra loro in modo tale da superare le nostre distinte concezioni di ciò che è fisico, ciò che è fisiologico e ciò che è psichico.

Inoltre, l'interazione fra gli involucri, (livelli di coscienza ) più alti e il livello più basso dei fenomeni materiali e degli avvenimenti esterni, che si fa cosciente allorchè si concentra l'attenzione su uno dei centri, avrà dei rilevanti riflessi sulle particolari condizioni del soggetto, sul suo peculiare posto nel mondo e sul corso degli eventi che costituiscono la sua vita. Tradizionalmente questi centri sono paragonati alle ruote della fortuna. Nel pieno del carnevale c'è la ruota della fortuna che gira continuamente, mentre la gente sta a guardarla incantata. Mettiamo la nostra monetina nella casella numerata e la ruota della fortuna comincia a girare. Se gira a nostro favore, vinciamo e ce ne andiamo a mani colme. Altrimenti o andiamo via scoraggiati, oppure ritentiamo. La nostra sorte è stabilita dal giro della ruota. Simbolicamente, dunque, l'idea della ruota della fortuna ha qualcosa a che vedere col destino, col karma, e con il ruotare che rivela il futuro. Per cui, per questi centri di coscienza, il termine chakra o ‘ ruote ‘ appare appropriato perché come la ruota della fortuna, essi hanno una notevole attinenza con la forma e con i risultati dell'esperienza personale ai vari livelli. Il centro di energia ruotante e le immagini suscitate in ciascuno di questi punti rappresentano molto concisamente la natura elementare della persona e contengono i semi della sorte che l'aspetta.

Prendiamo di nuovo l'esempio dell'energia . Ciascuno di noi ha a disposizione una certa quantità di energia che può essere indirizzata, all'interno dei nostri sistemi, in modi differenti. Essa può essere concentrata in un dato posto piuttosto che in un altro; può, cioè, concentrarsi in un chakra o in un altro. I chakra sono i punti nei quali, a livello pranico, l'energia ha la sua massima concentrazione e nei quali, anatomicamente parlando, i nervi convergono per formare i loro centri più importanti o plessi. La medicina riconosce che all'interno di ogni sistema esistono zone la cui attività è più vitale, zone, cioè, massimamente dotate di energia. Questo accentramento dell'attività vitale è caratteristico di ciascuno dei diversi sistemi del corpo fisico. Inoltre questi sistemi interagiscono in determinati punti. Gli esempi di punti d'interazione del sistema comprendono: il plesso cardiaco, nel quale una rete di nervi molto importante circonda il cuore; ed il plesso solare a livello dell'ombelico, dove trovano più o meno il loro centro le funzioni di controllo di parecchi sistemi connessi con la digestione e la sua regolazione. Altri chakra sono associati alle più importanti ghiandole endocrine, quali la tiroide, la pineale e la pituitaria. La ricerca medica moderna ha stabilito che le ghiandole endocrine fungono da punti strategici di interazione delle attività fisiologiche e psichiche e di quelle relative alla sfera emotiva.

Dal punto di vista dello yoga, l'individuo malato è incapace di distribuire correttamente la propria energia nei diversi centri. Una cattiva digestione può significare un'inadeguata concentrazione di energia nella zona del plesso solare. Ciò comporta un'errata regolazione delle funzioni organiche cui esso presiede. Dato che il chakra è un punto di intersezione tra i diversi involucri, anche i fattori mentali assumono, ovviamente, notevole rilievo. Quando si manifesta una debolezza in questo centro, fisicamente, praticamente, psichicamente, ecc. si è predisposti a malattie dell'apparato digerente.

I due brani precedenti sono stati tratti dal testo Yoga e Psiciterapia di Rama, Ballentine, Ajaya