| Karma Yoga: la liberazione attraverso l'azione |
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| Yoga - Live | |||
| Venerdì 05 Febbraio 2010 08:33 | |||
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" ...senza esservi attaccato compi i tuoi doveri e il lavoro che deve essere fatto, senza posa; perché attraverso il compiersi dell'azione senza attaccamento, l'uomo raggiunge la perfezione". Baghavad Gita, III, 19 Forse avete sempre pensato allo Yoga come a qualcosa di statico, immobile e lontano dalla nostra quotidianità superdinamica, eppure la via dell’unione può passare, anche attraverso la tanto “degradante” azione. Abbiamo sempre letto che l’ essere è la condizione per interiorizzarci e per percepire il Tutto nel nostro respiro, ma anche il fare può condurci alla medesima desiderata meta. Il sentiero del Karma Yoga offre al praticante la possibilità di realizzare la libertà interiore, attraverso l’azione, intesa anche come pensiero e parola. E’ lo stesso Krishna a rivelarlo nel III° capitolo della Bhagavadgita( Canto del Beato). Qui si afferma che tra azione ed inattività è preferibile l'azione, a patto che essa sia compiuta con distacco, perseguendo il proprio dovere universale (Dharma) e non provando desiderio o avversione verso i frutti delle proprie azioni, ma agendo soltanto in accettazione del proprio ruolo (svadharma) e al servizio dell'universo e della Divinità. La prima caratteristica, perché un’azione possa diventare un ponte di unione con l’Assoluto è la coscienza. Infatti non è quello che facciamo che conta, è l’attitudine con cui lo facciamo a determinare se un lavoro è Karma yoga, cioè un lavoro che libera o che lega . Il lavoro è preghiera, e Swami Sivananda ci consiglia: “prestate le vostre mani al lavoro e tenete la mente fissa sui piedi di loto del Signore” Qualsiasi azione dalla più umile, come lavare il pavimento, alla più complessa studio, lavori d’ufficio ecc. , ha lo stesso potenziale evolutivo, a condizione che quando pensiamo, parliamo o agiamo siamo sempre presenti a noi stessi. L’atto non deve essere automatico e staccato dalla nostra mente , sembra quasi banale a dirsi! In realtà, se analizziamo in profondità il nostro comportamento ci rendiamo consapevoli di questa scissione corpo( che compie l’azione)e mente(che è proiettata in altri contesti). Siamo abituati a considerare questo aspetto, quasi come ad una fisiologica modalità d’essere della mente, ed è grazie allo yoga che possiamo scoprire il nostro funzionamento interiore e accedere a livelli superiori di coscienza. È possibile raggiungere una profonda concentrazione su ciò che si sta facendo, imparando così un controllo mentale, senza essere più schiavi del fluire, senza posa del pensiero. Questo significa stare nel qui e ora. Il tempo della coscienza sembra essere appunto il presente, la fuga verso ieri o verso il domani, ci allontana irrimediabilmente dall’ Adesso, ossia dall’ unica dimensione in cui possiamo stabilire il contatto con il Sé. Se l’azione cosciente diventa strumento di realizzazione spirituale, cessa di essere un fine. Ecco l’altro grandissimo principio del Karma Yoga : “ L’importante non è il risultato, ma l’azione in se stessa”. A un karma yogi non interessa il frutto delle sue azioni, gli esiti del suo agire possono essere positivi o negativi: lo yogi è equanime di fronte al successo e all’ insuccesso . Questa rinuncia dell’Ego, porta il devoto ad una progressiva identificazione del proprio Sé limitato con il Sé illimitato, fino al conseguimento di Moksha (liberazione dal ciclo di nascite e morti, o Saṃsāra). Certo non è semplice avvicinarsi a tali elevate vette dello Spirito, ma questo non toglie che possiamo provare a muovere qualche passo nel sentiero del karma yoga. Proviamo a svolgere in maniera cosciente una sola delle nostre miriadi attività giornaliere. Magari possiamo iniziare il nostro Karma yoga, mentre ci prepariamo il nostro prossimo caffè!!!!! Buona pratica a tutti BARBARA AMELIO
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