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Lo Yoga e la nuova psicologia PDF Stampa
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L'emergere della psicologia del profondo ha avuto come parallelo storico la traduzione e l'ampia diffusione dei testi dello yoga. Si trattava di argomenti di grande attualità, con il fascino dell'esotismo. Guru e yogi appena arrivati contendevano agli psicoterapeuti una clientela alla ricerca di pareri diversi da quelli forniti dalla filosofia, dalla religione e dalla medicina occidentali.

Era quindi prevedibile ( anche da parte di potenziali clienti ) un confronto tra pensiero orientale e psicologie del profondo. Sebbene in proposito si fosse scritto moltissimo, l'avvento delle psicologie del profondo annunciava un nuovo e più promettente criterio di confronto. Infatti le psicologie del profondo cercavano di affrancarsi dalle limitazioni e dal discredito di cui erano fatte oggetto da parte del pensiero occidentale per delineare l'esperienza interiore sulla base del potenziale trasformativo contenuto nelle pratiche terapeutiche. I testi dello yoga sembravano esprimere un'analoga compenetrazione tra ‘ teoria ‘ e ‘ pratica ‘; per di più si erano sviluppati indipendentemente dai vincoli del pensiero occidentale. La struttura iniziatica adottata dalle istituzioni psicoterapeutiche, inoltre, avvicinava la loro organizzazione sociale a quella dello yoga. Diventava perciò possibile una nuova forma di psicologia comparata.

Già nel 1912, in Trasformazioni e simboli della libido, Jung aveva proposto interpretazioni psicologiche di alcuni brani delle Upanisad e del Rg-veda (N.d.R.- testi sacri dell'induismo). Sebbene ciò aprisse la possibilità di un confronto tra la pratica analitica e quella dello yoga, il primo raffronto esplicito fu probabilmente quello di F.I. Winter, che in The Yoga System and Psychoanalysis metteva a confronto la psicoanalisi, quale è descritta nell'opera di Freud e Jung, con gli Yoga-sutra di Patanjali . Prima ancora che Jung stesso si dedicasse a questo tema, la sua opera era stata già paragonata allo yoga, e i – nuovi sentieri della psicologia – che egli si proponeva di aprire dopo aver abbandonato l' Associazione psicoanalitica internazionale promettevano di essere i crocevia più fertili tra approccio orientale e approccio occidentale.

Un resoconto dell'incontro di Jung con l'Oriente risulterebbe incompleto se non vi fossero menzionati il conte Hermann Keyserling e la sua Scuola della saggezza di Darmstadt, che fornì alle indagini di Jung un ambiente di tipo universitario. Keyserling si era occupato di yoga in The Travel Diary of a Philosopher, un'opera che aveva avuto grande successo. Asseriva che la nuova psicologia rappresentava, in realtà, una riscoperta di ciò che era noto agli antichi indiani: - La saggezza indiana è la più profonda che esista (…). Più progrediamo, , più ci avviciniamo al pensiero indiano. La ricerca psicologica conferma, passo passo, le affermazioni contenute (…) nell'antica scienza indiana dell'anima. Caratteristico dell'approccio di Keyserling era il considerare lo yoga un sistema psicologico superiore a qualsiasi sistema dell'Occidente: - Gli indiani hanno fatto più di chiunque altro per perfezionare un metodo di addestramento che porti ad un ampliamento e a un approfondimento della coscienza (…) . Tra i sentieri che portano all'autoperfezione lo yoga (…) sembra aver diritto ad uno dei posti più alti - . Parecchie delle sue caratterizzazioni della diversità tra Oriente e Occidente corrispondevano a quelle espresse da Jung, come questa: - L'indiano considera fondamentali i fenomeni psichici, per lui sono più reali dei fenomeni fisici - .

Fu a Darmstadt che Jung incontrò, all'inizio degli anni venti, il sinologo Richard Wilhelm; nel 1928 la loro collaborazione sul testo alchemico cinese Il segreto del fiore d'oro , che Wilhelm tradusse in tedesco e sul quale Jung scrisse un commento psicologico, diede modo a Jung di cimentarsi con la psicologia comparata orientale e occidentale, Jung( che non conosceva il sanscrito) ebbe in seguito collaborazioni simili con figure come Heinrich Zimmer, Walter Evans-Wentz, Daisetz Suzuki e, nel caso del presente Seminario, Wilhelm Hauer, che erano all'epoca i massimi commentatori del pensiero orientale.

Il confronto tra yoga e psicanalisi è stato ulteriormente indagato da un collega di Keyserling, Oskar Schmitz, in Psychoanalyse und yoga , che Schmitz dedicò allo stesso Keyserling. Schmitz asseriva che era la psicologia di Jung, piuttosto che quella di Freud e di Adler , a collocarsi in una posizione più vicina allo yoga: - Con il sistema di Jung si affaccia per la prima volta la possibilità che la psicoanalisi contribuisca a un più alto sviluppo umano (…) . Il sistema di Jung non è, e neppure vuol essere, un metodo yoga, anche se probabilmente lo è -. La reazione di Jung all'opera di Schmitz è stata ambigua:

Nella misura in cui considero il metodo psicoanalitico e parimenti quello psicosintetico come mezzi di automiglioramento, il Suo paragone con il termine yoga mi pare del tutto plausibile.Mi sembra tuttavia, e lo devo sottolineare, che ciò implichi una mera analogia, dato che, al giorno d'oggi, troppi europei sono inclini a trasferire, senza esaminarli a fondo, metodi ed idee orientali nella nostra mentalità occidentale. A mio avviso ciò non va a nostro vantaggio né a vantaggio delle stesse idee. Perché ciò che è emerso dallo spirito orientale è basato sulla storia peculiare di quella mentalità, che è diversa, in modo assolutamente radicale, dalla nostra.

Brano tratto dal testo: La psicologia del kundalini-yoga a cura di Luciano PEREZ per seminari tenuti da Carl Gustav JUNG