| UNO YOGI HIMALAYANO A ROMA: ''l'uomo è un oceano di coscienza addormentato'' |
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| Yoga - Live | |||
| Giovedì 15 Ottobre 2009 22:19 | |||
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di Barbara AMELIO
Roma, 11 ottobre 2009, Auditorium San Leone Magno Finalmente l’atteso ospite è arrivato, vibrazioni di pace riempiono la sala del teatro, gremita di curiosi, di aspiranti yogi, di ricercatori più o meno esperti delle infinite vie dello Spirito. Lo swami è dal presentato maestro Giorgio Furlan ( nella foto a sinistra), che racconta la storia del Baba, un militare che a seguito di un’ incidente aereo durante la guerra tra India e Pakistan , divenne uno yogi , un uomo di pace. Egli ha vissuto 7 anni sull'Himalaya in meditazione profonda viaggiando con il suo corpo astrale, raggiungendo l’ illuminazione, il Samadhi( la supercoscienza cosmica), la meta finale di tutti i sentieri yoga. Rimase in Samadhi 6 giorni sotto terra e 3 giorni in acqua, sospendendo ogni funzione biologica del corpo, limitando il respiro ed il ritmo cardiaco al minimo indispensabile per la sopravvivenza, dimostrando che il corpo è solo un contenitore, nel quale è presente un potere immenso. Pilot Baba ( nella foto siede accanto al maestro Furlan) inizia il suo discorso: “ noi siamo la vita, la vita è un dono di Dio, noi non sappiamo dove andiamo e fin dall’inizio dell’umanità, l’uomo ha intrapreso una ricerca per rendere migliore la vita, in questo mondo. La mente non è una cosa ordinaria, la vostra mente è molto potente e ha molte dimensioni, essa è in grado di raggiungere qualsiasi cosa, fuori e dentro di noi. Esplorare la mente è un compito, che dipende da voi.” Questo l’incipit di un’ interessante dissertazione o meglio testimonianza sulla mente e sullo yoga, quali strumenti per trascendere e sviluppare la consapevolezza. Tutto ciò che arriva nel corpo, ha più volte ripetuto il maha yogi, dovrebbe arrivare nell’anima. Dalla folta barba scura, le sue parole scorrono leggere come le acque limpide di un fiume, la sua voce flautata, come un vento d’autunno rinfresca la mente fluttuante , i suoi occhi attenti concentrati su un invisibile presenza, aprono orizzonti di liberazione e speranza. Si respira un aria frizzante, piena di energia le sue parole sono vive, emanano le vibrazioni delle sacre vette, del monte degli yogi. Il punto di partenza di questo affascinante viaggio interiore è il conoscere chi si è - solo illuminando la nostra mente, possiamo illuminare noi stessi. Voi siete qui per la pace e per l’amore, Dio vi ha dato tutto ciò, di cui avete bisogno. L’illuminazione dipende dal nostro sforzo, attraverso un pieno uso dei sensi e della coscienza - .
Lo yoga, definito dallo swami, la grande scienza del corpo, della mente e dello spirito, è lo strumento per purificare i pensieri e conoscere se stessi. Trasformando la mente è possibile trascendere anche il corpo. Ciò è reso possibile attraverso la pratica del pranayama (scienza del controllo dell’energia vitale). Ma per poter entrare dentro di noi, avverte il nostro yogi, abbiamo bisogno di una disciplina morale: yama e niyama , infatti servono a purificare i nostri sensi e risvegliare il sistema nervoso; essi ci insegnano come vivere in questo mondo e a liberarci dai desideri. Gesù, Shiva, sono nati illuminati, essi conoscevano questo codice morale, come si può vedere dai Dieci Comandamenti. Lo yoga , ci dice lo swami, senza yama e niyama, diventa una tecnica per diventare più magri, o anche per avere successo nella vita, ma non per la nostra realizzazione spirituale.
Un punto centrale per l’autorealizzazione è la concentrazione universale, il sentirsi uniti al tutto, attraverso questo livello si sviluppa la forza mentale e la
volontà. Si tratta di un passaggio necessario per la meditazione. Nel corso dell’incontro Pilot Baba ha ricordato, che il nostro corpo non è una cosa ordinaria, esso è un tempio, in cui vive la coscienza suprema. Anche se nel nostro corpo risiede il tutto, l’energia creativa che pervade il cosmo, noi non facciamo mai uso di noi stessi. Noi, sostiene il guru, siamo diventati ciò che non siamo: corpo, sensi, mente, ma non siamo ciò. Queste identificazioni creano gli attaccamenti. Per ritrovare il nostro essere, per realizzarci dobbiamo abbandonare la mente, andare oltre il suo potere. Lo yoga fornisce gli strumenti per il risveglio del sé, essa non è una religione , ma una scienza umana, che porta all’unione con Dio. La pratica “cosciente” dello yoga, seguendo gli otto passi descritti da Patanjali, rimuove l’Ego, il corpo, la mente. Noi possiamo scegliere di essere un corpo animale o un essere divino. Solo se pratichiamo lo yoga con coscienza saremo pronti a ricevere il potere di Dio,- dovete tuffarvi in voi stessi- .
Dopo il discorso dello yogi pilota, le domande di un pubblico emotivamente e spiritualmente sintonizzato hanno portato ad alcuni approfondimenti sui concetti più importanti dello yoga: le nadi, i chakra, i principali sentieri dello yoga, il rapporto con le religioni, come si fa a riconoscere un maestro, come meditare..(tali argomenti saranno oggetto dei seminari, che il maestro terrà questa settimana nell’Accademia Yoga, via xx settembre, Roma)
La conferenza si è poi conclusa con il saluto degli organizzatori i maestri Giorgio ed Elisabetta Furlan, la dott.ssa Daesy Chacko e la benedizione dello yogi, che prima di salutarci ha voluto sottolineare che lo yoga è una grande scienza utile per l’umanità.
Le sottili onde di pace emanate dal guru sembrano per un attimo far naufragare le paure più profonde e annegare l’ego negli abissi , mentre la coscienza nascosta sopra le nuvole si specchia nel fondo dell’oceano per ritrovare la sua origine, il suo inizio…
Jai guru deva
BARBARA AMELIO
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Roma, 11 ottobre 2009, Auditorium San Leone Magno
volontà. Si tratta di un passaggio necessario per la meditazione.