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Utilità - Naturopatia
Sabato 24 Gennaio 2009 13:43

 
L' unica «teamaster» in Italia è al Principe di Savoia. Dove sono in arrivo i Rolling

Un tipo pacioso e dalle abitudini semplici in Germania viene liquidato come «un bollitore da tè». E se dalle parti di Berlino qualcuno riceve il benservito, si dice che abbia «avuto il proprio tè». Cresciuta tra i boccali di birra (a Monaco di Baviera) Bettina Mueller, 26 anni, ha invece coltivato, a dispetto dei luoghi comuni linguistici del suo Paese, una vera passione per il tè. A tal punto da diventare una «teamaster», una specie di autorità in materia, con tanto di certificato, targhette, e tutto ciò che fa pedigree. Dopo aver sciorinato la sua arte in giro per l' Europa, da Roma a Zurigo, da Londra a Francoforte, ora Bettina versa i pregiati infusi nelle tazze dei milanesi, disposti a spendere anche 25 euro per un «afternoon tea» (selezione di tè accompagnati da flûte di spumante e assortimento di pasticceria) nella tea-room dell' Hotel Principe di Savoia.

 Qui la giovane teamaster ogni pomeriggio celebra il suo rito, tra bollitori che sembrano incensieri ma che in realtà «servono a scaldare l' acqua alla temperatura giusta per il tipo di tè scelto», dice Bettina. Signora Mueller, cosa ci fa una bavarese con in mano una tazza di tè inglese? «Ho studiato alla Scuola Alberghiera di Monaco, poi ho frequentato il corso per "teamaster" organizzato da Ronnefeldt, azienda specializzata nell' importazione del tè. Oggi nel mondo ci sono 50 teamaster, in Italia sono l' unica». Una sommelier dell' acqua bollente? «Ecco, l' acqua è il primo errore da manuale: deve essere bollente solo se il tè scelto è un "golden assam", un tè nero per capirci. Se il tè è verde o fruttato, è sufficiente acqua ad 80 gradi, altrimenti si rischia il retrogusto amaro». Qual è il segreto per una buona tazza di tè? «Bisognerebbe scegliere sempre il tè a foglia intera, i filtri sono riempiti di "dust", spazzatura. Senza esagerare troppo, si tratta di polvere di tè, nulla a che vedere con un infuso di qualità». Nessuno le può insegnare nulla in materia. «Come per tutto il resto, c' è sempre da imparare. Presto andrò nello Sri Lanka, per visitare piantagioni e fabbriche. Al termine del tour la mia targhetta argento da teamaster sarà sostituita con quella oro. Anche tra di noi, ci sono diversi gradi di specializzazione». «Qual è il suo tè preferito? «Tè alla menta. Ne bevo almeno quattro tazze al giorno». Alla fine non si sente un po' agitata? «Altro segreto: l' infusione prolungata diluisce il concentrato di teina, quella rapida lo accentua. Quattro minuti sono il tempo ideale, ma si può arrivare persino ad otto minuti nel caso degli aromi fruttati. Anche nel caso del tè, la fretta è nemica dello star bene». I milanesi vanno sempre un po' di fretta. «Lo so, e infatti se vedo un uomo d' affari che ha "apparecchiato" il tavolo con carte e blackbarry consiglio un "Ceylon" a rapida infusione». Altrimenti? «Mi piace consigliare il tè più adatto al momento, apparecchiare con gusto, misurare il tempo di infusione con la clessidra. A settembre ci sarà anche un' arpista che accompagnerà la degustazione con la musica». L' ora giusta per il tè? «Di solito le quattro del pomeriggio, ma qui anticipiamo di un' ora, per via dell' aperitivo, un' abitudine irrinunciabile per i milanesi». Capricci da star? «Ricordo che Whitney Houston, in vacanza qui a Milano, ordinò un tè verde che poi ha corretto con una bella quantità di cognac. Sean Connery, invece, è un fanatico dell' "English breakfast": a Londra ogni mattina si lasciava servire uova, pancetta e una bella tazza di "Ceylon" senza zucchero». I Rolling Stones sono in arrivo a Milano. «Alloggeranno qui al Principe, lo staff è già arrivato. Ho il tè giusto anche per loro». Signora Mueller, c' è un tè che può far digerire a una tedesca l' esclusione della Germania ai Mondiali? «Tutt' al più ci si può distendere i nervi con una tazza di tè a foglia bianca. Ma digerire, questo proprio no».
 
 
 
Articolo di Michela Proietti