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L'attività lavorativa analizzata da un filosofo PDF Stampa
Utilità - Punti di vista

Non ha senso parlare di etica del lavoro perché il lavoro è già un atto etico. Ma il problema nostro è un altro, è che abbiamo inserito e incastonato il lavoro nell’ordine economico e Loro mi diranno e dove dovevamo inserirlo?  Ma non c’è soltanto l’ordine economico, c’è anche l’ordine della vita. Oggi noi in Europa assistiamo al fatto che le esigenze economiche confliggono radicalmente col mondo della vita, migliaia di poveri sono lì a dirlo;  allora che il lavoro sia da incastonare nel mondo economico è già qui l’errore originario. Si tenga presente che l’ordine economico è sempre meno industriale, meno agricolo e sempre più finanziario, cioè sempre più regolato da quell’unico generatore simbolico di tutti i valori che si chiama denaro. Il denaro è diventato il generatore simbolico di tutti i valori. Aristotele diceva che col denaro non si può fare ricchezza perché il denaro non è un bene, è il simbolo di un bene e con i simboli non ci si arricchisce. Nel vangelo di Matteo leggiamo l’espressione: - Prestate il denaro senza attendervi la restituzione-; provate a dirlo alle banche che hanno tutte nomi di santi. Ecco al denaro dobbiamo riconoscere un suo significato positivo nel senso che ha liberato sostanzialmente dalla servitù. Nel Medio Evo il servo della gleba doveva dare sostanzialmente al signore la sua vita. Il denaro ha consentito che ricevesse una sua mercede e avesse la libertà della sua vita, la disponibilità della sua vita e quindi questo lo ha fatto, ma come, ci insegna Hegel con un teorema che varrebbe la pena di ripetere e di far capire anche agli studenti delle scuole più elementari che:- quando un fenomeno aumenta quantitativamente, non c’è solo un aumento quantitativo di un fenomeno ma c’è anche una variazione qualitativa del paesaggio-. Che significa? Significa che se qui c’è un terremoto di due gradi della scala Mercalli neanche ce ne accorgiamo, se ne viene uno di nove gradi viene giù tutto e cambia il paesaggio: la quantità decide della qualità. Questo argomento è stato assunto da Marx, il quale ha detto che il denaro è un mezzo per soddisfare i bisogni e per produrre beni, però se aumenta quantitativamente e aumenta la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e produrre qualsiasi bene non è più un mezzo ma il primo fine per ottenere il quale si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre beni. In filosofia questo processo si chiama eterogenesi dei fini, quando il mezzo diventa fine e tutto il resto diventa mezzo e allora in un contesto di questo genere un lavoro incastonato in una economia che prevede come regolatore di tutte le operazioni economiche il generatore di tutti i valori, allora l’economia fa pensare che noi a nostra volta diventeremo servi di questa configurazione quando l’economia è diventata fondamentalmente finanza. Il denaro che poi che cosa determina, una sorta di emarginazione del mondo politico nel senso che Platone pensava che la politica dovesse essere la tecnica regia, perché mentre le tecniche sanno come si fanno le cose è la politica a decidere se e perché si devono fare. Questo pensava Platone e chiamava la politica tecnica regia. Se non che oggi per decidere la politica guarda l’economia, allora la politica non è più il luogo della decisione, il luogo della decisione è diventato l’economia. L’economia a sua volta guarda le risorse tecniche e allora la decisione si è spostata nella tecnica e voi ingegneri siete i sacerdoti della tecnica è vero che non potete fare tutto quello che volete però non dimenticate questa vostra componente che il momento decisionale si è gradualmente trasferito dal politico allo economico e l’economico guarda al mondo tecnico per stabilire come e quanto conviene investire; la tecnica a questo punto diventa il luogo della decisione solo che la tecnica non è finalizzata al progresso umano , al suo benessere alla tecnica non gliene importa di queste cose, alla tecnica è interessata solo al suo sviluppo non al progresso. Questa distinzione di Pasolini è molto importante, il progresso prevede un miglioramento delle condizioni umane mentre lo sviluppo prevede di raggiungere il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi, che è quello che si chiede sostanzialmente anche a voi. Una volta avevamo dei telefonini che erano delle macchine che facevano una sola funzione adesso abbiamo dei telefonini che sono piccolissimi e fanno mille funzioni: massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi, questa è la razionalità tecnica che sta diventando la forma del mondo e chiunque oggi va a lavorare, quel che gli si chiede i due grandi valori della tecnica che sono rispettivamente efficienza e funzionalità. Questo determina una trasformazione antropologica di primo ordine, per cui la nostra identità va sempre più spostandosi nella nostra funzione; quando ci si trova ci si dice il proprio nome ma si rimane come prima in termini di conoscenza. Cominciamo a conoscerci quando si legge sul biglietto da visita la nostra funzione e noi stessi stiamo scaricando la nostra funzionalità sulla nostra individualità. Questo è molto pericoloso perché diventiamo funzionali come gli apparati non come soggetti umani e la nostra identità essendo frutto del riconoscimento, l’identità non ce la abbiamo per natura, ci deriva dal riconoscimento degli altri, la collochiamo in quel luogo di riconoscimento che è il luogo dove si lavora, in parole povere la carriera e l’avanzamento di carriera: è ormai l’apparato di appartenenza che ci dà l’identità e noi siamo implicati in una sorta di fare, non più di agire. Fare sempre meglio dove meglio significa fare il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi, non agire, l’agire lo abbiamo perso di vista. Agire significa avere degli scopi a prescindere dalle modalità con cui si perviene. Monte Radders, allievo di Heidegger, ebreo e quindi perseguitato dai nazisti, in America andò a lavorare alla Ford e scrisse una lettera al suo Maestro:- e Tu mi hai insegnato che l’uomo è il pastore dell’essere, io qui alla Ford sono invece il pastore delle macchine, non devo lavorare devo solo guardare, luce bianca, luce rossa , luce verde e, quando tutto funziona, è la macchina che dirige il mio modo di essere uomo-. A queste cose in qualche modo bisogna pensare, allora bisogna forse cambiare il concetto di lavoro, passare dal lavoro come produzione che è l’unico concetto egemone nella nostra cultura a un lavoro che non so neanche definire , probabilmente possiamo approssimativamente definirlo un lavoro-servizio una erogazione di tempo, di cura di relazione, di cui c’è enorme bisogno e che può benissimo essere remunerato. Quante badanti paghiamo, quanto volontariato c’è in Italia che svolge questi servizi. Allora concludendo poniamoci quella domanda fondamentale :  i fini dell’economia sono anche i nostri fini e concordiamo con una bella frase di Heidegger che queste cose le aveva capite in anticipo, nel 1952 egli scrive che inquietante non è che il mondo si trasformi in un unico enorme apparato tecnico economico, ancora più inquietante che non siamo preparati a questa radicale trasformazione del mondo, ma la cosa ancor più inquietante che non abbiamo un pensiero alternativo al pensiero economico tecnico, lui lo chiama -un pensiero che sa fare solo di conto- , un pensiero calcolante e allora con che cosa reagiamo se è ormai il nostro modo di pensare è solo il pensiero calcolante che conosce  che  cos’è utile e non sappiamo che cosa è buono, che cosa è giusto, che cosa è vero, che cosa è bello, che cosa è santo. Circa due mesi fa una ragazzina è salita su un treno con un’arpa, che anche se non così ingombrante ha suscitato un po' di attenzione con lo scompartimento abbastanza vuoto. C’era un signore molto elegante che si è interessato di questo strumento, di questa attività, e si è interessato e fatto parlare questa ragazzina per una ora, cos’è e cosa si fa con l’arpa; la ragazzina era tutta entusiasta di questa conversazione, alla fine gli fa: - sì ma dov’è il business?- E allora basta abbiamo finito di essere umani e siamo ormai catturati dall’economico, assunto come unica forma del nostro modo di pensare. Per consolarci c’è una famosa frasetta di Bukowsky , un romanziere americano, molto interessante:- il capitalismo ha soppresso il comunismo. Bene. Ora il capitalismo divora sè stesso-.

 

Tratto dalla conferenza di Umberto GALIMBERTI per il 59° Congresso Nazionale Ingegneri