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Psicologia della religione PDF Stampa
Religione - Introduzioni
Giovedì 09 Ottobre 2008 17:08

-La religione fa bene alla salute?- titola un saggio pubblicato qualche anno fa da un medico americano Harold G. Koenig. Un titolo provocatorio, che riassume in breve gli interrogativi che si pone chi tenta di analizzare la fede con gli strumenti della psicologia.

Partendo da un assunto che pochi sono disposti a contestare: la religione fa parte da sempre della società umana. Anzi, nasce di pari passo con le prime aggregazioni sociali. –Nasce per rispondere all'esigenza di dare un senso alla vita, dal culto dei morti, dal timore di fronte alla natura- afferma Mario Aletti, psicoanalista e docente universitario, presidente della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR). Nasce, insomma, da una esigenza che dobbiamo appagare per evitare di cadere nella nevrosi.

-Fa parte della nostra natura generare idee, porci interrogativi che nascono dal fatto che noi umani siamo, per quanto si sappia, l'unica specie in grado di avere coscienza del passato, e di proiettarci in un futuro che ci porta a mettere in conto la nostra fine-, aggiunge Antonella Delle Fave, ordinario di psicologia generale alla Facoltà di Medicina dell'Università di Milano. Il che non vuol dire che la fede sia l'unica risposta possibile al tentativo di dare un senso all'esistenza:- Un ideale politico o una ‘missione' possono assumere la stessa funzione psichica della religione. Che però, per come è strutturata, è una proposta culturalmente privilegiata ed intenzionalmente totalizzante- aggiunge Aletti. – Anche se , proprio per la loro rilevanza sociale, tutte le religioni sono esposte al rischio di un'organizzazione rigida, di dogmatismi acritici, di ritualismi-.

-La religione è un fenomeno così diffuso perché la nostra mente è particolarmente attratta da idee intuitive, che tendono a trasmettersi di generazione in generazione molto più di quanto avvenga con concetti che richiedono una riflessione approfondita -, sostiene Thomas Lawson. Professore di religioni comparate alla Western Michigan University. –Senza dimenticare che questo tipo di idee, e le pratiche che ne sono nate, sono anche particolarmente efficaci nello stabilire le distinzioni tra gruppi, contribuiscono a rafforzare la coesione sociale e forniscono una solida motivazione per i comportamenti altruistici-.

Così, mentre in molte culture è la religione stessa a dar forma al tessuto sociale, non esistono società del tutto areligiose. A parte poche comunità che hanno tentato, con i risultati che sappiamo, di eliminare la religione sostituendola con utopie come il marxismo-, osserva Delle Fave. E ricerche recenti sembrano indicare che chi ha un credo molto sviluppato riesce a raggiungere un grado di benessere più elevato: -cosa comprensibile dal punto di vista evoluzionistico, se si pensa che la religione contribuisce alla costruzione del sé ed aiuta a trovare un senso di appartenenza-.

 

 

Dare senso alla vita

In realtà, gli psicologi stanno ancora cercando un accordo sul concetto stesso di religione: -Credo si possa definirla come un sistema di significati incentrati sul sacro, che in questo caso diventa attraverso la quale percepiamo la realtà- propone Israela Silbermanin un articolo sul ‘Journal of Social Issues' . -Un sistema formato da credenze ed aspettative, che influenza la vita degli individui, sia a livello personale che nelle relazioni con gli altri. E ha la caratteristica di dare un senso alla storia ed alla nostra esistenza, dalla nascita alla morte ed oltre. Anche se non sempre le risposte che vengono dalla religione generano felicità e benessere-.

Forse perché molte religioni propongono modelli di comportamento non facili da applicare?-Il fatto che i ‘comandamenti' dettati dalle diverse religioni siano destinati a rimanere un obiettivo irraggiungibile contribuisce a creare quella tensione etica che permette di tenere vivo l'intero processo -, spiega Aletti. -Non dimentichiamo che originariamente la religione nasce a livello individuale, per poi strutturarsi come organizzazione, creando una liturgia generata dall'esigenza di trovare gesti e linguaggi comuni per condividere questa esperienza all'interno della propria comunità. E sempre nel corso dell'evoluzione storica nascono i dogmi, che hanno lo scopo di preservare la religione dalle critiche esterne-.

Si parla infatti di psicologia ‘della religione' e non ‘delle religioni', -perché l'oggetto della disciplina è il vissuto psichico, ciò che di psichico vi è nella religione, e non nelle religioni in quanto tali-, spiega Aletti. Ma è indubbio che le diverse fedi, nella loro evoluzione storica, seguano percorsi diversi anche dal punto di vista psicologico, e contribuiscano in maniera diversa a strutturare la personalità dell'individuo, imponendo a chi si occupa dell'argomento uno sforzo per entrare in un mondo che non è il proprio, o quantomeno per stabilire una collaborazione con antropologi o storici delle religioni. Senza comunque prescindere dal vissuto religioso del ricercatore. –Diventiamo religiosi, o atei, nel processo di interazione e di negoziazione con l'universo simbolico della religione che ci è proposto dalla cultura in cui viviamo-, spiega Aletti. –In Occidente, anche chi non è credente non può prescindere dalla tradizione giudaico-cristiana che è indissolubilmente legata alla nostra cultura, così come in Oriente l'induismo e il buddhismo.

 

Tra cultura e tradizione

Ed è inevitabile che ogni religione dia risposte diverse ad interrogativi universali.-Buddhismo, cristianesimo, ebraismo propongono scale di valori e modelli educativi diversi, ed anche un diverso senso dell'esistenza-, spiega Dario Galati, professore ordinario di psicologia generale all'Università di Torino. Qualche esempio? –La tradizione giudaico-cristiana –spiega Delle Fave- mette un forte accento sulla ‘mancanza' dell'uomo, sul marchio rappresentato dal peccato. In altre religioni, come l'induismo, il gap tra l'uomo e la divinità può essere colmabile, mentre l'islamismo punta decisamente alla sottomissione del fedele. Ma anche all'interno dell'islamismo e del cristianesimo c'è un filone mistico – pensiamo a Meister Eckhart, a Santa Caterina o ai mistici sufi- che propone una fusione col divino-

Altre variabili nascono da un diverso atteggiamento nei confronti della storia: la tradizione giudaico-cristiana ha un forte senso dello scorrere del tempo, di un progredire all'interno del quale – come avviene per esempio nell'ebraismo con il continuo dibattito sulla Torah – anche i dettami della religione trovano nuove interpretazioni adeguate al mutare del contesto storico culturale. Culti come l'induismo hanno invece una percezione ciclica del tempo, al cui interno ogni mutamento assume una importanza relativa-, prosegue la psicologa. Lo stesso vale per la componente emotiva presente in molte culture: -se pensiamo alle esperienze estatiche presenti in molte religioni vediamo che, per esempio, queste vengono vissute dalle mistiche cristiane come contatto con il divino, comunione con Cristo, mentre per alcune religioni orientali si tratta di un processo di dissoluzione dell'Io nel Tutto-, ricorda Galati.

Senza dimenticare che ogni fede vive fasi alterne, di evoluzione e di stasi: Se la religione è un insieme di istruzioni culturali, può fare la scelta di non evolvere, di cristallizzarsi, impedendo l'evoluzione della società: così succede che in nome della fede si vedano bruciare libri o impedire l'emancipazione sociale delle donne-, prosegue Delle Fave.- Ma mentre nell'evoluzione biologica l'errore porta alla morte dell'organismo, in quella culturale non viene selezionato il 'gene' più adatto alla sopravvivenza in senso assoluto, ma il più forte in quella specifica fase. E un errore può creare mostri in grado di distruggere-.

Quello evoluzionistico è soltanto uno dei possibili approcci al tema religioso, assieme a quello psicoanalitico, che dedica particolare attenzione alla relazione tra vissuto religioso e figure parentali, e a quello cognitivo –diffuso soprattutto negli Stati Uniti- che studia i meccanismi culturali o cognitivi che generano insegnamenti religiosi anche molto diversi tra loro. –La religione può produrre una vasta gamma di effetti, dall'estasi alla paura-, spiega Lawson. -Specifici credo religiosi possono rendere gli individui felici, amichevoli e cooperativi oppure infelici, isolati o perfino ostili nei confronti di quanti non appartengono al loro gruppo-.

 

Religiosità e psicoanalisi

Su questi temi si sono già confrontati i padri fondatori della psicologia moderna. Freud, nel breve saggio L'avvenire di una illusione , descrive la religione come originata dalla debolezza stessa dell'uomo, che si sente inerme di fronte alle forze della natura, da cui è circondato all'esterno, e dei propri stessi istinti. Nel 1902 William James affronta, con il suo Le varie forme della coscienza religiosa, gli aspetti psicologici del vissuto religioso, notando come questo possa essere fonte di serenità per alcuni e di tormento per altri.

-Una data importante per la psicologia della religione è il 1909 –racconta Aletti- quando, al sesto congresso internazionale di psicologia, Theodore Flournoy propone due principi metodologici per la nascente disciplina : quello della ‘esclusione della trascendenza', che si astiene da un giudizio sul valore metafisico del contenuto della credenza, e quello della ‘interpretazione biologica della religiosità', che va studiata come un processo dell'organismo espresso in comportamenti osservabili ed interpretabili dallo psicologo-.

Rimanendo in un contesto più decisamente psicoanalitico, Freud sosteneva invece che l'origine del pensiero religioso fosse collegata per ogni individuo alle relazioni con il padre. –più avanti - spiega ancora Aletti- la psicoanalisi ha valorizzato meglio entrambi le figure parentali. E ha anche introdotto, accanto alla figura del padre biologico, quella di altre relazioni simboliche di paternità/figliolanza(che si possono stabilire con un insegnante, o con un amico dal carattere forte e carismatico,N.d.R.) in cui il padre rappresenta l'ordine, il limite, ma insieme la promessa e la possibilità di sviluppo. E le ricerche più recenti confermano come l'immagine di Dio, che è insieme amore, benevolenza e modello da seguire, racchiuda in sé entrambe le figure dei genitori-.

Si tratta di un processo psicologico individuale che ci porta a definire un'idea di Dio tradotta in linguaggio terreno, che è inevitabilmente antropomorfizzata: per così dire, -a immagine e somiglianza dell'uomo-. – Tanto che il credente – prosegue Aletti – deve stare attento a non identificare Dio con l'idea che se ne è fatto: in questo senso, la fede è continua ricerca, desiderio di un oggetto che è per definizione latente, cioè presente ma non raggiungibile.

 

Vivere secondo religione

Poiché dà un senso alla nostra vita, la religione contribuisce in modo decisivo a orientare la nostra personalità, fissando i valori in base ai quali ci confrontiamo con gli altri e con la società. Nel 2004 la rivista Personality and Individual Differences ha pubblicato una metanalisi su –Religiosità e Valori- realizzata da Vassillis Saroglu, direttore del Centro di psicologia della religione dell'Università Cattolica di Lovanio: i dati raccolti su oltre 8000 soggetti in 15 paesi diversi mostrano –forse prevedibilmente- che le persone religiose tendono a favorire i valori che promuovono la tradizione e l'ordine sociale, hanno un atteggiamento diffidente nei confronti dell'indipendenza e dell'autonomia, non apprezzano l'edonismo e sembrano relativamente poco interessate al potere e al successo. Da sottolineare che molti di questi atteggiamenti sono comuni a cristiani, ebrei ed islamici.

Altri studi mostrano che i giovani credenti tendono a manifestare - anche a giudizio dei loro coetanei- un atteggiamento più altruistico ed empatico. E c'è anche una serie di ricerche sul senso dell'umorismo, dalle quali emerge –anche qui non è una sorpresa- che i credenti non amano troppo le barzellette pesanti:

-La religione può avere effetti sia positivi sia negativi sugli individui e sulla società-, sintetizza Israela Silberman. – Può creare conflitti all'interno dell'ambito familiare ma anche accelerarne la soluzione, portare al perdono o alla vendetta. Può incoraggiare il terrorismo e la violenza, a livello nazionale ed internazionale, ma anche facilitare la soluzione dei conflitti-

Sul piano personale, la fede può rafforzare l'autostima, ma anche diminuirla. E l'atteggiamento di un individuo è destinato a cambiare a seconda che creda in un Dio amoroso e benevolo oppure in una divinità severa e vendicativa. –I sistemi religiosi che spingono i fedeli a credere in un utopistico, futuro paradiso in Terra –spiega Silberman- possono garantire un buon livello di benessere e serenità, ma anche generare cocenti delusioni quando le speranze che hanno acceso non vengono soddisfatte-

Un sentimento condiviso a volte da chi crede fermamente in un Dio che ricompensa i giusti e punisce i malvagi. –Alcune forme di preghiera sconfinano nel pensiero magico-, sostiene Aletti. – Se ci rivolgiamo ad un Dio per garantirci un beneficio materiale significa che riteniamo che riteniamo di poterlo influenzare, così come la magia ritiene di poter manipolare la realtà. E questo è un atteggiamento infantile, diverso da quello del credente che non immagina un Dio capace di intervenire di quando in quando a manipolare la storia umana per venire incontro ai nostri bisogni, ma vive la preghiera come una opportunità per mettersi in relazione col divino, e per guardare alla propria realtà con una prospettiva diversa.-

Ma se alcune forme di fede presentano manifestazioni eccessive o addirittura possono sconfinare nella patologia, la religione non è in sé patologica. –Almeno non più di qualunque altro ambito culturale ed istituzionale, che presenti un assetto ideologico e normativo forte, quando impatta su personalità fragili o già disturbate-, spiega Aletti. –A far male non è la religione, e men che meno la religione cattolica, ma personalità patologiche possono trovare canali di espressione della propria patologia in tutti gli ambiti della loro vita quotidiana, religione inclusa.

 

 

Le nuove emergenze

-Dove erano gli psicologi l'11 settembre ?-, si è chiesto Mario Aletti in un editoriale pubblicato sul notiziario della Società italiana di psicologia della religione, invitando i colleghi ad una maggiore attenzione ai soggetti psichici ignorati dalla psicologia. Mobilitati nel tentativo di dare un senso al fondamentalismo religioso, ancora una volta gli studiosi si dividono.

- Il fondamentalismo dimentica che le religione è un processo di acquisizione e non un possesso definitivo delle verità: è l'atteggiamento di chi si ritiene un soggetto –o un popolo- privilegiato e non riesce ad accettare, senza rinunciare alla propria fede, il percorso vissuto da altri nello sforzo comune di arrivare ad una verità-, spiega Aletti. In un'ottica di evoluzione culturale, il comportamento dei kamikaze e le diverse forme di martirio si spiegano con il desiderio di far sopravvivere e trionfare il proprio credo anche a costo della vita –propria e altrui- anteponendo le leggi della trasmissione culturale a quelle della genetica.

Intanto, una società sempre più multietnica, in cui non si affiancano solo religioni diverse ma anche molti modi di vivere la stessa fede, apre nuovi obiettivi alla psicologia della religione. –Dovremo fare i conti con l'intolleranza religiosa fino a quando la specie umana non sarà capace di riconoscersi come unità e di gestire le differenze come fonte di ricchezza e non di conflitto-, avverte Delle Fave. Tutto fa pensare che le religioni continueranno ad accompagnarci a lungo, nella nostra storia futura: per aiutarci o per creare dei problemi? –La risposta –scrive lo psicologo americano Kenneth Pargament- è tanto familiare quanto frustrante: dipende- E il dibattito resta aperto.

 

Articolo di Paola Emilia CICERONE tratto dalla rivista MENTE & CERVELLO

 
Il senso della vita PDF Stampa
Religione - Altri Articoli
Domenica 28 Agosto 2011 20:07

Una corrispondente della rivista americana Time, nel corso di una intervista, mi chiese se la tendenza attuale non porti lontano dalla religione. Risposi dicendo che, a mio parere, la tendenza di oggi non allontana dalla religione, bensì da quelle confessioni che sembrano non aver altro da fare che contrastarsi di continuo, provocando un sempre crescente abbandono dei credenti. La giornalista, allora, domandò se ciò non volesse preludere all’avvento, presto o tardi, di una religione universale. Risposi negativamente: invece che verso una religione universale, ci stiamo incamminando verso una religione personale, verso una religiosità più profondamente personalizzata, una religiosità dalla quale ognuno troverà il proprio modo di esprimersi. Ognuno scoprirà le parole più intime, più personali, più originali per rivolgersi a Dio.
Ciò non toglie che debbano scomparire rituali e simboli comuni. Del resto c’è una infinità di idiomi, e tutti hanno quale base comune il medesimo alfabeto.
In un modo o nell’altro, le specifiche religioni, nella loro diversità, mi richiamano appunto i diversi idiomi: nessuno oserà proclamare che la sua lingua sia superiore alle altre. In ogni lingua l’uomo può giungere alla verità – all’unica verità – come pure in ogni lingua l’uomo può sbagliare, anzi anche mentire. Allo stesso modo, attraverso l’intermediario di ogni religione, l’uomo può giungere fino a Dio, fino all’unico Dio.

Brano di Viktor Frankl tratto da Alla ricerca di un significato della vita

 
L'emozione di credere PDF Stampa
Religione - I Pensieri di Margherita
Lunedì 21 Novembre 2011 14:58

Qualche giorno fa, in palestra, una ragazza mi ha fatto rivivere dei momenti, delle sensazioni che avevo dimenticato, l'inizio del cammino di fede, l'emozione di credere.

Roberta non la conoscevo, era lì silenziosa, tutta presa a sistemare lo spogliatoio, io, ero ormai pronta per la doccia. Una frase detta a voce alta fu l'inizio del dialogo. E fu così che, al termine di una giornata pesante, dice a voce alta fu l'inizio del dialogo. E fu così che, al termine di una giornata pesante, dire a voce alta "Signore dammi tu la forza", portò Roberta ad intervenire a sfavore, dichiarandosi apertamente atea. Si rivelò di lì a poco un contrasto apparente, c'era il desiderio comunque di creare un'intesa. Si creò, inaspettata ma importante per entrambe. Vedevo nei suoi occhi una luce speciale, continuava a chiedermi notizie riguardanti il Cristo e la fede, mi trasmetteva un'emozione intensa che metteva euforia, quella di credere e lo strano per me era avvertire che quel grande entusiasmo me lo stava trasmettendo una donna che continuava a definirsi non credente. La storia andò avanti diversi giorni. Mi raccontava che sentiva nel cuore una voce che le parlava, che le dava sicurezza e pace. Io l'ascoltavo solamente, lei tirava fuori tutte le sue emozioni. Chi crede, a volte, dà tutto per scontato, si sente immune da dubbi, dimenticando quanto sia bello e sensazionale cercare, scoprire, studiare, approfondire, testimoniare, vivere la fede.

La invitai, a dire la verità per scherzo preventivando un immediato rifiuto, il capitolo 15 del Vangelo di Giovanni, uno dei miei preferiti, e ad andare in Chiesa rimanendo pochi minuti davanti al crocifisso in silenzio e in attesa. Fece questo e anche di più.

Il Signore è seducente e Roberta ora lo sa, il suo desiderio è conoscerlo, il suo cammino di fede è iniziato.

Pochi giorni fa, con mia grande meraviglia, la vedo arrivare col Vangelo in mano, lo apre e comincia a leggere,… "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv. 15, 5-8).

Che cosa sta accadendo alla mia nuova amica? sta vivendo l'emozione di credere. Nella sua vita, dice lei stessa, ogni cosa ha una luce differente, ci sono sfumature colorate, non c'è più rancore, invidia, insicurezza, non c'è inquietudine, tutto sembra risolversi, anche il dolore, la sofferenza, ha tutto più chiaro. Il senso che dà alla sua vita è grande, immenso, usando le sue parole, è prezioso, pieno di valore. Non si sente più giudicata da Dio né lo sente più distante, lontano, irraggiungibile. Si sente protetta, amata, consolata proprio da colui al quale non credeva, pensando ora al contrario di potersi con lui confidare, sfogare, di essere ascoltata, che non pretende nulla da lei, più di quanto non possa dare. Sente prepotente il desiderio di conoscere la verità e di non lasciarla più. Lei, che non credeva, vuole essere testimonianza.

è giusto e costitutivo dell'essere umano interrogare e interrogarsi, è fondamentale mettere in discussione e mettersi in discussione, è ragionevole avere dubbi, è naturale cercare di chiarirli al di là di ogni problematicità. Ma alla fine di questo "gioco" razionale ci rendiamo conto che quello che cerchiamo, la verità, è la voce che continuamente parla dentro di noi ed è sempre presente. è una voce soave, non è invadente, è paziente, non mente, è fedele e disponibile al dialogo. Non annulla la nostra libertà, la esalta, è energia che circola per il corpo insieme al sangue, è vita presente, futura, eterna.

Credere porta a vivere sensazioni indescrivibili che superano qualsiasi proposizione, non servono tanti concetti, è sufficiente un solo termine per dire che quella voce è Amore.

Se è vero che nella logica del ragionamento da alcune premesse si arriva alla conclusione, Roberta è arrivata a capire, anche all'inizio non credendo, che quell'emozione grande era la voce di Dio che la invitava ad ascoltarlo, a conoscerlo, a seguirlo e nelle parole scritte sul vangelo ne aveva avuto la conferma.

Sono felice che la mia nuova amica stia dando un senso altissimo alla sua vita, sono orgogliosa di lei che giorno dopo giorno sta scoprendo l'emozione ineffabile di sentirsi un promettente discepolo del Signore.

 

Margherita Merone

 
Ipotesi sull'esistenza del Dio Creatore PDF Stampa
Religione - Introduzioni
Giovedì 09 Ottobre 2008 17:21

La nascita della vita

Il cosiddetto Big Bang, con una quantità incommensurabile di energia "irradiata" ha consentito la conversione (E=mc^2) energia-materia e quindi la nascita, durata milioni di unità di tempo del sistema universo, con i relativi parametri spazio-tempo.

Alla luce di queste considerazioni (scientifiche) non è possibile ipotizzare che il fenomeno vita sia pervenuto da altri mondi (via meteore), dove era qualcosa di eterno. No, la vita è nata sulla Terra.

Le ipotesi più attendibili della scienza ufficiale sulla origine della vita, prevedono che la crosta terrestre si sia andata solidificando sotto un'atmosfera ricca di vapore acqueo surriscaldato e contenente alcuni gas elementari liberi, tra i quali idrogeno ed azoto; verso quest'atmosfera si proiettavano, da fratture nella crosta, masse magnetiche incandescenti, ricche di carburi metallici: la reazione dei carburi con il vapore acqueo dovette portare alla produzione di idrocarburi . Contemporaneamente si formò dell'ammoniaca, o per la reazione di azoturi con il vapore acqueo o per la costituzione di cianamidi o ancora per unione dell'azoto primitivo con l'idrogeno dell'atmosfera incandescente. Per la reazione degli idrocarburi con l'ammoniaca si ebbe la comparsa di ammini e di altri composti azotati.

La spiccata reagibilita' di sostanze contenenti carbonio e azoto, attraverso condizionamenti e reazioni successive, avrebbe portato alla produzione delle proteine.

Attraverso numerose ipotesi di aggregazione, condensazione e sintetizzazione molecolare, si sarebbe arrivati successivamente alla duplicazione delle sostanze stesse e quindi al primo fenomeno di riproduzione. A tali sostanze quindi potrebbe essere assegnato l'attributo di viventi primordiali.

Peccato però, che le difficoltà teoriche e quelle pratiche di riprodurre gli ambienti supposti, abbiano fatto affermare che questi elementi, uniti, 'naturalmente', al lunghissimo periodo necessario alla produzione delle prime sintesi impedirebbero la ripetizione nei laboratori delle tappe percorse dalla genesi della sostanza vivente.

 

Evoluzionismo somatico

Da semplici particelle di vita che si sarebbero sviluppate nel mondo acquatico attraverso i cosiddetti Procarioti che, 'naturalmente ovviamente' avrebbero 'prodotto' o 'dato luogo' alle cosiddette Euglune etc, etc fino a trasferirsi anche (chissà per quale motivo, ragione o fatto) in un ambiente senza alcun dubbio meno favorevole rispetto al precedente: la terraferma.

Si noti bene che il processo, chissà per quale oscuro motivo poi, da considerare sempre in continua evoluzione, con assenze assolute di periodi di stasi od anche (perché no?) di involuzione, avrebbe comportato secondo la scienza ufficiale, attraverso una sequenza impressionante, come numero e modalità di eventi (che si risparmiano al lettore) a partire da microrganismi di natura non ben precisata (le Euglune) la autogestazione di esseri dotati di organi sofisticatissimi dal punto di vista funzionale (occhi, orecchie, fegato, reni etc, etc con gli associati processi metabolici, enzimatici, ormonali etc, etc). Per quanto riguarda l'occhio in particolare, si citano di seguito al riguardo le testuali parole di Darwin  tratte  da 'L'origine delle specie':

"Supporre che l'occhio con tutti i suoi inimitabili congegni per l'aggiustamento del fuoco a differenti distanze, per il passaggio di differenti quantita' di luce, e per la correzione della aberrazione sferica e cromatica, possa essersi formato per selezione naturale sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo".

Le suddette sono affermazioni che le osservazioni successive dei cosiddetti casualisti(convertitosi forse solo in parte in mutazionisti) non riusciranno mai a smentire o anche soltanto a sminuire o a scalfire, considerando che la sola pupilla può rappresentare una parte talmente sofisticata della tecnologia della automazione, che un team di specialisti per riprodurla per la prima volta avrebbe bisogno non soltanto di simulazioni al computer, ma anche di modelli, prove e tentativi di ordine pratico.

Si esamini inoltre la complessità di apparati come quello sessuale, associato, sempre per motivi legati alla: - mutazione casuale combinata con la selezione naturale cumulativa non casuale - (Dawkins-eminente cattedratico inglese- spiegando in dettaglio la teoria di Darwin) a quello del godimento per stimolare la riproduzione delle specie(?). Il che avviene, nel caso dei mammiferi, da ovuli di circa 0,2 millimetri di diametro, fecondate da elementi microscopici come gli spermatozoi.

E quindi lo sviluppo dell'embrione, uno dei fenomeni più esaltanti, suggestivi ed impenetrabili dell'esistenza, che sfugge completamente all'analisi genetica e biochimica, che diventa feto fino alla nascita, fino alla prima 'poppata', con l'alimento più completo che la cosiddetta Madre-Natura offre alla vita che nasce ed inizia a svilupparsi.

Si noti che nel campo dell'umano (per le altre specie non si conoscono statistiche) esiste un bilanciamento quasi perfetto tra numero di nascite di maschi e numero di nascite di femmine, il che varrebbe a dire che siamo nella condizione in cui il fattore Caso (mutante) genera l'ordine casuale-statico.

Il fenomeno riproduttivo dei mammiferi in particolare, presuppone quindi che si siano verificati, nella sua determinazione, una serie di eventi di numero e complessità tale da essere assolutamente non spiegabili, sempre 'naturalmente' ovviamente, anche partendo dal presupposto che la durata del tutto è stata milioni di anni.

No, anche l'eternità, da sola, non partorisce la vita, soprattutto nelle forme e manifestazioni esistenti

Evoluzionismo psichico

L'evoluzionismo psichico risulta associato ovviamente a a quello somatico fino ad arrivare all'Uomo, che si è citato solo marginalmente, perché dal punto di vista prestazioni fisiche, alcune specie gli sono superiori ( felini, quadrumani, etc,).

Comunque per chiarezza Darwin è stato un credente-agnostico, che ha affermato esplicitamente soltanto che le miriadi di organismi, di animali e di esseri, tra cui anche l'Uomo, che popolano questo mondo non sono nati da altrettanti distinti atti di 'formazione' . E quindi il Darwinismo, con il concetto della selezione naturale (comunque credo che il significato preciso del termine Natura siano in pochi a conoscerlo) non fa che accreditare l'ipotesi della esistenza di una Mente ordinatrice universale. Questo anche perché rimangono altrimenti ignote le funzioni e le necessità legate al processo evolutivo, che hanno prodotto quella potenzialità immensa della macchina cerebrale umana, che tutti conosciamo, nella maggior parte dei casi purtroppo solo indirettamente. Quest'ultima è rimasta nel processo evolutivo (non motivato) sottoimpiegata, sottoutilizzata, destinata , dal punto di vista delle esigenze primarie, a migliorare soltanto il livello di vita 'materiale'. Non si capiscono quali siano state le ragioni che hanno promosso lo sviluppo spirituale, quale motivazioni abbia l'essere umano per cercare ad esempio di capire il mondo nelle componenti legate alle ragioni esistenziali, quando il concetto base della teoria di Darwin è che 'La selezione naturale trae la sua origine dalla lotta per l'esistenza'.

Pertanto si possono concepire le eccezionali prestazioni fornite dalla cosiddetta materia grigia, soltanto come il prodotto di un Big Bang dell'istinto che ha determinato la 'nascita' dell'Homo Sapiens. Questo perché quando parliamo di Homo Sapiens parliamo di una Entità in grado di intendere compiutamente e di agire adeguatamente, momento che si è determinato forse soltanto quando  ha riconosciuto l'esistenza di un Fattore per tutto ciò che lo circondava ed incosciamente anche per sé stesso.

La materia grigia di cui si parlava, presenta una struttura costituita da dieci miliardi di neuroni e diecimila miliardi di sinapsi, cioè gli elementi che permettono alle cellule nervose di comunicare tra di loro. Si noti che (chiamandolo con il suo nome proprio) il Sistema Nervoso Centrale gode della proprietà della Plasticità, che consiste nella possibilità di creare nuove sinapsi, cioè nuovi collegamenti tra i neuroni.

Questo fenomeno è presente, sebbene in misura via via minore, per tutta la vita, e consente ovviamente oltre che l'adattamento ad ambienti, a stimoli, ad input completamente diversi, anche di compensare una lesione; questo attivando la funzionalità di un'area cerebrale di riserva, che agisce come supplente e va a mantenere l'equilibrio del sistema nel suo complesso, anche a seguito di danni esterni; ad esempio per danni alla vista, si sviluppano rapidamente altre funzioni sensoriali che permettono di compensare in parte tale deficit.

Il sistema nervoso centrale rappresenta un sistema biologico con una regolare attività elettrica, accompagnata da una attività chimica con lo scambio di una cinquantina di sostanze necessarie per il trasferimento delle informazioni da una cellula all'altra.

Una 'macchina' con le sue periferiche, i suoi sensori senza necessità di interfacce ed una estensione di memoria dati, che le permette di acquisire il contenuto di una intera enciclopedia senza bisogno di alcun tipo di' refresh '.

L'elemento vitale più complesso e sofisticato che esista, il quale è in possesso, ovviamente con una struttura elementare, rispetto a quella descritta, anche degli altri animali, ma che permette loro soltanto uno sviluppo fisico regolare; e dopo l'acquisizione della necessaria autonomia, la sopravvivenza; uno 'strumento' cioè per assicurare la vita anche alle altre 'creature'.

Mentre nel campo dell' umano 'qualcosa' rappresentato (secondo S.FREUD) dai cosiddetti IO, ES, il superIO, o forse (secondo G. JUNG) dal SE, la PERSONA, l'OMBRA, l'ANIMUS-ANIMA, cioè il conscio, il subconscio individuale, quello collettivo etc.

Insomma un elemento con una struttura hardware accessibile per presa visione, ma con una struttura software inesplicabile, coperta di mistero, che produce pensieri, sogni, sensazioni, intuizioni, ragionamenti. I quali, forse vale la pena di ricordarlo, hanno determinato, all'apice della evoluzione, tutte le scoperte e le invenzioni dalla clava alle astronavi ed insomma tutto lo scibile umano, rappresentato da decine di facoltà universitarie, centinaia di specializzazioni, migliaia di discipline.

E tutto ciò dovrebbe essersi autodeterminato a partire da un microrganismo autogeneratosi. No, è profondamente irrazionale pensare ciò.

Non a caso la mente più alta,  l'ingegno più evoluto, il genio più grande che ha espresso l'umanità nell'era moderna, Albert EINSTEIN, profondamente consapevole del meraviglioso ordine che è alla base del Creato, aveva scritto all'amico scienzato Niels BOHR: Dio non  gioca a dadi con l'Universo.
Ovvero, scendendo maggiormente in profondità, lo scienzato aveva affermato: «Io non sono un ateo e non penso di potermi definire un panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti, sospetta però che ci sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell'essere umano anche del più intelligente di fronte a Dio. La convinzione profondamente affascinante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell'incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio».

 

Creazionismo

La Biologia (la scienza che studia la vita e la materia vivente in tutte le sue forme ed in tutti i suoi fenomeni) pertanto -forse- non risponde compiutamente alle considerazioni riportate, in particolare a quelle relative alla materia vivente cerebrale, anzi si classifica in maniera evidente come scienza non esatta, nel momento in cui esponenti tra i più qualificati della stessa (D.L. KIRK) affermano:

- 'Dal momento che oggi riconosciamo la nostra appartenenza al mondo che ci circonda, dobbiamo anche considerare miracoloso e meraviglioso il fatto che il processo evolutivo abbia dato origine ad una creatura in grado di guardarsi intorno e di contemplare il grandioso scenario di cui essa fa parte' -.

Pertanto alla luce di tutte le considerazioni riportate, rispetto alla teoria soltanto 'naturistica' di Darwin, ci sembra molto piu' razionale quella relativamente recente denominata Intelligent Design. Tale teoria postula l'intervento di una Entità intelligente nel processo che ha determinato l'evoluzione incessante di tutte le specie vegetali ed animali fino allo status attuale, che solo il fattore tempo fa definire come quello finale. Intervento non 'naturale' da definire di una probabilità estrema, considerando almeno cinque fattori: la spiegazione della nascita della vita sul pianeta e la rimozione dei dubbi di Darwin; la complessità della  cellula, unità basica ed autosufficiente di tutti gli organismi viventi; in grado di assumere nutrienti, di convertirli in energia, di svolgere funzioni specializzate e di riprodursi, se necessario. E quindi lo splendore della natura incontaminata in tutte le sue forme, aspetti ed espressioni, associato all'adattività completa all'ambiente di tutte le varietà (milioni) di piante e di animali, incluso l'uomo, presenti sulla Terra. Ed infine le considerazioni da fare sulla  macchina umana, che se correttamente gestita, può raggiungere prestazioni psico-fisiche tali da superare con il massimo dei voti qualsiasi 'Quality Control'. Una entità (forse definirla macchina è  riduttivo) fatta ad immagine e somiglianza della perfezione assoluta.

In questo campo inoltre non si possono ignorare le opere relativamente recenti di LOVELOCK, (scienziato inglese esperto di cibernetica e consulente della NASA). In disaccordo con quanti ritengono che la vita esiste sulla Terra solo perché consentita da condizioni favorevoli, vede il pianeta come un unico organismo vivente, capace di autoregolarsi, in maniera tale da poter essere battezzato Madre Gaia.

Tra le numerose considerazioni al riguardo, la prima è costituita dal fatto che la concentrazione nell'atmosfera di gas quali ossigeno e ammoniaca si trova ad essere mantenuta ad un livello ottimale, e scostamenti anche minimi da tale equilibrio potrebbero avere conseguenze disastrose per la vita, in tutte le sue espressioni. Si noti che se l'ossigeno normalmente e stabilmente presente nell'atmosfera in concentrazione pari al 21% aumentasse di appena 4 punti percentuali, si determinerebbe una situazione in cui il mondo sarebbe estremamente vicino al pericolo di una disastrosa conflagrazione, poiché l'incendio di una foresta determinerebbe la sua combustione totale. L'ipotesi invece dell'abbassamento anche in questo caso minimo della concentrazione dell'ossigeno produrrebbe difficoltà sostanziali nella generazione della combustione con difficoltà facilmente immaginabili su tutti gli aspetti della vita. Per rimanere nell'ambito dell'atmosfera si noti inoltre che se diminuissero le dimensioni della fascia di ozono che la circonda, ci sarebbe un aumento di radiazione ultravioletta proveniente dal Sole, che comporterebbe conseguenze "spiacevoli" per la vita così come noi la conosciamo. Molte specie compreso l'uomo sarebbero "disturbate" ed alcune verrebbero distrutte.

Un altro elemento che suscita interesse e perplessità, nelle considerazioni di LOVELOCK, è rappresentato dal livello di salinità delle acque dei mari, che attualmente è al livello del 3,4 per cento, eppure la quantità di sali provenienti dalle terre e portata al mare dai fiumi durante ogni periodo di 80 milioni di anni è uguale all'attuale contenuto salino degli oceani(?!)Se tale processo fosse continuato senza autoregolazione (!?) fin dalla loro formazione, tutti gli oceani sarebbero ora come il Mar Morto, cioè saturi di sale e quindi habitat intollerabili per la Vita.

Quello che colpisce è quindi la completa stabilità fisico chimica degli oceani, dell'atmosfera e delle terre del pianeta e quindi quella di ogni forma di vita. Inoltre c'è da considerare che un rapporto dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, redatto con il contributo di quarantotto altri scienzati , afferma che anche nel caso di esplosione di metà delle scorte di armi nucleari esistenti, gli effetti su gran parte degli ecosistemi umani sarebbero quasi trascurabili, a prescindere naturalmente dalle catostrofiche devastazioni locali. Si afferma esplicitamente cioè che distruggere la vita sul nostra pianeta sia una impresa molto vicina all'impossibile.

Tutte le considerazioni riportate di LOVELOCK di natura difficilmente contestabile, (a prescindere da quella relativa al pianeta Terra che è visto come un unico organismo biologicamente attivo), fanno sì che rendano talmente evidenti gli equilibri presenti nella cosiddetta Natura, che non si può non condividere la sua asserzione: "La probabilità che sia stato il Caso a produrre tutto ciò che è presente al Mondo, è la stessa di quella che avrebbe un automobilista ubriaco di non incorrere in incidenti in aree di traffico intenso".

E poi la coscienza (la legge morale scolpita all'interno di ognuno noi), l'angoscia esistenziale di chi non avverte il Divino, l'ansia di giustizia unita all'attaccamento alla vita, (che qualcuno ha definito come una dolce malattia dalla quale si guarisce solo con l'Amore), che ce Lo fanno toccare, con lo spirito 'naturalmente'.

DIO ''TU'' SEI

(l'Amor che move il sole e l'altre stelle)-Dante

 

Tesina di Antonio ALBINO dedicata al suo Docente di Teologia Fondamentale: Padre Carlo SKALICKY

 
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Religione - I Pensieri di Margherita
Mercoledì 19 Ottobre 2011 15:28

Arriva un momento nella vita in cui si è convinti di avere capito tutto, di essere sempre nel giusto, di non avere più bisogno di spiegazioni. A me è successo di recente e la presunzione è arrivata al massimo quando ho fatto di me stessa un modello di virtù, di preghiera, di bontà, di generosità, di altruismo, della buona samaritana che aiuta chi soffre e non fa del male a nessuno. In apparenza un bel quadro, paradigma di buon esempio e saggezza, ma le cose non andavano come le avevo pianificate, ciò che desideravo non si realizzava e quando pensavo di essere circondata di amore mi ritrovavo accanto aridità e indifferenza e a volte la sensazione di essere abbandonata.

Tutto ciò mi sembrava in contrasto con l'idea di perfezione che avevo di me stessa, ero sicura della grazia di Dio sopra di me, di seguire la sua volontà e non avevo nulla da rimproverarmi verso gli altri.

La presunzione mi spingeva in un oceano di domande che ricevevano troppe poche risposte.

Mi chiudevo in casa e piangevo, non reagivo, sentivo il mio pianto, le guance bagnate dalle lacrime e il silenzio assoluto.

Qualcuno dentro di me, un calore d'amore immenso che chiamavo "il Signore", mi diceva di lottare, di agire, di costruire, di puntare tutto sulle mie forze e senza cedere, perché non ero sola, mai.

Allora dicevo sì, mi rialzavo pronta a combattere ma durava poco, la nuvola grigia del silenzio tornava a coprirmi, restavo immobile, spaventata, inoperosa, cosciente che stavo deludendo "il Signore".

Fu un sabato pomeriggio, a Messa, ascoltando la lettura del Vangelo di Matteo, la parabola dei due figli e in seguito l'omelia, che la nuvola grigia fu spazzata via dalle parole di Gesù.

Gesù racconta di un uomo che aveva due figli.

"Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "il primo". E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto, i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli (Mt. 21, 28-32).

Finita la lettura del Vangelo mi sono sentita come il figlio che promette al padre di andare a lavorare e poi se ne sta a casa.

Gesù parlava rivolto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, coloro per intenderci che si vantavano di saper tutto e di essere al di sopra degli altri. Infatti avevano dato la risposta giusta ma tutto restava  circoscritto alle parole, per quel che riguardava i fatti erano stati superati dai pubblicani, considerati peccatori, e dalle prostitute.

Le parole di Gesù non sono certo delicate ma rendono appieno l'idea, che per fare la volontà del Padre bisogna credere, confidare, agire e se capita che non si ha voglia di farlo, bisogna trovare, dentro di noi, la forza di reagire e collaborare con la grazia di Dio. Spesso non ci rendiamo conto che quell'energia ritrovata è il pentimento che scatta di fronte alla varietà smisurata di cose che ci aspettano all'esterno e che uscire dalla paura di noi stessi di non farcela è aiutare la grazia di Dio che si muove continuamente per il nostro bene. Potrebbe sembrare assurdo o paradossale ma sono convinta che è bene, in alcuni momenti, pregare di meno e agire di più.

Gesù non diceva ai suoi discepoli, "andate"? Dobbiamo credergli e fare quanto ci dice perché solo così invece di versare lacrime inutili, chiusi nella stanza, buttati sul letto a contare le ombre grigie, usciamo e guardiamo tutti i meravigliosi colori intorno a noi.

Il resto viene da solo, frutto del nostro impegno, di un agire che diventa forza stando mano nella mano con la grazia inesauribile che proviene da Dio.

Non dimentichiamoci del grande dono che Dio ci ha dato, la libertà e sta a noi gestirlo al meglio.

Non siamo costretti a fare nulla, siamo noi che dobbiamo decidere se mettere la nostra libertà al servizio della verità, se far lavorare insieme la grazia di Dio e il nostro impegno.

Il grande gesuita Ignazio di Loyola diceva: "Prega come se tutto dipendesse da Dio ma agisci come se tutto dipendesse da te".

 

Margherita Merone

 
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