Home Religioni
Religioni
Le Religioni dalla preistoria ai giorni nostri PDF Stampa
Religione - Articoli vari

Il fenomeno religioso si è manifestato sin dai tempi preistorici, principalmente come culto dei morti, che era la chiara espressione, da parte dell'homo sapiens, della fede nell'Aldilà. Le ragioni di ciò sono riconducibili al fatto che sognando anche le persone estinte, attribuiva loro un'essenza spirituale: l'anima. Questo fenomeno, chiamato appunto Animismo, è probabilmente la prima manifestazione di ciò che può essere chiamato religione. Questa credenza non era limitata al culto dei morti ma prevedeva anche la pratica di riti religiosi evidenziati da incisioni pittoriche scoperte nelle grotte, che rappresentavano immagini da considerare sacre per la loro posizione e ubicazione. Questo anche perché le grotte decorate erano per la maggior parte difficili da raggiungere per essere considerate come dimora dell'uomo.

È innegabile che la credenza religiosa sia ed è stata così diffusa in tutti i continenti da essere considerata un aspetto fondamentale dell'esperienza umana. L'homo sapiens è anche homo religiosus. Questo perché ha concepito l'anima e cioè un fattore spirituale distaccato dal corpo, e davanti al mistero della vita, ha dovuto trascendere la realtà. Naturalmente, l'Animismo ha subito una profonda evoluzione quando la credenza è stata umanizzata per dissipare la nebbia del mistero. Il soprannaturale ha solo  superpoteri per il resto è un essere umano: beve, mangia, fa sesso. Concepisce e fa figli, ma sfugge alla morte. Tuttavia, solo con i Sumeri si può parlare di religioni complesse, con rituali e credenze codificati, con templi riservati a funzioni e riti. Naturalmente il politeismo era una caratteristica fondamentale, e accanto agli dei con caratteristiche umane ne esistevano altri, creati come una deificazione dei fenomeni naturali e degli aspetti sentimentali della vita. Così sono nati il dio del cielo, il dio del sole, ma anche il dio dell'amore e quello della guerra e così via. Mentre con gli Egizi le divinità erano rappresentate in vari modi sia in forma umana che in forma animale; per esempio, il dio dei morti poteva essere uno sciacallo o un uomo con la testa di sciacallo. Nell'antica Grecia il processo di umanizzazione continuò così che tutte le divinità furono caratterizzate da sentimenti e passioni. I Romani assimilarono il pantheon greco, con l'allargamento alle divinità espresse dai paesi che, dopo la conquista, divennero parte dell'impero e con la divinizzazione dei vari imperatori che si succedettero l'un l'altro nella sua guida. Tuttavia, le religioni politeiste erano destinate a far posto a quelle monoteiste con il progresso del sentimento di sacralità e con l'affermazione di più alti livelli di religiosità anche nella gente comune.
Come afferma Freud, l'evoluzione del sentimento diventa necessaria con la necessità di rendere l'esperienza umana sopportabile, proiettando qualcosa che sia equivalente alla figura paterna nel trascendente, e quindi un punto di riferimento per la sua azione in un mondo pieno di incognite e problemi esistenziali. Il monoteismo, a parte una breve parentesi in Egitto, si manifestò con gli ebrei di Israele, che con il primo comandamento stabilirono che non c'erano altri dei al di là di JAHVE '. Con le sacre scritture costituite dalla Bibbia, nacque un'opera composita, tratta da varie fonti che attribuivano compiti specifici alla divinità e alle persone che erano state elette su tutte le altre per onorarlo. Il cristianesimo probabilmente nacque e si sviluppò in tutto l'Impero perché non accettava l'idea della sottomissione in quanto tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e questa era una caratteristica fondamentale in un mondo preda della schiavitù. L'idea di Dio, rivelata ad Abramo per la prima volta, fu arricchita con i vari profeti e l'umanizzazione di Dio fu completata con il Cristo che era vero dio e vero uomo. Finché nacque l'ultima religione monoteistica abramitica: l'Islam, dove il Cristo era solo uno dei profeti, mentre Maometto il più importante perché scelto da Dio per recepire le ultime rivelazioni  riportate nel Corano. Per quanto riguarda l'umanizzazione, il concetto è valido anche per le più importanti religioni orientali, dove nell'induismo esiste un termine, "avatar" che indica l'incarnazione degli innumerevoli esseri celesti presenti in questa religione. Nel buddismo, d'altra parte, assistiamo al processo inverso, cioè alla divinizzazione del Buddha, che genera la sacralità che lo rende anch'esso un fenomeno religioso.
Certamente, le tre religioni monoteiste non hanno dato origine a una singola dottrina perché non è nella natura dell'Uomo compromettere il campo spirituale. Tutti rivendicano i propri Profeti, la propria dottrina, i propri riti, le proprie convinzioni perché sono considerati fondamentali per la qualità della vita sia terrena che ultraterrena (se esiste, qualcosa che è considerato 'certo' dai fondamentalisti). Il fenomeno del fondamentalismo blocca ogni possibilità di evoluzione e riavvicinamento delle tre religioni, per motivi dovuti all'ignoranza di tutti i processi e della storia dei fenomeni religiosi. Le religioni sono state create dall'uomo con tutti i suoi limiti, che sono stati trasferiti nelle relative credenze. Se non si vuol diventare preda dell'irrazionale e della immaginazione si deve prendere in considerazione il mistico tedesco Gerhard Tersteegen che ha asserito: Un dio comprensibile non è più un dio. Ovvero come diceva Sant'Agostino: Se Lo comprendi non è Dio . Ma l'affermazione  che al riguardo ci sembra più valida è quella che Norberto Bobbio ha lasciato scritta nel suo testamento: Non mi considero  nè ateo, nè agnostico . Come uomo di ragione e non di fede so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare sino in fondo e che le varie religioni  interpretano in vari modi. 
L'unico attributo che si può associare alla divinità, ammesso che ne accettiamo l'esistenza, è di Creatore del mondo che ci circonda. Come ha affermato Leibniz : Questo è il migliore dei mondi possibili (data la sua complessità , la molteplicità di  funzioni e dal numero di creature e di specie che lo popolano ,unite alla bellezza e all'ordine che lo caratterizzano), perchè il male è opera dell'uomo, che non ha ancora raggiunto, nel processo evolutivo, quel grado di altruismo che farà diventare il pianeta Terra la sede della serenità, della pace e della vera religiosità.
La prima regola per onorare il Divino dovrebbe quindi consistere nel portare rispetto ed ammirazione alle sue Opere cioè alle altre Creature e all'intero Creato. Ovvero si tratta di applicare la prima regola dei saggi che consiste nel fare agli altri quello che vorresti essere fatto a te, e di non sprecare le risorse del mondo rispettando quindi l'Ambiente e tutto ciò che ne fa parte.

Quest'ultime sono le uniche conclusioni a cui si può arrivare analizzando razionalmente il concetto di divino e di religione.


Antonio ALBINO

 
La Vita oltre la Vita PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

Dopo essere arrivati alla conclusione razionale che la possibilità dell’esistenza di un Dio Creatore è piuttosto probabile (vedi articolo Considerazioni sull’esistenza del Dio Creatore ), si possono fare alcune considerazioni riguardo quello che, riportato nel titolo, è il mistero più antico e più profondo dell’umanità. Se la creazione è ipotizzabile come un atto d’amore, direi che il legame che cinge il Creatore e le sue Creature fa sì da escludere almeno per i ‘meritevoli’ la morte dell’anima, che può essere vista come prigioniera del corpo in accordo con la concezione platonica (L'anima è incorruttibile). Senza tale possibilità la creazione non avrebbe avuto un senso compiuto, completo e razionale. Certo non è molto facile accettare il concetto del premio o della pena eterne per miliardi di anime in funzione del comportamento in vita. Tanto meno accettabile ci sembra questa ipotesi, se, come nel caso della religione cattolica, essa dipende anche dall’uomo tramite il sacramento della confessione e dell’estrema unzione. Più attendibile ci appare la visione della chiesa protestante che parla di salvezza in termini di predestinazione divina, attendibilità confermata dal fatto che la ‘vera’ fede rappresenta un dono di Dio riservato solo a pochi. Ma è necessario prendere in considerazione anche la concezione sull’argomento da parte delle altre religioni, in particolare buddhismo e induismo. Quest’ultime credono nella reincarnazione dopo la morte, in uno status funzione del comportamento tenuto in vita (il karma). Vale a dire una vita vissuta, essenzialmente con un bilancio positivo tra il bene e il male, comporta un avanzamento nella scala sociale, mentre il contrario determina un regresso che può comportare la rinascita anche in forme ‘subumane’. Il ciclo di morti e rinascite ( il samsara) si arresta quando, per merito, si acquisisce qualcosa di analogo alla beatitudine. Anche se il concetto che ne deriva da parte degli induisti, dell’instaurarsi in conseguenza di classi e ceti, non ci sembra accettabile, il fatto della permanenza dell’anima in natura dopo la morte corporale, secondo le due religioni, ci sembra un’ipotesi da prendere in assoluta considerazione. Tanto più ci sembra valida questa possibilità alla luce del pensiero espresso dalla cosiddetta Teologia del Processo di cui si fornisce di seguito un brano di un articolo di Alberto DI JANNI :

-Un altro attributo di Dio che la teologia del processo rifiuta è l’onnipotenza. Per la dottrina classica la potentia absoluta di Dio si estende a tutto quanto non sia intrinsecamente impossibile. Il pensiero processuale invece limita il potere di Dio non solo legandolo alla consistenza logica, ma anche da un punto di vista metafisico, al fine di consentire un potere autonomo delle altre entità. Il fatto che il potere di Dio sia limitato, e che quindi l’universo possa evolvere in modo indipendente e per taluni versi contrario alla sua volontà, è utilizzato per dare una spiegazione dell’esistenza del male non facendone Dio il responsabile. L’antinomia che risale già a Epicuro fra onnipotenza e bontà di Dio, viene così risolta a favore della bontà: ma duemila anni di sforzi della teologia cristiana miravano a tenere insieme questi due aspetti apparentemente inconciliabili, non a pronunciarsi a favore di uno a discapito dell’altro.

Un altro aspetto è quello dell’escatologia (NdR- studio del destino dell'Uomo), su cui ci sono idee differenziate anche all’interno della teologia del processo. Alcuni ritengono infatti sufficiente un concetto di immortalità oggettiva, cioè il fatto che un essere vivente venga assunto e ricordato nella memoria di Dio. Di fatto la concezione del mondo come corpo di Dio realizza già questa condizione e non solo per gli esseri viventi. Altri teologi sostengono anche la possibilità di un’immortalità soggettiva, con una partecipazione di tipo personale alla vita divina. Anche quest’ultima concezione si distanzia però notevolmente da quella tradizionale, per esempio in quanto si prevede una sorta di crescita sia intellettuale che fisica anche oltre la morte e in quanto è generalmente esclusa la definitività di questo stato, che spesso è visto solo come una sorta di compensazione temporanea per quelle vite che non hanno potuto svilupparsi nella loro pienezza sulla terra.I seguaci della teologia del processo sostengono la necessità, e la possibilità, di una stretta integrazione tra scienza e religione. L’accento posto sul divenire, tanto da escludere la stessa immutabilità divina, si accorda bene con la teoria evoluzionista -.

Alfred Whitehead, filosofo e matematico britannico, tra i maggiori esponenti di questa concezione, insieme al teologo Charls Hartshorne, arriva alle seguenti conclusioni che sono essenzialmente: Dio è ‘in’ natura e la natura è ‘in’ Dio. La preposizione ‘in’ permette al filosofo di non essere considerato un panteista perché -Dio non è la natura-. Con la Teologia del Processo si ha solo una concezione immanentistica di Dio che viene definita panenteismo contrapposta a quella trascendente della concezione tradizionale e naturalmente al panteismo di Spinosa. Il pensiero religioso che ne deriva ci sembra molto più accettabile, partendo dal presupposto che se Dio è ‘tra’ noi, soffre e gioisce con noi ci fa sentire davvero a ‘Sua immagine e somiglianza’. Possiamo così pensare che anche dopo la morte del corpo l’anima continui a permanere in questo mondo. Pertanto, facendo delle considerazioni di ordine generale, parlare di Ecologia non dovrebbe significare soltanto operare per il rispetto dell’ambiente, ma anche volere il bene dell’Umanità e rendere omaggio al suo Creatore. Alla luce di questa concezione, chi devasta, distrugge, usa violenza a tutto ciò che è Natura, non solo commette un crimine contro l’Umanità ma offende anzi ferisce l’Architetto impareggiabile che l’ha concepita e realizzata e che in essa si è ‘calato’. In questo modo la Natura incontaminata può non solo essere ammirata, ma può essere anche contemplata come la casa comune a Dio e alle Sue creature, come il Sacro che ci circonda e ci sprofonda nell’Eterno.

 

Antonio ALBINO

 
Cenni sull'Islam PDF Stampa
Religione - Religioni Orientali

L’Islam (sottomissione) costituisce l’ultima religione monoteista in ordine di tempo, perché fu fondata circa 1400 anni fa, mentre quella ebraica è stata creata da 5000 anni e, il cristianesimo, pur con presenza di numerose comunità fin dalla fine del primo secolo, venne riconosciuto come una delle religioni dell’impero romano con l’Editto di Costantino, nel 313 (il cristianesimo divenne l'unica religione riconosciuta dallo Stato nel 380 con l'imperatore Teodosio). Il fondatore dell’Islam è stato Maometto, che si è definito in ordine di tempo l’ultimo profeta di Dio. “Maometto non è altro che un messaggero, altri ne vennero prima di lui”: così è scritto nel Corano (III,144). Comunque più avanti egli è appellato “Sigillo dei Profeti” (XXXIII,40), pertanto l’Islam, secondo i suoi seguaci, rappresenta la religione più avanzata, perché ha raccolto l’ultimo messaggio di Dio per l’umanità. La rivelazione islamica è durata circa venti anni ed è stata recepita da Maometto per mezzo dell’arcangelo Gabriele, che lo assumeva in cielo per infondergli la parola di Dio. Il testo sacro dei musulmani, il Corano, comprendente 6236 versetti, raccolti in 114 capitoli (sure), fu redatto quaranta anni dopo la morte del Profeta. Le presunte parole di Dio per l’umanità, in un primo tempo, sono state tramandate oralmente anche per quanto riguarda il Nuovo Testamento (il primo Vangelo di Matteo risale presumibilmente agli anni 80), mentre la Bibbia Ebraica risale  all’inizio del primo millennio a.C. La mancanza di un testo autografo ha prodotto, come nel caso del cristianesimo, numerose interpretazioni, che hanno prodotto  varie correnti di pensiero esegetico. Un altro testo sacro dell’Islam è costituito dalla Sunna , che venne redatta alcuni secoli dopo la morte del Profeta. Esso  costituisce la raccolta dei presunti comportamenti di Maometto  e che sono diventati per questo esempi da seguire e chiave di interpretazione di alcuni passi del Corano, che rimane il testo fondamentale della religione islamica. Nel politeismo  presente in Arabia, Maometto introdusse il Dio unico e trascendente , come quello degli ebrei e dei cristiani, con la variante che Gesù da figlio di Dio diventa un semplice Profeta. Subito dopo la morte di Maometto , nel 632, i musulmani si divisero in due rami: il primo, i futuri sunniti (attualmente il 90% circa di tutti i musulmani), sosteneva che il nuovo leader della comunità musulmana, ovvero il legittimo califfo, fosse Abu Bakr, compagno di Maometto e importante studioso islamico. Il secondo ramo, i futuri sciiti, sosteneva che diventare califfo fosse invece un diritto riservato ai discendenti di Maometto e che quindi spettasse a Ali ibn Abi Talib, il genero del profeta, dal momento che Maometto non aveva figli maschi.
Molte scuole di pensiero sunnite ritengono che gli sciiti siano i peggiori nemici dell'Islam. A differenza degli ebrei e dei cristiani che sono considerati più semplicemente miscredenti, gli sciiti sono  visti come eretici.
Nell'Islam sunnita il califfo è il leader dell'intera ummah, comunità musulmana, ed è una figura politica, mentre l'imam è semplicemente una figura religiosa che guida la preghiera in moschea. Nell'Islam sciita invece la parola imam è anche sostituita a califfo, e i dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti, tutti appartenenti alla famiglia del profeta Maometto, sono da loro considerati come i leader spirituali, religiosi e politici della ummah.
L'aspetto più noto dell'Islam è rappresentato dal fatto che la condizione femminile è estremamente subordinata ai voleri del maschio dominante. Ciò fino ad arrivare a profondi stati di sottomissione, come quello per cui la donna non può uscire di casa senza essere accompagnata dal marito o quando le viene impedito l'accesso a qualsiasi forma di istruzione. Inoltre le donne devono usare un copricapo come il chador o addirittura il burqa, con cui il corpo compreso il capo viene completamente ricoperto, lasciando solo una griglia all'altezza degli occhi. Tutto questo perchè sembra che Maometto avesse una decina di mogli e nel Corano (IV,34) è scritto :" Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni e perchè spendono [per esse] i loro beni . Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande."

Fondamentalmente la religione islamica è basata  su tre proposte salvifiche che sono: la misericordia (rahma) ovvero sensibilità, tenerezza e anche perdono, cioè la relazione d’amore che lega i membri di una famiglia come quelli della comunità. La seconda è costituita dall’uguaglianza (musavat) che fa sì che tutti gli uomini siano uguali tra di loro, senza alcuna distinzione di razza e nazionalità e casta. La terza è invece costituita da libertà di opinione (ra’y) e creatività (ibda).
Il culto islamico inoltre comprende cinque colonne portanti, ovvero  la professione di fede (shahada) :  Allah è unico e Maometto è il suo Profeta. La preghiera rivolti verso la Mecca, luogo di nascita di Maometto, per cinque volte al giorno. Inoltre l’elemosina, il digiuno dall’alba al tramonto nel mese del Ramadan del calendario musulmano ed infine il pellegrinaggio alla Mecca.
Comunque la frammentazione dottrinale , causata dalle diversità etniche, culturali, politiche ed economiche, ha prodotto una visione dell’Islam, da parte dell’opinione pubblica occidentale, caratterizzata dai contenuti più esasperati del fondamentalismo, come quello relativo alla jihad, ritenuta come un fatto esclusivamente militare (guerra santa).Ma  il significato letterale di jihad è semplicemente “sforzo”, cioè pulsione interiore per accostarsi il più vicino possibile alla dottrina . Il senso del termine  è stato alterato dai fondamentalisti ed anziché un fatto personale è diventato un fatto militare; basta guardare all’ISIS e ai numerosi atti di terrorismo compiuti sia nei confronti dei miscredenti (appartenenti ad altre religioni) che degli eretici (tra sunniti e sciiti).Quest’ultimo fenomeno è così rilevante  che la morte  di un fedele in qualsiasi atto militare, a cominciare da coloro che si fanno esplodere per diffondere terrore e morte, viene considerata un martirio anziché un suicidio; il che procurerebbe  l’accesso al Paradiso, cioè all’eterna felicità. Ancora una volta il fondamentalismo , generato dalla ignoranza dottrinaria, (le  religioni monoteiste sono caratterizzate da : misericordia, carità, equità, perdono e distacco dai beni materiali) produce effetti devastanti e toglie alle religioni il ruolo di guida verso quel mondo di pace e d’amore, sognato dai vari Profeti.

 

Antonio ALBINO

 
Il sacro e la religiosità PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La religione (dal latino religio con il significato di unire, legare insieme) è costituita dal complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro. Il teologo Natham Soderblom si esprime molto chiaramente in proposito affermando: Sacro è la parola fondamentale in campo religioso; è ancora più importante della nozione di Dio. Una religione può realmente esistere senza una cognizione precisa della divinità, ma non esiste alcuna religione reale senza distinzione tra sacro e profano.

Il fenomeno religioso nasce per l'esigenza di dare un senso alla vita e dal timore per gli sconvolgimenti determinati dalla natura: terremoti, alluvioni, nubifragi, trombe d'aria, etc, che venivano interpretati come manifestazioni dell'ira del cielo. La religione si manifesta principalmente nel culto dei morti, che è l'espressione della credenza, comune a tutte quelle più diffuse, dell'immortalità dell'anima che dà luogo ai riti funebri, nella costruzione di luoghi come i cimiteri, nella elaborazione di credenze sull'aldilà. Questi atteggiamenti sono propri dell'essere umano fin dai tempi più remoti. La specie Homo sapiens ha sempre inumato i morti e in molte sepolture preistoriche sono stati ritrovati resti di corpi dipinti con l'ocra, una sorta di argilla rossa, e decorati con conchiglie, corna di cervo e altri oggetti ornamentali. Questo fa pensare che già i nostri lontani antenati praticassero riti funebri e avessero elaborato credenze relative al destino dei morti e all'aldilà. Il più importanti monumento preistorico (neolitico) sito a Stonehenge, classificato come un 'osservatorio astronomico' per le fasi lunari (?) pensiamo possa soltanto rappresentare, vista l'imponenza e quindi le difficoltà di costruzione, un tentativo di onorare e/o di comunicare con il sacro. Soltanto così si possono spiegare le fatiche profuse nella sua erezione, ancora inspiegabile visto le dimensioni ed il peso dei massi impiegati, impresa che ricorda quella per la costruzione delle piramidi. E poi i templi, le chiese, le cattedrali e tutti i luoghi di culto disseminati sul pianeta non fanno altro che testimoniare la necessità della specie umana, in tutta la sua storia e in tutte le civiltà, di rivolgersi verso il sacro. L'uomo può essere definito quindi un animale religioso perchè, come già detto, fin dalla preistoria si è dedicato al culto dei morti e quindi ha riconosciuto l'esistenza del soprannaturale che si confonde con l'idea del sacro cioè del 'totalmente altro' come lo definisce il teologo Rudolph Otto. A cominciare dai primordi della storia umana non è mai esistito un popolo che non si rivolgesse al sacro, che non avesse i suoi sacerdoti e i suoi riti propiziatori. L'uomo ha sempre guardato verso l'alto, verso il cielo cercando una spiegazione al mistero che lo circondava il quale poteva essere interpretato e compreso soltanto riconoscendo l'esistenza di un'altra entità. In questa prospettiva Rudolph Otto analizza le componenti del sacro. Innanzi tutto individua come suo primo attributo il termine 'numinoso' (da numen) che sta ad esprimere la potenza divina che rischiara le tenebre dell'esistenza. Gli altri elementi del sacro sono rappresentati dalla fascinazione e dal terrore contemporaneamente (fascinans, tremendum). Il numinoso è talmente lontano dall'umano che quest'ultimo può provare per lui soltanto un sentimento di amore (mysterium fascinans) e nello stesso tempo di terrore (mysterium tremendum), perchè il divino oltre che lontanissimo, non è interpretabile nella sua immensità e quindi procura anche profonda angoscia che può determinare un raccoglimento profondo fino all'estasi, ma anche può far sprofondare in un orrore allucinatorio spaventoso (isteria).

Per l'homo religious la Natura è sempre ricca di un significato che la innalza verso il sacro, è temibile in determinati momenti, ma è meravigliosa normarmalmente e l'uomo a contatto con essa si rigenera e trova serenità e pace perchè si sente Creatura nel Creato. La Natura incontaminata rappresenta la manifestazione più evidente del sacro e l'uomo non può non genuflettersi davanti ad essa, non può esimersi dal diventare religious. Ciò rappresenta il primo stadio della sua religiosità ed è qualcosa che nasce dal profondo e che successivamente lo coinvolge completamente. Il Mondo è fatto in modo che contemplandolo l'uomo scopre le molteplici forme del sacro. Sarà poi in uno stadio successivo che sempre osservando la Natura si renderà conto che non esiste la Bellezza senza un suo Creatore e volgerà lo sguardo al cielo, che nella sua immensità gli ispira un sentimento di riverenza verso il Fattore del Tutto. Il divino si manifesta e si nasconde contemporaneamente anche perchè vuole essere cercato e scoperto attraverso la contemplazione e la meditazione. Il Dio creatore è lì che aspetta di essere individuato attraverso le sue opere, se si manifestasse completamente e facilmente non avrebbe 'rispetto' per le sue creature più grandi: la Natura e lo homo religious. La ricerca di Dio- dice il teologo Nicolò Cusano - è uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra, una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano. E, senza dubbio, l'aver supposto l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura il larga misura, l'esito finale.

La nascita quindi delle varie religioni è un fatto del tutto naturale che nasce da precise esigenze di venerare il 'numinoso', ed in molti casi dalla necessità di non essere preda delle nevrosi che scaturiscono dalle riflessioni sulla limitatezza della vita dal punto di vista temporale e sociale.
La sua natura mortale l'uomo non l'ha mai accettata completamente e ha cercato, in ogni modo, di darsi una spiegazione del fatto che venendo al mondo, intelligentissimo e fragilissimo, capace di pensare ad un tempo infinito, nel contempo era condannato alla vecchiaia e alla morte. Il sacerdote, il bramino, lo sciamano, il guru che gli tendevano la mano rassicurandolo, erano visti come una liberazione da questi pensieri e la vita eterna dell'anima e il raggiungimento del paradiso o del nirvana come uno stato di beatitudine che lo compensava di tutti i sacrifici terreni.



Antonio ALBINO

 
Maometto e la nascita dell'Islam PDF Stampa
Religione - Religioni Orientali

Il viaggio estatico in Cielo ed il Libro Sacro

Si chiedeva a Maometto di dimostrare l'autenticità della sua vocazione profetica ascendendo in Cielo e recando poi agli uomini un Libro Sacro: in altri termini, Maometto doveva conformarsi al modello incarnato da Mosè, Daniele, Enoch, Mani e altri Messaggeri i quali, salendo al Cielo, avevano incontrato Dio e avevano ricevuto dalle sue stesse mani il Libro contenente la Rivelazione divina.

Questo scenario era familiare tanto al giudaismo normativo e all'apocalittica ebraica che ai Samaritani, agli gnostici e ai Mandei. La sua origine risale al mitico re mesopotamico Emmenduraki ed è solidale con l'ideologia della regalità.

Le autodifese e le giustificazioni del Profeta si sviluppano e si moltiplicano man mano che si precisano le accuse degli increduli.

Come tanti altri profeti e apostoli prima di lui e come alcuni dei suoi rivali, Maometto si proclama e si considera l'Apostolo ( il Messaggero) di Dio ( rasul Allah ), in quanto egli recherebbe ai suoi conterranei una rivelazione divina. Il Corano è - la Rivelazione in lingua araba classica -, e pertanto è perfettamente comprensibile agli abitanti della Mecca: se essi persistono nella loro incredulità è a causa della loro cecità dinanzi ai segni divini, a causa del loro orgoglio e della loro noncuranza. D'altronde, Maometto sa benissimo che prove analoghe sono state subite dai profeti inviati da Dio prima di lui: Abramo, Mosè, Noè, David, Giovanni Battista, Gesù.

L'ascensione al cielo ( mi'raj) è un'ulteriore risposta agli increduli: - Gloria a Colui che ha fatto viaggiare di notte il suo servo, dalla Moschea Santa alla Moschea più remota, di cui noi abbiamo benedetto la cinta, e questo al fine di mostrargli alcuni dei nostri Segni -. La tradizione situa il viaggio notturno verso l'anno 617 o 619: salito sulla giumenta alata al-Boraq, Maometto visita la Gerusalemme terrena e arriva sino in Cielo. Il racconto di questo viaggio estatico è ampiamente documentato nelle fonti successive, ma lo scenario non è sempre lo stesso: secondo taluni il Profeta sul suo cavallo alato, contempla gli Inferi e il Paradiso e si avvicina al trono di Allah . Il viaggio non sarebbe durato che un istante: la giara che Maometto aveva rovesciato partendo non aveva lasciato espandersi tutto il suo contenuto allorché egli era già di ritorno. Un'altra tradizione ricorda invece la scala su cui Maometto, trascinato dall'angelo Gabriele, sarebbe salito sino alle porte del Cielo: egli arriva al cospetto di Allah e apprende dalla sua stessa bocca di essere stato posto al disopra di tutti gli altri profeti e di essere proprio lui, Maometto, ‘l'amico' di Allah. Dio gli affida il Corano e talune conoscenze esoteriche, che Maometto non deve comunicare ai fedeli.

Questo viaggio estatico avrà un'importanza fondamentale nella mistica e nella teologia musulmana successive, in quanto evidenzia un tratto specifico del genio di Maometto e dell'Islam che occorre sottolineare sin d'ora e cioè la volontà di assimilare e integrare in una nuova sintesi religiosa, pratiche, idee e scenari mitico-rituali tradizionali. Abbiamo visto che la tradizione islamica ha rivalutato il tema arcaico del – Libro sacro -, ricevuto da un Apostolo in occasione del suo viaggio celeste. Vedremo in seguito i risultati del confronto dell'Islam con l'Ebraismo, con altre tradizioni religiose e persino con una tradizione ‘pagana' e immemoriale come quella della Ka'ba (NdR-Edificio sacro a forma di cubo che si trova all'esterno della Grande Moschea ubicata a La Mecca).

 

 

L'emigrazione ( egira ) a Medina

 

La posizione di Maometto e dei suoi fedeli si andava aggravando sempre più, finchè i dignitari della Mecca decisero di escluderli dai diritti propri delle rispettive tribù – e si sa che l'unica protezione di cui un Arabo potesse godere era l'appartenenza ad una tribù. Nonostante ciò Maometto venne difeso da suo zio Abu Talib – che pure non aderì mai all'Islam- , ma dopo la morte di questo suo fratello, Abu Lahad, riuscì a privare il Profeta dei suoi diritti. Il problema posto da questa opposizione sempre più violenta da parte dei Coreisciti venne risolto con un'audace mossa teologica: era Allah stesso a volere questa ‘persecuzione'. L'attacccamento cieco al politeismo era stato deciso da Allah sin dall'eternità , ed era perciò inevitabile la brusca separazione dagli increduli: - Io non adoro quel che adorate voi; voi non adorate quel che adoro io! –

Verso il 615, per proteggerli dalle persecuzioni ma anche per il timore di qualche scisma, Maometto decise quindi di ritirarsi in esilio in questa città, dove la religione tradizionale non era umiliata da interessi economici e politici, e dove risiedevano molti Ebrei, naturalmente monoteisti. Inoltre, quella città-oasi s'era dissanguata in una lunga guerra intestina, e alcune tribù ritenevano che un Profeta – la cui autorità non era fondata sul sangue ma sulla religione – potesse prescindere dalle relazioni tribali e rivestire la funzione di paciere. Una delle due principali tribù, del resto aveva già abbracciato per larga parte l'Islam, convinta che Dio avesse affidato a Maometto un messaggio rivolto a tutti gli Arabi.

Nel 622, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca, una delegazione di settantacinque uomini e due donne di Yathrib incontra segretamente il Profeta e s'impegna, con giuramento solenne, a combattere per lui; i fedeli cominciano allora a lasciare La Mecca in piccoli gruppi, alla volta di Yathrib. La traversata del deserto ( più di 300 km ) dura nove giorni, e Maometto è uno degli ultimi a partire, accompagnato dal patrigno Abu Bekr. Il 24 settembre arrivano a Qoba, un villaggetto nei pressi di Medina.- L'emigrazione, l'Egira ( al Hijra , in arabo) si concludeva così con successo. Poco tempo dopo, il Profeta fece il suo ingresso a Medina e lasciò alla sua cammella la scelta del sito in cui avrebbe abitato. La casa, che serviva anche da luogo di raccolta dei fedeli per le preghiere in comune, fu pronta solo un anno dopo, poiché fu necessario costruire gli appartamenti delle spose del Profeta.

L'attività politica e religiosa di Maometto a Medina si distingue nettamente da quella del periodo a La Mecca, e questo è assai evidente nelle sure (NdR-Il Corano è costituito da 114 capitoli detti sure ) dettate dopo l'Egira, che si riferiscono soprattutto all'organizzazione della comunità dei fedeli ( ummab ) e alle sue istituzioni socio-religiose: La struttura teologica dell'Islam era ormai stabilita nella sua forma definitiva al momento in cui il Profeta lasciava La Mecca, ma soltanto a Medina egli precisò le regole del culto ( le preghiere, i digiuni, le offerte, i pellegrinaggi). Sin dall'inizio Maometto rivelò un'intelligenza politica eccezionale. In primo luogo, attuò la fusione dei musulmani venuti da La Mecca ( gli – emigrati -) e dei convertiti di Medina (gli- ausiliari -), proclamandosi il loro unico capo: in questo modo venivano abolite le varie ‘fedeltà' tribali e, da quel momento, sarebbe esistita soltanto una comunità unica di tutti i musulmani, organizzata come società teocratica. Nella Costituzione, stabilita probabilmente nel 623, Maometto decretò che gli ‘emigrati' e gli ‘ausiliari' (cioè la ummah) costituissero un solo popolo, distinto da tutti gli altri, e precisò inoltre i diritti e i doveri degli altri clan - comprese le tribù ebraiche. Indubbiamente, non tutti gli abitanti di Medina erano soddisfatti delle sue iniziative, ma il suo prestigio politico aumentava col crescere dei suoi successi militari. Erano però soprattutto le nuove rivelazioni trasmesse dall'angelo ad assicurare la riuscita delle sue decisioni. La delusione maggiore provata da Maometto a Medina fu quella di fronte alle reazione delle tre tribù ebraiche: prima di emigrare, il Profeta aveva scelto Gerusalemme quale punto di riferimento e – direzione - ( quiblah) delle preghiere secondo la pratica ebraica e, dopo essersi insediato a Medina, accolse anche altri rituali ebraici. Le sure dettate nei primi anni dell'Egira testimoniano degli sforzi da lui compiuti per convertire gli Ebrei: - O popolo del Libro! Il nostro Profeta è giunto a voi per istruirvi dopo un'interruzione della profezia, affinché voi non diciate: ‘ Nessun Messaggero della buona novella, nessun ammonitore è venuto a noi'. Maometto avrebbe permesso agli ebrei di conservare le loro tradizioni rituali se lo ‘avessero riconosciuto come profeta' ma ecco che gli ebrei si mostrano sempre più ostili, rilevando gli errori nel Corano e provando che Maometto non conosce l'Antico Testamento.

La rottura si verificò l'11 febbraio dell'anno 624, allorquando il Profeta ricevette una nuova rivelazione che ingiungeva ai musulmani di rivolgersi, per le loro preghiere, non più in direzione di Gerusalemme, bensì verso La Mecca. Con intuizione geniale, Maometto proclamò che la Ka'ba era stata costruita da Abramo e da suo figlio Ismaele e che soltanto a causa dei peccati, commessi dagli avi il santuario si trovava sotto il controllo degli idolatri. D'ora in poi – il mondo arabo ha il suo tempio, e quest'ultimo è più antico di Gerusalemme. Questo mondo ha il suo monoteismo, l' Hanifismo (…). Per queste vie traverse l'Islam, sviato un istante dalle proprie origini, vi ritorna per sempre. Le conseguenze politiche e religiose di questa decisione sono importanti: da un lato, ecco assicurato l'avvenire dell'unità araba; dall'altro, le riflessioni successive sulla Ka'ba sfoceranno in una teologia del Tempio sotto il segno dei monoteisti più antichi, e quindi dei ‘veri' monoteisti. Per il momento Maometto si distacca sia dall'ebraismo, che dal cristianesimo, le due –religioni del Libro- che, secondo lui, non avrebbero potuto conservare la purezza originaria: era stato questo il motivo per cui Dio aveva inviato il suo ultimo messaggero e che l'Islam era destinato a succedere al cristianesimo allo stesso modo in cui quest'ultimo era succeduto all'ebraismo.

 

 

Brani tratti dal testo di Mircea ELIADE: Storia delle credenze e delle idee religiose.

Mircea Eliade (1907-1986) nacque a Bucarest, dove conseguì la laurea in Filosofia. Dal 1929 al 1931 soggiornò a Calcutta dove si dedicò allo studio del sanscrito e della filosofia indiana. Fu qui che preparò la sua tesi di dottorato, che sarà pubblicata con il titolo: Lo yoga, immortalità e libertà . La sua attività si svolse a Parigi, dove tenne corsi di Storia delle Religioni alla Sorbona ed a Chicago dove occupò la cattedra di Storia delle Religioni.E' autore di opere fondamentali sul culto e sul mito, elencate nella sezione Bibliografia.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 8