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La mia religione è la gentilezza PDF Stampa
Religione - Religioni Orientali

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, risulta evidente che la nostra sopravvivenza, perfino oggigiorno, dipende dagli atti di gentilezza di altre persone. Fin dal momento della nascita dipendiamo dalla cura e dalla gentilezza dei nostri genitori; più tardi nella vita, quando dobbiamo affrontare le sofferenze ed i disagi della vecchiaia, dipendiamo di nuovo dalla gentilezza degli altri. Se al principio ed alla fine della nostra vita dipendiamo dalla gentilezza degli altri , perché non agire con gentilezza nella parte intermedia della nostra esistenza?

La gentilezza e la compassione sono elementi essenziali per dare un senso alla nostra vita. Costituiscono una sorgente duratura di gioia e felicità. Sono il fondamento di un cuore generoso, il cuore di chi agisce per il desiderio di aiutare gli altri. Con la gentilezza, e quindi con l'affetto, l'onestà, la verità e la giustizia verso tutti, ci assicuriamo lo stesso nostro vantaggio. E' una questione di buon senso. Vale la pena di avere considerazione per gli altri, perché la nostra felicità è inestricabilmente intrecciata con quella del prossimo. Analogamente, se la società soffre, soffriamo anche noi. D'alta parte, quanto più i nostri cuori e le nostre menti sono afflitti da sentimenti di ostilità, tanto più diventiamo infelici. Quindi non possiamo eludere la necessità di gentilezza e compassione.

Ad un livello elementare e pratico, la gentilezza genera un senso di calore e di apertura che ci permette di comunicare molto più facilmente con gli altri. Scopriamo che tutti gli esseri umani sono proprio come noi, e quindi diventa più semplice entrare in relazione con loro. Questo evoca uno spirito di amicizia in cui c'è meno bisogno di nascondere ciò che sentiamo e ciò che facciamo.

Inoltre è ormai assodato che coltivare stati mentali positivi come la gentilezza e la compassione migliora la salute e può portare alla felicità.

E' straordinariamente importante che noi cerchiamo di fare qualcosa di buono con la nostra vita. Noi non siamo nati per fare del male o per danneggiare gli altri. Perché la nostra vita abbia valore dobbiamo coltivare e nutrire le qualità umane fondamentali come il calore, la gentilezza e la compassione. Se riusciremo a farlo, le nostre vite acquisteranno senso, saranno più felici e serene e avremo dato un contributo positivo al mondo che ci circonda.

 

L'attuale DALAI LAMA

 
Ipotesi sulla natura di Dio: chi è, cos'è Dio? PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

A volte ci comportiamo non solo in maniera moralmente inaccettabile ma anche disumana. Le tragedie delle guerre mondiali ci hanno mostrato quale grado di abbrutimento si può raggiungere senza che esista una pena ‘sufficiente’ per i carnefici né una ricompensa ‘adeguata’ per le vittime. In quanti casi non è stato commesso soltanto un crimine contro l’umanità ma anche contro Dio, perché le sue creature sono state annichilite e offese nel più profondo dell’anima oltre che nel corpo e nei sentimenti. La tragedia umana ha toccato il culmine con la seconda guerra mondiale, ma non è stata la sola. Trascurando le nefandezze commesse nell’antichità, in tempi più recenti abbiamo assistito al genocidio degli armeni  in Turchia e alla deportazione di milioni di persone in America per essere ridotte in schiavitù. Pertanto ci sembra molto valida l’osservazione che ha fatto qualcuno, cioè che Dio o non è onnipotente o non è infinitamente buono, come prospettato dalle religioni monoteiste. La prima ipotesi ci sembra la più valida perché l’orrore che suscitano certi episodi  fanno escludere la seconda, dato che la Creazione è stato un atto d’amore infinito. Quando si parla di ‘mancanza di onnipotenza’ si parla dell’impossibilità di modificare le leggi stabilite  nell’ambito della creazione dell’Universo e di ‘determinare’ il corso della vita delle Creature. Sarebbe come se un legislatore competente e valido contravvenisse per primo alle leggi che egli stesso ha scritto. Credo sia il caso di citare il teologo Vito Mancuso che dice: « Se Dio fosse veramente responsabile della vita e della morte degli esseri umani, io sarei ateo, perché non potrei tollerare che si prendesse così malignamente gioco di tanti di noi ». Vale a dire che si impone la figura di un Dio umano, forse troppo umano, nel senso da  essere talmente permeato nella Natura, da non poter travalicare le  Sue leggi. I cosiddetti miracoli sono da attribuire soltanto a fenomeni di autosuggestione anche collettiva che determinano potenti reazioni biochimiche che producono noradrenalina, adrenalina, dopamina con evidenti alterazioni dei sensi e della sensibilità umane. L’effetto placebo  (sostanze inerti senza alcun effetto terapeutico che producono guarigioni) è la prova evidente della diffusa manifestazione dell’autosuggestione, che in ambienti predisposti raggiunge il culmine nel condizionamento degli eventi e degli stati psicofisici. Possiamo parlare soltanto in alcuni casi di processi inspiegabili allo stato attuale della scienza.  L’attributo di Creatore conferito razionalmente a Dio  fa escludere il panteismo di Baruch Spinoza dalle nostre supposizioni, perché parliamo di una intelligenza infinita che ha saputo determinare l’ordine supremo che esiste nell’universo. Dio non è Natura, Dio è IN Natura, perchè l’ipotesi più probabile è il cosiddetto panenteismo di Alfred Whitehead, che in altri termini vuol dire un Dio personale, l’Intelligenza Suprema che guarda, segue e controlla ‘da vicino’ le sue creature, senza poter interferire ‘in tempo reale’ con il loro comportamento. L’unica possibilità che possiamo razionalmente accettare è quella che Egli è in grado di ‘modulare’ la storia in maniera positiva per le sorti della Umanità. Questo partendo dal presupposto che l’Evoluzione Intelligente continui ad operare anche sotto l’aspetto sociale, perché la sofisticata macchina umana, visto l’atteggiamento e il comportamento, generalmente di rifiuto, nei confronti del ‘diverso’, si può considerare come incompiuta. Ciò comporta tempi molto lunghi facendo riferimento alla comparsa, relativamente recente, dell’homo sapiens. A questo punto dobbiamo far riferimento a qualcosa di concreto, visto che la trascendenza di Dio ( nell’alto dei cieli!?) è da vedere soltanto come una pia illusione dal punto di vista scientifico. La Scienza senza la Religione è cieca , e la Religione senza la Scienza è sorda affermava Einstein, pertanto egli voleva soltanto dire che ci vogliono elementi concreti non semplici illazioni per parlare di Dio e della Sua essenza.
Per dare concretezza al nostro discorso citiamo un brano tratto da un articolo dell’amico Marcello Veneziano, ingegnere italo/americano residente a Detroit.

La singola formica è stata paragonata ad una cellula celebrale Questo è un ottimo confronto dal momento che , se noi estraiamo una formica  o un piccolo gruppo da una colonia queste perdono le funzioni vitali e non possono sopravvivere. E’ come estrarre delle cellule dal cervello di un uomo ed aspettarsi da queste la formulazione di un pensiero. Per la stessa ragione una singola formica agisce in maniera non corretta e migliora leggermente il suo comportamento in compagnia di qualche altra. Al contrario, una colonia di formiche è in grado di creare una società complessa dove l’agricoltura (sviluppando certe specie di funghi) e le modalità di gestione della colonia ( generando un altro tipo di insetto per produrre una essenza lattiginosa) sono state realizzate prima di quanto abbia fatto l’umanità. Possiamo dire che in una colonia di formiche esiste quello che chiamiamo intelligenza distribuita. Un singolo esemplare sembra non avere discernimento ma la colonia come complesso mostra quella che chiamiamo intelligenza.

Una colonia con intelligenza distribuita può essere definita come una entità composta da numerose piccole componenti della stessa specie. Questi componenti individuali sono in grado di interagire l’un l’altro e lavorando insieme possono realizzare funzioni che appaiono appartenere a qualche intelligenza. Per intelligenza si intende una qualche entità che quando incontra situazioni variabili può realizzare nuovi modi di aver successo o sopravvivere. Ad esempio le formiche quando hanno bisogno di attraversare un flusso di acqua formano una catena con i loro corpi per costituire un ponte in modo tale che il resto della colonia possa attraversarlo. Alcune di loro realizzando la catena annegano ma la vita del singolo individuo è insignificante per la colonia. Anche le api appartengono precisamente a questa categoria. Può questa caratteristica applicarsi a qualcosa che non appartiene al mondo animale? Atomi messi insieme possono creare intelligenza. Il mondo animale è fatto di atomi. Ma gli atomi, sebbene, interagiscano l’un l’altro, quando formano una entità intelligente, richiedono la combinazione di molti differenti tipologie per realizzare questa funzione. Gli atomi quindi mancano di uno dei requisiti che sono necessari per costituire una intelligenza distribuita perché differiscono l’un l’altro.

Soltanto il blocco di costituzione basica dell’Universo presenta i requisiti di una intelligenza distribuita; questo blocco base è costituito dai neutrini. Essi interagiscono l’un l’altro impiegando onde elettromagnetiche (i fotoni). I neutrini sono invisibili buchi neri che catturando fotoni, creano elettroni, protoni e neutroni. Queste particelle nucleari interagendo l’un l’altra , danno luogo a tutto ciò che esiste nell’Universo. Una cosa da ricordare del neutrino e' che e' infinitesimamente piccolo di dimensioni ed infinitamente grande come peso specifico e si può dimostrare usando la matematica che e' connesso direttamente al mondo invisibile. Il neutrino oscilla continuamente tra il mondo visibile e il mondo invisibile e solo quando la luce appare ( onde electromagnetiche) comincia a costruire il nostro universo.

 

Esiste quindi la possibilità di ritenere l’Intelligenza Assoluta costituita da particelle elementari distribuite nell’Universo con evidente conferma della concezione panenteistica anche dal punto di vista scientifico. L’affermazione di Einstein riguardo la scienza e la religione, pertanto, ci sembra la base per costituire una nuova disciplina che guardi in modo nuovo a ciò che ci circonda evitando che siano ancora attuali le considerazioni di quel mistico che ha affermato: un Dio comprensibile non è più un Dio, ovvero come ha scritto il Poeta: Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. E’ necessario parlare anche di teologia razionale perché con semplici considerazioni logiche è possibile dimostrare che la probabilità dell’esistenza del Dio Creatore è molto maggiore di quella della sua negazione. Senza ricorrere alla famosa scommessa di Pascal si può affermare che l’uomo è una entità ‘religiosa’ che guarda verso il soprannaturale, che è consapevole della sua limitatezza e cerca l’Assoluto; non si guarda intorno, guarda oltre, all’infinito e all’eterno. E’ profondamente convinto dell’esistenza del soprannaturale e lo cerca in ogni modo, ma è distratto dalle necessità della vita, dai falsi valori che l’attuale società gli propone tramite la potenza dei mass media, dalla pigrizia mentale che lo sviano al punto da non fargli avvertire la necessità di dare un senso compiuto alla vita. Non a caso Victor Frankl parla di inconscio spirituale, cioè di una spiritualità insita nell’uomo che lo fa sentire insicuro, ansioso, incompleto se non accetta come punto di riferimento certo l’esistenza del Divino. Con l'Evoluzione Intelligente, Dio non si è limitato a produrre una macchina uomo ad ‘alta tecnologia’, ma a lasciare tracce evidenti del Suo operato e soprattutto a scrivere le Leggi Cosmiche (perché con l’inconscio spirituale si intende anche la cosiddetta coscienza), che quando la creazione arriverà a compimento ( e purtroppo per verificare questa ipotesi ci vorranno secoli) produrranno una Umanità libera e giusta. Perché l’altruismo, la generosità, la cultura, l’amicizia e l’amore verranno riconosciuti come elementi di prima necessità in luogo di individualismo, egoismo, ignoranza, materialismo e avidità.  Questo possiamo ragionevolmente supporre, se accettiamo la Creazione come un atto d’amore infinito.

 

Antonio ALBINO

 
Il sacro e la religiosità PDF Stampa
Religione - Articoli vari

La religione (dal latino religio con il significato di unire, legare insieme) è costituita dal complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro. Il teologo Natham Soderblom si esprime molto chiaramente in proposito affermando: Sacro è la parola fondamentale in campo religioso; è ancora più importante della nozione di Dio. Una religione può realmente esistere senza una cognizione precisa della divinità, ma non esiste alcuna religione reale senza distinzione tra sacro e profano.

Il fenomeno religioso nasce per l'esigenza di dare un senso alla vita e dal timore per gli sconvolgimenti determinati dalla natura: terremoti, alluvioni, nubifragi, trombe d'aria, etc, che venivano interpretati come manifestazioni dell'ira del cielo. La religione si manifesta principalmente nel culto dei morti, che è l'espressione della credenza, comune a tutte quelle più diffuse, dell'immortalità dell'anima che dà luogo ai riti funebri, nella costruzione di luoghi come i cimiteri, nella elaborazione di credenze sull'aldilà. Questi atteggiamenti sono propri dell'essere umano fin dai tempi più remoti. La specie Homo sapiens ha sempre inumato i morti e in molte sepolture preistoriche sono stati ritrovati resti di corpi dipinti con l'ocra, una sorta di argilla rossa, e decorati con conchiglie, corna di cervo e altri oggetti ornamentali. Questo fa pensare che già i nostri lontani antenati praticassero riti funebri e avessero elaborato credenze relative al destino dei morti e all'aldilà. Il più importanti monumento preistorico (neolitico) sito a Stonehenge, classificato come un 'osservatorio astronomico' per le fasi lunari (?) pensiamo possa soltanto rappresentare, vista l'imponenza e quindi le difficoltà di costruzione, un tentativo di onorare e/o di comunicare con il sacro. Soltanto così si possono spiegare le fatiche profuse nella sua erezione, ancora inspiegabile visto le dimensioni ed il peso dei massi impiegati, impresa che ricorda quella per la costruzione delle piramidi. E poi i templi, le chiese, le cattedrali e tutti i luoghi di culto disseminati sul pianeta non fanno altro che testimoniare la necessità della specie umana, in tutta la sua storia e in tutte le civiltà, di rivolgersi verso il sacro. L'uomo può essere definito quindi un animale religioso perchè, come già detto, fin dalla preistoria si è dedicato al culto dei morti e quindi ha riconosciuto l'esistenza del soprannaturale che si confonde con l'idea del sacro cioè del 'totalmente altro' come lo definisce il teologo Rudolph Otto. A cominciare dai primordi della storia umana non è mai esistito un popolo che non si rivolgesse al sacro, che non avesse i suoi sacerdoti e i suoi riti propiziatori. L'uomo ha sempre guardato verso l'alto, verso il cielo cercando una spiegazione al mistero che lo circondava il quale poteva essere interpretato e compreso soltanto riconoscendo l'esistenza di un'altra entità. In questa prospettiva Rudolph Otto analizza le componenti del sacro. Innanzi tutto individua come suo primo attributo il termine 'numinoso' (da numen) che sta ad esprimere la potenza divina che rischiara le tenebre dell'esistenza. Gli altri elementi del sacro sono rappresentati dalla fascinazione e dal terrore contemporaneamente (fascinans, tremendum). Il numinoso è talmente lontano dall'umano che quest'ultimo può provare per lui soltanto un sentimento di amore (mysterium fascinans) e nello stesso tempo di terrore (mysterium tremendum), perchè il divino oltre che lontanissimo, non è interpretabile nella sua immensità e quindi procura anche profonda angoscia che può determinare un raccoglimento profondo fino all'estasi, ma anche può far sprofondare in un orrore allucinatorio spaventoso (isteria).

Per l'homo religious la Natura è sempre ricca di un significato che la innalza verso il sacro, è temibile in determinati momenti, ma è meravigliosa normarmalmente e l'uomo a contatto con essa si rigenera e trova serenità e pace perchè si sente Creatura nel Creato. La Natura incontaminata rappresenta la manifestazione più evidente del sacro e l'uomo non può non genuflettersi davanti ad essa, non può esimersi dal diventare religious. Ciò rappresenta il primo stadio della sua religiosità ed è qualcosa che nasce dal profondo e che successivamente lo coinvolge completamente. Il Mondo è fatto in modo che contemplandolo l'uomo scopre le molteplici forme del sacro. Sarà poi in uno stadio successivo che sempre osservando la Natura si renderà conto che non esiste la Bellezza senza un suo Creatore e volgerà lo sguardo al cielo, che nella sua immensità gli ispira un sentimento di riverenza verso il Fattore del Tutto. Il divino si manifesta e si nasconde contemporaneamente anche perchè vuole essere cercato e scoperto attraverso la contemplazione e la meditazione. Il Dio creatore è lì che aspetta di essere individuato attraverso le sue opere, se si manifestasse completamente e facilmente non avrebbe 'rispetto' per le sue creature più grandi: la Natura e lo homo religious. La ricerca di Dio- dice il teologo Nicolò Cusano - è uno dei tratti peculiari e distintivi della condizione dell'uomo sulla terra, una sorta di aspirazione naturale e legittima al felice compimento del destino del genere umano. E, senza dubbio, l'aver supposto l'immagine pressochè perfetta della mente divina e la parte eccelsa e privilegiata dell'anima, non soltanto rende lecita una aspirazione siffatta, ma ne assicura il larga misura, l'esito finale.

La nascita quindi delle varie religioni è un fatto del tutto naturale che nasce da precise esigenze di venerare il 'numinoso', ed in molti casi dalla necessità di non essere preda delle nevrosi che scaturiscono dalle riflessioni sulla limitatezza della vita dal punto di vista temporale e sociale.
La sua natura mortale l'uomo non l'ha mai accettata completamente e ha cercato, in ogni modo, di darsi una spiegazione del fatto che venendo al mondo, intelligentissimo e fragilissimo, capace di pensare ad un tempo infinito, nel contempo era condannato alla vecchiaia e alla morte. Il sacerdote, il bramino, lo sciamano, il guru che gli tendevano la mano rassicurandolo, erano visti come una liberazione da questi pensieri e la vita eterna dell'anima e il raggiungimento del paradiso o del nirvana come uno stato di beatitudine che lo compensava di tutti i sacrifici terreni.



Antonio ALBINO

 
Un centro divino nel cervello PDF Stampa
Religione - Articoli vari

Le neuroscienze stanno attraversando una fase di rapida evoluzione. Per i neuroscienziati è in atto una “rivoluzione scientifica”  destinata a sconvolgere non soltanto i sistemi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma le nostre stesse concezioni millenarie, a partire dai sistemi filosofici.

Si tratta di una svolta finalizzata a comprendere la struttura e il funzionamento del cervello, e gli aspetti più intimi e privati dei nostri pensieri e desideri, come pensiamo, agiamo e cosa proviamo

Nell’ambito di questo meraviglioso progresso neuro scientifico, sono stati compiuti notevoli avanzamenti nell’esame del rapporto tra cervello e credenze in Dio, spiritualità, sacro, religione e dimensione del trascendente. Lo sviluppo di questo nuovo settore di ricerca ha dato origine a due discipline: Neuroteologia, termine coniato da A. Huxley, e Neuroscienza dello Spirito.

Il neuro scienziato Michael Persinger è stato il primo studioso a sostenere che le credenze in Dio, nell’anima e nelle esperienze religiose hanno basi in aree del cervello. “Tutti gli esseri umani, per Persinger, possiedono la capacità innata di credere in un Essere superiore insieme con il senso del mysterium  tremendum,ossia con la sensazione del terrore, della paura e di tutto  ciò che è mistero, nascosto, sconosciuto.

Ricerche condotte attraverso  i sofisticati metodi di brain imaging da A. Newberge e E. d’Aquili mostrano che l’idea di Dio non è prodotta da semplici opinioni personali o da speculazioni filosofiche o teologiche, oppure da stati patologici, come sosteneva Freud, ma si fonda sull’attività del cervello. Esperimenti effettuati prima con monaci giapponesi poi con suore francescane e carmelitane hanno dimostrato che la credenza in Dio, nella spiritualità e nel sacro nonché il fenomeno della meditazione e della preghiera modificano e attivano sistemi neurali e alcune aree del cervello.

L’insieme delle ricerche indica dunque che  strutture cerebrali sono coinvolte in queste credenze.

Il sistema delle credenze spirituali e religiose è una capacità innata, una inclinazione, un evento biologico, genetico, ereditario del nostro cervello.

E’ una scoperta di enormi proporzioni: le basi biologiche per cui gli esseri umani sono “predisposti” (Rudolph Otto) al pensiero religioso. La mente possiede un’attitudine, un istinto religioso che ha avuto origine da reazioni biologiche comuni a tutti gli esseri umani.  La persona umana è un “homo religiosus”.

Possiamo parlare di “una grammatica spirituale e morale universale”, di “una scintilla etica e spirituale impiantata nel cervello” (Green).

Ulteriori ricerche  hanno sottolineato l’importanza della spiritualità e delle esperienze religiose nell’evoluzione della specie umana (Persinger), nella  capacità innata di trascendere l’io, per riempire di “senso” la vita, rispondere alle grandi domande esistenziali, scongiurando la possibilità che gli esseri umani cadano in uno stato di ansia e di depressione per le piccole e grandi tragedie della vita,  e per ridurre l’angoscia determinata dalla sofferenza, dalle malattie e dalla consapevolezza della propria morte. Le credenze sono “indispensabili” per la “sopravvivenza umana” e per la “prosperità” della nostra specie. Esse sono poi il “collante” per impedire alla nostra specie, attraverso il predominio della pulsione di morte (thanatos), cioè del cervello rettiliano, di “distruggere” a lungo andare se stessa....

 

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La Vita oltre la Vita PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

Dopo essere arrivati alla conclusione razionale che la possibilità dell’esistenza di un Dio Creatore è piuttosto probabile (vedi articolo Considerazioni sull’esistenza del Dio Creatore ), si possono fare alcune considerazioni riguardo quello che, riportato nel titolo, è il mistero più antico e più profondo dell’umanità. Se la creazione è ipotizzabile come un atto d’amore, direi che il legame che cinge il Creatore e le sue Creature fa sì da escludere almeno per i ‘meritevoli’ la morte dell’anima, che può essere vista come prigioniera del corpo in accordo con la concezione platonica (L'anima è incorruttibile). Senza tale possibilità la creazione non avrebbe avuto un senso compiuto, completo e razionale. Certo non è molto facile accettare il concetto del premio o della pena eterne per miliardi di anime in funzione del comportamento in vita. Tanto meno accettabile ci sembra questa ipotesi, se, come nel caso della religione cattolica, essa dipende anche dall’uomo tramite il sacramento della confessione e dell’estrema unzione. Più attendibile ci appare la visione della chiesa protestante che parla di salvezza in termini di predestinazione divina, attendibilità confermata dal fatto che la ‘vera’ fede rappresenta un dono di Dio riservato solo a pochi. Ma è necessario prendere in considerazione anche la concezione sull’argomento da parte delle altre religioni, in particolare buddhismo e induismo. Quest’ultime credono nella reincarnazione dopo la morte, in uno status funzione del comportamento tenuto in vita (il karma). Vale a dire una vita vissuta, essenzialmente con un bilancio positivo tra il bene e il male, comporta un avanzamento nella scala sociale, mentre il contrario determina un regresso che può comportare la rinascita anche in forme ‘subumane’. Il ciclo di morti e rinascite ( il samsara) si arresta quando, per merito, si acquisisce qualcosa di analogo alla beatitudine. Anche se il concetto che ne deriva da parte degli induisti, dell’instaurarsi in conseguenza di classi e ceti, non ci sembra accettabile, il fatto della permanenza dell’anima in natura dopo la morte corporale, secondo le due religioni, ci sembra un’ipotesi da prendere in assoluta considerazione. Tanto più ci sembra valida questa possibilità alla luce del pensiero espresso dalla cosiddetta Teologia del Processo di cui si fornisce di seguito un brano di un articolo di Alberto DI JANNI :

-Un altro attributo di Dio che la teologia del processo rifiuta è l’onnipotenza. Per la dottrina classica la potentia absoluta di Dio si estende a tutto quanto non sia intrinsecamente impossibile. Il pensiero processuale invece limita il potere di Dio non solo legandolo alla consistenza logica, ma anche da un punto di vista metafisico, al fine di consentire un potere autonomo delle altre entità. Il fatto che il potere di Dio sia limitato, e che quindi l’universo possa evolvere in modo indipendente e per taluni versi contrario alla sua volontà, è utilizzato per dare una spiegazione dell’esistenza del male non facendone Dio il responsabile. L’antinomia che risale già a Epicuro fra onnipotenza e bontà di Dio, viene così risolta a favore della bontà: ma duemila anni di sforzi della teologia cristiana miravano a tenere insieme questi due aspetti apparentemente inconciliabili, non a pronunciarsi a favore di uno a discapito dell’altro.

Un altro aspetto è quello dell’escatologia (NdR- studio del destino dell'Uomo), su cui ci sono idee differenziate anche all’interno della teologia del processo. Alcuni ritengono infatti sufficiente un concetto di immortalità oggettiva, cioè il fatto che un essere vivente venga assunto e ricordato nella memoria di Dio. Di fatto la concezione del mondo come corpo di Dio realizza già questa condizione e non solo per gli esseri viventi. Altri teologi sostengono anche la possibilità di un’immortalità soggettiva, con una partecipazione di tipo personale alla vita divina. Anche quest’ultima concezione si distanzia però notevolmente da quella tradizionale, per esempio in quanto si prevede una sorta di crescita sia intellettuale che fisica anche oltre la morte e in quanto è generalmente esclusa la definitività di questo stato, che spesso è visto solo come una sorta di compensazione temporanea per quelle vite che non hanno potuto svilupparsi nella loro pienezza sulla terra.I seguaci della teologia del processo sostengono la necessità, e la possibilità, di una stretta integrazione tra scienza e religione. L’accento posto sul divenire, tanto da escludere la stessa immutabilità divina, si accorda bene con la teoria evoluzionista -.

Alfred Whitehead, filosofo e matematico britannico, tra i maggiori esponenti di questa concezione, insieme al teologo Charls Hartshorne, arriva alle seguenti conclusioni che sono essenzialmente: Dio è ‘in’ natura e la natura è ‘in’ Dio. La preposizione ‘in’ permette al filosofo di non essere considerato un panteista perché -Dio non è la natura-. Con la Teologia del Processo si ha solo una concezione immanentistica di Dio che viene definita panenteismo contrapposta a quella trascendente della concezione tradizionale e naturalmente al panteismo di Spinosa. Il pensiero religioso che ne deriva ci sembra molto più accettabile, partendo dal presupposto che se Dio è ‘tra’ noi, soffre e gioisce con noi ci fa sentire davvero a ‘Sua immagine e somiglianza’. Possiamo così pensare che anche dopo la morte del corpo l’anima continui a permanere in questo mondo. Pertanto, facendo delle considerazioni di ordine generale, parlare di Ecologia non dovrebbe significare soltanto operare per il rispetto dell’ambiente, ma anche volere il bene dell’Umanità e rendere omaggio al suo Creatore. Alla luce di questa concezione, chi devasta, distrugge, usa violenza a tutto ciò che è Natura, non solo commette un crimine contro l’Umanità ma offende anzi ferisce l’Architetto impareggiabile che l’ha concepita e realizzata e che in essa si è ‘calato’. In questo modo la Natura incontaminata può non solo essere ammirata, ma può essere anche contemplata come la casa comune a Dio e alle Sue creature, come il Sacro che ci circonda e ci sprofonda nell’Eterno.

 

Antonio ALBINO

 
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