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La saggezza nel Taoismo PDF Stampa
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Nella visione taoista perfino il bene e il male non sono contrari assoluti: l’Occidente è sempre stato incline a creare una dicotomia tra i due, ma i taoisti sono meno categorici e, a conforto di questa loro riserva, citano la storia del contadino a cui scappò il cavallo. Il vicino lo commiserò, ma si sentì dire: «Chissà se è  un bene o un male?». Aveva ragione, perché il giorno dopo l’animale tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi, ai quali si era unito. Ricomparve il vicino stavolta congratulandosi per la fortuna inaspettata. Ricevette la stessa risposta : «Chissà se è un bene o un male?». Di nuovo ebbe ragione, perché il giorno dopo il figlio del contadino provò a montare uno dei cavalli selvaggi e cadde, rompendosi una gamba. Le nuove considerazioni del vicino suscitarono di nuovo la domanda: «Chissà se è un bene o un male?». E per la volta l’osservazione del contadino si rivelò saggia, poiché il giorno seguente alcuni soldati si presentarono per un arruolamento forzato, ma il figlio fu esentato a causa dell’infortunio. Che tutto questo richiami alla mente lo Zen è pienamente giustificato dal fatto che il buddismo, elaborato dal taoismo, divenne lo Zen.

Il taoismo porta il principio della relatività al suo limite logico quando considera la vita e la morte cicli complementari del ritmo del tao. Poiché Chuang-tzu era diventato vedovo il suo amico Hui-tze gli fece una visita di condoglianze , ma lo trovò seduto per terra a gambe larghe, che canticchiava e ritmava una melodia battendo sul fondo di una ciotola di legno capovolta.
«In fondo», disse l’amico, «si è dedicata a te per tanti anni, ha visto il vostro primogenito diventare un uomo ed è invecchiata con te. Non spargere una lacrima per lei sulle sue spoglie sarebbe stato abbastanza riprovevole, ma cantare usando una ciotola come tamburo….è davvero troppo»
«Giudichi male »replicò Chang-tzu. « Quando è morta, me ne sono disperato come sarebbe accaduto a chiunque altro. Ma poi mi sono reso conto che, prima di nascere, non aveva un corpo e ho capito che lo stesso processo di trasformazione che l’aveva condotta alla nascita alla fine l’ha portata alla morte. Se fosse stata stanca e si fosse coricata , non l’avremmo incitata ad alzarsi con urla e grida . Colei che ho perso si è sdraiata un po’ per dormire nella camera tra il cielo e la terra. Piangere e lamentarsi significherebbe negare la legge sovrana della natura. Dunque me ne astengo».

Brano tratto dal testo Le religioni del mondo di Huston Smith