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Maometto e la nascita dell'Islam PDF Stampa
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Il viaggio estatico in Cielo ed il Libro Sacro

Si chiedeva a Maometto di dimostrare l'autenticità della sua vocazione profetica ascendendo in Cielo e recando poi agli uomini un Libro Sacro: in altri termini, Maometto doveva conformarsi al modello incarnato da Mosè, Daniele, Enoch, Mani e altri Messaggeri i quali, salendo al Cielo, avevano incontrato Dio e avevano ricevuto dalle sue stesse mani il Libro contenente la Rivelazione divina.

Questo scenario era familiare tanto al giudaismo normativo e all'apocalittica ebraica che ai Samaritani, agli gnostici e ai Mandei. La sua origine risale al mitico re mesopotamico Emmenduraki ed è solidale con l'ideologia della regalità.

Le autodifese e le giustificazioni del Profeta si sviluppano e si moltiplicano man mano che si precisano le accuse degli increduli.

Come tanti altri profeti e apostoli prima di lui e come alcuni dei suoi rivali, Maometto si proclama e si considera l'Apostolo ( il Messaggero) di Dio ( rasul Allah ), in quanto egli recherebbe ai suoi conterranei una rivelazione divina. Il Corano è - la Rivelazione in lingua araba classica -, e pertanto è perfettamente comprensibile agli abitanti della Mecca: se essi persistono nella loro incredulità è a causa della loro cecità dinanzi ai segni divini, a causa del loro orgoglio e della loro noncuranza. D'altronde, Maometto sa benissimo che prove analoghe sono state subite dai profeti inviati da Dio prima di lui: Abramo, Mosè, Noè, David, Giovanni Battista, Gesù.

L'ascensione al cielo ( mi'raj) è un'ulteriore risposta agli increduli: - Gloria a Colui che ha fatto viaggiare di notte il suo servo, dalla Moschea Santa alla Moschea più remota, di cui noi abbiamo benedetto la cinta, e questo al fine di mostrargli alcuni dei nostri Segni -. La tradizione situa il viaggio notturno verso l'anno 617 o 619: salito sulla giumenta alata al-Boraq, Maometto visita la Gerusalemme terrena e arriva sino in Cielo. Il racconto di questo viaggio estatico è ampiamente documentato nelle fonti successive, ma lo scenario non è sempre lo stesso: secondo taluni il Profeta sul suo cavallo alato, contempla gli Inferi e il Paradiso e si avvicina al trono di Allah . Il viaggio non sarebbe durato che un istante: la giara che Maometto aveva rovesciato partendo non aveva lasciato espandersi tutto il suo contenuto allorché egli era già di ritorno. Un'altra tradizione ricorda invece la scala su cui Maometto, trascinato dall'angelo Gabriele, sarebbe salito sino alle porte del Cielo: egli arriva al cospetto di Allah e apprende dalla sua stessa bocca di essere stato posto al disopra di tutti gli altri profeti e di essere proprio lui, Maometto, ‘l'amico' di Allah. Dio gli affida il Corano e talune conoscenze esoteriche, che Maometto non deve comunicare ai fedeli.

Questo viaggio estatico avrà un'importanza fondamentale nella mistica e nella teologia musulmana successive, in quanto evidenzia un tratto specifico del genio di Maometto e dell'Islam che occorre sottolineare sin d'ora e cioè la volontà di assimilare e integrare in una nuova sintesi religiosa, pratiche, idee e scenari mitico-rituali tradizionali. Abbiamo visto che la tradizione islamica ha rivalutato il tema arcaico del – Libro sacro -, ricevuto da un Apostolo in occasione del suo viaggio celeste. Vedremo in seguito i risultati del confronto dell'Islam con l'Ebraismo, con altre tradizioni religiose e persino con una tradizione ‘pagana' e immemoriale come quella della Ka'ba (NdR-Edificio sacro a forma di cubo che si trova all'esterno della Grande Moschea ubicata a La Mecca).

 

 

L'emigrazione ( egira ) a Medina

 

La posizione di Maometto e dei suoi fedeli si andava aggravando sempre più, finchè i dignitari della Mecca decisero di escluderli dai diritti propri delle rispettive tribù – e si sa che l'unica protezione di cui un Arabo potesse godere era l'appartenenza ad una tribù. Nonostante ciò Maometto venne difeso da suo zio Abu Talib – che pure non aderì mai all'Islam- , ma dopo la morte di questo suo fratello, Abu Lahad, riuscì a privare il Profeta dei suoi diritti. Il problema posto da questa opposizione sempre più violenta da parte dei Coreisciti venne risolto con un'audace mossa teologica: era Allah stesso a volere questa ‘persecuzione'. L'attacccamento cieco al politeismo era stato deciso da Allah sin dall'eternità , ed era perciò inevitabile la brusca separazione dagli increduli: - Io non adoro quel che adorate voi; voi non adorate quel che adoro io! –

Verso il 615, per proteggerli dalle persecuzioni ma anche per il timore di qualche scisma, Maometto decise quindi di ritirarsi in esilio in questa città, dove la religione tradizionale non era umiliata da interessi economici e politici, e dove risiedevano molti Ebrei, naturalmente monoteisti. Inoltre, quella città-oasi s'era dissanguata in una lunga guerra intestina, e alcune tribù ritenevano che un Profeta – la cui autorità non era fondata sul sangue ma sulla religione – potesse prescindere dalle relazioni tribali e rivestire la funzione di paciere. Una delle due principali tribù, del resto aveva già abbracciato per larga parte l'Islam, convinta che Dio avesse affidato a Maometto un messaggio rivolto a tutti gli Arabi.

Nel 622, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca, una delegazione di settantacinque uomini e due donne di Yathrib incontra segretamente il Profeta e s'impegna, con giuramento solenne, a combattere per lui; i fedeli cominciano allora a lasciare La Mecca in piccoli gruppi, alla volta di Yathrib. La traversata del deserto ( più di 300 km ) dura nove giorni, e Maometto è uno degli ultimi a partire, accompagnato dal patrigno Abu Bekr. Il 24 settembre arrivano a Qoba, un villaggetto nei pressi di Medina.- L'emigrazione, l'Egira ( al Hijra , in arabo) si concludeva così con successo. Poco tempo dopo, il Profeta fece il suo ingresso a Medina e lasciò alla sua cammella la scelta del sito in cui avrebbe abitato. La casa, che serviva anche da luogo di raccolta dei fedeli per le preghiere in comune, fu pronta solo un anno dopo, poiché fu necessario costruire gli appartamenti delle spose del Profeta.

L'attività politica e religiosa di Maometto a Medina si distingue nettamente da quella del periodo a La Mecca, e questo è assai evidente nelle sure (NdR-Il Corano è costituito da 114 capitoli detti sure ) dettate dopo l'Egira, che si riferiscono soprattutto all'organizzazione della comunità dei fedeli ( ummab ) e alle sue istituzioni socio-religiose: La struttura teologica dell'Islam era ormai stabilita nella sua forma definitiva al momento in cui il Profeta lasciava La Mecca, ma soltanto a Medina egli precisò le regole del culto ( le preghiere, i digiuni, le offerte, i pellegrinaggi). Sin dall'inizio Maometto rivelò un'intelligenza politica eccezionale. In primo luogo, attuò la fusione dei musulmani venuti da La Mecca ( gli – emigrati -) e dei convertiti di Medina (gli- ausiliari -), proclamandosi il loro unico capo: in questo modo venivano abolite le varie ‘fedeltà' tribali e, da quel momento, sarebbe esistita soltanto una comunità unica di tutti i musulmani, organizzata come società teocratica. Nella Costituzione, stabilita probabilmente nel 623, Maometto decretò che gli ‘emigrati' e gli ‘ausiliari' (cioè la ummah) costituissero un solo popolo, distinto da tutti gli altri, e precisò inoltre i diritti e i doveri degli altri clan - comprese le tribù ebraiche. Indubbiamente, non tutti gli abitanti di Medina erano soddisfatti delle sue iniziative, ma il suo prestigio politico aumentava col crescere dei suoi successi militari. Erano però soprattutto le nuove rivelazioni trasmesse dall'angelo ad assicurare la riuscita delle sue decisioni. La delusione maggiore provata da Maometto a Medina fu quella di fronte alle reazione delle tre tribù ebraiche: prima di emigrare, il Profeta aveva scelto Gerusalemme quale punto di riferimento e – direzione - ( quiblah) delle preghiere secondo la pratica ebraica e, dopo essersi insediato a Medina, accolse anche altri rituali ebraici. Le sure dettate nei primi anni dell'Egira testimoniano degli sforzi da lui compiuti per convertire gli Ebrei: - O popolo del Libro! Il nostro Profeta è giunto a voi per istruirvi dopo un'interruzione della profezia, affinché voi non diciate: ‘ Nessun Messaggero della buona novella, nessun ammonitore è venuto a noi'. Maometto avrebbe permesso agli ebrei di conservare le loro tradizioni rituali se lo ‘avessero riconosciuto come profeta' ma ecco che gli ebrei si mostrano sempre più ostili, rilevando gli errori nel Corano e provando che Maometto non conosce l'Antico Testamento.

La rottura si verificò l'11 febbraio dell'anno 624, allorquando il Profeta ricevette una nuova rivelazione che ingiungeva ai musulmani di rivolgersi, per le loro preghiere, non più in direzione di Gerusalemme, bensì verso La Mecca. Con intuizione geniale, Maometto proclamò che la Ka'ba era stata costruita da Abramo e da suo figlio Ismaele e che soltanto a causa dei peccati, commessi dagli avi il santuario si trovava sotto il controllo degli idolatri. D'ora in poi – il mondo arabo ha il suo tempio, e quest'ultimo è più antico di Gerusalemme. Questo mondo ha il suo monoteismo, l' Hanifismo (…). Per queste vie traverse l'Islam, sviato un istante dalle proprie origini, vi ritorna per sempre. Le conseguenze politiche e religiose di questa decisione sono importanti: da un lato, ecco assicurato l'avvenire dell'unità araba; dall'altro, le riflessioni successive sulla Ka'ba sfoceranno in una teologia del Tempio sotto il segno dei monoteisti più antichi, e quindi dei ‘veri' monoteisti. Per il momento Maometto si distacca sia dall'ebraismo, che dal cristianesimo, le due –religioni del Libro- che, secondo lui, non avrebbero potuto conservare la purezza originaria: era stato questo il motivo per cui Dio aveva inviato il suo ultimo messaggero e che l'Islam era destinato a succedere al cristianesimo allo stesso modo in cui quest'ultimo era succeduto all'ebraismo.

 

 

Brani tratti dal testo di Mircea ELIADE: Storia delle credenze e delle idee religiose.

Mircea Eliade (1907-1986) nacque a Bucarest, dove conseguì la laurea in Filosofia. Dal 1929 al 1931 soggiornò a Calcutta dove si dedicò allo studio del sanscrito e della filosofia indiana. Fu qui che preparò la sua tesi di dottorato, che sarà pubblicata con il titolo: Lo yoga, immortalità e libertà . La sua attività si svolse a Parigi, dove tenne corsi di Storia delle Religioni alla Sorbona ed a Chicago dove occupò la cattedra di Storia delle Religioni.E' autore di opere fondamentali sul culto e sul mito, elencate nella sezione Bibliografia.