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Yoga e religione PDF Stampa
Religione - Religioni Orientali
“Faccio yoga, ma non diventerò mica un Indù’?!”
Lo Yoga non è un fine, non è un Dio, non è una fede, non è un culto, non è uno modello di religiosità. Lo yoga è una scienza interiore che offre degli strumenti utili per sviluppare la dimensione spirituale dell’uomo. Ma perché questa confusione, questo rumore, questa “paura”? Molto spesso dietro a tali reazioni, non ci sono solo dinamiche emozionali e di potere, ma anche molta disinformazione, altro che nuova eresia o pericolo orientale.....Proviamo con uno spirito yogico – di unione – a capire cosa sta succedendo e ad entrare più in profondità con aspetti meno noti di questa antichissima disciplina. Per quanti vivono lo yoga come insieme di posture e tecniche respiratorie, la questione che stiamo analizzando risulterà poco attinente. In realtà quando si pratica ad un livello più avanzato o si accede a tecniche meditative che richiedono di recitare mantra(vibrazioni sonore che spesso si riferiscono a qualità divine, o ai nomi di divinità indiane)ecco agitarsi i demoni del dubbio…Spesso basta un confronto con il proprio maestro yoga ad allontanare le nebbie, che offuscano la nostra mente, oppure un colloquio con il padre spirituale ci permette di vivere questa esperienza interiore con serenità e senza conflitti.
Dio è uno, e si trova in ogni luogo della terra, che sia un mandir o una chiesa ma soprattutto risiede nel cuore dell’uomo. Dunque per praticare yoga non serve cambiare religione! Il tema che stiamo trattando non riguarda soltanto il singolo allievo, ma è una questione culturale di grande attualità. In molte riviste specializzate c’è sempre uno spazio di dialogo tra yoga e religione, vengono raccontate l’esperienze di tanti sacerdoti, che utilizzano le tecniche yoga per raggiungere stati mentali di maggiore consapevolezza e concentrazione, come preparazione alla preghiera e alla meditazione cristiana. Inoltre festival e congressi nazionali sono sempre occasione di scambio e di avvicinamento, in un clima di grande rispetto e interesse. Il linguaggio utilizzato è sempre quello dell’integrazione e dell’arricchimento, mantenendo identità e confini!
Un esempio di confronto e di incontro oriente e occidente è quello di P. Luciano Mazzocchi
missionario saveriano e cappellano della comunità giapponese
che da anni segue il dialogo interreligioso cristiano e buddista. Ecco nelle sue parole come questo incontro può essere possibile:
«Ho riflettuto molto su questo fenomeno e sono giunto a riconoscere la sua ragione principale nel cambiamento interiore in atto nell’uomo d’oggi, per cui questi non percepisce più come salvezza ciò che noi abitualmente intendiamo tale, e che come tale continuiamo a trasmettere con i nostri metodi catechetici. L’interiorità umana oggi è più fine e matura dei nostri metodi. Questa maggiore finezza e maturità porta anche a scoprire sfumature evangeliche finora trascurate dal nostro andazzo pastorale; sfumature colte solo dai mistici. In altre parole, il nostro andazzo pastorale non comunica più con la nuova interiorità che l’uomo ha maturato dentro di sé attraverso gli scambi culturali e religiosi indotti dalla mobilità umana in atto. In primissima linea, vi vedo l’approdo della religiosità orientale nelle nostre terre dell’occidente. Per esempio, a Milano ci sono centinaia di centri di Yoga che ogni domenica raggruppano molte persone che dedicano tempo e denaro agli esercizi Yoga, accompagnandoli con tempi di meditazione. Molte di queste persone, col passare degli anni, trasferiscono il loro riferimento spirituale nello Yoga e insensibilmente si disaffezionano dalla preghiera cristiana. L’eucaristia si riduce a contorno in certe occasioni convenzionali: funerali, prime comunioni, Natale. Solo pochi, grazie anche alla direzione spirituale di qualche sacerdote, possono integrare nella loro vita lo Yoga e la pratica cristiana. Oltre lo Yoga, nascono come i funghi centri di spiritualità orientale di ogni genere. Come vedere il fenomeno?Un modo sbrigativo, quanto superficiale, è sentenziare che lo fanno per ignoranza o per incoerenza. Se sono ignoranti di catechismo, ancor più lo sono di Yoga! Eppure vengono attratti. Che cosa attira? Ho riflettuto molto davanti a questa domanda e la risposta che mi sento di dare – e la sento vera supportata dai fatti – è che le persone avvertono l’aridità della catechesi che insegna la verità dall’alto, dando per scontato che la verità sia qualcosa che prescinde dal cammino storico e corporeo che si compie dal basso. L’uomo d’oggi non si sente né attratto, né salvato da una verità che non lo attraversa, come un assioma slegato e trascendente; è, invece, maturato a comprendere la verità come il campo magnetico che interagisce tra la via e la vita, secondo le parole del Signore: Io sono via, verità e vita. L’uomo oggi comprende che non c’è il manifestarsi e l’agire della verità se non si percorre la via, l’esperienza, la storia; e non c’è verità se questa non si offre alla vita. L’uomo d’oggi vuole accedere alla verità percorrendo la via coi propri piedi: infatti sperimenta un forte bisogno di sentirsi dire la verità da dentro di se stesso, dall’esperienza, dal corpo, dalla natura. La spiritualità orientale ha avuto cura di questa esigenza esistenziale e la gente ne è attratta, come a un bisogno reso più attuale da certi atteggiamenti autoritari e rigidi assunti da persone di chiesa, che imperterriti predicano una verità che non necessita dell’esperienza umana; anzi, si teme che da questa possa essere contaminata. Oggi il risveglio della cattolicità richiede a noi di ascoltare e riconoscere la struttura interiore che l’uomo ha maturato dentro di sé, soprattutto tramite l’approccio occidente e oriente.
Aldilà di tutte le paure,i veti, le esperienze soggettive, mi sembra di avvertire un aria di cambiamento globale, sempre più persone nel mondo sentono la necessità di una ricerca interiore e come diceva Gandhi: Dio è la verità……»
BARBARA AMELIO