Home Benessere Salute Ipocondria (malattia che non c'è) smaschera una sete d'amore
Ipocondria (malattia che non c'è) smaschera una sete d'amore PDF Stampa
Benessere - Salute
Giovedì 17 Dicembre 2009 16:59

Chi vive nella costante paura che il suo corpo produca mali irreversibili, rifiuta qualsiasi aiuto, medico e familiare. Può uscire dalla sua ossessione solo riscoprendo l'amore e nuove passioni.
 Chi non ne soffre non riesce a capirla e la consi­dera una paturnia o un'invenzione. Ma l'ipo­condria, per chi la vive, è un vero inferno. La persona vive in uno stato di costante paura che il suo corpo produca una malattia grave o mortale. Conti­nua a ricorrere a consulti e diagnosi, sia in seguito a piccoli sintomi reali che in loro assenza, e quand'an­che una patologia temuta venga esclusa, subito la paura si sposta sul fantasma di un altro disturbo or­ribile. Tumore, ictus, infarto sono i più temuti, ma oggi, con la divulgazione televisiva e la possibilità di ricerca su Internet, l'ipocondriaco conosce molti più nomi di malattie rispetto a un tempo e talora, ad esempio, si fissa su una forma rara di leucemia o di malattia autoimmune, per la semplice coincidenza di un solo sintomo, peraltro transitorio, con quel quadro patologico. Entra nel panico, la sua mente è ossessionata fino a quando non trova una momenta­nea pace nell'evidenza clinica che non ha nulla o nelle rassicurazioni di un medico di cui si fida, ma poco dopo (giorni o settimane) ricomincia.
Narcisismo irrisolto. È un disturbo che può avere alla base cause differenti, non di rado traumi psichi­ci, ma in molti casi il problema centrale è un bisogno narcisistico irrisolto, un'ansia da prestazione di chi cerca continue conferme. In pratica l'ipocondriaco, inconsciamente, cerca di attirare l'attenzione su di sé, di essere protagonista attraverso le sue devastanti paure e la sua drammatica "pantomima" sintomati­ca. La soluzione, che è possibile per chi la vuole vera­mente, deve necessariamente passare da qui: cioè dalla presa di coscienza che l'ipocondria è la "ma­schera accettabile" di questo bisogno di essere amati e approvati e al contempo l'alibi per non affrontare la vita e le sue prove in modo più maturo. È necessario spostare l'attenzione: 1) dal proprio corpo a se stessi, imparando a chiedere in modo sano e lineare ciò di cui si ha davvero bisogno e 2) da se stessi alla realtà esterna, trovando un'attività che piaccia veramente e che distragga dall'idea della prestazione. La vera pace dell'ipocondriaco non è la fuga dalle malattie, ma il non dover essere qualcosa che non si è.
 
Articolo tratto dalla rivista ‘RIZA Psicosomatica’