L'influenza del clima e dell'ambiente urbano sui disturbi psicologici
MILANO - La spazzatura per le strade può favorire la depressione? – Sembra di sì. Senz'altro demoralizza- Mario Mej è napoletano e di spazzatura di questi tempi ne ha fin sopra i capelli. La verità è che l'ambiente incide sul rischio depressione. – L'incidenza sembra maggiore nelle aree urbane rispetto a quelle rurali. Esiste un unico studio americano, di dieci anni fa, il quale ha riportato che la presenza di gravi problemi relativi all'ambiente di vita urbano ( criminalità, traffico, rumore, immondizia, illuminazione notturna, trasporto pubblico ) era associata ad un aumentato rischio depressione-.
In Italia poi abitare al Sud e nelle Isole, nonostante mare e sole, sembra influenzare negativamente lo stato dell'umore.
La depressione è favorita da molte cause. Vi sono fattori di rischio e fattori protettivi. Spiega Maj: - Tra i fattori di vulnerabilità psicologici, il più approfondito è lo stile cognitivo caratterizzato dalla tendenza a vedere negativamente sé stesso, il mondo e il futuro. La persona tende a concentrare l'attenzione sugli aspetti negativi di ogni evento, è fortemente portata all'autocritica, vive gli eventi sfavorevoli come potenzialmente catastrofici. Tra i fattori di vulnerabilità psicosociali, i meglio studiati sono gli eventi precoci di perdita e separazione, riguardante soprattutto una figura genitoriale, e gli episodi di abuso fisico o sessuale nell'infanzia o nell'adolescenza. Tra i fattori scatenanti ( precipitanti ) un quadro depressivo, i più studiati sono gli eventi di perdita, di separazione e di insuccesso: quegli eventi cioè che nella persona non vulnerabile producono semplicemente il quadro della demoralizzazione ( o tristezza normale)-.
E quanto interagisce l'ambiente di lavoro? – Recenti indagini suggeriscono che alcune variabili legate all'ambiente di lavoro hanno un impatto sul rischio di ammalare di depressione. Queste variabili comprendono la decision latitude (cioè, la misura in cui una persona è libera di decidere i tempi e i modi della propria attività lavorativa), la job security ( cioè, la misura in cui una persona è sicura della stabilità del proprio posto di lavoro ), l'effort-reward balance (cioè, il bilancio tra l'impegno di una persona nel lavoro e la gratificazione che essa ne ricava ) gli psychological demands ( ad esempio, lavoro troppo duro, o troppo veloce, o con richieste tra loro in conflitto). Quanto meno la persona è libera di decidere i tempi e i modi della propria attività lavorativa, quanto meno essa è sicura della stabilità del proprio lavoro, quanto meno favorevole è il bilancio tra l'impegno che essa dedica al lavoro e la gratificazione che ne riceve, quanto maggiore è il peso psicologico del lavoro tanto maggiore è il rischio di depressione-.
E il clima? La depressione ne risente? – Vi sono due picchi stagionali: uno più ampio in primavera ed uno minore in autunno. Analogamente, 23 studi su 27 hanno riportato un picco di suicidio in primavera ed un altro picco in autunno. I cambiamento del ciclo luce-buio sono più rapidi in primavera e in autunno, e le persone con disturbi ricorrenti dell'umore sono probabilmente più sensibili a questi cambiamenti. Una varietà particolare di depressione è rappresentata dalla cosiddetta seasonal depression, in cui gli episodi depressivi occupano regolarmente i mesi autunnali e invernali, con remissione in primavera. Questa forma depressiva è spesso caratterizzata da accentuata mancanza di energia, aumento del sonno ( in qualche caso fino a quindici ore al giorno ), aumento dell'appetito e compulsione ad assumere cibi dolci. Essa è più frequente nelle donne ( 60-90% dei casi) e in alcune latitudini ( ben documentata è l'aumentata incidenza in alcuni Paesi scandinavi)-.
Infine, quanto incidono leggi, pregiudizi e livello culturale?- Abbastanza nel ritardare la diagnosi. Tre esempi italiani: pessimismo sulle possibilità terapeutiche oggi disponibili; vergogna e timore di essere etichettati come ‘ malati di mente '; le giovani madri hanno paura di perdere la custodia dei propri figli dopo una diagnosi di depressione-.
Articolo tratto dal Corriere della Sera del 15/3/2008
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