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Innamorati? I Greci chiamavano il dottore PDF Stampa
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Verificate se avete qualcuno di questi sintomi: improvviso rossore o pallore, sudorazione eccessiva, polso irregolare, tremiti incontrollabili, astenia, inappetenza. Se tutti i sintomi coincidono è probabile che siate affetti da quella che gli antichi ritenevano una delle malattie più gravi e pericolose, non solo per la psiche ma anche per il corpo: la malattia d'amore.
E non è un modo di dire: per greci e romani l'amore era un vero e proprio malanno, una patologia che, se non curata, poteva portare l'essere umano alla consunzione e persino alla morte.
Le prime descrizioni della malattia d'amore le dobbiamo ai poeti. Saffo, la grande poetessa vissuta nell'isola greca di Lesbo intorno al 600 a.C., raccontava così la sue sensazioni alla vista della persona amata: «La lingua mi si spezza, un fuoco sottile mi corre sotto la pelle. I miei occhi non vedono più nulla e un rombo mi rintuona negli orecchi. Il sudore si spande sul mio corpo, un tremito mi scuote tutta. Divento più verde dell'erba, e mi pare di essere a un passo dalla morte».
Due secoli più tardi, il drammaturgo Euripide rappresenterà una grande malata d'amore nella tragedia Ippolito, dove si narra la storia di Fedra, presa da un'insana passione per il figliastro. Fedra non riesce a reggersi in piedi, si sente soffocare, non mangia da tre giorni, delira: le donne che la circondano non sono in grado di capire quale malattia la affligga.
Il significato degli stessi sintomi non sarebbe invece sfuggito all'occhio clinico di un bravo medico come Erasistrato di Ceo. Si raccontava infatti che un grande sovrano, il re Antioco, avesse sofferto da giovane di una simile malattia. Ma il medico di corte Erasistrato era riuscito a interpretare correttamente la patologia tramite un semplice esame: osservando il variare del battito del polso del paziente in presenza della donna amata.
Anche l'illustre clinico Galeno, in un suo trattato di medicina, racconterà di avere visitato una donna che aveva perso la testa per un attore. E Galeno non ha dubbi che si tratti di una vera patologia, legata a disturbi della bile e a un cattivo funzionamento dei fluidi corporei.
Peccato che Fedra non avesse a disposizione un buon dottore: forse la sofferenza e la vergogna non l'avrebbero portata, come racconta Euripide, a impiccarsi a una trave della reggia.

Articolo di Giorgio Ieranò tratto dalla rivista  OK Salute
 
Intervista a Sharon Stone PDF Stampa
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Pensa che esista soltanto questa vita, o crede in una esistenza anche dopo la morte?

Credo nella teoria di Einstein sul tempo e che tutte le nostre vite si stiano svolgendo contemporaneamente.

Accetta il concetto di karma nel senso di causa effetto?
(N.d.R.: per karma si intende la legge cosmica che fa sì che le corrette azioni influiscano positivamente su questa e le eventuali altre vite)

Quello che facciamo nella nostra vita, in qualche modo ci tornerà indietro, sì.

 

Qual è il suo codice morale rispetto a quel che è giusto o sbagliato?

Non credo veramente nella morale. Penso che la morale sia una cosa creata dalla società per controllare le persone e farle comportare come delle pecore. Penso che l'etica provenga dalla verità e dalla dignità del nostro cuore.

 

Crede di avere un destino e pensa di essere qui per compierlo?

Sì. Sento che tutti noi abbiamo un destino; quello che dobbiamo decidere è con quanta integrità dobbiamo andargli incontro

 

Che cosa le ha insegnato la vita finora?

La vita ci insegna a rialzarci in piedi, darci una ripulita e ricominciare da capo.

 

 

Quali consigli e perle di saggezza vorrebbe trasmettere a chi le sta vicino?

Ricordate che la nostra vita è soltanto questo momento. E' questa la nostra vita, dunque vivete pienamente, intensamente e interamente ora.

 

A cura di Zoe Sallis, tratta dal testo 'Il senso della vita'

 
La bellezza ad ogni costo PDF Stampa
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“LA BELLEZZA NON RENDE FELICE COLUI CHE LA POSSIEDE, MA COLUI CHE LA PUO’AMARE E DESIDERARE” (HERMANN HESSE)
In questa società della comunicazione di massa, la bellezza ad ogni costo è diventata un imperativo categorico. In nome della vanità ci si espone a rischi seri e siamo continuamente bombardati da stereotipi semi-perfetti e quasi tutti uguali, abbiamo un fenomeno di omologazione anche della bellezza. Leggendo un articolo dossier sulla chirurgia estetica si apprende che 180 mila italiani l’anno ricorrono al “ritocchino”, e molti di loro in realtà non ne hanno bisogno estremo. La colpa maggiore è della società in cui viviamo che come punto di riferimento prende solo e soltanto la bellezza, quindi le persone comuni non possono avere il seno piccolo, la cellulite, le maniglie dell’amore o altre cose simili, senza sentirsi inadeguate e inferiori.
Chiunque di noi cerca di essere al meglio non per piacere a se stessi, ma per sembrare quello che spesso non si riesce ad essere agli occhi degli altri. Non si riesce nella società attuale a superare lo stereotipo della donna solo bella e dell’uomo solo ricco. Oggi ci innamoriamo di tutto ciò che è effimero, di ciò che passa, svanisce e non dura. Siamo attratti dal successo fine a se stesso, dal denaro, dal sesso, dal potere. Dietro tutto ciò ci spinge una cosa soltanto: la bellezza ad ogni costo. Si ha l’impressione che l’intera vita di molti, uomini o donne che siano, è proiettata completamente verso la bellezza esteriore. Sempre di più si vedono pose innaturali, donne gonfiate, modelle anoressiche e uomini sempre più curati, perdendo l’esclusiva che ci contraddistingue. Donne su con gli anni che vogliono cancellare con la chirurgia, i segni tangibili dell’età, eppure si dice che per ogni ruga c’è un ricordo di vita. Per non parlare del fatto che purtroppo, anche nel mondo del lavoro, la selezione non avviene più in base alle competenze e alla preparazione di una persona, ma solo se  si rientra esclusivamente nei canoni della bellezza attuale, quali taglie 38/40, seno rifatto, naso perfetto e cervello optional. Dovremmo avere amore per noi stessi, per come siamo anche con le nostre imperfezioni. L’arte è fatta per la vita, e non la nostra esistenza per l’arte, noi invece stiamo inseguendo solo quella, dimenticandoci che la nostra vita andrebbe spesa nel migliore dei modi curando soprattutto la nostra anima e non solo l’esteriorità.

 

ROBERTA PATI
 
Rapporti affettivi e vita sociale PDF Stampa
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Un buon rapporto affettivo con parenti ed amici predispone ad un sereno clima emozionale e sentimentale. L’affetto ricambiato è un toccasana anche per molte malattie perché il buonumore che ne deriva innalza le difese immunitarie (ciò è scientificamente provato). In particolare per quanto riguarda i cosiddetti mali oscuri: è un potente deterrente per la depressione. Essere più allegri, più vivaci significa benessere esistenziale, vuol dire combattere il cosiddetto male di vivere.
La più alta espressione affettiva è l’amore di cui si può parlare all’infinito senza arrivare a conclusioni logiche. Amore è amore e lo può intendere compiutamente soltanto chi lo prova e ne è ricambiato. Ma provare il vero amore è cosa piuttosto rara. Dalle religioni apprendiamo che bisogna amare il prossimo come sé stessi, ma gli psicologi affermano che nella attuale società consumistica per fare ciò o non bisogna conoscere bene il prossimo o si è dotati di scarsa autostima. Pertanto l’esame attento della ’dimensione amore’ è qualcosa che lasciamo alla Poesia, alla Religione ed alla Psicologia. Per essere più concreti l’amore rappresenta qualcosa di raro, prezioso e relativamente di breve durata, mentre gli affetti sono oltre che più duraturi, più frequenti a manifestarsi.
L’amore e/o l’affetto per i familiari in particolare si manifestano concretamente con baci e abbracci fino all’età adolescenziale per i figli e forse anche oltre. Ma non si può non tener presente che l’istituzione del matrimonio è in crisi: un matrimonio su tre anche dopo breve tempo finisce nel divorzio. Le famiglie si lacerano e spesso vengono tenute in piedi soltanto per permettere ai figli di evitare il trauma relativo al divorzio dei genitori. In molti casi la convivenza diventa l’unica via di uscita anche per ragioni economiche, ma non ha niente a che fare con ‘l’unione nella buona e nella cattiva sorte ’. Ed a questo punto: separazioni, divorzi, coabitazioni forzate determinano la necessità di un surrogato degli affetti umani. Nasce l’esigenza di avere un qualcosa a cui dare e da cui ricevere ‘coccole’: l’animale domestico. A cominciare dai cani e dai gatti per finire, degenerando, ai serpenti e alle iguana, sì perché per alcune forme di esibizionismo il cane ed il gatto sono troppo comuni, bisogna mostrare qualcosa di inusuale agli ospiti; questo per stupirli ed avere un argomento diverso dal solito di cui parlare per passare la serata.
Comunque nel caso dei cani, dei gatti, dei conigli, dei criceti, degli uccellini e dei pesci la loro presenza in casa ci sembra del tutto normale come integratori degli affetti familiari, che in molti casi vengono a mancare. Il cane ed anche i gatti in particolare arricchiscono molto l’ambiente domestico dal punto di vista affettivo. Danno vivacità alla normale routine anche se costituiscono un impegno notevole per la pulizia ed il resto. Ma l’affetto è qualcosa di estremamente piacevole da provare ed il cane in particolare è da considerare come uno dei ’ migliori amici ’ dell’uomo sotto tutti gli aspetti. Anche perché dicono gli etologi che il rapporto cane-padrone equivale a quello credente-Dio. Quindi il padrone diventa un padre e l’animale diventa parte integrante della famiglia. Nel caso dei single poi il cane non solo diventa un figlio, ma può sostituire negli affetti tutti gli altri familiari e anche gli amici. Tutto ruota intorno a lui, il che ci sembra normale, nel caso dei single. Ma ciò si verifica anche nelle famiglie numerose e in questo caso si cade nel patologico. I cani vengono ‘protetti’ con cappottini in inverno, gli vengono forniti come cibi delle leccornie, sono coccolati e vezzeggiati. Questo per ringraziarli del loro affetto perché lo stesso sentimento in questi casi è molto più difficile a manifestarsi con altre persone. La tenerezza è più semplice acquistarla in un negozio di animali che manifestarla e ricambiarla con i familiari o creandosi delle amicizie degne di questo nome.
Un rapporto d’affetto ‘corretto’ con gli animali domestici è invece indice di una vita sociale e familiare che si può definire ‘normale’, perché viviamo in una società dove tutto si può comprare tranne il vero affetto ed il vero amore.
Antonio ALBINO
 
Elogio della filosofia PDF Stampa
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Il mondo classico diede della filosofia la definizione di «ricerca delle cause prime», cioè la capacità di render ragione del perché le cose stiano così. La filosofia dunque fonda la conoscenza e con essa le stesse valutazioni e scelte morali: infatti il perché delle cose, una volta chiarito, spiega e giustifica non solo cosa sia vero o falso, ma anche cosa sia giusto, cosa sia bene e cosa sia male, superando ogni relativismo e scetticismo teoretico, giacché in ogni caso si è costretti ad agire in base a criteri che appunto proprio dalla filosofia vengono posti e dimostrati.
L'assenza del pensare filosofico significa affidarsi esclusivamente all'esperienza soggettiva, particolare, individuale all'utile di ciascuno, all'emotività, all'irrazionalità, all'immediato. Questo rende difficile anche la comunicazione, chiusa appunto in una visione privata, senza riferimenti oggettivi, universali e dunque, per questo, capaci di aprirsi a significati nei quali ognuno si possa riconoscere in quanto uomo.
Infatti, se avesse valore una certa opinione e se l'opinione opposta avesse lo stesso valore, questo significherebbe che esse non possiederebbero alcun valore, convivendo le contraddizioni sullo stesso argomento e non potendone uscire. Sarebbe vera un'opinione e il suo contrario. L'opinione è dunque solo soggettività. Se io mi muovessi all'interno di opinioni, la mia non varrebbe più di tutte le altre, cioè sarebbe equi-valente, dello stesso valore: quindi non avrebbe alcun valore.

L'equivalenza, cioè l'egual valore, quindi l'omogeneità, l'indifferenza (il non esserci differenze), cioè il differenziare un'opinione dall' altra sempre e soltanto soggettivamente (e dunque arbitrariamente) non è altro che la definizione del caos.

Socrate, che molti manuali pongono all'inizio di un primo processo di concettualizzazione aveva esattamente la finalità di far uscire l'uomo dal caos della doxa, dell'opinabile, da ciò che è soggettivo, giacché il mondo soggettivo muore con il soggetto e quindi qualsiasi valore abbia, non lo avrà più.
D'altra parte, ogni attacco alla filosofia non può che essere a sua volta un'altra filosofia, costretta ad argomentare e dimostrare per potersi giustificare. Il rifiuto della filosofia è il rifiuto di un certo modo di concepire la vita, l'uomo, il mondo, i rapporti tra uomo e mondo e questo è possibile solo in nome di un'altra concezione della vita, dell'uomo, del mondo e dei rapporti che v'intercorrono.
Inoltre l'accusa d'inutilità che spesso viene mossa alla filosofia è, in realtà la forza stessa del pensare. Questo infatti, se è davvero libero, deve argomentare secondo se stesso e non per scopi utilitaristici o funzionali che ci farebbero essere soltanto copie sbiadite dell'animale, il quale raggiunge quegli stessi scopi senza eccessivi problemi e senza scrupoli morali. Se il filosofare è inutile è, proprio per questo, libero, svincolato dai bisogni fisiologici, dagl'interessi immediati, dalle cose e dalle necessità pratiche; esso è la nobiltà dell'uomo, la sua superiorità appunto, sulle cose e sulla natura.

Brano tratto dal testo ‘Introduzione alla Filosofia’ di Roberto ROSSI

 
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