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Teologia razionale


Ipotesi sull'esistenza del Dio Creatore, con considerazioni relative soltanto al pianeta Terra PDF Stampa
Religione - Teologia razionale
La nascita della vita

Il cosiddetto Big Bang, con una quantità incommensurabile di energia "irradiata" ha consentito la conversione (E=mc^2) energia-materia e quindi la nascita, durata milioni di unità di tempo del sistema universo, con i relativi parametri spazio-tempo.

Alla luce di queste considerazioni (scientifiche) non è possibile ipotizzare che il fenomeno vita sia pervenuto da altri mondi (via meteore), dove era qualcosa di eterno. No, la vita è nata sulla Terra.

Le ipotesi più attendibili della scienza ufficiale sulla origine della vita, prevedono che la crosta terrestre si sia andata solidificando sotto un'atmosfera ricca di vapore acqueo surriscaldato e contenente alcuni gas elementari liberi, tra i quali idrogeno ed azoto; verso quest'atmosfera si proiettavano, da fratture nella crosta, masse magnetiche incandescenti, ricche di carburi metallici: la reazione dei carburi con il vapore acqueo dovette portare alla produzione di idrocarburi . Contemporaneamente si formò dell'ammoniaca, o per la reazione di azoturi con il vapore acqueo o per la costituzione di cianamidi o ancora per unione dell'azoto primitivo con l'idrogeno dell'atmosfera incandescente. Per la reazione degli idrocarburi con l'ammoniaca si ebbe la comparsa di ammini e di altri composti azotati.

La spiccata reagibilita' di sostanze contenenti carbonio e azoto, attraverso condizionamenti e reazioni successive, avrebbe portato alla produzione delle proteine.

Attraverso numerose ipotesi di aggregazione, condensazione e sintetizzazione molecolare, si sarebbe arrivati successivamente alla duplicazione delle sostanze stesse e quindi al primo fenomeno di riproduzione. A tali sostanze quindi potrebbe essere assegnato l'attributo di viventi primordiali.

Peccato però, che le difficoltà teoriche e quelle pratiche di riprodurre gli ambienti supposti, abbiano fatto affermare che questi elementi, uniti, 'naturalmente', al lunghissimo periodo necessario alla produzione delle prime sintesi impedirebbero la ripetizione nei laboratori delle tappe percorse dalla genesi della sostanza vivente.

 

Evoluzionismo somatico

Da semplici particelle di vita che si sarebbero sviluppate nel mondo acquatico attraverso i cosiddetti Procarioti che, 'naturalmente ovviamente' avrebbero 'prodotto' o 'dato luogo' alle cosiddette Euglune etc, etc fino a trasferirsi anche (chissà per quale motivo, ragione o fatto) in un ambiente senza alcun dubbio meno favorevole rispetto al precedente: la terraferma.

Si noti bene che il processo, chissà per quale oscuro motivo poi (la sola adattività all'ambiente non può essere ritenuta sufficiente soprattutto nelle prime fasi ), da considerare sempre in continua evoluzione, con assenze assolute di periodi di stasi od anche (perché no?) di involuzione, avrebbe comportato secondo la scienza ufficiale, attraverso una sequenza impressionante, come numero e modalità di eventi (che si risparmiano al lettore) a partire da microrganismi di natura non ben precisata (le Euglune) la autogestazione di esseri dotati di organi sofisticatissimi dal punto di vista prestazionale (occhi, orecchie, fegato, reni etc, etc) con gli associati sviluppi funzionali. Tra questi ultimi  si cita,tratto da un testo di Barry Sears, la descrizione di quello metabolico:- Il modo in cui il metabolismo lavora è uno dei grandi misteri della biologia. Gli alimenti che contengono proteine, carboidrati e grassi (insieme a vitamine, minerali e sostanze fitochimiche) entrano nell'organismo dalla bocca e vengono scissi nei loro componenti base per essere assorbiti. Questi elementi semplici vengono poi riassemblati in biomolecole complesse necessarie a sostenere la vita. Il metabolismo non è solo la fonte di energia che ci permette di 'funzionare', ma ci consente anche di rinnovare di continuo ogni cellula dell'organismo, di difenderci  dalla costante invasione dei microbi, di riparare le lesioni del corpo e, infine di riprodurci.
La parola metabolismo porta con sè il significato di cambiamento: un termine di gran lunga troppo semplicistico per descrivere ciò che di vero avviene durante i processi metabolici. Il metabolismo può produrre energia partendo dal materiale biologico, oppure costruire biomolecole complesse da componenti alimentari semplici. Il punto è che se non funziona correttamente, cominciamo ad ingrassare, a contrarre patologie croniche, a invecchiare più in fretta.
Pensate alla complessità di mantenere in costante comunicazione i diecimila miliardi di cellule del nostro organismo. Il motivo per cui il nostro metabolismo funziona così agevolmente è che sfrutta una sorta di internet biologico, una rete assai più complicata di quella che chiunque potrebbe concepire in futuro. A differenza del semplice flusso di elettroni che alimenta l'internet informatico, il nostro web biologico va ad ormoni e, come l'ingegneria dei sistemi ci insegna, gli ormoni funzionano al meglio se mantenuti entro una zona ottimale-.

Per quanto riguarda la funzione visiva inoltre, si citano di seguito al riguardo le testuali parole, guarda caso dello stesso Darwin,  tratte  da 'L'origine delle specie':
-Supporre che l'occhio con tutti i suoi inimitabili congegni per l'aggiustamento del fuoco a differenti distanze, per il passaggio di differenti quantità' di luce, e per la correzione della aberrazione sferica e cromatica, possa essersi formato per selezione naturale sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo-.

Le suddette sono affermazioni che le osservazioni successive dei cosiddetti casualisti (convertitosi forse solo in parte in mutazionisti) non riusciranno mai a smentire o anche soltanto a sminuire o a scalfire, considerando che la sola pupilla può rappresentare una parte talmente sofisticata della tecnologia della automazione, che un team di specialisti per riprodurla per la prima volta avrebbe bisogno non soltanto di simulazioni al computer, ma anche di modelli, prove e tentativi di ordine pratico; inoltre sappiamo quanti anni di studi e di ricerche è costata la definizione dell'internet informatico che abbiamo visto può costituire, per associazione, una sola funzione del sistema metabolico.

Si esamini inoltre la complessità di apparati come quello sessuale, associato ( per motivi legati alla: - mutazione casuale combinata con la selezione naturale cumulativa non casuale -: Dawkins, eminente cattedratico inglese, cercando di spiegare in dettaglio la teoria di Darwin) a quello del godimento per stimolare (?) la riproduzione delle specie. Il che avviene, nel caso dei mammiferi, da ovuli di circa 0,2 millimetri di diametro, fecondate da elementi microscopici come gli spermatozoi.

E quindi lo sviluppo dell'embrione, uno dei fenomeni più esaltanti, suggestivi ed impenetrabili dell'esistenza, che sfugge completamente all'analisi genetica e biochimica, che diventa feto fino alla nascita, fino alla prima 'poppata', con l'alimento più completo che la cosiddetta Madre-Natura offre alla vita che nasce ed inizia a svilupparsi.

Si noti che nel campo dell'umano (per le altre specie non si conoscono statistiche) esiste un bilanciamento quasi perfetto tra numero di nascite di maschi e numero di nascite di femmine, il che varrebbe a dire che siamo nella condizione in cui il fattore Caso (mutante) genera l'ordine casuale-statico.

Il fenomeno riproduttivo dei mammiferi in particolare, presuppone quindi che si siano verificati, nella sua determinazione, una serie di eventi di numero e complessità tale da essere assolutamente non spiegabili, sempre 'naturalmente' ovviamente, anche partendo dal presupposto che la durata del tutto è stata milioni di anni.

No, anche l'eternità, da sola, non partorisce la vita, soprattutto nelle forme e manifestazioni esistenti..............

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Ipotesi sulla natura di Dio: chi è, cos'è Dio? PDF Stampa
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A volte ci comportiamo non solo in maniera moralmente inaccettabile ma anche disumana. Le tragedie delle guerre mondiali ci hanno mostrato quale grado di abbrutimento si può raggiungere senza che esista una pena ‘sufficiente’ per i carnefici né una ricompensa ‘adeguata’ per le vittime. In quanti casi non è stato commesso soltanto un crimine contro l’umanità ma anche contro Dio, perché le sue creature (vedi articolo Ipotesi sull’esistenza del Dio Creatore ) sono state annichilite e offese nel più profondo dell’anima oltre che nel corpo e nei sentimenti. La tragedia umana ha toccato il culmine con la seconda guerra mondiale, ma non è stata la sola. Trascurando le nefandezze commesse nell’antichità, in tempi più recenti abbiamo assistito al genocidio degli armeni  in Turchia e alla deportazione di milioni di persone in America per essere ridotte in schiavitù. Pertanto ci sembra molto valida l’osservazione che ha fatto qualcuno, cioè che Dio o non è onnipotente o non è infinitamente buono, come prospettato dalle religioni monoteiste. La prima ipotesi ci sembra la più valida perché l’orrore che suscitano certi episodi  fanno escludere la seconda, dato che la Creazione è stato un atto d’amore infinito. Quando si parla di ‘mancanza di onnipotenza’ si parla dell’impossibilità di modificare le leggi stabilite  nell’ambito della creazione dell’Universo e di ‘determinare’ il corso della vita delle Creature. Sarebbe come se un legislatore competente e valido contravvenisse per primo alle leggi che egli stesso ha scritto. Credo sia il caso di citare il teologo Vito Mancuso che dice: « Se Dio fosse veramente responsabile della vita e della morte degli esseri umani, io sarei ateo, perché non potrei tollerare che si prendesse così malignamente gioco di tanti di noi ». Vale a dire che si impone la figura di un Dio umano, forse troppo umano, nel senso da  essere talmente permeato nella Natura, da non poter travalicare le  Sue leggi. I cosiddetti miracoli sono da attribuire soltanto a fenomeni di autosuggestione anche collettiva che determinano potenti reazioni biochimiche che producono noradrenalina, adrenalina, dopamina con evidenti alterazioni dei sensi e della sensibilità umane. L’effetto placebo  (sostanze inerti senza alcun effetto terapeutico che producono guarigioni) è la prova evidente della diffusa manifestazione dell’autosuggestione, che in ambienti predisposti raggiunge il culmine nel condizionamento degli eventi e degli stati psicofisici. Possiamo parlare soltanto in alcuni casi di processi inspiegabili allo stato attuale della scienza.  L’attributo di Creatore conferito razionalmente a Dio  fa escludere il panteismo di Baruch Spinoza dalle nostre supposizioni, perché parliamo di una intelligenza infinita che ha saputo determinare l’ordine supremo che esiste nell’universo. Dio non è Natura, Dio è IN Natura, perchè l’ipotesi più probabile è il cosiddetto panenteismo di Alfred Whitehead, che in altri termini vuol dire un Dio personale, l’Intelligenza Suprema che guarda, segue e controlla ‘da vicino’ le sue creature, senza poter interferire ‘in tempo reale’ con il loro comportamento. L’unica possibilità che possiamo razionalmente accettare è quella che Egli è in grado di ‘modulare’ la storia in maniera positiva per le sorti della Umanità. Questo partendo dal presupposto che l’Intelligent Design continui ad operare anche sotto l’aspetto sociale, perché la sofisticata macchina umana, visto l’atteggiamento e il comportamento, generalmente di rifiuto, nei confronti del ‘diverso’, si può considerare come incompiuta. Ciò comporta tempi molto lunghi facendo riferimento alla comparsa, relativamente recente, dell’homo sapiens. A questo punto dobbiamo far riferimento a qualcosa di concreto, visto che la trascendenza di Dio ( nell’alto dei cieli!?) è da vedere soltanto come una pia illusione dal punto di vista scientifico. La Scienza senza la Religione è cieca , e la Religione senza la Scienza è sorda affermava Einstein, pertanto egli voleva soltanto dire che ci vogliono elementi concreti non semplici illazioni per parlare di Dio e della Sua essenza.
Per dare concretezza al nostro discorso citiamo un brano tratto da un articolo dell’amico Marcello Veneziano, ingegnere italo/americano residente a Detroit.

La singola formica è stata paragonata ad una cellula celebrale Questo è un ottimo confronto dal momento che , se noi estraiamo una formica  o un piccolo gruppo da una colonia queste perdono le funzioni vitali e non possono sopravvivere. E’ come estrarre delle cellule dal cervello di un uomo ed aspettarsi da queste la formulazione di un pensiero. Per la stessa ragione una singola formica agisce in maniera non corretta e migliora leggermente il suo comportamento in compagnia di qualche altra. Al contrario, una colonia di formiche è in grado di creare una società complessa dove l’agricoltura (sviluppando certe specie di funghi) e le modalità di gestione della colonia ( generando un altro tipo di insetto per produrre una essenza lattiginosa) sono state realizzate prima di quanto abbia fatto l’umanità. Possiamo dire che in una colonia di formiche esiste quello che chiamiamo intelligenza distribuita. Un singolo esemplare sembra non avere discernimento ma la colonia come complesso mostra quella che chiamiamo intelligenza.

Una colonia con intelligenza distribuita può essere definita come una entità composta da numerose piccole componenti della stessa specie. Questi componenti individuali sono in grado di interagire l’un l’altro e lavorando insieme possono realizzare funzioni che appaiono appartenere a qualche intelligenza. Per intelligenza si intende una qualche entità che quando incontra situazioni variabili può realizzare nuovi modi di aver successo o sopravvivere. Ad esempio le formiche quando hanno bisogno di attraversare un flusso di acqua formano una catena con i loro corpi per costituire un ponte in modo tale che il resto della colonia possa attraversarlo. Alcune di loro realizzando la catena annegano ma la vita del singolo individuo è insignificante per la colonia. Anche le api appartengono precisamente a questa categoria. Può questa caratteristica applicarsi a qualcosa che non appartiene al mondo animale? Atomi messi insieme possono creare intelligenza. Il mondo animale è fatto di atomi. Ma gli atomi, sebbene, interagiscano l’un l’altro, quando formano una entità intelligente, richiedono la combinazione di molti differenti tipologie per realizzare questa funzione. Gli atomi quindi mancano di uno dei requisiti che sono necessari per costituire una intelligenza distribuita perché differiscono l’un l’altro.

Soltanto il blocco di costituzione basica dell’Universo presenta i requisiti di una intelligenza distribuita; questo blocco base è costituito dai neutrini. Essi interagiscono l’un l’altro impiegando onde elettromagnetiche (i fotoni). I neutrini sono invisibili buchi neri che catturando fotoni, creano elettroni, protoni e neutroni. Queste particelle nucleari interagendo l’un l’altra , danno luogo a tutto ciò che esiste nell’Universo. Una cosa da ricordare del neutrino e' che e' infinitesimamente piccolo di dimensioni ed infinitamente grande come peso specifico e si può dimostrare usando la matematica che e' connesso direttamente al mondo invisibile. Il neutrino oscilla continuamente tra il mondo visibile e il mondo invisibile e solo quando la luce appare ( onde electromagnetiche) comincia a costruire il nostro universo.

 

Esiste quindi la possibilità di ritenere l’Intelligenza Assoluta costituita da particelle elementari distribuite nell’Universo con evidente conferma della concezione panenteistica anche dal punto di vista scientifico. L’affermazione di Einstein riguardo la scienza e la religione, pertanto, ci sembra la base per costituire una nuova disciplina che guardi in modo nuovo a ciò che ci circonda evitando che siano ancora attuali le considerazioni di quel mistico che ha affermato: un Dio comprensibile non è più un Dio, ovvero come ha scritto il Poeta: Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. E’ necessario parlare anche di teologia razionale perché con semplici considerazioni logiche è possibile dimostrare che la probabilità dell’esistenza del Dio Creatore è molto maggiore di quella della sua negazione. Senza ricorrere alla famosa scommessa di Pascal si può affermare che l’uomo è una entità ‘religiosa’ che guarda verso il soprannaturale, che è consapevole della sua limitatezza e cerca l’Assoluto; non si guarda intorno, guarda oltre, all’infinito e all’eterno. E’ profondamente convinto dell’esistenza del soprannaturale e lo cerca in ogni modo, ma è distratto dalle necessità della vita, dai falsi valori che l’attuale società gli propone tramite la potenza dei mass media, dalla pigrizia mentale che lo sviano al punto da non fargli avvertire la necessità di dare un senso compiuto alla vita. Non a caso Victor Frankl parla di inconscio spirituale, cioè di una spiritualità insita nell’uomo che lo fa sentire insicuro, ansioso, incompleto se non accetta come punto di riferimento certo l’esistenza del Divino. Con l’Intelligent Design, Dio non si è limitato a produrre una macchina uomo ad ‘alta tecnologia’, ma a lasciare tracce evidenti del Suo operato e soprattutto a scrivere le Leggi Cosmiche (perché con l’inconscio spirituale si intende anche la cosiddetta coscienza), che quando la creazione arriverà a compimento ( e purtroppo per verificare questa ipotesi ci vorranno secoli) produrranno una Umanità libera e giusta. Perché l’altruismo, la generosità, la cultura, l’amicizia e l’amore verranno riconosciuti come elementi di prima necessità in luogo di individualismo, egoismo, ignoranza, materialismo e avidità.  Questo possiamo ragionevolmente supporre, se accettiamo la Creazione come un atto d’amore infinito.

 

Antonio ALBINO

 
La Vita oltre la Vita PDF Stampa
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Dopo essere arrivati alla conclusione razionale che la possibilità dell’esistenza di un Dio Creatore è piuttosto probabile (vedi articolo Ipotesi sull’esistenza del Dio Creatore ), si possono fare alcune considerazioni riguardo quello che, riportato nel titolo,  è  il mistero più antico e più profondo dell’umanità. Se la creazione è ipotizzabile come un atto d’amore, direi che il legame che cinge il Creatore e le sue Creature fa sì da escludere almeno per i ‘meritevoli’  la morte dell’anima, che  può essere vista come prigioniera del corpo in accordo con la concezione platonica. Senza tale possibilità la creazione non avrebbe avuto un senso compiuto, completo e razionale. Certo non è molto facile accettare il concetto del premio o della pena eterne per miliardi di anime in funzione del comportamento in vita. Tanto meno accettabile ci sembra questa ipotesi, se, come nel caso della religione cattolica, essa dipende anche dall’uomo tramite il sacramento della confessione e dell’estrema unzione. Più attendibile ci appare la visione della chiesa protestante che parla di salvezza in termini di predestinazione divina, attendibilità confermata dal fatto che la ‘vera’ fede rappresenta un dono di Dio riservato solo a pochi. Ma è necessario prendere in considerazione anche la concezione dell’argomento da parte delle altre religioni, in particolare buddhismo e induismo. Quest’ultime credono nella reincarnazione dopo la morte, in uno status funzione del comportamento tenuto in vita (il karma). Vale a dire una vita vissuta, essenzialmente con un bilancio  positivo tra il bene e il male, comporta un avanzamento nella scala sociale, mentre il contrario determina un regresso che può comportare la rinascita anche in forme ‘subumane’. Il ciclo di morti e rinascite ( il samsara) si arresta quando, per merito, si acquisisce qualcosa di analogo alla beatitudine. Anche se il concetto che ne deriva da parte degli induisti,  dell’instaurarsi in conseguenza di classi e ceti, non ci sembra accettabile, il fatto della permanenza dell’anima in natura dopo la morte corporale,  secondo le due religioni, ci sembra un’ipotesi da prendere in assoluta considerazione. Tanto più ci sembra valida questa possibilità alla luce del pensiero di Alfred Whitehead, filosofo e matematico britannico, molto apprezzato nell’ambito cristiano. Le conclusioni del filosofo  sono essenzialmente che: Dio è ‘in’ natura e la natura è ‘in’ Dio. La preposizione ‘in’ permette al filosofo di non essere considerato un panteista perché in questo modo -Dio non è la natura-. Con Whitehead si ha solo una concezione immanentistica di Dio, peraltro ortodossa, che viene definita panenteismo contrapposta a quella trascendente della concezione tradizionale. Il pensiero religioso che ne deriva ci sembra molto più accettabile, partendo dal presupposto che se Dio è ‘tra’ noi, soffre e gioisce con noi ci fa sentire davvero a ‘Sua immagine e somiglianza’. Possiamo così pensare che anche dopo la morte del corpo l’anima continui a permanere in questo mondo. Pertanto, facendo delle considerazioni di ordine generale, parlare di Ecologia non dovrebbe significare soltanto  operare per il rispetto dell’ambiente, ma anche volere il bene dell’umanità e rendere omaggio al suo Creatore. Alla luce di questa concezione,  chi devasta, distrugge, usa violenza alla Natura non solo commette un crimine contro l’umanità ma offende anzi ferisce l’Architetto impareggiabile che l’ha concepita e realizzata e che in essa si è ‘calato’. In questo modo la Natura incontaminata può non solo essere ammirata, ma  può essere anche contemplata come la casa comune a Dio e alle Sue creature, come il Sacro che ci circonda e ci sprofonda nell’Eterno.

 

Antonio ALBINO

 
Avatares de la creencia en Dios-Vicissitudini della credenza in Dio PDF Stampa
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Es posible que en el secreto recinto personal se escuche la atormentada voz de Pascal con su inolvidable ‘incomprensible que exista Dios e incomprensible que no exista’: la dialéctica entre el sí y el no, compañera asidua de la condición humana

E’ possibile che nell’intimità del proprio animo si ascolti la tormentata voce di Pascal con il suo indimenticabile ‘incomprensibile che Dio esista ed  incomprensibile  che Dio non esista’: la dialettica tra il sì ed il no è compagna assidua della condizione umana.

 

 

A la memoria de mi hermana Dolores (1942-2015)
Alla memoria di mia sorella Dolores  (1942-2015)

En plena Ilustración europea se prohibían en España los libros que intentasen demostrar la existencia de Dios; se los considerabapeligrosos. Y es que Dios era tan evidente que no necesitaba demostración alguna. Se cuenta que durante el reinado de Felipe IV (1621-1665) se pensó, para remediar la pobreza de nuestras tierras, en canalizar los ríos Manzanares y Tajo; pero una ilustre comisión de teólogos se declaró en contra con la siguiente sutilargumentación: si Dios hubiese querido que ambos ríos fuesen navegables le habría bastado con pronunciar un sencillo “hágase”. Si no lo hizo, sus razones tendría. Y no está permitido enmendarle la plana.
-In pieno Illuminismo in Spagna si proibivano  i libri che intendendessero dimostrare l’esistenza di Dio; li consideravano pericolosi. Questo perché l’esistenza di Dio era talmente evidente che non aveva bisogno di alcuna dimostrazione. Si racconta che durante il regno di Filippo IV (1621-1665) si pensò, per rimediare alla miseria delle nostre  terre , di canalizzare il Manzanares e il Tajo; ma una illustre commissione di teologi si dichiarò contraria con la seguente sottile argomentazione: se Dio avesse preferito che ambo i fiumi fossero navigabili Gli sarebbe bastato un semplice “ sia fatto”. Se non lo fece, avrà avuto le sue ragioni. E non fu consentito modificare il piano.

Salta a la vista que por aquellas fechas Dios era algo inmediato, asequible, presente, familiar. Era un dato más de la realidad, o incluso el gran dato. Europa y, por supuesto, España convivían sin mayores traumas con la fe en Dios, una fe heredada de las buenas gentes del pasado.
-Balza agli occhi che in quei tempi Dio era qualcosa di immediato, accessibile, presente, familiare. Era una storia più che reale o addirittura la grande storia. L’Europa e, ad esempio, la Spagna convivevano senza grande difficoltà con la fede in Dio, una fede ereditata dalla buona gente dei tempi passati.

También parece obvio que en la actualidad Dios no encuentra fácil acomodo, al menos en la geografía occidental. Hace más de un siglo que Nietzsche, con su habitual desparpajo, lo envió a engrosar la lista del paro; lo declaró viejo y cansado, incapaz de asumir las tareas que los nuevos tiempos demandan. Y un gran conocedor e intérprete de Nietzsche, M. Heidegger, no tuvo reparo en afirmar que “en el ámbito del pensamiento es mejor no hablar de Dios”. Se tiene la impresión de que la recomendación del filósofo de la Selva Negra goza de notable aceptación. En España, constataba con ironía Antonio Machado, “se puede hablar de la esencia del queso manchego, pero nunca de Dios…”.
-Appare inoltre ovvio che oggi Dio non è facile da accogliere, almeno nei Paesi occidentali. E’ più di un secolo che Nietzsche, con la sua abituale disinvoltura, Lo mandò ad aumentare la lista dei disoccupati, Lo dichiarò vecchio e stanco, incapace di assumere il compito che i nuovi tempi richiedevano. E un gran conoscitore e interprete di Nietzsche , M. Heidegger, non trovò difficoltà ad affermare che “ nell’ambito del pensiero è meglio non parlare di Dio”. Si ha l’impressione che la raccomandazione del filosofo della Foresta Nera goda di una accettazione profonda. In Spagna constatava con ironia Antonio Machado, “ si può parlare del formaggio castigliano, e mai di Dio…”.

Se ha hecho un gran silencio sobre Dios; su muerte ha sido repetidamente anunciada. Lo hizo, pero sin triunfalismo ni euforia, Nietzsche. De hecho percibió como pocos que, sin Dios, sonaba la hora del desierto, del vacío total, del nihilismo completo. Acudió a tres certeras metáforas para ilustrar las consecuencias de la muerte de Dios: se vacía el “mar”, es decir, ya no podremos saciar nuestra sed de infinitud y trascendencia; se borra el “horizonte” o, lo que es igual, nos quedamos sin referente último para vivir y actuar en la historia, se esfuman los valores; y, por último, el “sol” se separa de la tierra, es decir, el frío y la oscuridad lo invaden todo, el mundo deja de ser hogar. ¡Noble forma de despedir a un difunto! Nietzsche era consciente de que la muerte de Dios cambiaba el destino del mundo y de la historia y le quiso dedicar un gran elogio fúnebre. Repetidamente se ha evocado el carácter clarividente, casi profético, de la figura de este genial escritor y filósofo. ¿Intuiría que un siglo después de su muerte, en nuestros días, nos íbamos a quedar casi sin mar, sin horizonte, sin sol? Tal vez fue consciente de la notable dificultad que entraña convertir en categorías seculares vinculantes los pilares religiosos de antaño.
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Se si è fatto un gran silenzio su Dio, la sua morte è stata ripetutamente annunciata. Lo fece, ma senza trionfalismi né euforia, Nietzsche. Infatti percepì come pochi che, senza Dio suonava l’ora del deserto, del vuoto totale, del nichilismo completo. Si riferì a tre diverse metafore per illustrare le conseguenze della morte di Dio: si vuota il ‘mare’, non potremo mai saziare la nostra sete di infinito e trascendenza, si cancella ‘l’orizzonte’ o, il che è lo stesso, rimaniamo senza un riferimento ultimo per vivere e agire nella storia, si dissolvono i valori; e per ultimo il ‘sole’ si separa dalla terra  , cioè, il freddo e l’oscurità invadono tutto, il mondo cessa di essere il focolare. Nobile forma di liberarsi di un defunto! Nietzsche era cosciente che la morte di Dio cambiava il destino del mondo e della storia e desiderava dedicargli un gran elogio funebre. Ripetutamente si è evocato il carattere chiaroveggente, quasi profetico, della figura di questo geniale scrittore e filosofo. Intuiva che ai giorni nostri, un secolo dopo la sua morte , saremmo rimasti quasi senza mare, senza orizzonte, senza sole? Forse era cosciente della notevole difficoltà che comporta convertire in fatti storici veritieri i pilastri religiosi del passato.

Es obvio que en la actualidad Dios no encuentra fácil acomodo en la geografía occidental
E’ ovvio che oggi  Dio non trova facile sistemazione nella geografia occidentale

No parece posible, ni lo pretende este artículo, retornar a los lejanos tiempos en los que la presencia de Dios era tan obvia que se contaba con él a la hora de canalizar los ríos. Occidente ha seguido, más bien, el itinerario de Feuerbach: “Dios fue mi primer pensamiento, el segundo la razón, y el tercero y último el hombre”. En el ámbito filosófico, la teología de ayer se llama hoy antropología. Y tampoco asistimos en la actualidad a contundentes proclamaciones de ateísmo. El ardor negativo de otros tiempos ha dado paso al desinterés actual. Muchos ateos de ayer prefieren llamarse hoy increyentes.
-Non sembra possibile, né lo pretende questo articolo, ritornare ai tempi lontani in cui la presenza di Dio era talmente ovvia che si confidava in lui nel momento di canalizzare i fiumi. L’Occidente ha seguito maggiormente l’itinerario di Feuerbach: “Dio fu il mio primo pensiero, il secondo la ragione, ed il terzo e ultimo l’uomo”. Nell’ambito filosofico, la teologia di ieri si chiama oggi antropologia. E tanto meno assistiamo oggigiorno a schiaccianti proclamazioni di ateismo. L’ardore negativo del passato ha lasciato il posto al disinteresse attuale. Molti atei di ieri preferiscono chiamarsi oggi non credenti.

Y es que tal vez todos, creyentes e increyentes, nos hemos dado cuenta, como Bonhoeffer, de que “el problema de Dios tiene su origen en Dios”, en su “invisibilidad”, en el carácter misterioso de su revelación. Bien lo sabía san Agustín: “Si lo comprendes, no es Dios”. De ahí que el aplomo afirmativo de otras épocas haya sido reemplazado por un incómodo balanceo entre el sí y el no. El maestro Eckhart era llamado “el hombre del sí y del no”. Se referían al carácter dialéctico de su pensamiento, también cuando hablaba de Dios. Solo abandonaba la dialéctica cuando se disponía a preparar una sopilla para los pobres; no había para él urgencia mayor.
-Ed è che forse tutti, credenti e non credenti, ci siamo resi conto, come Bonhoffer, che “ il problema di Dio trae la sua origine in Dio” nella sua “invisibilità”, e nel carattere misterioso della sua rivelazione. Lo sapeva bene sant’Agostino: “Se Lo comprendi, non è Dio”. Da qui che la rigorosa affermazione del passato sia stata rimpiazzata da un scomodo bilanciamento tra il sì e il no.Il  Maestro Eckhart era chiamato “l’uomo del sì e del no”. Si riferivano al carattere dialettico del suo pensiero, anche quando parlava di Dio.  Abbandonava la dialettica solo quando si disponeva  a preparare una zuppetta per i poveri; e non c'era per lui urgenza maggiore.

Impresiona constatar cómo creyentes tan profundos y auténticos como José Gómez Caffarena se adherían a la “dramática ponderación entre el sí y el no a la fe cristiana”. En él vencía el sí, pero su fe supo de noches oscuras, de travesías del desierto. Y no es menor la impresión que causan algunas frases del papa Francisco: “Si una persona dice que ha encontrado a Dios con certeza total y ni le roza un margen de incertidumbre, algo no va bien”. O esta otra: “Si uno tiene respuesta a todas las preguntas es prueba de que Dios no está con él”. Y añade: “Un cristiano que lo tiene todo claro y seguro no va a encontrar nada”. Desde luego no estamos ante un lenguaje muy pontificio, pero sí hondamente humano, altamente teológico, y sensible a nuestro convulso siglo XXI.
-E' impressionante constatare come credenti  tanto profondi e autentici come Josè Gomez Caffarena si unissero alla “drammatica ponderazione tra il sì ed il no alla fede cristiana”. In lui vinceva il sì , ma la sua fede conobbe notti oscure e traversate nel deserto. E non è minore l’impressione che causano alcune frasi di papa Francesco: “ Se una persona dice che ha incontrato Dio con totale certezza e non lo sfiora un margine di insicurezza, qualcosa non va bene”.  O quest’altra: “ Se una persona ha risposta a tutte le domande  è la prova che Dio non sta con lui”. E aggiunge: “ Un cristiano che ha tutto chiaro e sicuro non trova  niente”. Certo non stiamo dinanzi ad un linguaggio molto pontificio, ma profondamente umano, altamente teologico, e sensibile al nostro convulso secolo XXI.

“Si uno tiene respuesta a todas las preguntas es prueba de que Dios no está con él”, dice el papa
“Se uno ha risposta a tutte le sue domande ciò è la prova che Dio non sta con lui”, dice il papa

No puede, pues, extrañar que dos grandes maestros de la teología cristiana, Karl Rahner y Karl Barth, se mostrasen abiertos a una teología más propensa a la pregunta que a la respuesta. Preguntado en una ocasión el primero si de veras se consideraba creyente cristiano, respondió con aire taciturno: “Sí, pero no a tiempo completo”. Obviamente no quería decir que, por ejemplo, era creyente en las horas centrales del día e increyente al atardecer. Sencillamente aludía al carácter débil, precario, de su fe; estaba traduciendo al lenguaje de nuestro tiempo el evangélico “creo, Señor, pero ven en ayuda de mi incredulidad”. Rahner, calificado por H. Fries como “el mayor testigo de la fe del siglo XX”, solo se consideraba, pues, creyente a intervalos. Es más: dejó escrito que lo de ser cristiano no es un “estado”, sino una meta, un ideal. Propiamente no es correcto decir “soy cristiano”, sino “aspiro a ser cristiano”. En parecidos términos se expresaba el otro gran maestro, en este caso de la teología protestante, Karl Barth, al rechazar la distinción entre creyentes e increyentes. Aducía que él conocía a un increyente llamado Karl Barth. En realidad, la tradición cristiana siempre supo que somos ambas cosas a la vez, creyentes e increyentes. Nuestro Unamuno lo expresó lapidariamente: “Fe que no duda es fe muerta”.
-Non ci si può, inoltre, stupire se due grandi maestri della teologia cristiana, Karl Rahner e Karl Barth, si mostrassero aperti a una teologia più propensa alle domande che alle risposte. Interrogato in una occasione se il primo veramente si considerava un credente cristiano, rispose imbronciato: “ Sì, però non a tempo pieno”. Ovviamente non desiderava dire che, per esempio, era credente nelle ore centrali del giorno e non credente a tarda sera. Semplicemente egli alludeva al carattere debole, precario della sua fede; stava traducendo nel linguaggio del nostro tempo l’evangelico : “ Credo, Signore, ma vieni in aiuto della mia incredulità”. Rahner, qualificato da H. Fries come “ il miglior testimone della fede del XX secolo”, si considerava inoltre credente ad intervalli. E maggiormente: lasciò scritto che l’essere cristiani non è uno “stato” , ma una meta, un ideale.
Non è propriamente corretto dire “sono cristiano”, ma, aspiro ad “essere cristiano”. In termini analoghi si esprimeva un altro gran maestro, in questo caso di teologia protestante, Karl Barth, per respingere la distinzione tra credenti e non credenti. Aggiungeva che egli conosceva un non credente di nome Karl Barth. In effetti, la tradizione cristiana ha sempre saputo che siamo entrambi allo stesso modo, credenti e non credenti. Il nostro Unamuno lo espresse lapidariamente: “La fede che non dubita è fede morta”.

Por último: los avatares de la creencia en Dios son asunto de la “interioridad apasionada” (Kierkegaard) de cada creyente. Pero es posible que en ese secreto recinto personal se escuche la atormentada voz de Pascal con su inolvidable “incomprensible que exista Dios e incomprensible que no exista”. Es, de nuevo, la dialéctica entre el sí y el no, compañera asidua de la condición humana y de la creencia religiosa.
-Infine le vicissitudini della fede in Dio sono materia della “interiorità appassionata” (Kierkegaard) di ogni credente. Ma è possibile che in questa segreta dimensione personale si ascolti la tormentata voce di Pascal con il suo indimenticabile “incomprensibile che esista Dio e incomprensibile che non esista”. E’, di nuovo, la dialettica tra il sì e il no, compagna assidua della condizione umana e della credenza religiosa.

Articolo di Manuel Fraijò tratto dal quotidiano El Pais tradotto da Franca Maria Crobu  e Zeribi Cinzo

 
Psicologia della religione PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

-La religione fa bene alla salute?- titola un saggio pubblicato qualche anno fa da un medico americano Harold G. Koenig. Un titolo provocatorio, che riassume in breve gli interrogativi che si pone chi tenta di analizzare la fede con gli strumenti della psicologia.

Partendo da un assunto che pochi sono disposti a contestare: la religione fa parte da sempre della società umana. Anzi, nasce di pari passo con le prime aggregazioni sociali. –Nasce per rispondere all'esigenza di dare un senso alla vita, dal culto dei morti, dal timore di fronte alla natura- afferma Mario Aletti, psicoanalista e docente universitario, presidente della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR). Nasce, insomma, da una esigenza che dobbiamo appagare per evitare di cadere nella nevrosi.

-Fa parte della nostra natura generare idee, porci interrogativi che nascono dal fatto che noi umani siamo, per quanto si sappia, l'unica specie in grado di avere coscienza del passato, e di proiettarci in un futuro che ci porta a mettere in conto la nostra fine-, aggiunge Antonella Delle Fave, ordinario di psicologia generale alla Facoltà di Medicina dell'Università di Milano. Il che non vuol dire che la fede sia l'unica risposta possibile al tentativo di dare un senso all'esistenza:- Un ideale politico o una ‘missione' possono assumere la stessa funzione psichica della religione. Che però, per come è strutturata, è una proposta culturalmente privilegiata ed intenzionalmente totalizzante- aggiunge Aletti. – Anche se , proprio per la loro rilevanza sociale, tutte le religioni sono esposte al rischio di un'organizzazione rigida, di dogmatismi acritici, di ritualismi-.............

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