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La Vita oltre la Vita PDF Stampa
Religione - Teologia razionale

Dopo essere arrivati alla conclusione razionale che la possibilità dell’esistenza di un Dio Creatore è piuttosto probabile (vedi articolo Considerazioni sull’esistenza del Dio Creatore ), si possono fare alcune considerazioni riguardo quello che, riportato nel titolo, è il mistero più antico e più profondo dell’umanità. Se la creazione è ipotizzabile come un atto d’amore, direi che il legame che cinge il Creatore e le sue Creature fa sì da escludere almeno per i ‘meritevoli’ la morte dell’anima, che può essere vista come prigioniera del corpo in accordo con la concezione platonica (L'anima è incorruttibile). Senza tale possibilità la creazione non avrebbe avuto un senso compiuto, completo e razionale. Certo non è molto facile accettare il concetto del premio o della pena eterne per miliardi di anime in funzione del comportamento in vita. Tanto meno accettabile ci sembra questa ipotesi, se, come nel caso della religione cattolica, essa dipende anche dall’uomo tramite il sacramento della confessione e dell’estrema unzione. Più attendibile ci appare la visione della chiesa protestante che parla di salvezza in termini di predestinazione divina, attendibilità confermata dal fatto che la ‘vera’ fede rappresenta un dono di Dio riservato solo a pochi. Ma è necessario prendere in considerazione anche la concezione sull’argomento da parte delle altre religioni, in particolare buddhismo e induismo. Quest’ultime credono nella reincarnazione dopo la morte, in uno status funzione del comportamento tenuto in vita (il karma). Vale a dire una vita vissuta, essenzialmente con un bilancio positivo tra il bene e il male, comporta un avanzamento nella scala sociale, mentre il contrario determina un regresso che può comportare la rinascita anche in forme ‘subumane’. Il ciclo di morti e rinascite ( il samsara) si arresta quando, per merito, si acquisisce qualcosa di analogo alla beatitudine. Anche se il concetto che ne deriva da parte degli induisti, dell’instaurarsi in conseguenza di classi e ceti, non ci sembra accettabile, il fatto della permanenza dell’anima in natura dopo la morte corporale, secondo le due religioni, ci sembra un’ipotesi da prendere in assoluta considerazione. Tanto più ci sembra valida questa possibilità alla luce del pensiero espresso dalla cosiddetta Teologia del Processo di cui si fornisce di seguito un brano di un articolo di Alberto DI JANNI :

-Un altro attributo di Dio che la teologia del processo rifiuta è l’onnipotenza. Per la dottrina classica la potentia absoluta di Dio si estende a tutto quanto non sia intrinsecamente impossibile. Il pensiero processuale invece limita il potere di Dio non solo legandolo alla consistenza logica, ma anche da un punto di vista metafisico, al fine di consentire un potere autonomo delle altre entità. Il fatto che il potere di Dio sia limitato, e che quindi l’universo possa evolvere in modo indipendente e per taluni versi contrario alla sua volontà, è utilizzato per dare una spiegazione dell’esistenza del male non facendone Dio il responsabile. L’antinomia che risale già a Epicuro fra onnipotenza e bontà di Dio, viene così risolta a favore della bontà: ma duemila anni di sforzi della teologia cristiana miravano a tenere insieme questi due aspetti apparentemente inconciliabili, non a pronunciarsi a favore di uno a discapito dell’altro.

Un altro aspetto è quello dell’escatologia (NdR- studio del destino dell'Uomo), su cui ci sono idee differenziate anche all’interno della teologia del processo. Alcuni ritengono infatti sufficiente un concetto di immortalità oggettiva, cioè il fatto che un essere vivente venga assunto e ricordato nella memoria di Dio. Di fatto la concezione del mondo come corpo di Dio realizza già questa condizione e non solo per gli esseri viventi. Altri teologi sostengono anche la possibilità di un’immortalità soggettiva, con una partecipazione di tipo personale alla vita divina. Anche quest’ultima concezione si distanzia però notevolmente da quella tradizionale, per esempio in quanto si prevede una sorta di crescita sia intellettuale che fisica anche oltre la morte e in quanto è generalmente esclusa la definitività di questo stato, che spesso è visto solo come una sorta di compensazione temporanea per quelle vite che non hanno potuto svilupparsi nella loro pienezza sulla terra.I seguaci della teologia del processo sostengono la necessità, e la possibilità, di una stretta integrazione tra scienza e religione. L’accento posto sul divenire, tanto da escludere la stessa immutabilità divina, si accorda bene con la teoria evoluzionista -.

Alfred Whitehead, filosofo e matematico britannico, tra i maggiori esponenti di questa concezione, insieme al teologo Charls Hartshorne, arriva alle seguenti conclusioni che sono essenzialmente: Dio è ‘in’ natura e la natura è ‘in’ Dio. La preposizione ‘in’ permette al filosofo di non essere considerato un panteista perché -Dio non è la natura-. Con la Teologia del Processo si ha solo una concezione immanentistica di Dio che viene definita panenteismo contrapposta a quella trascendente della concezione tradizionale e naturalmente al panteismo di Spinosa. Il pensiero religioso che ne deriva ci sembra molto più accettabile, partendo dal presupposto che se Dio è ‘tra’ noi, soffre e gioisce con noi ci fa sentire davvero a ‘Sua immagine e somiglianza’. Possiamo così pensare che anche dopo la morte del corpo l’anima continui a permanere in questo mondo. Pertanto, facendo delle considerazioni di ordine generale, parlare di Ecologia non dovrebbe significare soltanto operare per il rispetto dell’ambiente, ma anche volere il bene dell’Umanità e rendere omaggio al suo Creatore. Alla luce di questa concezione, chi devasta, distrugge, usa violenza a tutto ciò che è Natura, non solo commette un crimine contro l’Umanità ma offende anzi ferisce l’Architetto impareggiabile che l’ha concepita e realizzata e che in essa si è ‘calato’. In questo modo la Natura incontaminata può non solo essere ammirata, ma può essere anche contemplata come la casa comune a Dio e alle Sue creature, come il Sacro che ci circonda e ci sprofonda nell’Eterno.

 

Antonio ALBINO