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Le basi dello Yoga PDF Stampa
Yoga - Basi

Lo Yoga è stato definito come un sistema di tecniche psico-fisico-spirituali per realizzare la conoscenza-identificazione con l'Ultima Realtà-Verità (L'Assoluto).

Il termine yoga deriva dal sanscrito 'yug' che significa legare insieme, unire (corpo e anima). L'antico idioma che è stato usato oltre che per scrivere il più antico testo sull'argomento, lo YOGA/SUTRA di Patanjali, anche per comporre i testi sacri della religione induista cioè i VEDA, le UPANISHAD e il MAHABHARATA che include il canto più famoso la BHAGAVADGITA .

Lo Yoga, nelle Scritture citate, ritenuto di origine divina, comprende una serie di tecniche fisiche, mentali e spirituali praticate, naturalmente con modalità diverse, in tutto l'Estremo Oriente : dall'India ( in cui è nato e di cui costituisce una dimensione specifica della spiritualità ) al Giappone passando per la Cina , dalla Mongolia al Tibet, etc.

Numerosi reperti archeologici dimostrano che si parla di pratiche Yoga almeno dal secondo millennio prima di Cristo. Lo Yoga diede luogo a diverse correnti filosofiche-spirituali, da cui si originarono ( citando quelli più importanti) i vari:

-Raja-Yoga relativo soprattutto alla padronanza di sé ed al controllo della mente (essenzialmente disciplina mentale).

-Hata-Yoga: relativo soprattutto all'armonia e al benessere fisico (essenzialmente disciplina fisica).

-Karma-Yoga: relativo soprattutto  alla retta azione.

-Bhakti-Yoga: relativo soprattutto all'amore cosmico.

-Jnana-Yoga relativo soprattutto al ragionamento ed alla filosofia.

-Kundalini Yoga che si differenzia dagli altri per la sua completezza: si tratta di una disciplina che si basa su una sintesi equilibrata di tecniche prettamente fisiche, tecniche di controllo del respiro, uso di mantra ( ripetizione di particolari fonemi in lingua sanscrita), meditazioni e rilassamenti.

 

Gli aforismi ( Sutra ) del mistico Patanjali, che dovrebbero essere stati redatti tra il V ed il II secolo a.C. esprimono lo Yoga classico e costituiscono la prima opera organica relativa a questa disciplina.

Patanjali non è il creatore dello Yoga. Egli non ha fatto altro che pubblicare le informazioni inerenti le tradizioni dottrinarie e le tecniche dello Yoga, già praticate dagli asceti molti secoli prima. Il suo documento si compone di quattro capitoli rispettivamente suddivisi in 51, 55, 56, 34 aforismi.

-Il primo capitolo definisce lo Yoga, prende in esame gli ostacoli dovuti alle fluttuazioni della mente e indica come superarli.

-Il secondo capitolo definisce le affezioni che disturbano l'equilibrio spirituale e indica come dissolvere le impurità attraverso l'autodisciplina.

-Il terzo capitolo tratta della capacità che si possono acquisire attraverso la pratica dello Yoga, considerando che la posta in gioco non è il potere, ma, esattamente l'opposto, la conquista dell'indifferenza nei suoi confronti.

L'ultimo capitolo descrive la natura della liberazione e l'accesso agli stati più elevati dell'esistenza e si conclude con:

-La completa liberazione avviene quando lo yogi ha superato il bisogno di definire gli obbiettivi e ha trasceso le qualità della natura. Allora, la consapevolezza si esprime in tutta la sua purezza.-

L'aforisma fa capire che per seguire le regole Yoga bisogna accedere alla conoscenza della cultura orientale, in particolare alla spiritualità indiana attraverso lo studio dei diversi fenomeni religiosi, in particolare l'induismo con gli aspetti inerenti reincarnazione, karma, sansara, etc. Questo permetterà la ‘comprensione' dei sutra e l'adeguamento ad una cultura completamente diversa dalla nostra. Questo consentirà il distacco dai ‘valori' costituiti dai cosiddetti ‘status symbol' e l'acquisizione di atteggiamenti più adeguati a raggiungere la conoscenza di noi stessi e ad avvicinarsi all'Assoluto. Quindi lo Yoga-Sutra può costituire una vera e propria guida spirituale nel momento in cui non si ci riconosce nei valori della società consumistica, nella quale si tende a guardare solo agli altri ( dal punto di vista materiale ) anziché alla propria elevazione spirituale.

Uno dei più grandi studiosi di Yoga e dei più validi docenti e scrittori di Storia delle Religioni, Mircea Eliade afferma che: secondo Patanjali la tecnica yoga implica parecchie categorie di pratiche fisiologiche e di esercizi spirituali (chiamati anga ‘membra') che bisogna imparare se si vuole ottenere l'ekagrata (la concentrazione su un solo punto -NdR) e, al limite, l'estasi, samadhi. Queste ‘membra' dello Yoga possono essere considerate sia come un gruppo di tecniche, sia come tappe dell'itinerario ascetico spirituale il cui termine ultimo è l'abbandono totale al divino. Esse sono:

1° le restrizioni (yama) ovvero:

-Non causare dolore ad alcuna creatura, mai, con alcun mezzo.
-Non mentire.
-Non rubare.
-Contieniti sessualmente.
-Non essere avaro.

2° le discipline (niyama) ovvero:

-Nettezza fisica interna ed esterna e dello spirito.
-Atteggiamento sereno e quindi assenza del desiderio di aumentare le necessità dell'esistenza.
-Ascesi, che consiste nel sopportare i contrari come, ad esempio il desiderio di mangiare e del bere, il caldo e il freddo;il desiderio di stare in piedi e quello di stare seduti, etc.
-Ricerca del sé e della liberazione.
-Abbandono a Dio.

3° gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (asana)

4° il  controllo ritmico della respirazione (pranayama)

5° l'emancipazione dell'attività sensoriale dall'influsso degli oggetti esterni( pratyahara )

6° la concentrazione (dharana)

7° la meditazione yoga (dhyana)

8° l'estasi (samadhi)

Lo Yoga, per alcuni aspetti, è stato avvicinato alla psicanalisi del mondo occidentale e non a caso perché è nel nostro intimo è all'interno di noi stessi che bisogna fare opera di esplorazione e di ricerca della nostra anima. Forse lo Yoga, ci si consenta, è più completo perchè fa proprio il principio di: -Mens sana in corpore sano-. Le cosiddette ‘asana' e gli esercizi respiratori (pranayama) rappresentano un beneficio notevole per la mente e per il corpo e preparano la fase successiva quella della concentrazione, della meditazione che potrebbe consentirci di toccare il nostro Io e di avvicinarci all'Assoluto.

Si cita Mircea Elide: - A differenza della psicanalisi, lo Yoga ritiene che il subcosciente possa essere dominato dall'ascesi e addirittura conquistato, mediante la tecnica di unificazione degli stati di coscienza. L'esperienza psicologica e parapsicologica dell'Oriente in generale e dello Yoga in particolare è incontestabilmente più vasta e più organizzata dell'esperienza in base alla quale sono state costruite le teorie occidentali sulla struttura della psiche; è dunque probabile che anche su questo punto lo Yoga abbia ragione e che il subcosciente, per quanto paradossale possa sembrare, possa essere conosciuto, padroneggiato e conquistato-.

Si tenga presente che personalmente ho combattuto crisi d'ansia leggere, ma ricorrenti senza ricorrere a guru o yogi assumendo soltanto alcune asana (posture) e ricorrendo al pranayama ( tecniche respiratorie). Fra l'altro queste semplici tecniche, effettuate in tarda serata, procurano un rilassamento psico-fisico che permette di combattere anche l'insonnia, perché quest'ultima è in genere associata all'ansia.

Ovviamente per diventare un vero yogi è necessario un maestro (guru), ma questo è qualcosa che può essere fatta in una fase successiva dopo essersi confrontati con sé stessi, e dopo aver recepito le prime sensazioni di benessere psico-fisico tramite le asana ed il pranayama.

Il fatto che lo Yoga attribuisca una importanza notevolissima alla conoscenza ed alla cultura inducono Mircea Eliade a riportare che :

-La miseria della vita umana non e' dovuta a una punizione divina ne' ad un peccato originale, ma esclusivamente all'ignoranza- .

Ed infatti Patanjali nel capitolo 2° , aforisma 5° ( II,5) del suo Yoga-Sutra sentenzia:

L'ignoranza consiste nel confondere ciò che è permanente con ciò che è transitorio; ciò che è puro con ciò che è impuro; la gioia con il dolore e il sé con l'altro da sé.

Per cui non ci rimane che passare alla lettura degli articoli successivi e, nel caso si vogliano approfondire le tecniche richiamate, dedicarci allo studio dei testi citati nella bibliografia.

Antonio ALBINO

 
DIZIONARIO DI SANSCRITO CON TUTTE LE PAROLE PER DIVENTARE UNO YOGI PDF Stampa
Yoga - Dizionario di Sanscrito





A

ACARYA: maestro spirituale autenticamente qualificato.
AHIMSA: non violenza
AMRITA: letteralmente "immortale" o "non morto" ed era il premio più ambito da demoni e dèi.
ANANDA: letteralmente  “felicità” e più propriamente: stato di beatitudine.
ANGA: membra (dello Yoga)
ANNAMAYAKOSHA: corpo-fatto-di-cibo ossia il corpo materiale, cioè il corpo cellulare, ovvero la stratificazione visibile e materiale del nostro essere.
ASHRAM: indica, nella tradizione indiana sia un luogo di meditazione e romitaggio che uno dei quattro stadi della vita.
ASANA: gli atteggiamenti e le posizioni del corpo.
ASURA: 1) Chiunque non applichi gli insegnamenti delle Scritture e abbia come unico scopo quello di godere sempre più dei piaceri di questo mondo. 2)  Mostro malvagio.
ATMAN: nome del principio eterno che anima l'individuo. L'essenza, il principio vitale.
AVATAR: indica l'incarnazione fisica di esseri celesti o trascendenti.
AVIDYA: ignoranza.
AYAMA: controllo.
AYURVEDA: è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dal IV millennio a.C., diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale. Ayurveda è una parola composta da ayu: vita e veda: conoscenza, traducibile quindi come scienza della vita.


B

BANDHA: è un termine specifico dello Yoga che significa "legame", "unire insieme", od anche "afferrare", "prendere". Esprime l'azione del fissaggio posturale eseguito contemporaneamente sia a livello fisiologico sia a livello delle energie interiori localizzate nei chakra, i centri vitali secondo lo Yoga.
BHAGAVAD GITA: 'inno del Signore'. Il testo sacro più diffuso nell'Induismo.
BRAHMAN: l'Assoluto, l'Universale.

D

DEVA: è un termine che come aggettivo indica ciò che è divino o celeste, mentre come sostantivo maschile indica la divinità o un dio. Raramente  può indicare un demonio malvagio.
DEVI: Dea.
DHAMMAPADA: (pali, in sanscrito Dharmapada o anche Udanavarga), a volte tradotto come 'Parola del Dharma', è il testo sacro Buddhista più diffuso, dove con Dharma si intende la legge, sia fisica che morale, che sostiene l'universo.
DHARANA: Sesta delle otto tappe dello Yoga, che consiste nella concentrazione profonda.
DHARMA: può essere tradotto come "Giustizia", "Dovere", "Legge", "Legge cosmica", "Legge Naturale", oppure "ciò che mantiene il mondo in coesione" o come equivalente del termine occidentale "Religione".
DOSHA: nella Medicina Ayurveda rappresenta le energie vitali che compongono le tre diverse costituzioni ovvero Vata, Kapha e Pitta.
DYHANA: settima delle otto tappe dello Yoga, che consiste nella 'meditazione profonda' o 'contemplazione'.



E


EKAGRATA:
concentrazione in un solo punto che ha come risultato immediato la censura pronta e lucida di tutte le distrazioni e di tutti gli automatismi mentali che dominano e, in realtà, fanno la coscienza profana.



G


GAYATRI
: è la forma femminile di gayatra, che  indica una canzone o un inno.
GANESHA: presso la religione induista è una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate; figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo.
GUNA: nel sistema filosofico Samkhya si intendono le tre qualità costituive della Natura materiale, detta anche Creazione o Prakriti. Le  tre qualità sono conosciute come tamas (ignoranza), rajas (passione) e  sattva (saggezza, equilibrio). Sattva è la materia originale, il primo gradino della manifestazione, la luce che costituisce il substrato dell'esistenza; infatti nei testi sacri indiani, Dio crea la luce attraverso la parola. Questa luce primordiale è estremamente vicina all'Assoluto, e ciò le conferisce il potere di generare altra materia, Rajas, che inevitabilmente subirà un deterioramento rispetto alla materia originale;  Rajas a propria volta, attraverso un ulteriore degenerazione, darà origine a Tamas.
GURU: maestro, precettore spirituale
GURU PURNIMA: è una festa spirituale che viene celebrata nel mese di Ashada (giugno-luglio) dai discepoli che seguono un cammino spirituale sotto la guida di un maestro.



H

HARI: il termine rappresenta un altro nome per Visnu e Krsna,
HATHA: Letteralmente ‘sole (ha)’ e ‘luna (tha)’. Lo Hata-Yoga è una forma di Yoga relativa soprattutto all'armonia e al benessere fisico




J

JAPA: recitazione individuale dei santi nomi di Dio.
JIVA: altro nome per Jivatma (anima individuale).
JNANA: altro nome di Jnani (spiritualista di terzo ordine, adepto dello Jana-Yoga).


K

KAMA: rappresenta il Dio del piacere sessuale nella religione e mitologia induista.
KAPHA: nella Medicina Ayurveda rappresenta il principio della coesione e della struttura
KARMA: letteralmente 'azione' che può essere virtuosa o meno determinando una conseguenza che lega ancor più il suo autore all’esistenza condizionata e al ciclo di nascite e di morti.
KIRTAN: è una pratica spirituale e fa parte di un sistema di Yoga chiamato Mantra Yoga. Letteralmente Kirtan significa « la ripetizione continua di un Mantra ».
KRIYA: atto.
KUMBHA MELA: è l’istaurazione temporanea di una città celeste, la costruzione di un sogno collettivo, la manifestazione della fantastica esistenza sulla terra degli uomini vincolati a Dio.

M

MALA: è un rosario indiano con un numero preciso di semi.
MAHATMA: ‘grande anima’.
MANDALA: letteralmente: «essenza» «possedere» o «contenere» ; tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», è un termine simbolico associato alla cultura Veda ed in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda.
MANDIR: tempio dell’Induismo.
MANOMAYAKOSHA: le aree conosciute della mente.
MANTRA: deriva dalla combinazione delle due parole manas (mente) e trayati (liberare). Il mantra si può quindi considerare come un suono in grado di liberare la mente dai pensieri.
MAYA: si intendono diversi concetti propri della religione e della cultura induista. Spesso il termine è associato semplicisticamente all'espressione Velo di Maya, coniata da  Schopenhauer. Si tratta di un «velo» metafisico illusorio che, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha, la liberazione spirituale, tenendoli così imprigionati nel  samsara, il continuo ciclo delle morti e delle rinascite.
MUDRA: letteralmente "sigillo", è un gesto simbolico che in varie religioni viene usato per ottenere benefici sul piano fisico, energetico e/o spirituale. I mudra sono utilizzati nella pratica Yoga come completamento di alcune asana (posizioni) durante le fasi meditative.
MUKTI: il termine si riferisce, in generale, alla liberazione dai condizionamenti della vita incarnata e dal ciclo di nascite e morti (Sansara), dovuta al conseguimento della realizzazione spirituale.

N

NADI
:  tubo, canale o vena. Tali canali sarebbero le vie attraverso le quali passa il prana, inteso come energia vitale o soffio, per alimentare tutte le parti del corpo.
NARAYANA: Nell'Induismo e nelle tradizioni religiose da esso derivate (come ad esempio l'Ayyavalismo), Narayana (in sanscrito  "colui che risiede sull'acqua") è una delle forme di Visnu. Dotato di quattro braccia, e con i tradizionali oggetti (la conchiglia, la mazza, il fiore di loto e il disco).
NAMASTE: Namasté, namaste, namasteé o namaskar è un saluto originario della zona di India e Nepal e viene usato comunemente in molte regioni dell'Asia. Può essere utilizzato sia quando ci si incontra che quando ci si lascia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l'alto, e tenendole all'altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra.
NIRVANA: letteralmente 'spegnimento' costituisce la fine del doloroso ciclo della reincarnazione (samsara).
NIRVIKALPA: ‘senza alternative’
NIYAMA: si intendono le discipline dello Yoga. Si traduce come “sforzo e rilassamento” oppure “tensione e calma”. Esso comprende l’assimilazione delle regole etiche e psicoigieniche essenziali nella vita dello Yogi.

P

PARVATI: Parvata è una delle parole sanscrite per "montagna"; "Parvati" si può tradurre quindi come "Figlia della montagna" e si riferisce alla sua nascita da Himavan, per l'appunto il Signore/Sovrano delle Montagne.
PITTA: nella Medicina Ayurveda rappresenta il principio della digestione e del metabolismo.
PRAKRITI o PRAKRTI: 1)secondo la Bhagavad Gita, è l'intelligenza della natura originaria attraverso cui l'universo esiste e si esplica. Normalmente si rende con "natura", è attività pura ma inconsapevole: il principio che da immanifesto dà origine, per evoluzione/trasformazione, a tutto ciò che è manifesto, intendendo con ciò sia la realtà materiale che quella mentale.
2) è la materia di base di cui l'Universo è costituito. Si compone di tre gunas o modi, conosciuti come tamas (ignoranza), rajas (passione) e  sattva (qualità).
PRANA: respiro, vita, energia.
PRANAYAMA: si intende il controllo ritmico del respiro e consta del termine 'prana' (appunto 'respiro') e di 'ayama' che significa 'controllo'.
PRATYHARA: significa “allontanare le indrie dagli oggetti del mondo materiale”. La pratyahara è il grado sul quale l’adepto impara a comandare i suoi “tentacoli” della coscienza che in sanscrito si chiamano “indrie”.
PUJA: presso la religione induista, Puja (dal sanscrito reverenza) è un termine che genericamente indica un atto di adorazione verso una particolare forma della Divinità, che può esprimersi in un'offerta, un culto, una cerimonia o un rito.

R

RAGA: il termine indica, nella musica classica indiana, particolari strutture musicali che seguono, nell'esecuzione, precise regole relativamente alle frasi melodiche consentite o vietate, e sono basati su un certo numero di scale musicali di base.
RAMA: presso la religione induista, Rama (ca. 7000 a.C.) è il settimo avatar di Visnu, manifestatosi nel regale principe per risollevare le sorti della morale degli uomini, ormai soggiogati da Ravana.
RISHI: nella religione induista è un saggio e/o un profeta che "percepisce" dall'essere supremo Brahman gli inni dei Veda, mentre si trova in meditazione profonda.
RATAS: vedi GUNA
RAVANA: Nella mitologia induista fu re demoniaco di Lanka, ed il principale avversario di Rama, come narrato nel poema epico Ramayana.

S

SADHU: gli induisti considerano che l'obiettivo della vita sia la moksha, la liberazione dall'illusione (mâyâ), la fine del ciclo delle reincarnazioni e la dissoluzione nel divino, la fusione con la coscienza cosmica. Tale obiettivo è raggiunto raramente nel corso della vita presente.
Il sadhu (dal sanscrito, «uomo di bene, sant'uomo») sceglie, per accelerare questo processo e realizzarlo in questa vita, di vivere una vita di santità. I sâdhu sono presenti in India da migliaia di anni, forse dalla preistoria in cui il loro ruolo sarebbe stato simile a quello dello sciamano.
SAMADHI: ultima delle otto tappe dello Yoga, che consiste nella concentrazione suprema.
SAMSARA: indica, nelle religioni orientali la dottrina inerente al ciclo di vita, morte e rinascita..
SANNYASIN: il Sannyasa, ( dal sanscrito, "rinuncia", "abbandono") è uno dei quattro ashram dell'induismo. Nella tradizione induista, è il culmine e lo stadio finale della vita, in cui occorre rinunciare ai beni materiali e dedicarsi interamente al proprio cammino spirituale. Chi è entrato nello stadio del sannyasa è definito sannyasi o sannyasin, ed indossa tradizionalmente abitii color zafferano.
SAT-CHIT-ANANDA: significano Sat=la pura verità, Chit= la pura consapevolezza, Ananda=lo stato di completa beatitudine.Vengono pronunciate anche come una sola parola e rappresentano la coesistenza vera del Tutto Uno.
SATTVA: vedi GUNA
SATYA: verità, da sat "ciò che è"[
SHAKTI: il termine (in sanscrito  «energia», «potenza») indica, nella religione induista l'energia vitale che scaturisce da Siva e trasforma l'energia potenziale in atto creativo e quindi in materia. Presso le correnti induiste dello Yoga, viene anche detta Prana. La sua essenza risiederebbe all'interno dell'ombelico femminile.
SHANTI: Presso la religione induista, la parola sanscrita indica uno stato di assoluta pace interiore e di serena imperturbabilità, caratterizzato dall'assenza delle frenetiche onde-pensiero (vritti) generate dalla mente; l'individuo che ha raggiunto questa pace è estremamente equanime, equilibrato, centrato, moderato, e grazie a questa sua centratura riesce a vivere con perfetta concentrazione e serenità nel qui e ora.
SIVA: Siva, anche detto Shiva  è uno degli aspetti di Dio per la religione induista, nonché la terza Persona della Trimurti (detta anche, con un parallelismo piuttosto forzato, Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva), all'interno della quale è conosciuto sia come Distruttore che come Creatore.
SUTRA: aforismi (i sutra più famosi sono gli Yoga-Sutra ovvero gli Aforismi sullo Yoga di Patanjali)
SVADHYAYA: Svadhyaya è il quarto principio di niyama, la pratica per l’equilibrio interiore dello yoga, che permette la chiara comprensione di ogni elemento spirituale.
SWAMI: è un termine sanscrito appartenente anche alla lingua indiana moderna; letteralmente significa "maestro di sé stesso", è di genere maschile ed ha una connotazione mista di profondo rispetto e intimità, venerazione e amore al tempo stesso. È un appellativo solitamente rivolto ai guru, ai ricercatori illuminati, ai sacerdoti. Il Swami è solito indossare un telo attorno al collo di colore arancione, che sta a significare, secondo la tradizione indiana, il fuoco che ha bruciato tutto ciò che è appartenuto alla vecchia vita, e che in qualche modo, lascia spazio al vero IO.

T

TAMAS: vedi GUNA
TANTRA: "trama", ma anche "dottrina" o "rituale". Tantrismo indica, nella storiografia occidentale, una controversa categoria che vorrebbe raccogliere un genere di insegnamenti spirituali e tradizioni esoteriche originatosi nelle religioni induiste.
TEJAS: "fuoco".

U

UPANISHAD: un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.

V

VATA: nella Medicina Ayurveda rappresenta il principio del movimento e dell'attivazione.
VEDA:
antichissima raccolta in sanscrito di testi sacri dei popoli arii che invasero intorno al XX secolo a.C. l'India settentrionale, opere di primaria importanza presso quel differenziato insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il nome di Induismo.
VEDANTA: con tale termine si indica la parte finale della letteratura vedica tradizionalmente considerata rivelata dall'Assoluto e non composta dagli uomini.
VISHNU: presso la religione induista è uno degli aspetti di Dio, nonché la seconda Persona della Trimurti (chiamata anche Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva, all'interno della quale è conosciuto come il Conservatore. Viene più comunemente identificato con le sue incarnazioni, gli avatar, in particolar modo con Krishna e Rama.
VRITTI: è un termine che nell'Induismo (in particolare nelle correnti dello Yoga) definisce le onde di pensieri che la mente genera in modo incessante ed inconsapevole, e che ne impediscono il vero utilizzo, cioè come mezzo per realizzare l'anima. Sono ciò che costituisce la frenetica attività della mente, ed essendo la conseguenza di un uso improprio di questo strumento, invece di liberare, per la legge di causa-effetto le vritti agiscono karmicamente legando ancora di più l'anima al mondo manifesto.


Y

YAMA: 1) presso la religione induista, Yama è il Deva della morte, "colui che irrimediabilmente trattiene con sé", padrone del regno infero; la deità preposta al controllo e al trapasso delle anime da un mondo all'altro. 
YANTRA: è un termine  che indica vari tipi di rappresentazioni geometriche dalla forma semplice o più complessa e diagrammi simbolici, utilizzati come supporto nella concentrazione o per favorire l'assorbimento meditativo (samadhi).
YOGA: deriva dalla radice: yug, che vuol dire: congiungere, unire.

 
BADDHA KONASANA: Il respiro delle onde per calmare l'oceano interiore PDF Stampa
Yoga - Asana
In sanscrito “baddha”significa preso, trattenuto e “kona”significa angolo. È necessario che il corpo sia immobile per entrare in uno stato di interiorizzazione, che prepara alla meditazione. Ecco che con questo asana  possiamo provare il mistero divino che ci fa essere allo stesso tempo l’onda che pazientemente ritorna sulla riva e il mare, in cui tutte le onde si fondono. È il moto dell’anima, che  sospinto dal quieto vento del respiro può contemplare il tramonto, la chiara luce che nasce dal Sé.. Concedetevi in questo incessante  palcoscenico di illusioni, un momento di verità, un contatto con la vostra interiorità, lasciando cadere sul mondo, uno scuro lenzuolo, come è solita fare la Notte, perché la stella polare, il vostro occhio spirituale possa spalancarsi e guidarvi fino al trono della Pace.
Accendi il Lume del cuore, che ti fa essere desto e ti fa attraversare il cosmico mare fino alle sacre sfonde del Cielo!!
PRATICA
Seduti a terra, massaggiamo gli arti inferiori e quelli superiori, successivamente  si portano i talloni vicino al perineo, lasciando scendere le ginocchia verso il pavimento.  Le mani sono sulle caviglie,(o sulle punte dei piedi, se pratichiamo con facilità)  aiutandoci con i gomiti,  divarichiamo le gambe fino a toccare a terra, secondo il modo di sedersi dei ciabattini indiani. Attraverso una lenta espirazione la colonna vertebrale si estende in avanti,(senza incurvare la schiena!) scendendo a terra, e con una lenta inspirazione si conduce il corpo nella posizione base.



Fase 1                                              Fase 2


Questa apertura e chiusura corporea ricorda il movimento delle onde che toccano la superficie della spiaggia e poi si ritraggono in un flusso continuo e perenne come l’atto respiratorio. Il movimento si compie con gli occhi chiusi, facilitando la concentrazione sul mondo interno. Il respiro è sonoro, una rievocazione del mormorio marino. Mediante questa forma di respirazione, coordinata con la dinamica del corpo, la mente si calma, ritrovando nel proprio personale ritmo respiratorio, l’equilibrio e l’armonia primaria. Simbolicamente è come tornare nell’utero della madre cosmica, nelle placide acque della placenta, alla vita prenatale alla non gravità, per rinascere nella Consapevolezza!

BENEFICI
Migliora la circolazione sanguigna organi genitali e vescica
Rivitalizza zona addominale
Aiuta a regolare il periodo mestruale
La fase 1 può essere praticata anche in gravidanza
Rinforza i muscoli della schiena
Allevia la stanchezza

CONTROINDICAZIONI
Ernia  inguinale e testicolare
Varici
Difficoltà articolazione dell'inguine





“Ogni sforzo di meditare è la negazione stessa della meditazione.
La meditazione è la fine del pensiero. Solo allora si ha una dimensione
diversa al di là del tempo”
(J. Krishnamurti)

BARBARA AMELIO
 
Yoga e Ayurveda, scopri le asana per ogni costituzione PDF Stampa
Yoga - Live

Chi pratica yoga o si cura con le cosiddette medicine non convenzionali, si sarà forse imbattuto nel sistema olistico di cura, tradizionale indiano, chiamato Ayurveda. È una forma di sapere antichissima (5000 anni!);  la mitologia fa risalire la sua nascita a Brahma, creatore dell'universo.  Il suo nome è un termine sanscrito, formato da ayus “ vita” e veda “conoscenza”. Proprio come ayus, la vita è fatta di corpo, organi, sensi, mente e anima, così la scienza della vita si occupa  di tutti gli aspetti del benessere fisico, psichico e spirituale. Nell’Ayurveda l’intero viaggio della vita è considerato sacro e va  preservato da ogni squilibrio e disarmonia Secondo il modello ayurvedico la salute non è semplicemente assenza di malattia, ma uno stato di continuo benessere fisico, mentale e spirituale. Dunque viene perseguito non solo il sano funzionamento dell’organismo, ma anche la costruzione di un rapporto felice con tutte le creature e con Dio. Ciò che la scienza della vita si propone è la conservazione nell’uomo sano, dello stato di salute e il sostegno nel raggiungimento dei quattro principali obiettivi della vita: Dharma(rispetto delle leggi cosmiche e corretto agire), l’Artha(la prosperità ), il Kama (appagamento dei desideri terreni), la Mokha(la liberazione dal ciclo di rinascite). È attualmente annoverata dall'Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine non convenzionali la cui erogazione è consentita da parte di medici qualificati. È un sistema che si basa sul trattamento del soggetto nella sua totalità, con una concezione psicosomatica della malattia. Si occupa primariamente della dieta, sostiene infatti che chi segue un alimentazione corretta non ha bisogno di medicine. Inoltre essa si caratterizza per un atteggiamento di grande apertura nei confronti delle altre medicine e ha a cuore il benessere dell’umanità.

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Gli atteggiamenti e le posizioni del corpo (le asana) PDF Stampa
Yoga - Basi

 

L'asana, definita da Patanjali nello Yoga Sutra (II, 46) come fermezza del corpo, saldezza intellettiva e buona disposizione di spirito, consiste in una posizione fisica statica accompagnata dal minimo sforzo necessario per assumerla e mantenerla. L'asana è da definire perfetta quando lo sforzo scompare completamente per permettere la concentrazione assoluta; questo in maniera che la coscienza non sia più ' turbata' dalla presenza del corpo, perchè si realizza in questo modo la liberazione dall'attività sensoriale. Ciò  rifiutando di lasciarsi ' trasportare' dal flusso degli stati di coscienza.
La liberazione  dalle influenze esterne può essere prodotta soltanto se si evita di respirare  in maniera scoordinata perchè questo ' disturberebbe ' la concentrazione. Durante la postura si pratica quindi il Pranayama, cioè la corretta tecnica del respirare.
In effetti  le asana sono rappresentate dalle posizioni ( più di 900 secondo l'Istituto di Cultura Yoga dell'India) che si assumono anche  per stimolare la tonicità dei muscoli e delle articolazioni. Consistono in pratica  in una ginnastica passiva che permette di assumere posizioni ‘stabili e gradevoli' senza sollecitare  eccessivamente' la  struttura fisica. Sarà soltanto la ripetizione assidua (almeno una volta al giorno) magari di posizioni inizialmente non perfette a permettere di assumerle successivamente con la dovuta correttezza.

Si tenga presente che per iniziare bastano anche una decina di minuti per assumere e mantenere, per tempi che non procurino eccessiva stanchezza, le asana che verranno richiamate nel capitolo dedicato. La filosofia indiana afferma che solo prendendoci cura del nostro corpo possiamo elevarci anche spiritualmente perché il nostro corpo rappresenta il mezzo attraverso il quale il nostro spirito può manifestarsi e quindi agire. I nostri grandi progenitori hanno affermato lo stesso concetto nel detto: mens sana in corpore sano . Quando il fisico è debole e malato la mente non è 'troppo' lucida. E le asana ci danno la possibilità di acquisire e mantenere una buona forma psico-fisica in un tempo limitato ( superata la fase di iniziazione, qualche decina di minuti al giorno) in un piccolo spazio e senza attrezzi di alcun genere. Come afferma Mircea ELIADE è poi da considerare notevole il fatto - che l'asana mentre dà al corpo una rigida stabilità, nello stesso tempo riduce lo sforzo fisico al minimo. Si evita in tal guisa la sensazione irritante della fatica, il senso di stanchezza di certe parti del corpo, i processi fisiologici si regolano e l'attenzione può applicarsi soltanto alla parte fluida della coscienza-.
D'altro canto Patanjali nello Yoga Sutra ( II, 47 ) afferma:
- La positura è perfetta quando cessa lo sforzo per realizzarla e si raggiunge l'essere infinito che è in noi -.

Si tenga presente che le asana vanno assunte con le seguenti modalità:

- Posizionati su una coperta e/o un lenzuolo disposti sul pavimento.

- All'inizio o dopo un periodo di inattività vanno fatti pochi ‘esercizi' ed in tempi piuttosto limitati.

- Il tutto deve essere caratterizzato dalla calma, dalla lentezza, e poi dall' immobilità.

- E' necessario concentrarsi particolarmente sulla respirazione (vedi articolo relativo).

-E' bene ricordare che lo Yoga bandisce non solo tutte le forme di violenza al proprio fisico ma anche lo sforzo prolungato.


Antonio ALBINO

 
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