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Salute: dimostrata scientificamente l'efficacia dello Yoga PDF Stampa
Yoga - Live
Martedì 08 Luglio 2008 18:09

(ANSA) - MILANO- Per la prima volta e' stata scientificamente dimostrata l' efficacia dello Yoga sullo stato di benessere del corpo che, grazie a questa antichissima disciplina psicofisica orientale, diviene simile a quello di un atleta. Lo rivela in esclusiva il mensile scientifico Newton, diretto da Giorgio Rivieccio, nel numero di luglio. Newton cita in anteprima i primi risultati di una ricerca compiuta dalla facolta' di Scienze Motorie dell' Universita' degli Studi di Milano, che ha sottoposto a esami clinici un gruppo di insegnanti Yoga che praticano questa disciplina da almeno quattro anni. ''I primi risultati - ha dichiarato il direttore della ricerca, Arsenio Veicsteinas, ordinario di Fisiologia alla Statale di Milano - dicono che rispetto a quanti fanno una vita sedentaria, nelle persone che praticano Yoga il grasso corporeo e' ridotto del 40 per cento; la massa muscolare e' aumentata del 30-40 per cento; le ossa sono piu' dense; la pressione sanguigna e' piu' bassa''. In particolare, sottolinea il servizio di Newton, lo Yoga provoca nell' organismo i benefici di due tipi di sport completamenti diversi: quelli aerobici, cioe' che richiedono resistenza (come il ciclismo, la maratona, ecc.) e quelli anaerobici che richiedono invece sforzi brevi e intensi, come il sollevamento pesi. L' aspetto solo apparentemente paradossale di questi risultati riguarda il fatto che lo Yoga e' una disciplina che fa stare a lungo immobili. ''In realta' - dicono i ricercatori di Milano - lo Yoga insegna ad allenare il corpo e la mente rimanendo immobili, attraverso continue microcorrezioni di tutti i muscoli, anche di quelli che normalmente si crede di non adoperare. Il controllo sul corpo, attraverso le posizioni e il respiro e' cosi' forte che l' essere rilassati diventa una conseguenza automatica''. (ANSA).
 
Yoga e psicoterapia PDF Stampa
Yoga - Live
Martedì 15 Luglio 2008 17:56

Lo yoga è un sistema fondato essenzialmente su una filosofia dell'evoluzione.

Dall'infima forma di vita vegetale all'intelligenza umana più altamente sviluppata si dispiega una scala nella quale trova posto la maggior parte delle nostre familiari condizioni di crescita e di sviluppo, biologico e psichico.
Dal punto di vista yoga, si tratta di un processo senza soluzione di continuità. L'evoluzione delle potenzialità fisiche e mentali – come di quelle proprie della coscienza superiore – non viene considerata come fatto distinto e indipendente, bensì come parte integrante di un medesimo processo unitario.

Come abbiamo visto, questo processo, in forma estremamente sommaria, può essere riassunto nei termini di osservazione, controllo e sintesi. La crescita si fonda sempre sul raggiungimento di un certo grado di disimpegno dagli attaccamenti, tale da consentire all'individuo di vedere, di sé e del proprio mondo, cose per le quali in precedenza si dimostrava cieco. Questa è espansione della consapevolezza. Man mano che cresce la consapevolezza, la persona inevitabilmente scopre, nell'ambito della nuova definizione di se stesso, nuove capacità di controllo, riuscendo ad esercitare il proprio potere su eventi che prima non riusciva a vedere o dai quali era addirittura dominata. L'aumentata capacità di osservazione porta ad una aumentata capacità di controllo. Abbiamo visto che questo principio vale per le esperienze relative al corpo, per quelle relative alla mente, così come per quelle ad altri livelli.

Gli elementi della personalità operanti al di fuori della coscienza, una volta ridotti sotto il suo controllo, arrivano gradualmente ad essere più coordinati. Quando, cioè, sono governati dall'alto di una coscienza stabile e unitaria essi perdono la loro tendenza a lavorare in contrasto l'uno con l'altro. Ciò che prima dava luogo a conflitto, viene composto in un insieme armonico. La capacità di controllo si risolve in un nuovo livello di sintesi. Quando, ad esempio, desideri e impulsi un tempo rimossi vengono coscientemente riconosciuti, non solo possono essere assoggettati ad un maggior controllo, ma si vanno ad integrare nel complesso della personalità, per cui non vi sarà più energia dissipata in conflitti interiori. Questo processo di accresciuta capacità di osservazione comportante l'incremento del controllo e della sintesi, caratterizza ogni passo durante il lungo itinerario dell'evoluzione. Ad ogni ripetizione esso conduce la persona ad un livello di consapevolezza ed a un modo di collocarsi nel mondo affatto nuovi e al di là di quanto essa avrebbe in precedenza potuto immaginare.

Il processo della crescita tende, in definitiva, verso stati superiori di coscienza che hanno costituito il soggetto di autorevolissime ma, al tempo stesso, largamente incomprese opere letterarie, filosofiche e perfino religiose. I livelli superiori di coscienza sono i più ardui da comprendere in quanto lontanissimi dalla ordinaria consapevolezza. Essi, tuttavia, non appartengono ‘ ad un altro mondo ‘né sono al di là della portata dell'uomo comune. Al contrario, vanno considerati semplicemente frutto di un normale processo di crescita nel quale ciascuno di noi è impegnata almeno in qualche misura.

La psicologia moderna ha trattato le alterazioni di tali stati di coscienza soltanto in modo confuso e non selettivo. C'è sempre stata tendenza a riunire le numerose manifestazioni della coscienza che differiscono dalla ‘ ordinaria coscienza civile ‘ . Allucinazioni, stati di estasi e stati di illuminazione si trovano spesso raggruppati come ‘ stati alterati di coscienza ‘ e trattati quasi fossero tutti più o meno la stessa cosa, dal momento che sono tutti diversi dall'ordinaria coscienza al livello dell'ego. La psicologia orientale, per contro, vanta una lunga tradizione di ricerca e di differenziazione dei vari stati di coscienza alterata. La psicologia yoga è uno dei sistemi nati dalle tecniche di meditazione e offre una complessa e raffinata teoria delle diverse modalità di conoscenza che possono essere sperimentate. E' questo uno dei grandi pregi di tale sistema. Esso può fornire un orientamento ed una guida verso campi d'indagine ai quali la psicologia moderna soltanto ora comincia ad accostarsi. Le tradizionali concezioni della psicologia yoga offrono quanto meno una serie di ipotesi sommamente utili ai nostri primi tentativi di affrontare scientificamente il problema degli stati alterati di coscienza.

Peraltro, le implicazioni della psicologia yoga sono ben più profonde. L'approccio meditativo orientale fornisce una chiave per affrontare lo studio delle alterazioni degli stati della coscienza in modo più credibile di quanto non sia stato fatto fino ad oggi. La tecnica della meditazione può liberarci dai vincoli che hanno ostacolato la nostra capacità di ampliare la conoscenza della psiche. Essa ci mette a disposizione un diverso orientamento per lo studio scientifico della conoscenza; ci permette di constatare che gli stati superiori di coscienza, cioè a dire il mondo interiore, possono essere studiati in modo genuinamente scientifico.

Il termine scienza è di non facile definizione. Tuttavia, la sua caratteristica più decisamente fondamentale è di implicare lo studio di qualcosa di esterno all'osservatore. Le tecniche di meditazione offrono un approccio che consente all'osservatore di situarsi ‘ all'esterno ‘ dei propri stati interiori. Questo apparente paradosso si chiarisce nel contesto di quella che è stata la nostra trattazione dei livelli di coscienza. Una volta che sia accettato, almeno in via di ipotesi di lavoro, che esistono distinti ed individuabili livelli di coscienza, avremo saldamente in mano un potente strumento di immagine, dato che diverrà del tutto evidente come ogni livello offra un privilegiato punto di osservazione del livello ad esso sottostante. In ogni livello ci si può considerare ‘ esterni ‘ rispetto a quello più basso, che potrà quindi essere osservato e studiato. In questo senso, ci si trasforma in uomini di scienza il cui campo di indagine è costituito dal mondo interiore: fintanto che si manterrà accurato, attento e meticoloso quanto quello che si può condurre in un laboratorio, questo studio meriterà la qualifica di ‘ scienza ‘.

Le tecniche di meditazione, se correttamente attuate, forniscono all'individuo un ‘ laboratorio interiore ‘ .

Il termine yoga deriva dalla radice sanscrita yoj che significa ‘ aggiogare ‘. Ciò vuol significare che i livelli di coscienza inferiori, vale a dire i lati meno evoluti della personalità, vanno aggiogati al più alto dei centri della coscienza sì da essere da esso guidati, orientati e regolati. Essi divengono in tal modo strumenti nelle mani della coscienza superiore. Quando questo è l'indirizzo di base , i diversi metodi di addestramento e le diverse discipline potranno tutti essere impiegati, a condizione di essere idonei allo scopo che chi ne fa uso si prefigge.

Lo yoga offre alla psicologia moderna la possibilità d'integrazione. Le nostre tecniche per lo studio scientifico e sperimentale del comportamento, come pure i nostri metodi analitici e dinamici di affrontare la terapia non lasciano a desiderare quanto a raffinatezza e dettaglio. La loro varietà non è da biasimare e andrebbe considerata piuttosto una qualità che una debolezza. E' l'incapacità di integrare le diverse discipline che costituisce il nostro difetto. Sembra che non si riesca mai a coordinare il ricco assortimento di tecniche e di teorie di cui disponiamo, sicchè i nostri tentativi risultano sempre frammentati. E' la mancanza di un comune orientamento che ha ostacolato il progresso e ha trasformato la complementarietà in contrasto. La psicologia e la psicoterapia occidentali appaiono disperse e scoordinate. E' proprio a questo stadio dell'evoluzione del pensiero che l'immissione di freschi stimoli provenienti da una cultura totalmente diversa, da un altro sistema, cioè, di definire l'uomo e l'universo, potrebbe dimostrarsi di grande aiuto.

Quando i matematici dell'Occidente si videro ostacolati dalla scomodità di usare i numeri romani, l'influenza dell'introduzione dei cosiddetti ‘ arabi ‘ ( ancorché originari dell'India ) portò ad innovazioni decisive nel campo della matematica. L'intero sistema divenne più semplice, più razionale e più maneggevole. Sarebbe difficile immaginare la scienza del calcolo basata sui numeri romani. E senza un sistema matematico di altissima efficienza, oggi non ci sarebbero aerei in volo e razzi sulla luna.

Allo stato attuale di sviluppo della psicologia, le originali, eppur antichissime, percezioni della psicologia e della filosofia yoga sono in grado di offrire un chiaro e profondo elemento di conoscenza atto a stornare la nostra razionale e libera psicologia dalla propria limitatezza e ad aprirla ad un nuovo modo di considerare la natura umana e l'universo nel quale è incastonata.

Il brano è stati tratto dal testo Yoga e Psiciterapia di Rama, Ballentine, Ajaya

 
Uso della meditazione come terapia PDF Stampa
Yoga - Live
Martedì 15 Luglio 2008 17:52

L'essere umano è un nucleo e l'universo è l'espansione di questo nucleo. Per studiare la natura dell'universo, l'essere umano può studiare i propri stati interiori e i livelli più sottili del proprio essere. La mente è il principale strumento di conoscenza e si trova fra il corpo fisico e la pura coscienza: quando la mente è distratta o dispersiva, il potere della volontà scarseggia.
Cresce, invece, quando la mente viene diretta verso un unico obiettivo e resa più dinamica. In tutto ciò, la chiave è rappresentata dal problema dell'attenzione, dato che il potere della volontà, in sostanza, è una caratteristica della mente resa attenta ad un obiettivo. Tanto minore è la forza della volontà, tanto maggiori saranno i sensi di angoscia e di sofferenza. Per di più, quando la mente è distratta e senza energia, perfino il fisico più sano può ammalarsi.

Scopo della terapia basata sulla meditazione, branca altamente complessa e specializzata della scienza yoga, è quello di modificare gli schemi elementari delle abitudini mentali che costituiscono la struttura della personalità. Per poter, cioè, modificare personalità e carattere, dobbiamo prima vedercela con le nostre abitudini. La terapia in argomento attua ciò, facendo uso di tre importanti mezzi per riorganizzare la mente. Essa può utilizzare per la concentrazione sia oggetti udibili e visibili, ovvero può, in terzo luogo, modificare l'orientamento della mente facendo a meno di qualsiasi oggetto; in quest'ultimo caso, annullando i pensieri che la attraversano o l'identificazione con essi. Mediante quest'ultimo metodo, la mente viene guidata verso la fonte della conoscenza.

Esistono diversi esercizi preliminari che preparano l'allievo alla terapia mediante meditazione. Fra questi, la cura del respiro ed altri esercizi della concentrazione, come ad esempio quella dello sguardo ( trakata ). Quei disturbi psicosomatici, fisiologici e psicopatologici dei quali non è agevole il trattamento da parte dello psicoterapeuta possono essere invece essere trattati mediante una corretta applicazione della terapia di meditazione. Perché gli si possono prescrivere le tecniche di meditazione adatte al trattamento delle sue abitudini mentali, il paziente, previo esame delle sue capacità, va guidato in uno specifico programma di esercizi preparatori allo scopo di sviluppare la sua consapevolezza. Ciò può essere attuato soltanto da quei terapeuti che hanno praticato essi stessi la meditazione sistematicamente ed a lungo (allo stesso modo per cui le tecniche psicoanalitiche possono essere applicate solo a coloro che si siano già sottoposti ad analisi).

La terapia di meditazione che utilizza il suono come oggetto della concentrazione fornisce un contributo efficace per la soluzione di svariati problemi; in relazione al disturbo viene prescritta una specifica tecnica di concentrazione. Vi sono due tipi di suoni: quelli che hanno origine nell'ambiente esterno e un complesso di suoni puri provenienti dall'interno come risultato della sovrapposizione delle vibrazioni dei diversi canali di energia provenienti da ogni parte del corpo. Questi ultimi suoni vengono percepiti, talvolta, durante gli stati più profondi di meditazione e possono contribuire a guidare la mente verso superiori dimensioni della coscienza. Nei manuali di yoga sono denominati anahad nada (suono senza suono). Anche mistici cristiani ed ebrei hanno riferito che questi suoni conducono a più elevate visioni: Il libro dell'Apocalisse del Nuovo Testamento descrive appunto questa funzione del suono.

Il mondo occidentale si sta pian piano rendendo conto del fatto che la musica sortisce effetti notevoli e potenzialmente terapeutici sugli uomini, sugli animali e perfino sulle piante. La scienza esatta della terapia col suono non è tuttavia generalmente compresa nell'Occidente, dove deve ancora essere sistematizzata e resa affidabile mediante assidua sperimentazione. La terapia col nada (suono) è in stretta relazione con la scienza dei chakra. La musicoterapia nasce dalla scienza esatta dei suoni e dei chakra utilizzata secoli addietro dagli anziani di tutte le grandi religioni. Vi sono

Soltanto sette note chiave in tutte le diverse forme musicali nel mondo. Esse sono in rapporto con i livelli di coscienza associati ai sette chakra. Questi sette suoni chiave possono essere uditi all'interno allorché l'individuo schiude ‘ l'orecchio della mente '.

Molte malattie nascono nella mente e si estrinsecano poi nel corpo. Il suono, insieme con la visualizzazione delle forme (mandala), è stato usato per il trattamento di questi disturbi psicosomatici. Quando la mente può scorrere su questi due oggetti, suono e mandala , essi sembrano aiutare a sgombrare l'inconscio dal materiale rimosso che, sebbene sottile e nascosto, gioca spesso un ruolo determinante nel modellare la personalità. Di solito i disturbi caratteriali hanno radici profonde, collegati a forti impressioni o ricordi, repressi o rimossi, agenti nell'inconscio. Con l'aiuto della meditazione su un appropriato mandala chakra o suono, si può trasformare l'intera personalità.

Secondo la scienza dei chakra, specifici suoni e forme di visualizzazione sono in rapporto con i singoli chakra. Se questa scienza della terapia mediante suoni e visualizzazioni è correttamente interpretata, la si può utilizzare efficacemente nella maggior parte dei disturbi psichici o psicosomatici, come catalizzatore nel processo di integrazione fra mente e corpo. Per esempio, una persona soggetta a ricorrenti incubi notturni può essere curata insegnandole una approfondita meditazione sul plesso solare. La nostra esperienza lo conferma. Quando, come centro per la concentrazione, è prescritto il chakra del cuore insieme con l'ascolto di determinati suoni, si è scoperto che soggetti neurolabili e immaturi venivano poco a poco posti in grado di sviluppare il controllo dell'emozione. Per i soggetti altamente razionali ed emotivamente insensibili, viene utilizzata la concentrazione a livello dell' ajna chakra – lo spazio tra le due sopracciglia. La concentrazione su questo chakra, associato a suono e visualizzazione, contribuisce al raggiungimento dell'equilibrio tra intelletto ed emozioni. Gli affetti da impotenza psicogena e da eiaculazione precoce dovute a carenza di controllo dell'emotività , possono spesso essere condotti a sviluppare un più naturale e agevole controllo se li porta a concentrare l'attenzione sul plesso sacrale e su un suono appropriato.

A parte poche eccezioni ( Jung o Maslow, per esempio ) lo studio dei chakra superiori, in Occidente, è stato appannaggio dei teologi ovvero relegato nelle parziali e spesso imprecise descrizioni fornite dagli occultisti. L'approccio non scientifico e l'aura di superstizione che circonda tali descrizioni hanno indotto psichiatri e psicologi a tenersi alla larga da queste aree di coscienza. In molti casi questa sfiducia e questi sospetti sono sufficienti ad indurre il professionista ad escludere totalmente l'importanza di questo studio del proprio campo di indagine. Noi riteniamo che proprio l'aver trascurato lo studio di questa conoscenza dilatata sia stato il motivo per cui la teoria psicodinamica non è stata in grado di formulare una concezione unificata ed esauriente della personalità e dello sviluppo.

Da tempo, due tra le maggiori scuole della psicologia occidentale si trovano in disaccordo nel descrivere la natura elementare e le motivazioni dell'essere umano. Da una parte stanno coloro che sostengono che istinti, abitudini ed esigenze fisiologiche elementari sono i moventi primari del comportamento umano. All'altro estremo si collocano gli psicologi umanisti che considerano l'uomo un essere eminentemente cosciente, dedito alla propria crescita e teso con tutte le sue forze verso l'alto. Abraham Maslow ha fornito un modello più esauriente che comprende ed integra ambedue i suddetti punti di vista. Egli è dell'avviso che nell'uomo vi sia una gerarchia di esigenze-motivazioni che spaziano da quelle prettamente fisiologiche di cibo, riparo sonno e sesso, a quelle, meno fisiologiche, ma pur sempre fondamentali, dell'incolumità e della sicurezza, fino a quelle più evolute, di amore, di appartenenza e di considerazione. Infine, nel modello di Maslow, se le esigenze fondamentali risultano soddisfatte, l'uomo può rivolgere la propria attenzione a quelle che Maslow definisce esigenze di crescita, quelle cioè, che conducono alla realizzazione dell'individuo. Esse comprendono le motivazioni alla ricerca dei risultati, dell'autosufficienza, della semplicità, nonché della perfezione , della bellezza, della bontà e della verità. Benché la sua teorizzazione di questi stadi superiori di crescita rimanga allo stato embrionale, l'analogia fra il concetto di Maslow di una gerarchia di motivazioni dell'uomo e il modello yoga dei chakra è sorprendente. Può ben darsi che la più dettagliata ed elaborata concezione yoga della gerarchia delle istanze che motivano il comportamento umano – specie di quelle più legate al concetto maslowiano di ‘ realizzazione ‘, possa contribuire significativamente all'elaborazione di una teoria più completa ed integrata della motivazione nella psicologia moderna.

 

Il brano è stati tratto dal testo Yoga e Psiciterapia di Rama, Ballentine, Ajaya

 
Cos'è il Raja Yoga? PDF Stampa
Yoga - Live
Martedì 08 Luglio 2008 18:01

Ogni sofferenza è creata dalla mente. Il Raja Yoga lavora sul mentale per conoscerlo e purificarlo

Tutte le correnti dello Yoga hanno come fine ultimo la realizzazione dell'uomo. Yoga vuol dire unione e questa unione si realizza purificando corpo e mente per farne potenti strumenti dell'anima.

Alla nascita l'uomo è un mammifero con tutti gli istinti propri di un animale: molto spesso queste tendenze invece di venire dissolte durante la vita, sono esaltate da una mente e da un ego che si immedesimano nel contingente.

Lo Yoga afferma che ogni sofferenza è creata dalla mente . Partendo da questo presupposto, lo Yoga (e in particolare il Raja Yoga) lavora sul mentale per conoscerlo, modificarlo, purificarlo.

Quindi il Raja Yoga è quella filosofia che si occupa di modificare la vita di ciascuno, conoscendo il prodotto della mente, le vritti (parola che si può tradurre approssimativamente con «fluttuazioni», «modificazioni», «pensieri») che condizionano la nostra vita.

Gli antichi rishi affermavano che «La potenza del pensiero muta la propria vita. L'uomo semina un pensiero e raccoglie un'azione; semina un'azione e raccoglie un'abitudine; semina un'abitudine e raccoglie un carattere; semina un carattere e raccoglie un destino».

 

Brano tratto da http://www.yoga.it

 
Medicina Yoga PDF Stampa
Yoga - Live
Venerdì 19 Dicembre 2008 12:49

Asana, chakra, karma, yoga. Parole fino a poco tempo fa di dominio di un ristretto numero di cultori dell'Oriente e della sua spiritualità ora stanno diventando di uso comune, perfino in uno dei templi della razionalità occidentale, la medicina. Comincia, infatti, a essere rilevante il numero di pubblicazioni scientifiche che hanno come oggetto l’antica pratica che, in origine, perseguiva il congiungimento del corpo e della mente con Dio (NdR- Anche attualmente nelle forme più alte di meditazione, vedi samadhi, si dovrebbe essere in grado di percepire l’Assoluto). Ma come giustificare la convivenza tra lo yoga e una medicina sempre più tecnica? «Semplice, - chiosa Amadio Bianchi, tra i decani della pratica yoga in Italia e presidente del World Movement for Yoga - ciò che è presente sul mercato non risponde alla domanda della popolazione. Noi non siamo soltanto corpo, se ne accorgono i medici come la gente comune. Lo yoga, attraverso un approccio olistico, che integra le componenti psichiche e quelle somatiche, risponde a questa domanda». 
 
Fugge invece dal tentativo di interpretazione sistemica Gilberto Corbellini, docente di storia della medicina all'Università La Sapienza di Roma: «Vi sono persone di cultura umanistica medio-alta con orientamento filosofico ben definito che sono soddisfatte dall' uso di queste tecniche, perchè non hanno disturbi clinici reali o seri. Vi sono poi coloro che vi ricorrono perchè le procedure mediche tradizionali non li riescono a guarire. In questo caso siamo di fronte a un effetto di tipo placebo». Eppure sta diventando di uso comune estendere anche allo yoga le tecniche di validazione scientifiche; per esempio il confronto tra il decorso di una malattia in pazienti sottoposti a sedute di yoga e in altri che svolgono attività di altro tipo, con revisioni degli studi condotti in precedenza. Frequente è l'avvertimento che "ulteriori indagini si rendono necessarie", ma, in attesa di conferme, le tecniche yoga - spesso svuotate delle connotazioni culturali più profonde -si fanno strada, diventando ora occasione di condivisione dell' esperienza della malattia, ora tecniche simili alla fisioterapia, o psicoterapia che aiuti ad accettare la malattia e a combatterla.
 
Come nel caso del supporto ai malati di cancro, un recente articolo pubblicato sul Clinical Journal of Oncology Nursing; la rivista della Società degli infermieri americani impegnati in oncologia, riassume le prove in merito all'impiego dello yoga in questo ambito cosi delicato. «Come terapia complementare - scrivono gli autori - lo yoga integra la consapevolezza del respiro, il rilassamento, l'esercizio e il supporto sociale: elementi chiave nel miglioramento della qualità di vita dei malati. Lo yoga può aiutare nella gestione di sintomi quali depressione, ansia, insonnia, dolore e sensazione di affaticamento che in oncologia si definisce fatigue».
 
Anche l'ansia, la depressione e l'ADHD (la sindrome da iperattività e deficit di attenzione), hanno studi che suggeriscono l'utilità dello yoga; molto più frequenti sono le valutazioni in patologie muscoloscheletriche e articolari. Nel caso del mal di schiena o dell'artrosi, lo stiramento e il rilassamento dei muscoli e il lento piegamento delle giunture sembrano produrre giovamento. Così come lo yoga sembra utile per migliorare l'equilibrio negli anziani, diventando di fatto uno strumento di prevenzione delle cadute. Alcune «asana», posizioni yoga, sarebbero invece in grado di decomprimere il nervo mediano, dando giovamento contro la perdita di sensibilità, i formicolii o i dolori alle mani presenti nella sindrome del tunnel carpale e nel diabete di tipo 2.
 
Tuttavia, occorre cautela. «Di fronte a una malattia è necessario l'intervento di un medico e di esami» commenta Arsenio Veicsteinas, ordinario di Fisiologia umana dell'Università di Milano. Negli ultimi anni, infine, si è aperto un altro capitolo: quello della capacità della meditazione di influenzare la produzione di neurotrasmettitori e perfino l'espressione genica. Alla Boston University School of Medicine hanno da poco dimostrato che lo yoga stimola la produzione del neurotraasmettitore Gaba, la cui carenza sembra essere connessa con la depressione.
 
Ricercatori dell'Institute for Mind and Body Medicine del Massachusetts General Hospital. hanno invece scoperto che lo yoga - soprattutto attraverso il controllo della respirazione - altera l'espressione di alcuni geni che si attivano in condizioni di stress.
 
Articolo di Antonino Michienzi pubblicato sul Corriere della Sera del 14-12-2008
 
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